Ciao,

ti do il benvenuto in questa nuova circolare del blog di Efficacia Fiscale.

Questa settimana parleremo di un aspetto molto importante per te che sei un amministratore o socio di una S.r.l., e ti stai chiedendo se e come rischi qualcosa con il tuo patrimonio personale tutte le volte che utilizzi questa forma di società.

Appena avrai terminato questa nuova circolare conoscerai tutto quello a cui devi stare attento, quando sei un amministratore o un socio di S.r.l., per evitare di incappare in errori stupidi che ti provocano conseguenze che vanno a toccare il tuo patrimonio personale senza che la società possa proteggerti.

Ti dico questo perché, è vero che una S.r.l. è la migliore forma giuridica che esiste attualmente, non solo per la maggiore quantità di strumenti di pianificazione fiscale che puoi applicare nella tua attività imprenditoriale ma, anche perché, è la forma giuridica che ti protegge da eventuali debiti, sanzioni e imprevisti di terzi.

Detto in parole povere, grazie alla S.r.l., tu puoi anche avere una perdita e chiudere la tua società con debiti residui da pagare, ma anche se dovessi chiudere con dei debiti verso fornitori, questi non possono pignorarti né il conto corrente personale, né quello cointestato al coniuge, fidanzata, quello accantonando per il futuro dei tuoi figli, o aggredire i tuoi immobili.

Infatti, i fornitori della S.r.l., possono aggredire solo i beni, ossia gli immobili, macchinari e conti correnti intestati alla società (e NON i beni dei soci o degli amministratori).

Anche se, in caso di chiusura, è molto probabile che i beni della società non esistano più, i tuoi fornitori non potranno, comunque, sottrarti dei soldi o beni personali per i debiti della società, appunto perché possono chiedere i soldi solo alla S.r.l..

Ovviamente, non è che devi utilizzare una S.r.l. per truffare, ci mancherebbe, anche perché se non paghi i fornitori, questi, poi, ti eviteranno in futuro anche se cambi forma giuridica, ma ciò non toglie che questa società sia un ottimo strumento per limitare il classico rischio imprenditoriale sano.

Tuttavia ci sono delle cose che, se messe in atto, comportano ugualmente dei guai personali, all’ amministratore o al socio della S.r.l., comportando che questi debbano rispondere, con il proprio patrimonio personale, senza che la società possa effettivamente proteggerli.

Quindi, seguendo le indicazioni che esporrò qui di seguito, saprai in quali casi l’amministratore o il socio possono rischiare con il proprio patrimonio personale anche se hanno una S.r.l. che li protegge.

Tutto questo per fare in modo di evitare di cacciarti nei guai, o fare errori pacchiani che ti possono costare caro.

Il carico fiscale in Italia è alto, su questo non ci sono dubbi e, quindi, tu sei obbligato ad utilizzare il maggior numero di strumenti di Efficacia Fiscale per evitare che il fisco ti porti via tutti gli utili generati della tua S.r.l..

Tuttavia, affinché tu possa avere una migliore Efficacia Fiscale nella tua attività imprenditoriale, non è sufficiente che tu utilizzi tutti gli strumenti di pianificazione fiscale previsti dalla legge per ridurre il carico il più possibile.

Ma è anche necessario che ti proteggi da eventuali conseguenze negative derivanti dalla tua attività di amministratore o socio lavoratore, che ti potrebbero comportare il pagamento di più soldi di quelli che hai risparmiato con i principi di Efficacia Fiscale.

Vanificando, di fatto, tutti gli sforzi che hai fatto in precedenza per ridurre il carico fiscale.

Per questo motivo è tua responsabilità cercare di comprendere i principi contenuti in questa circolare per fare in modo che tutti gli sforzi che hai fatto prima, per ridurre le imposte, non vadano persi successivamente in sanzioni o problemi che possono intaccare la tua sfera personale.

Il carico fiscale in Italia è molto alto, tutti lo sanno e non c’è bisogno di aggiungere altro, con aliquote complessive tra il carico fiscale e contributivo che possono arrivare anche al 68%.

Se la tua azienda produce utili alti, che siano effettivamente liquidi, allora hai bisogno di diminuire il carico fiscale e di proteggerti da possibili attacchi di terzi.

Più riesci a ridurre il carico contributivo, più riesci a salvare soldi che possono aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi personali e professionali di lavoro.

Per esempio, ottimizzando il carico impositivo, avresti maggiore liquidità che potresti reinvestire nella tua azienda e diventare più competitivo.

Potresti utilizzare questi soldi per eliminare i clienti peggiori e scegliere solo quelli che ti garantiscono un margine migliore, eliminare i fornitori peggiori e scegliere quelli che ti garantiscono delle condizioni migliori.

In sintesi, tutti elementi che migliorerebbero la tua azienda, la renderebbero maggiormente competitiva rispetto a quelle dei concorrenti e ti permetterebbero di avere un maggior appeal nei confronti dei clienti, consentendoti di avere un vantaggio in più rispetto alla concorrenza e vincere su di loro.

