Fai Trading online e non sai né come né quante tasse devi pagare?
Allora leggi questo articolo nato da un mio webinar tenuto ai trader corsisti di Sapienza Finanziaria
Da cui è nato un manuale che gli ha dato la sicurezza di regolarizzare al 100% la propria posizione fiscale anche nel caso in cui non avessero inviato la dichiarazione dei redditi

  Caro Trader, tutti i trader, anche quelli più esperti, iniziano la loro avventura studiando accuratamente strategie di trading.

Ma, quello che spesso tralasciano in secondo piano, è l’aspetto fiscale.

Peccato che, così facendo, rischiano di incorrere in errori pacchiani che li portano a commettere illeciti fiscali che, in determinati casi, siano anche penalmente perseguibili.

Esatto, hai leggo bene, penalmente perseguibili.

Questo significa che, oltre a dover pagare sanzioni pesanti, avrai anche un procedimento penale a tuo carico, cosa che comporterà ulteriore spese nell’avvocato, giudici e nuove ulteriori sanzioni.

Senza poi contare a quello che penserebbe la gente di te  subito dopo aver appreso che hai un procedimento penale in corso.

Anche se lo hai preso nella tua attività di trading, sicuramente non ti guarderebbero più come prima.

Potresti anche essere paragonato a tutte le persone a cui hanno avviato un procedimento penale perché beccati in guida in stato di ubriachezza.

Ma non preoccuparti, se ho già fatto un webinar con i trader studenti della scuola di formazione di Sapienza Finanziaria significa che c’è una soluzione per tutti.

Prima lo leggi e prima metti a posto la tua posizione con il fisco. Se aspetti di leggere questa circolare rischi di far passare un altro anno in cui il fisco può chiederti nuove sanzioni e avviare un nuovo procedimento penale.

Quindi, rilassati, ma non troppo, perché prima di poter dire che tu sia del tutto salvo devi leggere l’articolo fino alla fine, senza tralasciare nessun pezzo.

Se tralasci un pezzo sarebbe come cercare di attuare una strategia di trading, senza prima valutare tutte le possibili strategie a tua disposizione.

Alcune volte potrebbe andare bene, ma poi con il tempo perderesti dei soldi perché non hai preso in considerazione tutte le variabili a tua disposizione.

Solo avendo preso conoscenza di tutti le strategie a tua disposizione saprai cosa devi fare per essere certo di evitare sanzioni e procedimenti penali.

Così, mio caro studente trader, da qui in poi inizia la tua avventura fiscale…buon proseguimento.

Il trading online si sta sempre più diffondendo come strumento utile per guadagnare soldi extra, tanto che le società atte a svolgere questo tipo di attività sono in netto aumento su internet.

Quelle che parallelamente non si stanno diffondendo, invece, sono le informazioni fiscali riguardanti la tassazione del reddito in relazione a questo enorme business.

Perché ti dico questo? Perché se “dimentichi” di dichiarare il reddito o non dichiari l’eventuale parte di reddito depositato all’estero, vai incontro a determinati illeciti penali e, di conseguenza, a sanzioni da dover pagare.

Oppure può capitare anche l’opposto, ossia che ti ritrovi a pagar più tasse di quello che effettivamente devi.

Nulla di irregolare (sicuramente se paghi più tasse di quanto devi sei in regola), ma stai lasciando al Fisco soldi che sarebbero invece dovuti entrare nel tuo portafogli.

Chi fa trading investe intere settimane o addirittura mesi per capire come “fare soldi”, ma solo pochi minuti per verificare come dichiarare i guadagni (in modo da essere certo di evitare sanzioni o di evitare eventuali imposte pagate in eccesso).

Per questo ho deciso di scrivere questo vero e proprio vademecum fiscale che ogni trader dovrebbe tenere con sé. In questo articolo ti svelerò:

  • Se devi aprire la partita iva per fare trading;
  • Come devi pagare le tasse se sei un dipendente e stai iniziando un’attività di trading;
  • Quando devi dichiarare i redditi del trading online;
  • Quando devi dichiarare il reddito dei bitcoin;

 

Cosa intendiamo con trading on line?

Il trading è  uno strumento finanziario che permette a chiunque di effettuare operazioni di vendita e di acquisto relativi a titoli di borsa, utilizzando delle piattaforme e dei software messi a disposizione da parte dei broker.

Nello specifico, questi broker altro non sono che delle società che ti permettono di effettuare investimenti nel settore finanziario tramite una specifica piattaforma online.  

Quanto vieni tassato?

Tutte le plusvalenze che generi con il trading online sono tassate a un’aliquota del 26% a titolo d’imposta sostitutiva (come dichiarato nella Risoluzione n. 102/E del 2011 e quindi dall’articolo 5 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461).

