Efficacia Fiscale per i Fisioterapisti (parte seconda)

Ciao, nell’articolo precedente ti ho proposto un riassunto di quello che è stato un mio intervento riguardante l’efficacia fiscale per i fisioterapisti, durante un webinar sulla fiscalità in Sanità.

Nel primo articolo ho fornito informazioni utili ai fisioterapisti per permettere loro di sentirsi fiscalmente informati sul loro settore e per capire quale forma giuridica utilizzare tra la partita Iva forfettaria, partita Iva ordinaria e S.r.l.;

Nel secondo riporterò le domande che mi sono state rivolte sia nel corso del webinar che successivamente, in modo da permettere, ai fisioterapisti, di avere una base di conoscenza riguardo l’aspetto fiscale.

Ma, prima di dedicarti alla lettura, ti invito ad iscriverti al sito www.efficaciafiscale.com, se ancora non lo hai fatto.

Avrai accesso al materiale che metto gratuitamente a disposizione degli utenti iscritti, riceverai un avviso ogni volta in cui pubblico un articolo, registro un video o faccio una diretta sul mio canale YouTube Commercialista Calisti, organizzo un webinar, pubblico un Podcast.

Ora, sei pronto a scoprire quali domande mi hanno rivolto i fisioterapisti e quali sono state le mie risposte?

Bando alle ciance & let’s go…

 

Premessa: obiettivo del mio intervento

Penso sia utile ripetere l’obiettivo del mio intervento.

Ho voluto fornire un po’ di chiarezza sul sistema fiscale italiano e aiutare i fisioterapisti a capire cosa chiedere al proprio commercialista.

Ed ora passiamo subito alle domande e relative risposte.

 

Le 40 domande che mi sono state rivolte dai fisioterapisti

  1. La marca da bollo da € 2 va messa ogni volta, oppure può essere versata a fine anno?

La marca da bollo si applica se la fattura supera 77,47 € e va apposta sulla fattura cartacea che viene emessa. Il fisioterapista può emettere fattura elettronica o cartacea. In ogni caso le fatture vanno comunicate col sistema STS. Quando sono cartacee bisogna apporre la marca da bollo, che si acquista dal tabaccaio.

Facciamo un esempio: se fatturo 50,00 € niente marca da bollo, se ne fatturo 100,00 appongo la marca da bollo. La particolarità può crearsi se dovessi fatturare 78,00 €, in questo caso per pochi centesimi sarei, comunque, obbligato a mettere la marca da bollo. Nella pratica, eviteremo di erogare prestazioni a € 78,00.

Nel caso di paziente a cui erogo ripetutamente il servizio, posso considerare di farmi pagare in un’unica soluzione ed emettere una fattura unica dove appongo un’unica marca da bollo da 2 €, evitando così di emettere più fatture parziali di importo superiore ai 77,47 € dove, su ognuna, appongo una marca da bollo da 2 €. In questo modo sicuramente non diventeremo ricchi, ma si tratta di un piccolo accorgimento per ottimizzare il carico fiscale e che possiamo attuare immediatamente.

La marca da bollo si può pagare anche in maniera elettronica, utilizzando il cassetto fiscale.

  1. Per fatture private si può mettere il bollo online?

Sì, ci sono le due modalità: o si attacca alla fattura (la data del bollo deve essere uguale o precedente alla data della fattura) oppure si chiede al commercialista di fare il pagamento online tramite F24.

  1. Se faccio una fattura cartacea e la invio per e-mail in pdf, la marca da bollo la devo attaccare sulla mia copia?

Se la vuoi versare così, sì. Nel senso che tu invii la copia e, quella originale, la conservi tu in modo da poter dimostrare che l’hai versata.

  1. La questione del bollo vale anche per il privato?

Sì, la marca da bollo c’è sempre quando la fattura supera il valore di € 77,47, anche per i privati.

Se ci riferiamo, invece, alla possibilità di usare il bollo virtuale anche per i privati, sì, si può emettere il bollo virtuale (o online) anche per le fatture emesse a privati.

