Ti do il benvenuto in questa circolare di Efficacia Fiscale per affrontare un dilemma che attanaglia la maggior parte degli imprenditori che hanno deciso di costituire una S.r.l. e hanno iniziato ad avviare l’attività operativa: “sono socio non lavoratore e amministratore unico di una S.r.l., devo versare per forza i contributi Inps commercianti di circa 4.000 euro all’anno?”

Al di là del fatto che l’Inps, soprattutto negli ultimi 2 anni, ha l’antipatica abitudine di iscrivere d’ufficio alla gestione commercianti il socio che risulta anche amministratore della S.r.l., ti anticipo che la risposta è: NO!

In questa circolare, ti mostrerò i motivi e le argomentazioni a supporto della tua difesa che devi mettere in atto per evitare spreco di tributi non dovuti quando l’Inps ti attacca ingiustamente nel momento in cui sei un socio finanziatore e amministratore unico della S.r.l. .

Come sai, se sei un lettore fedele, o come scoprirai ora, se sei una new entry del blog, sono un commercialista focalizzato sulle S.r.l. .

Ho uno Studio a Rimini ed uno Studio virtuale in cui, sia io che i miei collaboratori online, riceviamo clienti di ogni parte d’Italia e non solo.

Focalizzarmi in un settore, nel mio caso le S.r.l., significa conoscerle dalla A alla Z, da ogni punto di vista, civilistico, fiscale e previdenziale le soluzioni alle problematiche degli imprenditori che vogliono utilizzare questa tipologia di forma giuridica per la propria attività imprenditoriale.

Questo mi ha permesso di conoscere sia le norme scritte, sia anche sapersi orientare nell’intricatissima foresta dell’interpretazione delle norme da parte degli Enti, come ad esempio l’Inps, e come questi Enti le applicano sotto il punto di vista reale.

Ti dico questo perché tu, come imprenditore, starai già facendo tante cose contemporaneamente, ed è evidente che un businessman, per quanto curioso e desideroso di conoscere il settore fiscale della propria S.r.l., non può fisicamente mantenersi aggiornato su tutto ciò che gli Enti e la Giurisprudenza producono ogni giorno in quantità industriale per la propria forma giuridica che ha scelto.

Per questo è fondamentale appoggiarsi non ad un commercialista in generale ma ad un commercialista che lavori prevalentemente con imprenditori che hanno una S.r.l. .

Quando ho deciso di aprire il blog di Efficacia Fiscale, e di mettere a disposizione degli imprenditori i miei articoli, ho aperto un forziere che contiene un tesoro di informazioni fondamentali per tagliare le imposte ed i contributi per gli imprenditori che hanno una S.r.l. (o che ne devono aprire una).

Informazioni che non nascono da una semplice lettura delle norme, ma che nascono da come gli Enti applicano la legge sotto un profilo pratico, reale di vita imprenditoriale, ma anche dalle domande specifiche che mi fanno gli imprenditori che acquistano la consulenza con me.

Per esempio, questo articolo nasce da una domanda ben precisa: “Ciao Simone, scusa ma il mio commercialista non crede che il socio finanziatore non deve pagare l’Inps, puoi girarmi la circolare dell’Inps grazie?”

Prima di tornare al focus di questo articolo termino la presentazione.

Come stavo dicendo, sono un commercialista focalizzato sulle S.r.l. e l’esperienza mi ha insegnato che non basta saper registrare la contabilità e fare la dichiarazione dei redditi per essere utile agli imprenditori, ma devo fare qualcosa di più utile.

Devo dare, come commercialista, un sistema agli imprenditori per far loro sia guadagnare utili alti sia incrementare i soldi del conto corrente della S.r.l. . Subito dopo, devo creare, per gli imprenditori, un sistema per far loro tagliare il maggior numero di imposte e contributi grazie agli strumenti di risparmio fiscale che la legge ha riservato alle S.r.l. .

