Ciao, ti do il benvenuto in questa nuova circolare del blog di Efficacia Fiscale.

Questa settimana parleremo di un aspetto molto importante per te sei un socio lavoratore di una S.r.l..

Infatti parlerò di una serie di strumenti che puoi utilizzare per diminuire i contributi dell’Inps utilizzando gli strumenti che vengono messi a disposizione dalla legge.

Il tutto per cercare di gestire in maniera sana e produttiva la tua società e diminuire, il più possibile, dal 64% al 28% il carico fiscale e contributivo della tua S.r.l..

Ti dico questo perché in questa circolare illustrerò delle tecniche che ti permetteranno di diminuire i contributi Inps commercianti del socio lavoratore utilizzando strumenti previsti dalla legge. Strumenti che sono, ovviamente, legali e che devi bilanciare in base alla tua specifica situazione aziendale.

Tutti sanno che in Italia il carico fiscale e contributivo è alto, non c’è bisogno che te lo dimostri, per questo motivo devi conoscere il più possibile tutti gli strumenti di risparmio fiscale messi a disposizione dalla legge.

Questi strumenti permettono di ridurre sia il carico fiscale che quello contributivo, dandoti la possibilità di avvicinarti il più possibile al livello minimo di tassazione, cioè il 28% invece che il 64%.

Infatti la S.r.l. ti permette di avere maggiori strumenti per gestire il carico contributivo, cosa che non tutte le altre forme giuridiche ti permettono.

Poni molta attenzione anche a quello che ti sto per dire adesso, non pensare che queste scelte ti permettano di evadere qualcosa. Sono solo delle opzioni che ti mette a disposizione la legge per gestire il carico contributivo eccedente il minimale.

Ti avviso, non ci saranno soluzioni perfette, ma solo delle soluzioni che tu devi adattare alla tua specifica azienda, al tuo specifico settore.

Ecco perché devi leggere questa circolare.

Poni anche attenzione al fatto che se vuoi risparmiare il carico contributivo, lo puoi fare solo se hai impostato in modo corretto la forma giuridica della tua azienda prima di iniziare l’attività.

Con questo non voglio dire che non puoi migliorare le cose anche dopo. Lo puoi fare, ma questo comporta maggiori spese e comunque dovrai pagare i contributi maturati fino a quel momento.

Prima inizi e prima risparmi.

Se inizi con l’impostazione corretta eviti di pagare ulteriori spese per sistemare le cose successivamente.

Non devi farlo solo per un motivo prettamente economico, infatti più riesci ad ottimizzare il carico contributivo e fiscale, maggiori soldi riesci ad avere.

Soldi che ti serviranno per essere reinvestiti nella tua azienda, soldi che serviranno per delegare più cose ai collaboratori, per avere più tempo da passare insieme alle persone a te care, oppure soldi che potrai utilizzare per dare maggiori possibilità formative o sanitarie ai figli.

Per questo motivo tu devi padroneggiare almeno i fondamenti di come limitare l’effetto dei contributi Inps tutte le volte che sei un socio lavoratore.

Ma prima di conoscere cosa puoi fare è importante conoscere quanto paga un socio lavoratore di una S.r.l. ai fini dei contributi Inps.

 

Quanto e quale tipologie di contributi Inps può pagare un socio lavoratore di una S.r.l.?

Il socio lavoratore di una S.r.l. commerciale può essere soggetto al pagamento dei contributi fissi Inps commercianti perché lavora all’interno della società e, nel caso fosse anche amministratore, deve pagare i contributi anche alla gestione separata Inps in funzione del compenso.

Tutte le volte in cui un socio lavora all’interno di una S.r.l. commerciale deve pagare i contributi fissi Inps commercianti in questi 2 modi:

a) Inps entro il minimale: ogni anno il socio deve pagare 4 rate trimestrali per un totale di circa euro 3.800. Per esempio: per il 2019, ogni socio lavoratore deve pagare euro 3.832,45 in 4 rate fisse (16 maggio 2019, 16 agosto 2019, 16 novembre 2019 e 16 febbraio 2020);

b) Inps eccedente il minimale: se in un anno ad un socio lavoratore viene attribuito un reddito fiscale imponibile superiore ad € 15.878,00, dovrà versare i contributi per un importo pari al 24,09% sulla parte di reddito che eccede la suddetta soglia.

Attenzione: i contributi all’Inps della gestione commercianti si calcolano considerando il reddito fiscale proveniente da tutte le quote di S.r.l. possedute dal socio. Quindi nella base imponibile Inps, per il calcolo dei contributi, devi inserire anche la parte pro quota di reddito proveniente da tutte le quote di S.r.l. in tuo possesso.