  1. Si può passare dal regime ordinario al forfettario se si fa parte anche di un’impresa familiare che non ha a che fare con la fisioterapia?

È una situazione un po’ intricata, ma risolvibile.

Sicuramente il regime forfettario può partecipare all’impresa di famiglia, tuttavia, dal momento che la partita Iva forfettaria ha dei costi di gestione relativamente bassi e il carico contributivo è proporzionale al reddito (se il fatturato è zero ho imposte e contributi pari a zero), a mio avviso converrebbe aprire una partita Iva parallela.

Nella fattispecie bisogna considerare se si fanno altre attività con la partita Iva:

  • se sei titolare della tua impresa e vuoi fare anche la fisioterapista, secondo me sei proprio obbligato a rimanere dentro il regime ordinario, anche per una questione di importi di reddito;
  • se, invece, tu fossi il parente che partecipa all’impresa familiare, ti consiglierei proprio di avere una tua partita iva, visto che non è neanche eccessivamente costosa.

In sostanza direi di avere una tua posizione personale.

  1. Conosci software per fare fatture sanitarie?

Ce ne sono molti in commercio, alcuni anche gratuiti fino a un certo numero di fatture; puoi, quindi, provarli gratuitamente.

  1. Io lavoro in ospedale, vorrei sapere se c’è il vincolo dell’unicità

Quando c’è di mezzo un ospedale e si percepisce una busta paga da dipendente, devo controllare bene il contratto specifico (non il contratto collettivo) che ho con l’ospedale o con l’Ente con cui lavoro.

Ad esempio, mi sono capitati casi di persone che lavorano nella pubblica amministrazione (come insegnanti, lavoratori nel pubblico ministero, o finanzieri, solo per dirne alcuni), che non possono aprire una propria attività; cioè, verificando, troviamo che da contratto non possono fare attività di impresa.

Nel caso specifico, quindi, bisogna controllare direttamente con il proprio ospedale e, magari, anche con la propria Regione.

  1. Per noi, fatturare 50 € totali o 50 € con rivalsa inclusa, cosa cambia?

Se per “rivalsa inclusa” facciamo riferimento alla rivalsa Inps del 4%, allora non cambia nulla.

Prendiamo il mio caso.

Io come commercialista pago, come altri professionisti, due tipologie di contributi: pago una percentuale sul reddito che dichiaro e un 4% su quello che fatturo. Quindi, quando fatturo ai miei clienti dovrei dire che la mia prestazione al mese è € 400 più il 4% di rivalsa, che sarebbero contributi integrativi. Dovrei, quindi, fatturare 400 più il 4%, però, di fatto, me ne faccio carico io.

Per quanto riguarda la rivalsa Inps, teniamo presente che non si tratta di un obbligo di legge e non sono contributi che vanno all’Inps; si tratta proprio di un maggior ricavo. È una maniera per chiedere al cliente il 4% sul prezzo di vendita. Non è obbligatorio, per te non cambia nulla, semplicemente incassi il 4% in più e dovrai pagare le imposte su un 4% in più.

Se tu, invece, hai dei collaboratori, tieni presente che, se glielo neghi, non sei in torto. Se vogliamo dare il 4% in più di rivalsa non c’è problema, ma se non vuoi dar loro il 4% di rivalsa, di fatto tu sei nella parte del giusto.

  1. Se un fisioterapista tiene un corso sui disturbi muscolo scheletrici per una ditta che fornisce servizi alle aziende in merito alla sicurezza sui luoghi di lavoro, come dobbiamo fatturare questo servizio?

Si tratta di un caso specifico. Anzitutto bisogna verificare se rientra nell’esenzione. Questo settore è particolare e, effettivamente, è sempre meglio verificare prima. Di sicuro l’unica grande differenza è che o dobbiamo fatturare col 22% di IVA o in esenzione IVA.

  1. Per autofattura per pos estero andrebbe versata Iva con autofattura?

Questa questione riguarda non solo i forfettari, ma anche chi emette le fatture senza IVA e in esenzione, ossia tutti quei soggetti che non possono avere l’IVA a credito; quindi, l’IVA sull’autofattura, nel 90% dei casi, va versata.