Dunque, da questo, ho creato quello su cui ho basato il mio intero lavoro di una vita, sia che si tratti di una S.r.l. start up sia che si tratti di una S.r.l. già avviata, su due pilastri: la Contabilità Controllata e l’Efficacia Fiscale.

a) Contabilità Controllata: è fondamentale che i collaboratori del mio Studio mantengano un rapporto frequente e costante con gli imprenditori in modo che i numeri della contabilità della S.r.l. vengano controllati mensilmente così che il bilancio rispecchi perfettamente la situazione reale e sia in grado di dare all’imprenditore le corrette indicazioni sul come incrementare l’utile ottenuti e la liquidità nel conto corrente bancario per sviluppare un business o cambiare rotta se il business si rivela improduttivo.

b) Efficacia Fiscale: dopo che l’imprenditore è certo di avere utili alti e liquidità in abbondanza, è fondamentale che venga messo in condizioni di conoscere tutto ciò che può mettere in campo per risparmiare imposte e contributi utilizzando gli strumenti di risparmio fiscale riservati dalla legge alla S.r.l. e difendersi con forza contro gli Enti quando questi gli chiedono i soldi ingiustamente.

Eh sì, perché, proprio come i Comuni, a volte, ricorrono all’escamotage delle multe stradali borderline per far quadrare il bilancio annuale del Comune confidando nell’inerzia del sanzionato, così anche gli Enti a volte “ci provano”. Il fatto che, spesso, gli Enti riescano nei loro obiettivi di ottenere i soldi ingiustamente perché l’imprenditore non sa che ha ragione e che può far valere le proprie ragioni, non significa che siano autorizzati a razziare.

Nel caso di specie di questa circolare, è proprio la Cassazione che supporta la mia affermazione: ossia che Il socio NON lavoratore della S.r.l. evita sempre i contributi Inps commercianti anche se questo fosse amministratore unico e svolgesse un’attività operativa marginale.

Questo ti permetterà di pagare meno tributi perché eviterai di pagare contributi non dovuti che, come minimo, sono di euro 3.850 all’anno (fino al 2020). Minor contributi da pagare significa per te avere più soldi e più tempo, cosa che, a cascata, migliorerà tutti gli altri settori della tua vita personale e professionale.

Avrai più soldi. E, con i soldi in abbondanza, potrai individuare i migliori collaboratori cui affidare parte degli incarichi e rimanere focalizzato sul core business in modo da poterlo sviluppare ulteriormente liberando energia e tempo da investire in altri settori della tua vita.

Avrai più tempo libero per te stesso e per le persone cui vuoi bene.

E, con più soldi e più tempo libero, avrai ulteriori maggiori magnifiche conseguenze:

– la possibilità di fare regali a te stesso, alla tua compagna, ai tuoi figli, ai tuoi genitori e a tutti coloro a cui tieni;

– la possibilità di garantire a te stesso e ai tuoi affetti le migliori cure mediche e, ai tuoi figli, i migliori corsi di studio;

– la soddisfazione di sapere che le persone ti stimano e, soprattutto, la consapevolezza di stimarti e di piacerti sia come persona che come businessman;

– la serenità economica e spirituale per godere dei frutti di tutto ciò che hai costruito e per valutare come aumentare e rendere ancora più succosi questi frutti.

Direi che non è male come prospettiva, che ne dici 😊?

Quindi se vuoi ottenere tutto questo e scoprire come puoi tagliare i tributi sconfiggendo l’Inps tutte le volte che questo ente ti apre ingiustamente una posizione Inps commercianti nel momento in cui sei un socio finanziatore e amministratore unico, allora prosegui con la lettura di questa circola fino alla fine.

Adesso bando alle ciance e let’s go…

 

Perché l’Inps può aprirti una posizione commercianti Inps retroattiva e obbligarti a pagare i contributi arretrati?

Tutto nasce dal fatto che, qualsiasi società, per poter vendere deve avere almeno un socio o un dipendente che fa il lavoro operativo.