Ma non solo, se il socio lavoratore fosse anche amministratore che riceve un compenso, su quella parte di compenso che riceve, bisogna pagare i relativi contributi Inps. Anche qui distinguiamo 2 casi diversi:

a) Amministratore che riceve un compenso e che sta pagando un’altra forma pensionistica: in questo caso l’amministratore paga i contributi Inps alla gestione separata per il 24% sul compenso lordo a lui attribuito (1/3 a carico dell’amministratore e 2/3 a carico della società);

b) Amministratore che riceve un compenso e che NON sta pagando un’altra forma pensionistica: in questo caso l’amministratore paga i contributi Inps alla gestione separata per il 34,23% sul compenso lordo a lui attribuito (1/3 a carico dell’amministratore e 2/3 a carico della società).

Il risparmio contributivo lo puoi limitare nel momento in cui riesci a gestire al meglio gli strumenti di risparmio fiscale previsti dalla legge adattati alla tua specifica azienda e nella tua specifica situazione personale.

 

Ecco gli strumenti previsti dalla legge per diminuire l’impatto dell’Inps

1) Essere solo un amministratore della S.r.l..

Essere iscritto come amministratore, ossia NON come socio, ma solo amministratore. In questo modo paghi l’Inps solo in funzione del compenso che tu prendi (lo stesso vale nel caso in cui tu sia un socio NON lavoratore e sia anche un amministratore).

Pagare l’Inps solo in funzione del compenso che ricevi come amministratore ti permette, prima di tutto, di pagare i contributi in base al valore reale di ciò che percepisci, e inoltre sono deducibili direttamente dal reddito della S.r.l. (mentre i contributi a quote fisse che paga il socio lavoratore non lo sono).

Ma fai attenzione al fatto che deve esserci almeno una persona che lavora nella tua S.r.l. (un dipendente o socio).

L’ulteriore vantaggio è che grazie alla busta paga dell’amministratore, puoi utilizzare il rimborso chilometrico e il rimborso forfettario che ti consentono di avere “compensi” esente tasse ed esente contributi.

Esempio: amministratore unico che non ha altri versamenti contributivi e non prende nessun compenso.

In questo caso, non prende il compenso quindi non paga Inps, appunto perché non dichiara nessun reddito come amministratore.

L’unica cosa che può richiedere è il rimborso chilometro per gli spostamenti fatti con la propria auto durante le trasferte aziendali.

Sicuramente non si può sostituire ad un integrale compenso, ma sono comunque soldi che prendi senza tasse e contributi.

Esempio: amministratore unico che non ha altri versamenti contributivi e riceve un compenso di euro 1.000 lordi.

In questo caso l’imprenditore paga i contributi sul compenso variabile, pari al 34,23%, e ha diritto a ricevere il rimborso chilometrico e il rimborso forfettario in quanto ha una busta paga.

E’ vero che l’importo dei contributi Inps da pagare sarebbe simile ai contributi fissi Inps commercianti, ma in questo modo non pagheresti i contributi eccedenti il minimale e riceveresti ulteriori importi a titolo di rimborsi forfettari (cosa che non potresti fare come socio lavoratore).

 

2) Essere un professionista iscritto ad un’altra cassa previdenziale.

Nel caso in cui tu fossi un professionista iscritto ad un Albo regolamentato, pagheresti i contributi alla cassa previdenziale senza dover pagare i contributi Inps commercianti anche se tu fossi un socio lavoratore (posto che in precedenza tu abbia verificato  e rispettato i requisiti dell’Albo professionale di appartenenza).

In questo caso significa che tu sei un professionista che ha delle quote di partecipazione in una S.r.l..

Questa cosa ti consente di risparmiare il pagamento dei contributi se fai le giuste valutazioni caso per caso.

Per esempio, pagheresti i contributi solo per il compenso che ti prendi come professionista dentro alla tua partita iva, senza che sia tassato l’utile della quota della S.r.l. a te attribuibile.

Cosa che, opportunamente valutata, può comportare benefici contributivi.

Esempio, se tu fossi un ingegnere che paga regolarmente i contributi alla propria cassa e avessi una quota di S.r.l., non dovresti pagare i contributi eccedenti il minimale sulla quota parte degli utili che possono essere attribuiti alla tua posizione contributiva.

Questo in quanto tu non sei iscritto all’Inps commercianti perché paghi già la cassa dell’albo professionale.

Pagheresti i contributi solo sulla parte di compenso a te attribuibile dalla tua partita iva da professionista.

Attenzione: questo non vale per i professionisti che NON hanno un albo riconosciuto, ossia tutti i professionisti che pagano la gestione separata Inps (esempio consulenti in marketing o disegno).

 

3) Avere un contratto di lavoro a tempo pieno.