Questo significa che, una volta pagato il 26% sulla plusvalenza, questo reddito non si cumula agli altri redditi (per es. il reddito percepito come lavoratore dipendente) ai fini del calcolo dell’IRPEF.  

Quale importo viene tassato?

Come ti accennavo, l’imposta del 26% viene pagata solamente sulla plusvalenza, ovvero la somma di tutte le vendite e di tutti gli acquisti che hanno generato un guadagno nell’anno oggetto di dichiarazione dei redditi (ovviamente dal 1 Gennaio al 31 Dicembre).

ATTENZIONE: può però anche capitare che il broker stabilisca che, in determinate condizioni, la plusvalenza venga calcolata ogni singolo giorno invece che al termine dell’intero anno solare.  

Come sei tassato?

Ci sono due metodi che devi utilizzare per dichiarare il reddito che guadagni con il trading:

  • Regime amministrato: ogni qualvolta realizzi una plusvalenza, sarà direttamente il broker a trattenere e versare l’imposta dovuta allo Stato del 26%. Quindi ogni volta che il broker “chiude l’operazione” calcola la plusvalenza. In questo caso tu avrai già pagato tutte le imposte sulle plusvalenze che si sono generate nell’anno e non dovrà compilare la dichiarazione dei redditi.
  • Regime dichiarativo: in questo caso l’intermediario non ti preleva l’imposta sostitutiva del 26% e sei tu che devi provvedere autonomamente al pagamento delle imposte sulla plusvalenza ottenuta nell’anno d’imposta nell’attività di trading online. In questo caso sei tenuto a predisporre la dichiarazione dei redditi per specificare l’ammontare dei proventi.

 

Come devi versare le imposte?

  • Con il regime amministrato le imposte sono già versate dall’intermediario appena generi la plusvalenza (quando il broker chiude l’operazione).
  • Con il regime dichiarativo le imposte le versi tu direttamente in dichiarazione dei redditi entro il mese di giugno dell’anno successivo alla plusvalenza (quindi se generi la plusvalenza il 2 gennaio 2017, devi versare l’imposta sulla plusvalenza in giugno 2018).

Il versamento lo farai direttamente con il modello F24 inserendo gli opportuni codici tributo.  

Vantaggio e svantaggio del regime amministrato

Vantaggio: sei subito in regola con il fisco e non hai bisogno di fare la dichiarazione dei redditi perché il broker ti preleva il 26% sulla plusvalenza ogni volta che “chiudi un’operazione”.

Svantaggio: perdi subito la liquidità perché l’intermediario ti preleva l’imposta del 26% appena realizzi la plusvalenza alla chiusura dell’operazione (che può anche essere giornaliera).  

Vantaggio e svantaggio del regime dichiarativo

Vantaggio: durante l’anno hai maggiore liquidità che puoi reinvestire nella tua strategia di investimento perché versi le tasse solo l’anno successivo. Inoltre, siccome paghi le imposte con il modello F24, puoi utilizzare eventuali crediti fiscali per pagare le tasse che generi con la plusvalenza del trading.

Svantaggio: sei obbligato a fare la dichiarazione dei redditi.  

Quando conviene adottare il regime amministrato o il regime dichiarativo?

Innanzitutto, valuta attentamente il comportamento del broker, guardando se viene applicata o meno la ritenuta d’imposta.

Nei casi in cui hai la possibilità di scegliere, puoi utilizzare questo schema di ragionamento per verificare quale dei due possa essere più opportuno a seconda della tua condizione.

  • Se sei alle prime armi con il trading e non sai se quello che fai ha un effetto leva (ossia più soldi metti e più guadagni), ti può convenire pagare subito le imposte adottando il regime amministrato. In questo modo non devi versare niente e non devi compilare nessuna dichiarazione dei redditi, con una gestione più semplice degli adempimenti fiscali.
  • Se al contrario sei esperto di uno specifico settore del trading, e sei sicuro di aver un effetto leva sulla tua strategia d’investimento (ossia sei sicuro che più soldi metti nella tua strategia e più guadagni), allora potrebbe essere utile adottare il regime dichiarativo e reinvestire tutta la plusvalenza che generi in ogni transazione perché paghi le tasse con la dichiarazione dei redditi dell’anno successivo.

N.B. se scegli la seconda opzione, puoi utilizzare gli eventuali crediti d’imposta (personali) per pagare le imposte sulla plusvalenza in sede di dichiarazione dei redditi (evitando di addebitarle sul conto corrente).  

6 consigli per regolarti nel migliore dei modi con il Fisco facendo Trading online

Ecco per te 6 piccoli consigli che ti permettono di essere perfettamente in regola con il Fisco ogni volta che fai trading online e, soprattutto, che ti permettono di utilizzare più bonus fiscali possibili.