Nelle società di persone di fatto almeno un socio deve lavorare per legge nella società mentre, nelle società di capitale, come ad esempio la S.r.l., i soci possono per legge dichiarare che questi siano tutti soci finanziatori, ossia che nessuno lavora operativamente nella S.r.l. evitando di pagare i contributi fissi Inps commercianti.

Quindi, i soci della S.r.l. hanno il vantaggio di decidere se iscriversi alla gestione commercianti per poi pagare i contributi Inps. Potendosi dichiarare come soci finanziatori possono evitare di pagare i contributi Inps nel momento in cui dichiarano l’inizio attività della S.r.l. .

Peccato che l’Inps, soprattutto negli ultimi anni, se non vede che c’è qualcuno che lavori nella S.r.l., ad esempio un dipendente oppure un socio, potrebbe iscrive d’ufficio il socio amministratore in quanto questo ha la caratteristica di essere un socio e, siccome è amministratore, di certo la sua attività si confonde con la parte operativa perché lui amministra la S.r.l. .

In un certo senso l’Inps si attacca al concetto che “qualcuno deve pur lavorare nella S.r.l.” e, quindi, tu devi trovare un modo di difenderti, cosa che scoprirai proseguendo con la lettura.

Il problema di essere un socio amministratore si aggrava nel momento in cui la S.r.l. ha un utile elevato, perché questo sarà obbligato a pagare, oltre i contributi fissi Inps di circa euro 3.850 annuali sul reddito definito minimale, anche un ulteriore 24% per la parte di utili ad esso attribuiti eccedenti l’importo di euro 15.900 circa.

 

Come difenderti dall’Inps quando ti chiede contributi NON dovuti?

Nell’arco di una vita imprenditoriale può succedere che l’Inps ti apra d’ufficio una posizione Inps commercianti retroattivamente senza prima fare un’adeguata verifica della tua reale occupazione nella S.r.l. .

Questo, nonostante la Cassazione abbia già più volte ribadito che, l’Inps, non ha diritto di iscrivere il socio come lavoratore senza prima verificare se questo faccia veramente un lavoro operativo o meno.

Questa cosa capita principalmente nel momento in cui il socio è anche amministratore in quanto, l’Inps, afferma che, siccome l’amministratore lavora per conto della società, allora, in automatico, svolge del lavoro operativo, quindi, viene iscritto d’ufficio alla gestione commercianti, obbligandolo a pagare i relativi contributi Inps.

Ovviamente devi rispettare la legge ed essere veramente un socio NON lavoratore che fa in prevalenza lavoro da amministratore delegando il lavoro operativo a dipendenti, agli altri soci, a collaboratori, ma, nel momento in cui l’Inps ti iscrive d’ufficio in modo ingiustificato, allora puoi utilizzare queste armi per sgravare tutto quanto:

1) Ricorso diretto all’Inps appena ricevi l’atto di contestazione in cui ti obbliga a pagare i contributi Inps retroattivamente.

La primissima cosa che devi fare è vedere nell’atto che ti ha inviato l’Inps come poter fare ricorso direttamente agli uffici dell’Inps.

Cosa che, in genere, prevede una procedura online tramite il tuo cassetto previdenziale personale del socio, cosa che può fare direttamente il tuo commercialista inserendo le motivazioni del perché l’Ente NON deve iscriverti.

2) Autotutela all’Inps, tutte le volte che non puoi fare il ricorso.

Tutte le volte che non puoi fare il ricorso, puoi sempre fare una istanza di autotutela all’Inps per chiedere la cancellazione di un provvedimento dell’Ente.

È una cosa simile al ricorso, ma questo lo puoi fare solo contro un atto in un determinato periodo, mentre l’istanza di autotutela ti permette di annullare atti ingiusti facendo richiesta in qualsiasi momento e, quindi, poi sta all’Ente cancellare questo atto nel momento in cui sia effettivamente ingiusto.