Lo stesso meccanismo si applica, ad esempio, anche ai software e ai CRM che sono fatturati su piattaforme estere: devo emettere autofattura perché, come forfettario o come partita IVA ordinaria che emette solo fatture in esenzione, non ho l’Iva a credito, pertanto, devo versarla ricorrendo all’autofattura.

  1. Una S.n.c. è svantaggiosa?

A mio parere sì, nel senso che in generale la gerarchia delle forme giuridiche che ci servono per ridurre le imposte ed i contributi, partendo dalla peggiore alla migliore, sono:

  • al posto peggiore la ditta individuale ordinaria, perché in questo caso pago tutto e non ci sono strumenti di risparmio fiscale; in una ditta individuale ordinaria l’unica cosa che posso fare è scaricare tutto quello che è possibile scaricare;
  • in un gradino un po’ più alto ci sono le società di persone. Possono avere anche la busta paga dell’amministratore, però, hanno lo svantaggio che pagano sempre tutti quanti i contributi Inps e pagano le imposte per trasparenza, ossia pagano sempre le imposte anche se gli utili rimangono dentro la società; quindi, con questa forma giuridica c’è qualche miglioramento, ma non è la soluzione ideale, visto che bisogna essere in due e bisogna sempre pagare i contributi e gli eventuali debiti della società creati dal socio.
  • La forma giuridica migliore è la S.r.l., che mi permette di eliminare o ridurre i contributi Inps, mi permette di utilizzare lo strumento della busta paga e ci sono molti altri strumenti di risparmio fiscale. Ad esempio, se conservo gli utili nella S.r.l., pago un ammontare di imposte che è minore rispetto alle imposte che pagherei con la ditta individuale o la società di persona.

Sarebbe interessante approfondire l’argomento S.r.l. per capire come può essere più vantaggiosa rispetto a P. Iva ordinaria. Se ce ne sarà l’occasione approfondirò questo discorso.

  1. Un dipendente pubblico può aprire partita Iva?

In linea di principio direi di no.

In ogni caso, chiedo sempre agli imprenditori (o futuri imprenditori) che lavorano in un settore pubblico di verificare col proprio ufficio del personale. In base alla mia esperienza, chi lavora nelle scuole, nel pubblico, nel ministero della sanità, carabinieri e così via, non può aprire la partita IVA.

L’unica cosa che possono fare è essere soci finanziatori di un S.r.l. .

Essere socio finanziatori vuol dire che non posso lavorare nella società, possono solo prendere gli utili.

  1. Se facciamo la fattura elettronica possiamo solo mettere il numero?

È bene mettere i sezionali.

Le fatture devono essere emesse in ordine cronologico e questo vale per tutte le forme giuridiche: possiamo avere un unico sezionale dove mettere tutte le fatture dall’uno alla 1000, poi, nel caso voglia separare, posso dividere emettere tutti i sezionali che voglio, andando sempre in successione.

  1. Da partita Iva ordinaria, oltre ai buoni pasto, la benzina, cene di lavoro, regali di rappresentanza (rispettando le dovute percentuali), quali altre spese possiamo “rimediare”? Ovviamente, non contando le normali spese professionali

Possiamo considerare tutte le spese inerenti all’azienda.

Ad esempio, come Partita Iva ordinaria sicuramente c’è l’auto, poi ci sono tutti quei costi inerenti all’attività, come l’acquisto di libri e di corsi di formazione, le spese relative alle sponsorizzate, alla pubblicità, solo per citarne alcune.

Ci sono anche le spese legate all’affitto della struttura, ai collaboratori e tutte quelle spese che sono inerenti all’azienda.

Se come fisioterapista ho la sede a casa, sia nel caso in cui lavoro da casa sia se lavoro fuori ma gestisco il mio business da casa, posso scaricare tutte le spese inerenti la gestione e parzialmente arredi, cancelleria, utenze, eccetera.

Sono piccole accortezze che noi possiamo utilizzare per gestire al meglio il carico fiscale.