1) Ricordati che devi pagare il 26% a titolo d’imposta sulla plusvalenza. Se l’imposta non è stata pagata dal broker, ricordati di pagarla te in sede di dichiarazione dei redditi. Evitando sanzioni per manco pagamento delle imposte e per la mancata presentazione  della dichiarazione dei redditi.

2) Se il broker è estero, ricordati che sei obbligato a compilare il quadro RW e pagare l’Ivafe (Risoluzione dell’agenzia delle entrate n. 71 del 01/09/16). Questo ti permette di evitare ulteriori contestazioni penali a tuo carico.

3) Per determinati strumenti finanziari le perdite che hai accumulato durante l’esercizio del trading sono dei BONUS fiscali nell’esercizio in cui hai subito la perdita e nei 4 successivi. Esserne consapevole ti permette di NON pagare le imposte appena hai del reddito che deriva dal trading per gli anni avvenire.

4) Se hai dei crediti d’imposta li puoi utilizzare in sede di dichiarazioni dei redditi per pagare le imposte relative alle plusvalenza che generi con il trading. Così hai assolto al pagamento delle imposte senza addebitare nulla sul tuo conto corrente.

5) Per esercitare l’attività di trading online non hai bisogno di aprire la partita IVA, nè di aprire una posizione Inps. Inutile ricordarti che risparmi, come minimo, il 21% di contributi da versare ogni anno.

6) Se utilizzi il regime fiscale dichiarativo ricordati di compensare le plusvalenze che hai generato in una parte dell’anno con le perdite che hai generato nella seconda parte dell’anno. Esempio: se nei primi sei mesi dell’anno chiudi una posizione in attivo, il broker ti fa pagare il 26%. Se invece negli ultimi sei mesi dell’anno avessi una perdita dello stesso importo, non avresti dovuto pagare nessuna imposta. La perdita che hai generato in un anno ti serve per risparmiare le imposte sul capital gain (la plusvalenza) che hai generato.

Vuoi fare ulteriormente chiarezza per essere sicuro di non sbagliare e sapere come gestire il fisco della tua attività di trading online? Vuoi individuare GRATUITAMENTE e con l’aiuto di un esperto come gestire il fisco della tua specifica attività di trading online?

ECCO PER TE UNA CONSULENZA GRATUITA INSIEME A ME!

PER OTTENERLA TI BASTERA’ SCRIVERMI A QUESTA MAIL

info@efficaciafiscale.com

E non finisce qui…

Infatti, sempre durante il mio webinar per gli studenti di Sapienza Finanziaria, alcuni di essi mi hanno chiesto informazioni sul come dovevano comportarsi in caso di bitcoin e se dovevano pagare le imposte.

Questo mi ha portato ad approfondire la ricerca per loro che ha generato una nuova circolare che voglio regalarti e condividere qui con te.

Questa circolare è molto importante, in quanto i bitcoin saranno sempre più presenti nelle transazioni di trading e soprattutto perché, sotto determinate condizioni, puoi avere una totale esenzione dalle tasse grazie a un “cavillo fiscale”.

Continua con la lettura per conoscere il “cavillo fiscale”.  

Puoi evitare di pagare le tasse che derivano dal trading on line di bitcoin?

  Prima di tutto è importante comprendere cosa siano i bitcoin…  

Che cosa sono i bitcoin?

I bitcoin sono una moneta virtuale, vengono anche definiti criptovalute.

Criptovalute significa che non esistono fisicamente ma nonostante questo particolare, hanno un proprio valore economico.

Al pari delle monete correnti, i bitcoin possono essere scambiati regolarmente (esclusivamente on line) ed essere utilizzati per acquistare beni e servizi di ogni tipo. Il loro valore è variabile poiché dipende dalla richiesta e dall’offerta.

Un po’ come ogni qualsiasi altra valuta.  

Se fai trading on line con i bitcoin devi tassare quello che guadagni?

Essendo una moneta, seppur esclusivamente virtuale, un eventuale surplus in fase di trading potrebbe essere soggetto a tassazione (ma non sempre).

Se fai trading on line di bitcoin attraverso un’attività economica le imposte da considerare sono l’IRES, l’IRPEF e IRAP.

Se fai trading online di bitcoin come privato devi gestire, in alcuni casi, l’imposta IRPEF.

Queste imposte le calcoli sul guadagno che tu generi che è chiamato plusvalenza.  

Come si calcola la plusvalenza?

Per calcolare la plusvalenza è necessario conoscere il prezzo originario della moneta.

La differenza tra il prezzo di vendita e il prezzo d’acquisto genera una plusvalenza di natura valutaria, detta anche Capital Gain.  

Come ti devi comportare se fai trading on line di bitcoin come privato?

Se esegui l’attività di trading on line sulle criptovalute, come privato, paghi le tasse solo se l’attività è considerata speculativa.