Anche in questo caso devi portare delle prove a supporto della tua tesi per chiedere la cancellazione.

3) Processo tributario. Se il ricorso e l’autotutela falliscono, devi ricorrere al tribunale. Cosa che di certo ha tempo lunghi, ma per cui la legge ti può dato ragione.

Nel caso in cui l’Inps non ti risponda, oppure nel caso in cui non ha accolto la tua richiesta di cancellazione, allora devi rivolgerti ad un tribunale.

Questa circolare non è il luogo per descrivere la procedura per rivolgersi in tribunale ma, è importante che tu sappia che, è composta al massimo da 3 giudizi, un giudice tributario, un giudice regionale e, poi, dalla Cassazione per ultima che chiude definitivamente il contenzioso. Quindi, quello che afferma la Cassazione, è definitivo e, quindi, è legge.

Per adesso, il primo passo che devi fare è che, nel caso in cui l’Inps non ti risponda (cosa che può succedere), che ti risponda in ritardo oppure non ti annulli atti illegittimi, sei obbligato a rivolgerti al giudice provinciale, che cosa richiederà del tempo e del denaro, ma sono passaggi necessari per arrivare alla tua ragione.

4) in tutti i casi, sia nel documento di ricorso all’Inps, sia nel ricordo in tribunale, devi indicare gli elementi di prova previsti dalla legge che ti diano ragione come, ad esempio, quello che precedenti giudici e Cassazione hanno espresso a favore del contribuente.

Sia per poter aver ragione facendo ricorso all’Inps oppure con l’autotutela, sia facendo ricorso in tribunale, dovrai presentare degli elementi di prova, che in genere consistono in:

a) quello che gli altri giudici hanno espresso in precedenti giudizi, soprattutto quelli della Cassazione, in quanto questo è l’ultimo grado di giudizio il quale parere ed è definitivo.

b) potresti anche presentare elementi come, ad esempio, fatture e contratti con partite Iva e lavori occasionali, per dimostrare che hai delegato la parte operativa a soggetti esterni per richiedere la cancellazione dell’Inps commercianti del socio amministratore (a noi personalmente è successo).

Siccome hai bisogno di presentare ricorso all’Inps oppure in tribunale mettendo dei riferimenti normativi, possibilmente della Cassazione, allora ti condivido due ordinanze della Cassazione che hanno fornito ulteriori elementi a favore del socio amministratore che gli consentono di combattere l’Inps e cancellare l’iscrizione commercianti.

Queste ordinanze della Cassazione ti servono come arma da mostrare al funzionario Inps, al giudice oppure da consegnare al tuo commercialista, per difenderti dall’Inps per quello che riguarda richieste ingiustificate.

Ricorda che l’Efficacia Fiscale è anche questa cosa, utilizzare la legge per tagliare il carico tributario tutte le volte che gli Enti ti chiedono soldi ingiustamente.

Siccome per poter contrastare pretese ingiuste da parte degli enti bisogna portare delle prove, devi avere dei riferimenti della Cassazione per poter dimostrare che tu hai ragione in base alla legge.

Per questo motivo ti condivido due pronunce della Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, la n. 3637 del 13 febbraio 2020 e la n. 3829 del 14 febbraio 2020, in cui esprimono un orientamento (già ripetuto più volte dalla Cassazione) a favore del socio amministratore.

 

2 pronunce della Cassazione che possono proteggere il socio amministratore ed eliminare i contributi Inps commercianti

È importante conoscere gli estremi ed il contenuto di queste 2 ordinanze perché sono i riferimenti di legge che devi comunicare nei vari ricorsi Inps, autotutele Inps, oppure in tribunale, per “ricordare” che la Cassazione si è espressa a favore del socio amministratore e, quindi, di annullare il pagamento dei contributi Inps richiesti dall’Ente.