Relativamente ai buoni pasto, ricordiamoci che il buono pasto è un bonus fiscale solo nel momento in cui lo si eroga nella busta paga di un dipendente o dell’amministratore della S.r.l., fino a € 8 al giorno, perché in questi casi non si pagano imposte e contributi.

Per le ditte individuali il buono pasto non è un bonus fiscale, perché lo si scarica come una normale fattura.

  1. Ho iniziato un rapporto con una Società finanziaria che fa credito ai miei pazienti. Il paziente riceve il vantaggio di dilazionare il pagamento in x rate. La fattura che emetto sarà 1000 o 1000 meno gli interessi, per esempio 950?

Il vantaggio in questo caso non è fiscale, ma consiste nel pagare la prestazione a rate.

In generale, come servizio abbiamo l’obbligo di emettere la fattura quando riceviamo il pagamento. In questo caso, puoi emettere la fattura subito per farti liquidare il totale dalla Società finanziaria.

Gli interessi passivi li paga il cliente. Se, ad esempio, il cliente accede al credito al consumo, il professionista pagherà l’importo dovuto, poi estinguerà, a rate, il prestito ricevuto.

  1. Il POS è un servizio non esente?

Non dovrebbe essere assolutamente esente. Soprattutto se ti rivolgi a sistemi che sono fuori Italia, è ovvio che la fattura non sarà italiana e quindi senza Iva. Ma questo non significa che è esente Iva.

  1. Come specialista di ramo bisogna includere Iva?

Le piccole sottocategorie di specializzazioni vanno analizzate con cura e attenzione, perché bisogna capire se una determinata pratica tecnica è riconosciuta o meno, cosa lo Stato dice in questo momento al riguardo e così via. Occorre, quindi, approfondire un po’.

Occorre tenere conto del fatto che, nel tempo, possono nascere nuove specializzazioni che possono essere o meno oggetto di circolari dell’Agenzia delle Entrate, oppure, arti e professioni già esistenti possono essere regolamentate. Occorre, quindi, che il commercialista non solo conosca la normativa e la prassi al momento dell’apertura della partita IVA, ma si tenga aggiornato.

In parte va dentro anche alla propria disciplina fiscale, nel senso che, quando vado da un commercialista e gli faccio aprire la partita iva, ovviamente lui deve cercare e verificare, però anche il commercialista, soprattutto per queste specializzazioni che possono anche nascere nuove nel corso del tempo, andrà a verificare l’orientamento che ha l’Agenzia delle Entrate con più o meno circolari, oppure riconoscimenti di arte e professioni, e poi in base a quello, vi dirà.

  1. Si può assumere un collega fisioterapista?

Sì, i colleghi di qualsiasi genere si possono assumere sia con busta paga che come collaboratori con partita Iva o, se sono all’inizio della loro attività, con contratti di collaborazione occasionale.

  1. C’è qualche differenza nelle diciture da inserire in un regime forfettario tra una fattura cartacea e una elettronica?

No, non ci sono differenze.

  1. Sono in regime forfettario. Come fatturo l’affitto di una stanza mensile di un collega fisioterapista che lavora nel mio studio?

Fatturi senza IVA.

 

….preseguiamo con le domande dei fisioterapisti

  1. Il buono pasto, come ditta individuale, è scaricabile al 75%, nella misura massima del 2% sul lordo?

Sì, è giustissimo. Ed è una regola che si ha per tutte le spese che hanno i professionisti per spese di vitto e alloggio.

Il fatto che dicono che il buon pasto è scaricabile è una norma che c’è sempre stata. Se ho una S.r.l. va bene utilizzare i buoni pasto e, magari, pagarmi come amministratore con i buoni pasto, ed è per questo uno dei tanti motivi per cui una S.r.l. ha maggiori strumenti di risparmio fiscale; con la Partita Iva ordinaria, invece di pagare con il buono pasto ,chiedo la fattura e scarico secondo dette aliquote.

  1. Nella descrizione della prestazione in fattura bisogna essere precisi sull’erogazione oppure mantenersi sul generico tipo prestazione fisioterapica?