Quindi:

  • Se fai trading sulle criptovalute come privato in modo rilevante tale per cui è equiparata ad un’attività speculativa, devi pagare le imposte attraverso un’imposta sostitutiva del 26% sulla plusvalenza (come ad esempio il mercato Forex);
  • Se fai trading sulle criptovalute come privato in modo NON rilevante (ossia se il tuo possesso di bitcoin per le operazioni di trading on line non supera il valore € 51.645,00 per 7 giorni lavorativi continui), questa non è considerata un’attività speculativa. In questo caso non paghi nessuna tassa.

Con la Risoluzione 72/E del 2016 l’Agenzia delle Entrate ha affermato che le operazioni a pronti di valuta da parte di persone fisiche, che detengono bitcoin al di fuori dell’attività d’impresa, non generano redditi imponibili mancando la finalità speculativa. Inoltre l’art. 67, comma 1, lett. c-ter), del D.P.R. n. 917/1986 (Tuir), afferma:

“Le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di valute estere rivenienti da depositi e conti correnti concorrono a formare il reddito a condizione che nel periodo d’imposta la giacenza dei depositi e conti correnti complessivamente intrattenuti dal contribuente, calcolata secondo il cambio vigente all’inizio del periodo di riferimento, sia superiore a cento milioni di lire per almeno sette giorni lavorativi continui”.

Questo significa che se il tuo possesso di bitcoin per le operazioni di trading on line non supera il valore € 51.645,00 per 7 giorni lavorativi continui, la compravendita non si considera un’attività speculativa e quindi la plusvalenza non è soggetta a tassazione.

In questo caso eviti di dichiarare le tasse a fine anno sui guadagni che hai ottenuto sulla vendita dei bitcoin.

Per renderti chiaro quando puoi risparmiare le tasse, e quando devi tassare la plusvalenza relativa al trading on line di bitcoin, ti condivido 3 esempi:

Esempio 1: Il 1° dicembre 2017 acquisti Bitcoin per un valore pari a € 100,00 e il 15 dicembre 2017 vendi i Bitcoin in tuo possesso per un importo pari a € 150,00. Il tuo guadagno netto è pari a € 50,00 e questa non è considerata attività speculativa. Stai operando come privato che non fa operazioni speculative, perché non superi la soglia quantitativa nonostante superi il limite di 7 giorni di giacenza continuativi di deposito. Perciò non devi pagare nulla e non devi dichiarare nulla.

Esempio 2: Il 1° dicembre 2017 acquisti Bitcoin per un valore pari a € 60.000,00, il 2 dicembre 2017 vendi i Bitcoin in tuo possesso per un importo pari a € 70.000,00. Il tuo guadagno netto è pari a € 10.000,00, ma nonostante tutto, questa non è considerata la tua attività speculativa. Stai operando come privato che non fa operazioni speculative, perché, nonostante superi la soglia limite quantitativa non superi i 7 giorni lavorativi continui di giacenza di valuta. Quindi non devi pagare nulla e non devi dichiarare nulla.

Esempio 3: Il 1° dicembre 2017 acquisti Bitcoin per un valore pari a € 52.000,00, il 10 dicembre 2017 vendi i Bitcoin in tuo possesso per un importo pari a € 55.000,00. Il tuo guadagno netto è pari a € 3.000,00 e questa per te è considerata un’attività speculativa da tassare. In questo caso stai operando come se fossi un privato che fa operazioni speculative perché superi la soglia quantitativa limite e superi i 7 giorni di giacenza continua di valuta. In questo terzo esempio devi dichiarare la plusvalenza come se fosse una normale operazione di trading sul Forex con un’aliquota d’imposta sostitutiva del 26%. In questo caso dovresti pagare € 780,00 allo stato a titolo di imposta sostitutiva sulla plusvalenza (3.000,00 x 26%). Vuoi sapere con certezza quando (e quanto) devi pagare l’imposta sostitutiva del 26%? invia una email a info@efficaciafiscale.com.  

Come ti devi comportare se fai trading on line di bitcoin nel regime dell’impresa?

Al contrario, se tu vendessi i bitcoin attraverso una società (o comunque in un regime d’impresa), la plusvalenza andrebbe a sommarsi al reddito complessivo dell’intera impresa e quindi indicata nella dichiarazione dei redditi della società.

Questo significa che se fai trading on line di bitcoin con una S.r.l. tu devi dichiarare questo reddito dentro la dichiarazione dei redditi della società e quindi pagarci prima l’IRES del 24% e IRAP del 3,9% circa.

E poi, in caso di distribuzione degli utili della società, il socio dovrà pagare le imposte IRPEF sul reddito personale.