È importante conoscere anche il pensiero contenuto delle pronunce della Cassazione perché questo è l’ultimo grado di giudizio in un contenzioso, quindi, quello che dice questo organo è legge.

Se la Cassazione si è espressa in un certo orientamento, molto probabilmente si ripeterà anche per gli eventi simili successivamente.

Inoltre, se la Cassazione da più pronunce si è espressa con lo stesso orientamento, allora puoi stare sicuro che, molto probabilmente, si ripeterà anche per il tuo caso specifico.

Qui, di seguito ti riporto 2 pronunce della Cassazione senza riportarti l’intero pezzo, ma indicandoti i singoli pezzi che sono per te importanti per comprendere il perché sono a difesa del socio amministratore.

 

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Ordinanza 3 dicembre 2019 – 14 febbraio 2020, n. 3829

Parte 1

“- 8. pertanto, date tali caratteristiche dell’attività svolta, ad avviso della Corte di merito, è risultato che l’attività stessa non valicasse i limiti della funzione trattandosi di un facere sostanzialmente gestorio proprio di chi ricopre il ruolo di socio ed amministratore della società, restando assente la prova dell’esercizio abituale e prevalente dell’attività d’impresa oggetto della società;”

Questo punto mi fa comprendere che il giudice tributario (di primo e secondo grado) hanno constatato che l’Inps non ha portato prova del lavoro operativo abituale e prevalente, da parte del socio della S.r.l., rispetto a quello da amministratore e quindi l’Ente non ha delle prove per dimostrare al giudice che il socio sia obbligato ad iscriversi alla gestione commercianti Inps.

Parte 2

“imprescindibile per l’iscrizione alla gestione commercianti che sia provato, in conformità a quanto previsto dalla L. n. 662 del 1996 n. 662, art. 1 comma 203 (che ha sostituito la L. 3 giugno 1975, n. 160, art. 29, comma 1, concernente i requisiti previsti per ritenere l’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali), lo svolgimento di un’attività commerciale (v. Cass. n. 3835 del 2016; Cass. n. 5210 del 2017) per cui con riferimento alle società non è sufficiente la qualità di amministratore a far sorgere l’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali, essendo necessaria anche la partecipazione personale al lavoro aziendale, con carattere di abitualità e prevalenza;”

Questo pezzo afferma in sintesi che non è che l’Inps possa iscrivere automaticamente il un socio alla gestione commercianti solo perché è amministratore della S.r.l., in quanto è necessario che il socio svolga anche il lavoro nell’azienda in modo abituale e prevalente.

Quindi non è che se il socio “appena tocca un bullone” allora questo deve obbligatoriamente pagare i contributi Inps oppure si deve sentire in frode alla legge con i relativi sensi di colpa, perchè il socio per essere obbligato a pagare i contributi Inps deve svolgere il lavoro in modo abituale e prevalente.

Adesso ti condivido una seconda pronuncia della Cassazione a vantaggio del contribuente socio amministratore per rimarcare ulteriormente l’orientamento a vantaggio del socio amministratore e per condividere un’ulteriore punto interessante che alcune volte è oggetto di domanda durante la consulenza da parte degli imprenditori.

 

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Ordinanza 3 dicembre 2019 – 13 febbraio 2020, n. 3637

Parte 1

“7. la sentenza ha affermato, in punto di diritto, che l’attività svolta dall’attuale intimato non è da includere in quelle per cui è prevista l’iscrizione alla Gestione Commercianti in quanto dall’istruttoria espletata è emerso che abitualmente non partecipava al lavoro aziendale e la società era dotata di organizzazione d’impresa in grado di realizzare autonomamente lo scopo sociale;”

Questo punto fa comprendere che da parte del giudice c’è sempre un’attività di valutazione che proviene da delle prove che gli ha fornitori l’Inps e che siccome da quelle prove è emerso che la società era dotata di un’organizzazione d’impresa in grado di realizzare autonomamente lo scopo della S.r.l., allora il socio amministratore non era operativo e quindi doveva evitare di pagare i contributi Inps.