In linea di principio va indicata la prestazione specifica e anche la prestazione collegata alla fisioterapia; potrebbe anche bastare prestazione collegata.

La necessita di inserire una descrizione specifica generalmente si presenta quando il paziente deve chiedere il rimborso della prestazione ad una compagnia assicurativa. In quel caso, se la dicitura non è sufficientemente dettagliata, il paziente rischia di vedersi negato il rimborso della prestazione.

  1. Io, fisioterapista, devo fara una fattura ad un’azienda per consulenza e formazione; in questo caso, oltre la ritenuta di acconto, devo aggiungere Iva?

Sì, devi aggiungere l’Iva e devi anche versarla allo Stato. Se sei in un regime di Partita Iva ordinaria e hai la ritenuta d’acconto, quando chiedi una fattura a un ente, quest’ultimo deve togliere la ritenuta, perché la versa a me come Imposta anticipata.

  1. Per quanto riguarda l’automobile, è più conveniente scaricarla direttamente (spese incluse e in quale percentuale) o segnare un rimborso chilometrico mensile?

Questa è una cosa che possono fare le società, tra cui anche le S.r.l. .

Quando utilizzo l’auto sappiamo che, con una partita IVA ordinaria possiamo scaricare le spese, non solo la benzina, ma anche la manutenzione, l’assicurazione, il bollo e così via.

Questo vale sia per il regime ordinario, sia per le ditte individuali che per le S.r.l. In più le S.r.l., e le società in generale, hanno l’opportunità di remunerare gli amministratori che fanno le trasferte con la propria auto aziendale, con la propria benzina, attraverso un rimborso chilometrico, che è uno stromento che dà speculazione fiscale.

Nella pratica riceverai più soldi rispetto alla benzina che tu paghi.

Questo accade perché i rimborsi sono calcolati sulla base dalle tabelle ACI.

L’ACI considera anche i costi diretti e indiretti, quindi, è meglio il rimborso chilometrico.

Puoi, però, utilizzare questa cosa solo quando hai una S.r.l. e questo è un altro dei motivi per cui fiscalmente la S.r.l. ti permette di ridurre le imposte e i contributi in maniera maggiore rispetto alla ditta individuale.

  1. Se fatturo 1.000 € quanto mi resta in tasca?

Dipende dal regime fiscale di appartenenza.

Nel caso di regime forfettario, pagheresti di sicuro circa il 26% come contributi alla gestione separata Inps e poi, in teoria, il restante o il 5% o il 15%.

Pertanto, come forfettario considera che pagheresti un’aliquota minima del 31%, cioè il 26% di contributi Inps più il 5% di tasse.

  1. Quanto tempo dopo aver incassato posso emettere fattura? Cioè, se il paziente mi paga quattro acconti durante l’anno, io posso emettere una sola fattura a dicembre?

La Legge prevede che la fattura venga emessa ogni volta che si incassa. Si può emettere un’unica fattura iniziale per l’importo totale delle prestazioni pattuite, che il cliente potrà pagare in modo dilazionato. Sicuramente, non è consentito emettere una fattura posticipata rispetto alla data di incasso.

  1. Attualmente sono in cambio di regime, da forfettario ad ordinario, devo comunicarlo alle cooperative con le quali collaboro? E cosa cambia?

No, non devi comunicarlo, emetterai la fattura in maniera diversa, aggiungendo l’IVA e l’eventuale ritenuta.

  1. La tariffa della prestazione deve essere in linea con quelle applicate da professionisti in regime ordinario?

Se hai un tariffario imposto dall’albo di appartenenza, devi applicarlo, altrimenti sei libero di scegliere a tua discrezione.

  1. Sono titolare con un collega di una società. Ha senso mantenere aperte le nostre partite iva personali?

Si può mantenere aperta la partita IVA ordinaria, se questo è il modo che vuoi utilizzare per ripartire gli utili dalla società; tuttavia, ci sono altri modi per dividersi gli utili.