In sintesi la società che fa trading di bitcoin realizza un utile dato dalla differenza tra costo di acquisto sostenuto e prezzo di vendita, facendolo confluire questa plusvalenza tra i ricavi ordinari dell’impresa.

Ti faccio un esempio per renderti più facile la comprensione di come devi comportarti nel caso in cui facessi trading on line di bitcoin utilizzando una società.

Esempio 4: fai trading on line attraverso la tua S.r.l. e il 1° dicembre 2017 acquisti bitcoin per un valore pari a € 100,00, mentre il 15 dicembre 2017 vendi i bitcoin in possesso della società per un importo pari a € 150,00. Il suo guadagno lordo è pari a € 50,00. Quindi la tua società dichiarerà al fisco un maggior ricavo di € 50,00 che avrà delle ripercussioni fiscali diverse in funzione del fatto che tu abbia una società di capitali o di persone.

IMPORTANTE: in questo caso devi dichiarare tutta la plusvalenza delle operazioni del trading nel ricavo complessivo della società, indipendentemente dal limite quantitativo e temporale visto in precedenza per le persone fisiche.  

Vuoi sapere come adattare questo vantaggio per te e per tua azienda?

Grazie a quest’articolo hai tutte le informazioni che ti servono per capire quando sei obbligato a tassare la plusvalenza sul trading riguardante i bitcoin, oppure quando sei completamente libero dalla tassazione.

Da adesso è tua responsabilità capire come adattare queste informazioni alla tua specifica situazione aziendale (e personale) al fine di diminuire il carico fiscale nel completo rispetto della legge.

Grazie a questo puoi diminuire il carico fiscale e vivere con più tranquillità le sfide della tua azienda.

Se hai ancora dubbi, vuoi nuove informazioni oppure vuoi capire come adattare queste informazioni alla tua situazione specifica, inviamo una email a info@efficaciafiscale.com.

Fonti normative: Risoluzione 72/E del 02 settembre 2016 Causa C-264/14, del 22 ottobre 2015, 67, comma 1,lett. c-ter), del d.P.R. n. 917/1986 (Tuir)  

E forse adesso ti starai chiedendo, “ma il manuale che hai fatto dove cacchio lo trovo”?

Ottima domanda direi.

Il manuale del Fisco per il Trader è parte integrante dei percorsi formativi di Sapienza Finanziaria.

In sostanza è riservato solo alle persone che sono dei corsisti in piena regola e che hanno pagato una quota corposa per poter accedere ai corsi.

Ci sono già persona che pagano fior fior di quattrini per frequentare i corsi di formazione di Giulio Pasquini (fondatore di Sapienza Finanziaria) e per nessun motivo al mondo lui è intenzionato a regalare questo manuale ad altre persone.

Ma, comunque sia, tu oggi sei fortunato e voglio premiare la tua determinazione a leggere tutto l’articolo fino a questo punto (anche perché se sei arrivato a leggere fino a questo punto significa che tu hai proprio bisogno di queste informazioni, cosa che in altri siti non hai trovato).

Quindi, ho chiesto una piccola concessione a Giulio per poter condividere il manuale del Fisco per il Trader con te, nonostante questo sia parte integrante del suo corso e riservato solo ai suoi stupendi più stretti.

Per tua buona fortuna Giulio è stato clemente, ha ascoltato le mie parole ed ha accettato di condividere il manuale, ma solo a una condizione…

  1. Prima scarichi il manuale compilando il form qui sotto;
  2. Successivamente mi scrivi una email a info@efficaciafiscale.com.

Ti invierò personalmente il link nel quale riceverai tutte le istruzioni.

In tutti i casi in cui hai un’azienda sappi che, se tu vuoi veramente dormire sonni tranquilli, proteggere il tuo patrimonio personale, proteggere il tuo investimento aziendale, tutelare la tua famiglia e il tuo futuro, la soluzione migliore risiede nell’utilizzare una S.r.l. .

Ma non basta.

Devi infatti anche verificare di: produrre utili in abbondanza, avere sempre la liquidità necessaria per far funzionare l’azienda regolarmente e utilizzare il più possibile strumenti di pianificazione fiscale nella tua società per ridurre le imposte della S.r.l. .

Stai però attento, perché gestendo in modo inappropriato una S.r.l., rischi di pagare più del 70% di imposte e contributi (tanto quanto una ditta individuale, ma solo con la S.r.l. puoi ridurre il carico fiscale complessivo).

Mentre, dal lato opposto, con una gestione fiscale efficace della S.r.l., le imposte possono essere ridotte fino al 28%.

Tra il 70% di carico tributario ed il 28%, ci sono vari strumenti di pianificazione fiscale che puoi utilizzare nella tua S.r.l. per tagliare il più possibile le imposte ed i contributi.

Più strumenti di risparmio fiscale specifici per la S.r.l. applichi e più riuscirai a ridurre le imposte ed i contributi avvicinandoti al 28%.