Parte 2

“10. ciò conferma l’indirizzo, ormai consolidato, che ritiene presupposto imprescindibile per l’iscrizione alla gestione commercianti che sia provato, in conformità a quanto previsto dalla L. n. 662 del 1996 n. 662, art. 1 comma 203 (che ha sostituito la L. 3 giugno 1975, n. 160, art. 29, comma 1, concernente i requisiti previsti per ritenere l’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali), lo svolgimento di un’attività commerciale (v. Cass. n. 3835 del 2016; Cass. n. 5210 del 2017) per cui con riferimento alle società non è sufficiente la qualità di amministratore a far sorgere l’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali, essendo necessaria anche la partecipazione personale al lavoro aziendale, con carattere di abitualità e prevalenza;

In questa parte si ripete nuovamente, come già ripetuto in precedenza, che, il socio della S.r.l., per essere iscritto alla gestione commercianti e, quindi, pagare i contributi non basta che sia un amministratore, ma serve anche che, l’Inps, abbia le prove che questo socio svolga un lavoro operativo e che, questo, sia svolto in modo abituale e prevalente.

Regola che, se non fosse rispettata, la Cassazione condanna perché valuta preventivamente le prove fornite dall’Inps e, se questa non dimostra che il socio della S.r.l. svolga un lavoro operativo con abitualità e prevalente, dà ragione al contribuente.

Prove che potrebbe fornire utilizzando questionari da inviare al contribuente per fornirgli maggiori informazioni, oppure tramite accessi ispettivi presso la sede della S.r.l., per comprendere come viene svolta l’attività o raccogliere ulteriori dichiarazioni dei dipendenti.

Parte 3

“12 è compito del giudice di merito accertare, in modo puntuale e rigoroso, la sussistenza dei requisiti di legge per tale coesistenza, nonché l’assolvimento dell’onere probatorio a carico dell’ente previdenziale, ai cui fini assumono rilevanza la complessità dell’attività, la presenza di dipendenti o collaboratori, la loro qualifica e le mansioni svolte (v. Cass. n. 8613 del 2017);”

In questo pezzo ci sono tante informazioni importanti da scoprire.

Prima di tutto, qui, la Cassazione ha ribadito che l’onere di provare che il socio della S.r.l. sia anche lavoratore deve avvenire da parte dell’Inps e non deve essere il socio a dimostrare la sua “innocenza”, cosa che ha ripetuto in modo consistente anche in precedenti pronunce.

Questo significa che l’Inps non potrebbe aprire d’ufficio una posizione commercianti Inps ad un socio della S.r.l. senza prima verificare e provare che questo sia effettivamente:

1) un socio che fa lavoro operativo;

2) che questo svolga il lavoro in modo abituale;

3) che questo lavoro sia prevalente rispetto ad altre attività, esempio quella di amministratore nella stessa S.r.l.;

4) complessità dell’attività;

5) la presenza di dipendenti (quindi con busta paga);

6) la presenza di collaboratori (quindi presume che siano collaboratori senza busta paga ma anche con partita Iva oppure con lavoro occasionale);

7) per ogni dipendente o collaboratore valutare la qualifica e le mansioni svolge, questo mi fa capire che l’Inps dovrebbe proprio entrare nel merito per capire cosa fanno i collaboratori e vedere se svolgono il lavoro operativo della S.r.l. .

In genere l’Inps dovrebbe ottenere queste informazioni inviando un questionario al contribuente oppure fare accessi con ispettori presso l’attività operativa per comprendere come questa sia svolta o prendere dichiarazioni al socio, ai dipendenti ed ai collaboratori presenti.

Ora, è importante avere uno schema semplificato delle possibili soluzioni che puoi avere a disposizione dalla legge per combattere possibili iscrizioni alla gestione commercianti Inps ingiustificate da parte dell’Ente.