Un’altra cosa importante da sapere è che nel caso in cui tu fossi un socio lavoratore ma avessi anche un contratto di lavoro dipendente a tempo pieno, potresti evitare l’iscrizione alla gestione commercianti Inps e non pagare i contributi fissi ed eccedenti il minimale ( proprio perché possiedi già un contratto di lavoro a tempo pieno).

Puoi farlo mantenendo la possibilità di lavorare regolarmente nella tua S.r.l

Esempio: se io lavorassi presso un supermercato con contratto di lavoro a tempo pieno, io potrei essere un socio lavoratore in un’altra mia S.r.l. senza dover pagare i contributi fissi Inps (e i contributi eccedenti il minimale). 

Questo in quanto hai già pago i contributi Inps attraverso la busta paga del mio datore di lavoro.

 

4) Utilizzare il più possibile i rimborsi spese chilometrici e forfettari.

Ho voluto inserire questi 2 strumenti di pianificazione fiscale in quanto sono degli ottimi strumenti di riduzione delle imposte che puoi applicare nella tua S.r.l. e che spesso non sono adeguatamente sfruttati.

Infatti grazie a questi 2 strumenti puoi ottenere degli importi nel tuo conto corrente personale che sono esenti tasse ed esenti contributi.

Grazie a questi 2 strumenti, puoi ridurre il reddito fiscale eccedente il minimale e quindi diminuire il carico contributivo.

Se utilizzati correttamente, possono anche configurarsi come strumenti per prendersi un compenso.

Il rimborso chilometrico lo puoi utilizzare anche nel caso in cui tu non abbia la busta paga e nel caso in cui tu sia un socio lavoratore o un amministratore.

Il rimborso forfettario può essere utilizzato solo nel caso in cui tu abbia una busta paga, quindi lo puoi utilizzare se sei un amministratore che si eroga un compenso (estremamente raro il caso di socio che sia effettivamente un lavoratore dipendente con busta paga).

Esempio: Quante volte utilizzi la tua macchina per un motivo collegato al tuo business?

Se tu avessi un’Alfa Mito 77 CV otterresti un rimborso chilometrico di euro 0,4622 (grazie alle tabelle Aci).

Questo significa che se tu dovessi fare 10 trasferte in un mese, su una distanza di 50 chilometri (solo andata), tu riceveresti 0,4622 x 50 x 2 x 10 = 462,20 euro esente tasse ed esente contributi. Che in un anno corrispondono a Euro 5.546,40.

Esempio: se tu avessi la sede della tua S.r.l. a Padova e dovessi fare una trasferta a Brescia per un motivo aziendale, tu avresti diritto a ricevere nella busta paga euro 46,48 esente tasse ed esente contributi come rimborso sostitutivo delle spese di vitto e alloggio.

 

5) Avere una quota ridotta nella S.r.l..

Nel caso in cui tu sia un socio lavoratore, puoi valutare di impostare la S.r.l. in modo che il 5% della società sia intestata a te, mentre il 95% sia intestata ad un socio che non sia lavoratore.

In questo modo, anche se la S.r.l. dovesse avere un utile di euro 300.000 (che ti auguro con tutto il cuore di raggiungere), al socio lavoratore gli verrebbe imputato un reddito fiscale di euro 15.000 e quindi non pagherebbe il contributo eccedente il minimale, essendo sufficiente il contributo a quote fisse.

La cosa a cui devi fare attenzione è il fatto che perdi il controllo dell’azienda e quindi devi fare in modo di gestire questa cosa. L’altro fattore che devi gestire è il fatto che gli utili che puoi prelevare sono solo il 5%, quindi devi programmare anche una strategia adeguata per prenderti il compenso per il lavoro che tu apporti nella tua S.r.l..

Esempio: se tu avessi il 5% del capitale sociale di una S.r.l. e questa facesse un utile di euro 100.000, ai fini contributivi la base imponibile Inps sarebbe di circa euro 5.000.

In questo modo il socio lavoratore non dovrebbe pagare i contributi eccedenti il minimale in quando sono già sufficienti i contributi che paga come rate fisse.

 

6) Dipendente che fa il lavoro operativo nella tua S.r.l. (lo stesso vale se è un altro socio che sta facendo il lavoro operativo della società).

Nel caso in cui tu sia nella condizione di avere una S.r.l. commerciale in cui i dipendenti (o un altro socio) fanno il lavoro operativo lasciando a te l’attività di amministratore, allora tu puoi evitare di iscriverti alla gestione commercianti Inps e quindi non pagare l’Inps eccedente il minimale.

E’ ovvio che devi poi gestire le modalità di erogazione del compenso e soprattutto devi essere veramente un socio NON lavoratore. E’ sbagliato dichiarare di essere un socio non lavoratore che in realtà lavora nell’azienda, mentre è corretto essere un socio non lavoratore ed esercitare solo l’attività di amministratore.