Strumenti di risparmio fiscale specifici per la S.r.l. che troverai scaricando il manuale che riceverai compilando il form qui in basso.

Tutte le volte che decidi di utilizzare una S.r.l. per la tua attività imprenditoriale, ricordati che puoi accedere al servizio della Contabilità Controllata.

Seguendo la procedura della Contabilità Controllata, puoi rendere la tua S.r.l. una macchina che ti genera costantemente più soldi di quelli che spendi, ogni anno sempre di più.

Ogni 12 mesi avrai una S.r.l. con più utili rispetto a prima, con più soldi in banca rispetto a prima e la possibilità di tagliare il carico fiscale della società dal 70% al 28%.

Tutto questo grazie all’applicazione dei principi di Efficacia Fiscale e al controllo mensile del bilancio della Contabilità Controllata nella tua S.r.l. .

In questo modo crei sempre più ricchezza per te e ottieni tutto il successo che ti meriti insieme alle persone a te care.

Se non puoi applicare la procedura della Contabilità Controllata con il tuo commercialista, non preoccuparti.

In alternativa puoi inviare una email direttamente a me all’indirizzo info@efficaciafiscale.com, con oggetto “Contabilità Controllata” e richiedere maggiori informazioni.

Invece, per ottenere gratuitamente altri strumenti di Efficacia Fiscale che ti consentono di diminuire le imposte della tua S.r.l., è sufficiente che compili il form qui sotto, inserendo la tua migliore email.

Riceverai un manuale che comprende una check list dettagliata dei principali strumenti che puoi utilizzare con la tua S.r.l. per ridurre il carico fiscale dal 70% al 28%.

Vuoi aprire una S.r.l. e vuoi maggiori informazioni?

Puoi scegliere uno dei 2 canali disponibili:

1) inserire la tua migliore email nel form qui sotto. Ciò ti consentirà di ricevere una email con un link che ti consentirà di scaricare il manuale gratuito con i 94 strumenti di risparmio fiscale che puoi utilizzare con la tua S.r.l. .

Al termine della lettura del manuale che scaricherai, potrai richiedere gratuitamente una consulenza per comprendere se puoi accedere ad un mese di Contabilità Controllata in omaggio per la tua S.r.l. (o la futura S.r.l.).

2) oppure puoi comprare il libro “Come ridurre le imposte della S.r.l.“ che trovi cliccando su questo link http://bit.ly/2mpvMva. Prendere il libro da questo link ti permetterà, se lo vorrai, di acquistare una consulenza con me ad un prezzo scontato (euro 197 + Iva, invece che euro 497 + Iva).

Oltretutto, acquistando il libro da questo mio link, potrai ricevere gratuitamente a casa tua (o presso il tuo ufficio) anche la mia personale newsletter trimestrale cartacea, per sempre.

Se non ti è chiaro qualcosa, ricorda che il team di Efficacia Fiscale è a tua disposizione!

Che cosa aspetti a contattarci?

 

Articoli correlati

32 thoughts on “Fai Trading online e non sai né come né quante tasse devi pagare? Allora leggi questo articolo nato da un mio webinar tenuto ai trader corsisti di Sapienza Finanziaria”

  1. Estremamente chiaro. Grazie
    Ma vale anche per il 2020? O il regime fiscale in questo settore é stato modificato?
    Grazie

  2. Salve , ho un conto trading online estero e di circa 10000 devo dichiarare? Ho letto di recente che conti sotto 15000 non vanno dichiarati ? Grazie

    1. Ciao Nataliya, se in un anno hai toccato almeno la soglia di euro 15.000 con il totale dei beni all’estero, allora devi compilare il quadro RW. Se in un anno hai ricevuto dei guadagni come “capital gain”, allora devi ugualmente dichiarare i redditi nella dichiarazione dei redditi

  3. Salve, ma le plusvalenze che si generano su piattaforme online estere come EToro, se rimangono nel portafoglio virtuale ,senza trasferire denaro sul conto corrente vanno dichiarate ugualmente? Oppure bisogna dichiarare solamente ciò che viene prelevato?

    1. Ciao Andrea, se parli di plusvalenza significa che sono dei “guadagni”, quindi che hai venduto dei prodotti finanziari. Li devi dichiarare nella dichiarazione dei redditi nel momento in cui li generi

  4. Salve, ma se uso iq option e dovessi fare più operazioni per arrivare ad un +10€ e poi preleverei tutti soldi messi + i 10 guadagnati
    Dovrei tassare anche quello…?