 

Come evitare i contributi Inps della gestione commercianti utilizzando la legge senza dover fare ricorso in tribunale?

Adesso è importante comprendere come portare queste informazioni “a terra” ossia come renderle concrete della tua S.r.l. e nello stesso tempo nel rispetto della legge.

Ti dico questo perché, nella realtà quotidiana, potrebbe capire che, l’Inps, per prendere giustamente gli imbroglioni, possa iscrivere d’ufficio gran parte delle situazioni in cui un socio è anche amministratore di S.r.l. dove non ci sono né dipendenti oppure nessun socio lavoratore iscritto all’Inps.

Quindi, vediamo in quali casi puoi difenderti e giustificarti (posto che tu dica la verità e che, effettivamente, non lavori con prevalenza e abitualità nella S.r.l.):

1) se hai dipendenti, allora puoi dimostrare che il lavoro operativo lo fanno altri, quindi, puoi cancellarti dall’Inps;

2) se nella S.r.l. c’è un altro socio che è iscritto all’Inps che fa il lavoro operativo, allora puoi chiedere la cancellazione dall’Inps;

3) se tutto il lavoro operativo fosse affidato solo a collaboratori con partita Iva o con il lavoro occasionale, allora, è probabile che l’Inps ti chieda i contributi retroattivamente anche se di fatto stai svolgendo solo il lavoro da amministratore.

In questo caso puoi benissimo aver ragione, ma potresti riscontrare difficoltà a far riconoscere la tua ragione e quindi dover ricorrere alla procedura della legge per far valere i tuoi diritti. Prima faresti un ricorso agli uffici dell’Inps ed in caso di rifiuto dovresti andare in tribunale, nonostante la Cassazione abbia già indicato più volte le indicazioni a favore del contribuente. Se sei in questa situazione tieniti da parte i soldi e tempo per andare in tribunale, in casi estremi;

4) se, invece, tu fossi socio e amministratore unico, senza dipendenti, senza collaboratori con o senza partita Iva e avessi dichiarato l’inizio dell’attività della S.r.l. senza nessun socio lavoratore, l’Inps con buona probabilità ti iscriverebbe retroattivamente alla gestione commercianti. Poi dovresti fare ricorso e devi trovarti nella condizione di avere una organizzazione tale del tuo lavoro operativo reale in modo che questo sia di fatto delegato a collaboratori esterni con partita Iva oppure lavoro occasionale.

Però a fronte di perdere tempo e denaro per avviare il processo. In questo caso, se vuoi evitare possibili contestazioni, potresti utilizzare questi strumenti:

a) intestare le quote della S.r.l. ad una una S.r.l. holding. In questo caso non ci sono soci persone fisiche tra i soci, allora, nessuno deve pagare i contributi Inps perché la S.r.l. holding non paga i contributi Inps del socio lavoratore;

b) oppure fai intestare le quote al 100% ad una persona, familiare o collegato che sia, che ha già una busta paga a tempo piano, questo in quanto, per legge, chi ha una busta paga a tempo pieno non deve iscriversi alla gestione commercianti Inps (lo stesso vale nel caso in cui tu sia abbia un lavoro a tempo pieno). Ma, in questo caso, attenzione perché se intesti le quote ad un’altra persona allora potresti perdere il controllo della società.

c) quindi ricordati che, se anche tu dovessi avere una busta paga a tempo pieno, tu NON paghi i contributi Inps commercianti.

5) E se fai dei piccoli lavori operativi nella S.r.l.? Anche fare un marginale lavoro operativo dovrebbe consentirti di evitare di iscriverti alla gestione commercianti Inps.

Ecco questa è una delle domande che ogni tanto mi fanno gli imprenditori, cosa che si può porre come domanda l’imprenditore onesto che vuole rispettare la legge e, quindi, chiedere la cancellazione dai contributi Inps nel rispetto della legge.