Esempio, se tu avessi una S.r.l. commerciale, nella quale il dipendente fa il lavoro operativo, tu potresti fare l’amministratore evitando di pagare i contributi fissi della gestione commercianti Inps.

Ovviamente, devi essere veramente un socio NON lavoratore e dovrai stabilire come poterti prendere il tuo compenso.

 

7) S.r.l. Holding.

Adesso analizziamo il caso delle S.r.l “Holding”, cioè  società cosiddette “madri” che possiedono azioni o quote di altre società dette “figlie”.

Nel caso specifico i soci lavoratori della società madre pagheranno i contributi Inps solo sul reddito fiscale attribuito da quest’ultima.

Anche nel caso in cui la società figlia distribuisse utili alla società madre, il vantaggio fiscale sarebbe comunque considerevole in quanto, in questo caso, gli utili netti sarebbero tassati sulla società madre soltanto per il 5% (e non per il 100% dell’utile lordo).

Facciamo due esempi:

Esempio 1: Un socio lavoratore detiene il 100% delle quote di una S.r.l madre, la quale a sua volta detiene la maggioranza delle quote di una S.r.l figlia. 

La S.r.l madre attribuisce al socio lavoratore un utile lordo di € 30.000,00, mentre la S.r.l figlia non distribuisce alcun utile alla S.r.l. madre.

In questo caso il socio dovrà versare contributi Inps per € 7.234,44 così calcolati:

  • contributi sul reddito minimale di € 15.878,00 = € 3.832,45;
  • contributi calcolati sul reddito eccedente il minimale ( € 30.000 – € 15.878= € 14.122)  € 14.122 x 24,09% = € 3.401,99;
  • totale contributi da versare € 3.832,45 + € 3.401,99 = € 7.234,44.

Esempio 2: Un socio lavoratore detiene il 100% delle quote di una S.r.l madre, la quale a sua volta detiene la maggioranza delle quote di una S.r.l figlia.

La S.r.l madre attribuisce al socio lavoratore un utile lordo di € 15.000, mentre la S.r.l figlia distribuisce un utile netto di altri € 15.000 alla società madre.

In questo caso il socio dovrà versare contributi Inps per € 3.832,45 così calcolati:

  • reddito imponibile Inps derivante dagli utili distribuiti dalla S.r.l madre  € 15.000;
  • reddito imponibile Inps derivante dagli utili distribuiti dalla S.r.l figlia = € 15.000 x 5% = € 750;
  • totale reddito imponibile Inps € 15.000 + € 750 = € 15.750,00 (invece che € 15.000 + € 15.000 = € 30.000,00);
  • il reddito imponibile non super il minimale e pertanto i contributi da versare ammontano soltanto ad € 3.832,45 (invece che € 7.234,44).

In questo modo hai risparmiato € 3.401,99 di contributi Inps, cioè circa il 47% !

 

Conclusioni

Grazie alle informazioni che hai ottenute in questa circolare, ora sai quali strumenti possiedi per ridurre il carico contributivo.

Ricordati che l’obiettivo non è quello di evadere totalmente i contributi.

Infatti è importante occuparsi in anticipo di come gestire il proprio rapporto contributivo.

Questo perché è importante versare i contributi se in futuro vorrai percepire una pensione.

Ciò non toglie che ci sono strumenti di riduzione del carico contributivo previsti dalla legge che ti consentono di ridurre il pagamento dei contributi.

Strumenti che puoi utilizzare grazie alla tua S.r.l. e che, in gran parte, non puoi utilizzare con altre forme giuridiche.

Attraverso questa circolare, ora conosci quali ulteriori strumenti di risparmio fiscale puoi utilizzare con la tua S.r.l..

Sappi che se tu volessi veramente dormire sonni tranquilli, proteggere il tuo patrimonio personale, tutelare la tua famiglia o il tuo futuro, la soluzione migliore risiede nell’utilizzare una S.r.l..

Ma non basta.

Infatti devi anche verificare di: produrre utili in abbondanza, avere sempre la liquidità necessaria per far funzionare l’azienda e utilizzare strumenti di pianificazione fiscale per ridurre la tassazione della S.r.l..

Ma stai attento, perché con una S.r.l. (come anche con una ditta individuale), rischi di pagare più del 64% in tasse e contributi.

Mentre, dal lato opposto, con la S.r.l., le tasse minime che puoi pagare sono del 28%.

Tra il 64% di tassazione e il 28%, ci sono vari strumenti di pianificazione fiscale che puoi utilizzare.

Cosa che troverai scaricando il manuale che riceverai compilando il form qui in basso.

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Tutto questo grazie all’applicazione dei principi di Efficacia Fiscale e al controllo mensile del bilancio della Contabilità Controllata della tua S.r.l..

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