    1. Ciao Gio, se parli di plusvalenze allora devi tassare tutto appena li generi, indipendentemente dal prelievo

  5. Salve io avrei una domanda, mettiamo il caso che io in un anno fiscale abbia avuto dalle mie attività di trading un guadagno dai trade vincenti di 10.000€ ed una perdita dai trade perdenti di 9.000€ quindi P/L = +1000€. Le suddette plusvalenze vanno calcolate sui 10.000€ di guadagno o sulla differenza tra perdite e guadagni (+1000€)? Grazie dell’eventuale risposta, guida molto utile.

  6. Salve, vorrei porle un esempio .

    Immaginiamo che l’ 1 Marzo ho investito 500 euro , e il 1 settembre arrivo ad avere 70mila euro da quell’unico investimento. Tuttavia decido di non prelevare e mantenendo cosi’ quella somma all’interno dell’ exchange. Sono ad ogni modo soggetto a tassazione ?

  7. Salve, Grazie per il vostro articolo.
    Avrei una domanda: riguardo all’ esempio 3, tra il 1 Dicembre 2017 e il 10 Dicembre 2017 non intercorrono solo sei giorni lavorativi continui (escludendo i weekends)? In tal caso la transazione sarebbe esente da tassazione. O per le cripto, anche I weekend e festivi rientrano nel computo dei sette giorni lavorativi continui? Grazie

    1. La norma non dettaglia la differenza tra i giorni “lavorativi” dai giorni “non lavorativi”, quindi reputo giusto considerare tutti i giorni del calendario

  8. Buongiorno sono Sergio ho un portafoglio su etoro con azioni, ETF e criptovalute sotto la soglia di 51000. Volevo sapere cosa devo dichiarare, entro quando e se devo anche IVAFE.
    Grazie e cordiali saluti

    1. Ciao Sergio, solo se hai generato una plusvalenza devi dichiarare del reddito. Se non hai venduto nulla non devi dichiarare il reddito, ma attenzione al fatto che devi compilare il quadro RW per i beni all’estero

  9. Buongiorno,
    È regolare che prima di un prelievo venga chiesto il pagamento di una relativa somma anticipato?

    1. Ciao Manuale, tecnicamente sul tuo capitalgain non di dovrebbero richiedere somme da pagare. Forse dipendente anche se ci sono particolari regole nel paese dove hai l’account del trading.

  10. Buondì, ho un paio di domande:
    – se nell’exchange (estero) tengo sia crypto che EUR, per far interrompere il conteggio dei 7gg oltre i 51k mi basta passare una somma in EUR (non serve ribonificare su un c/c italiano o qualcosa di simile)
    – nel quadro RW metto solamente il valore in euro delle crypto, se possiedo anche euro sulla piattaforma estera questi non vanno considerati, corretto?
    – se ho molte operazioni di trading, per poter redigere il 730, e supponiamo che magari si superino i 51k, basta avere i report generati da piattaforme che ti tracciano tutti i trade e generano capital gains (summary, fifo…) e le varie statistiche, giusto?

    Ringrazio delle eventuali risposte

    1. Ti rispondo riportando le tue domande:

      Buondì, ho un paio di domande:
      – se nell’exchange (estero) tengo sia crypto che EUR, per far interrompere il conteggio dei 7gg oltre i 51k mi basta passare una somma in EUR (non serve ribonificare su un c/c italiano o qualcosa di simile)
      – Risposta: tecnicamente si, in modo da avere un quantitativo di valuta estera. Ma poi se li trasformi poi dovrai pagare un’altra imposta sulla plusvalenza 🙂 In qualche modo, se vuoi essere corretto fiscalmente, le imposte le devi pagare.

      – nel quadro RW metto solamente il valore in euro delle crypto, se possiedo anche euro sulla piattaforma estera questi non vanno considerati, corretto?
      – Risposta: nel quadro RW devi inserire tutto quello che possiedi all’estero, crypto o euro che sia.

      – se ho molte operazioni di trading, per poter redigere il 730, e supponiamo che magari si superino i 51k, basta avere i report generati da piattaforme che ti tracciano tutti i trade e generano capital gains (summary, fifo…) e le varie statistiche, giusto?
      – Risposta: tecnicamente si, in tutti i casi ricordati che bisogna dire la verità anche sei i prospetti che ti inviano NON sono corretti. Personalmente ne ho lavorati vari di prospetti in ambito trading e spesso NON sono chiari.

      Scrivimi pure se hai bisogno di altre informazioni

      1. Ringrazio molto delle risposte.

        Un paio di appunti alle sue risposte:
        “– Risposta: tecnicamente si, in modo da avere un quantitativo di valuta estera. Ma poi se li trasformi poi dovrai pagare un’altra imposta sulla plusvalenza 🙂 In qualche modo, se vuoi essere corretto fiscalmente, le imposte le devi pagare.”
        > Le tasse le voglio pagare, vorrei solo capire bene quando e quanto 🙂
        Se non ho capito male però se sto sotto i 51k non devo pagare tasse quando rientro in EUR, quindi supponendo che a 49K io trasformi una parte da BTC a EUR, su questa “transformazione” non dovrei pagare nulla, corretto? Le tasse sulle plusvalenze sono solo quando si superano i 7gg e la soglia dei 51K, giusto?