Una caratteristica che ha la S.r.l. (rispetto alla ditta individuale) è che, tra i modi che ho per prendere gli utili, non c’è solo la distribuzione degli utili, ma c’è anche il compenso da amministratore e, sul compenso dell’amministratore, ormai sono presenti quasi tutti i bonus che hanno i dipendenti, cosa che non vale per la partita IVA ordinaria.

Ad esempio, i dipendenti in busta paga hanno il trattamento integrativo (l’ex bonus Renzi), hanno una no tax area fino a € 8.500; cose che non ha una Partita Iva, mentre ce l’hanno gli amministratori della S.r.l. . In più, questi ultimi hanno i rimborsi forfettari e i buoni pasto, rimborsi che non hanno le ditte individuali.

Quindi, per queste regole che ha previsto lo Stato, con una S.r.l. è possibile ridurre le imposte e i contributi molto meglio rispetto a una ditta individuale.

  1. Una S.r.l. non comporta che gli utili vengano divisi a fine anno?

No, non è obbligatorio dividersi gli utili. Inoltre, con un S.r.l. ci sono più modalità per prendersi gli utili; ad esempio, con il compenso da amministratore, erogabile mensilmente, trimestralmente, annualmente, a seconda delle esigenze, poi, volendo ci sono anche le royalties, i rimborsi spese e così via.

  1. A pazienti diversi posso fare costi differenti? Ad esempio, la prima valutazione posso farla pagare ad uno 50 € e ad un altro 70 €?

Sì, a pazienti diversi potresti applicare prezzi diversi.

  1. Se opero a domicilio dei pazienti, posso aggiungere un costo chilometrico? Se sì, lo devo specificare in fattura?

Direi di mettere la prestazione che fai senza mettere la voce “rimborso chilometrico”.

Il costo chilometrico rientra sempre nella prestazione che tu fai, perché altrimenti se fatturi altre cose che non sono in ambito di un fisioterapista, o come partita IVA ordinaria, dovresti applicare l’Iva.

  1. Se fatturo, sia a Studio privato che a pazienti, devo fare fattura cartacea al paziente e fattura elettronica allo Studio? In questo caso, il numero progressivo delle due fatture come progredisce?

Ti consiglierei, anche per una questione di semplicità, di utilizzare due sezionali diversi. Avrai un blocchetto cartaceo e una fatturazione elettronica e metterai i numeri progressivi.

  1. Come S.r.l. il costo per la gestione da parte del commercialista varia molto in confronto ad una Partita Iva ordinaria?

Il costo di gestione è sicuramente maggiore. Personalmente consiglio di fare il passaggio solo nel momento in cui volete provare in qualche modo a creare qualcosina in più.

Spesso mi chiedono se è conveniente passare dal forfettario alla S.r.l. . Dipende dagli obiettivi che si vogliono raggiungere. Se si vuole rimanere intorno agli 85.000 € di fatturato, conviene rimanere nel regime forfettario.

In questo caso se, ad esempio, al 20 dicembre avete fatturato precisamente € 85.000, vi converrebbe non lavorare fino a fine anno, per non uscire da questo regime. Se, invece, vi trovate nella situazione in cui incominciate ad avere troppi clienti, avete già dei collaboratori che dovete pagare e volete espandervi ancora, fare spese in marketing piuttosto che in corsi di formazione, allora, è arrivato il momento di passare alla S.r.l. che, anche se è più costosa, è lo strumento migliore nella situazione in cui vi trovate.

  1. Che succede se “ci beccano” dopo 4-5 anni che non abbiamo versato i contributi?

Dipende da quale ente “ci becca” e “come ci becca”.

Tendenzialmente ti chiedono ovviamente il contributo o le imposte evase e una sanzione da pagare, quindi, dovrai restituire quello che non hai versato più una sanzione, che può essere almeno il 100% di quello che tu hai evaso, più gli interessi al tasso legale perché, visto che non abbiamo versato al tempo dovuto quell’importo, lo Stato vuole anche gli interessi legali.

Ad esempio, se hai evaso € 1.000 ti richiedono potenzialmente altri €1.000 più gli interessi al tasso legale e la sanzione, magari il 100% delle sanzioni, di conseguenza, l’imposta o il contributo evaso più gli interessi passivi.