Il fatto è che, quando vai ad analizzare se quello che fai come socio amministratore rientra o meno nella sola attività da amministratore, oppure da socio che fa il lavoro operativo, i confini possono essere fumosi e, quindi, può capitare che il socio debba occasionalmente “toccare un bullone” per far funzionare la sua azienda.

Da quella micro operazione, il socio amministratore, potrebbe credere di essere obbligato ad iscriversi alla gestione commercianti Inps per il semplice fatto che ha parlato con un dipendente, che ha chiamato un fornitore oppure che ha toccato un bullone, si è fatto vedere in negozio o qualcosa di micro operativo lo possa preoccupare.

Il tutto perché, più spesso di quello che si crede, per lo meno per i clienti che arrivano da me, gli imprenditori vogliono conoscere bene la legge per rispettarla il più possibile senza dover essere soggiogati da pretese ingiuste degli enti.

Per risolvere questo possibile problema e, quindi, sapere se un socio amministratore sia obbligato ad iscriversi alla gestione commercianti Inps anche se fa delle piccole attività operative, ci aiuta una ordinanza della SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Ordinanza 14 febbraio 2020, n. 3829, in cui afferma che…

“2. la Corte territoriale accoglieva il gravame dell’attuale ricorrente principale sul rilievo che l’apporto fornito, in quanto socio, risultava marginale sotto il profilo esecutivo e privo del carattere di abitualità e prevalenza, non esulava dall’attività gestoria e dai compiti propri della carica di amministratore unico della  società, non rivestiva carattere di preminenza rispetto ad altri fattori produttivi e in riferimento agli altri componenti della compagine societaria; in definitiva, riteneva che per il mancato assolvimento dell’onere probatorio non poteva ritenersi raggiunta la prova dei requisiti della partecipazione al lavoro aziendale agli effetti dell’iscrizione alla gestione commercianti;

Questo pezzo significa che la Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, affermando che non deve iscriversi alla gestione commercianti Inps, anche se il socio amministratore ha fatto un lavoro operativo “marginale” che non ha il carattere dell’abitualità e prevalenza rispetto all’attività da amministratore.

Questa affermazione da un senso di equilibrio, regolarizzando un po’ di più i confini dell’attività amministrativa, in modo che, se il socio amministratore fa anche un piccolo lavoro operativo, come ad esempio dare una bevanda ad un cliente, oppure toccare un bullone, dare un consiglio ad un collaboratore, questo può evitare di pagare i contributi Inps commercianti.

Detto in un altro modo, il socio della S.r.l. può evitare i contributi Inps commercianti se, il suo lavoro nella S.r.l., “risulta marginale sotto il profilo esecutivo e privo del carattere di abitualità e prevalenza” (il contrario lo deve dimostrare l’Inps) o se fa solo attività da amministratore, lo dice la Cassazione.

 

Conclusioni

Grazie a questa circolare hai compreso come evitare di pagare i contributi Inps commercianti tutte le volte che sei un socio amministratore grazie all’utilizzo della legge. Cosa che ti farà evitare di pagare ogni anno da un minimo di euro 3.850 fino ad euro 25.000 circa di contributi Inps.

In tutti i casi in cui hai un’azienda sappi che, se tu vuoi veramente dormire sonni tranquilli, proteggere il tuo patrimonio personale, proteggere il tuo investimento aziendale, tagliare le imposte ed i contributi, tutelare la tua famiglia e il tuo futuro, la soluzione migliore risiede nell’utilizzare una S.r.l. .

Ma non basta.

Devi infatti anche verificare di: produrre utili in abbondanza, avere sempre la liquidità necessaria per far funzionare l’azienda regolarmente e utilizzare il più possibile strumenti di pianificazione fiscale nella tua società per ridurre le imposte della S.r.l. .

Stai però attento, perché gestendo in modo inappropriato una S.r.l., rischi di pagare più del 70% di imposte e contributi (tanto quanto una ditta individuale).

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