        “– Risposta: tecnicamente si, in tutti i casi ricordati che bisogna dire la verità anche sei i prospetti che ti inviano NON sono corretti. Personalmente ne ho lavorati vari di prospetti in ambito trading e spesso NON sono chiari.”
        > Certo l’obiettivo è fare tutto in regola. Il problema è che se fai molti trade (immaginiamo trading system automatici) e accumuli decine di migliaia di transazioni (non parlo solo trade “puri” di compra vendita, che sarebbe anche gestibile, pensiamo ad esempio allo staking di criptovalute dove ogni giorno si hanno magari decine di micro transazioni), è praticamente impossibile rendicontare tutto “a mano”. Per questo vorrei cercare di capire se con strumenti terzi si possa essere un po’ più tranquilli nel gestire tutto questo.

        Grazie mille

  11. Buonasera,
    Le scrivo per delle delucidazioni
    Ho iniziato a fare trading nel novembre 2020 investendo solo 100 euro persi tutti dopo circa un mese per degli errori.
    Ho ricominciato a giugno 2021 investendo 200 euro che ad oggi sono 330 euro circa.
    Nella dichiarazione dei redditi di quest’anno non ho inserito nulla.
    Rischio sanzioni? Avrei dovuto dichiarare qualcosa del 2020? Dovrò dichiarare nel 2021?
    Mi scuso per le mille domande ma vorrei vederci chiaro.

    1. Ciao Giulia, dovrai dichiarare qualcosa nella dichiarazione di giugno 2022. Se vuoi ottimizzare il carico fiscale, consiglio di considerare anche la perdita del 2020 per pagare meno imposte.

  12. Buonasera. Abbiamo investito in questo anno a più riprese 34500€ su Cornerfxtrade24.co Gli investimenti avrebbero portato ad un guadagno di 48738€ da tassare al 26%. Uso il condizionale perché riteniamo di essere vittime di una truffa in quanto non siamo riusciti fino ad ora ad effettuare prelievi. Ora abbiamo chiesto di chiudere il conto e incassare il totale. Siamo consapevoli che le tasse vanno pagate ma ci è stato detto che prima dobbiamo anticipare l’equivalente delle tasse dovute e poi ci verrà accreditato l’intero ammontare con la documentazione del pagamento tasse effettuato. Non volendo anticipare e rischiare di perdere altri soldi abbiamo chiesto di detrarre la tassazione dovuta direttamente dall’ammontare del nostro conto ma ci è stato obiettato che le regole in Gran Bretagna non lo consentono. È vero ? In sostanza, non si possono pagare le tasse direttamente al fisco italiano ? Possiamo avere un chiarimento? Grazie

    1. Ciao Maria, non ti nascondo che se un broker non ti restituisce i tuoi soldi, potrebbe esserci una potenziale truffa. Qui non ti serve un commercialista, ma ti serve un avvocato. Prova prima a sentire con un avvocato e poi fammi sapere. A presto

  13. Buonasera. Nel giro di circa 3 anni ho investito per puro svago complessivamente circa 200€ in varie azioni su un conto trading in regime dichiarativo. In tutto questo tempo non ho mai venduto nulla e di conseguenza non ho generato plusvalenze. Il valore delle azioni nel frattempo è arrivato ad oggi a circa 700€. Fatto sta che non ho mai compilato il quadro RW negli anni precedenti, per mia ignoranza. E’ possibile regolarizzare in qualche modo la mia posizione con la dichiarazione di quest’anno, senza pagare pesanti sanzioni?
    Posso inoltre inserire nell’ISEE il valore delle azioni a fine 2020, senza averle prima inserite nel 730?
    Grazie

    1. Ciao Andrea, fino a 15.000 euro non devi compilare il quadro RW. Quindi non devi regolarizzare nessuna dichiarazione dei redditi. Devi solo dichiarare la plusvalenza.

  14. Opero su plus500. Se nell’anno ho effettuato versamenti per 100.000 euro e prelievi per 75.000 euro e dalla rendicontazioni al 31/12 ho maturato una minusvalenza di 25.000 euro, sui prelievi che ho effettuato devo comunque pagare delle tasse anche se ho maturato una minusvalenza?

    1. Ciao Mauro, le imposte sul trading le devi pagare solo quando hai generato una plusvalenza (al netto delle minusvalenza). Scrivimi se vuoi maggiori informazioni

  15. Salve, faccio Forex, peró deposito e prelevo dal broker i profitti solo in criptovaluta, come devo pagare le tasse ?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.