  1. Vivo in una zona di confine, come faccio per fatturare ad un paziente all’estero/oltre confine? Cambia qualcosa dall’emetterla in Italia?

Bisogna verificare, insieme al commercialista, se prevale l’aliquota del forfettario, cioè almeno la dicitura del forfettario, oppure il codice IVA specifico.

  1. Fattura elettronica e fattura emessa per STS, seguono la stessa numerazione?

In questo caso sono utili i sezionali. Possiamo crearne quanti ce ne pare e piace e, se io fatturo, dentro quella categoria di fatture deve seguire lo stesso ordine cronologico della numerazione. Se, invece, ho delle fatture cartacee e delle fatture elettroniche, creo due sezionali diverse o due numeri diversi.

  1. Con una società, se desideriamo avere in Studio dei medici, abbiamo necessità di un direttore sanitario o possiamo farci fatturare dal medico come consulenza?

Dipende molto dalla Regione. Il direttore sanitario, se viene pagato con busta paga viene assunto,  come consulente esterno emette fattura.

 

…. ed eccoci giunti alle ultime domande rivoltemi dai fisioterapisti

  1. Appena uscito STS nel 2019, per un anno, non l’ho effettuato a cosa posso andare incontro?

Quello che posso consigliare in una situazione simile è di ricorrere al “ravvedimento operoso”. Si tratta di uno strumento che permette di regolarizzare la propria posizione autodenunciando il mancato pagamento e versando le somme dovute, gravate da maggiorazioni. Si possono regolarizzare sia i versamenti non fatti che i modelli non presentati, inviandoli in ritardo e pagando una sanzione.

  1. Se si emettesse, per errore, una fattura elettronica per prestazione Sanitaria ad una persona fisica (quindi, anche senza caricarla sul STS) quali potrebbero essere le sanzioni?

Secondo me, tecnicamente nulla. Ti confermo, però, che la prestazione sanitaria alla persona la comunicheresti comunque al sistema STS e deve passare dentro il 730 precompilato.

 

Conclusioni

Grazie al precedente articolo, che ho pubblicato la scorsa settimana, e grazie a questo, in pubblicazione questa settimana, sei ora in possesso di una visione completa sugli argomenti trattati in un webinar sulla fiscalità in Sanità.

Durante il mio intervento, riguardante appunto l’efficacia fiscale per i fisioterapisti, non mi sono limitato a fornire informazioni utili per permettere loro di sentirsi fiscalmente informati sul loro settore e per capire quale forma giuridica utilizzare tra la partita Iva forfettaria, partita Iva ordinaria e S.r.l., ma ho anche cercato di rispondere alle tante domande che mi sono state rivolte.

In tutti i casi in cui hai un’azienda sappi che, se tu vuoi veramente dormire sonni tranquilli, proteggere il tuo patrimonio personale, proteggere il tuo investimento imprenditoriale, tagliare le imposte ed i contributi, tutelare la tua famiglia e il tuo futuro, la soluzione migliore risiede nell’utilizzare una S.r.l. .

Ma non basta.

Devi, infatti, anche verificare di:

  1. produrre utili in abbondanza nella S.r.l.,
  2. avere sempre la liquidità necessaria per far funzionare la S.r.l. regolarmente e…
  3. utilizzare il più possibile strumenti di risparmio fiscale, riservati per legge alla S.r.l., nella tua società per ridurre le imposte e contributi dell’imprenditore.

Stai però attento, perché gestendo in modo inappropriato una S.r.l., rischi di pagare più del 70,72% di imposte e contributi (tanto quanto una ditta individuale).

Mentre, dal lato opposto, con una gestione fiscale efficace della S.r.l., le imposte possono essere ridotte fino al 28%.

Tra il 70,72% di carico tributario ed il 28%, ci sono vari strumenti di pianificazione fiscale che puoi utilizzare grazie alla tua S.r.l. per tagliare il più possibile le imposte e i contributi Inps.

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