Il tutto ti permetterebbe di avere maggiori margini, più soldi per la tua S.r.l. e quindi, di fatto, innescare un meccanismo in cui la tua azienda continua a migliorare costantemente.

Così puoi prenderti la rivincita su tutti i concorrenti, amici e parenti che hanno cercato di dissuaderti dall’idea di fare quello che stai facendo ed hanno cercato di demoralizzarti.

Nello stesso modo, avere più soldi ti permetterà di garantire un miglior stile di vita alla tua compagna/moglie e ti consentirà di evitare che questa ti abbandoni con una scusa quando, in verità, il motivo è che non è contenta del tuo peggioramento economico.

Ma non solo, eviterai che questa se ne vada via portandosi via i bambini e facendo di tutto per non farteli vedere per strapparti più soldi possibili, oltre che l’assegno di mantenimento.

Oltre a questo, avere più soldi per te ti servirà per garantire un migliore accesso alla formazione e alle cure mediche per i tuoi figli.

In questo modo non ti rinfacceranno, da grandi e per tutta la vita, che loro hanno avuto meno opportunità rispetto ai loro coetanei e che, questo accadimento, ha pregiudicato il loro successo personale.

Per questo motivo è tua responsabilità ridurre l’alto carico fiscale italiano utilizzando più strumenti di pianificazione fiscale possibile nella tua S.r.l. e, quindi, fare in modo di proteggere più possibile quello che risparmi, non solo con la protezione giuridica della S.r.l. contro gli attacchi di esterni, ma anche evitando che terzi possano attaccare personalmente l’amministratore o il socio della società.

Questo è quello che conoscerai al termine della lettura di questa circolare.

Quindi bando alle ciance e let’s go…

 

In quali casi il socio o l’amministratore rischia con il proprio patrimonio?

Non sempre la S.r.l. protegge il socio o l’amministratore dagli attacchi e imprevisti esterni.

Detto in un altro modo, la S.r.l. protegge il patrimonio personale del socio e dell’amministratore, MA non sempre. Vi sono, infatti, delle eccezioni.

Per individuare in quali casi ti protegge ed in quali no, ti riporto un elenco di casi in cui devi stare attento tutte le volte in cui sei amministratore o socio della S.r.l.:

 

1. Fallimento della S.r.l.. L’amministratore rischia per le responsabilità del fallimento se non ha gestito al meglio l’azienda. Azione di responsabilità ex art. 146 L.F. contro l’amministratore di società

In questo caso, con il termine fallimento, non intendo il fatto che la società sia in perdita e venga cancellata ma, intendo proprio il caso in cui la società è assoggettata alla procedura concorsuale presso il tribunale.

Detto in parole semplice, una S.r.l., rischia di essere dichiarata fallita, quando ha accumulato vari debiti che non riesce a pagare e, nel momento in cui un debito supera una certa soglia, il fornitore chiede al tribunale di metterla sotto una procedura specifica, chiamata “procedura fallimentare” oppure, da adesso, “liquidazione giudiziale”.

Cosa succede se la tua S.r.l. fallisce?

Succede che un giudice ti toglie dall’ amministrazione della società e nomina uno specifico commercialista, una volta chiamato “curatore fallimentare”, oppure, da adesso, “liquidatore giudiziale” che gestisce la tua azienda al posto tuo, con l’obiettivo di vendere tutti quanti i beni della tua azienda e cercare di pagare più debiti possibili.

Le società di capitali, tra cui le S.r.l., hanno il vantaggio che, in caso di fallimento, non viene aggredito il patrimonio personale dei soci (al contrario delle società di persone o delle ditte individuali), ma in capo all’ amministratore potrebbero esserci delle conseguenze importanti…ed è qui che viene il problema.

Infatti, anche se è vero che i soci della S.r.l. non perdono il possesso dei propri beni dovuto al fallimento, è vero che il curatore, preposto dal tribunale e che gestisce l’amministrazione dell’azienda, deve verificare se ci sono state responsabilità dell’amministratore della società al fine di fargli causa.

Nel caso in cui il curatore riscontri che ci siano colpe da parte dell’amministratore che hanno portato la società al fallimento, esso deve fare un’azione di responsabilità nei confronti dell’amministratore.

L’apertura di una causa nei confronti dell’amministratore significa che si apre una procedura civile e penale nei confronti dello stesso, causa che può comportare anche conseguenze che vanno oltre al semplice risarcimento del danno.

In tutti i casi, anche se si risolvesse con un’assoluzione dell’amministratore, questo, ha dovuto perdere tempo e denaro in avvocati per riuscire ad uscire al meglio senza conseguenze.

In tutti i casi sono spese e responsabilità che sono tue personali come amministratore, e per le quali, la S.r.l. NON può proteggerti.

 

2. Contributi Inps commercianti/artigiani del socio lavoratore

Una cosa su cui volevo richiamare la tua attenzione, e che alcune volte crea un po’ di confusione, sono i contributi Inps commercianti o artigiani che pagano i soci lavoratori.

In sostanza, i contributi Inps del socio lavoratore, NON sono a carico della società ma a carico del socio lavoratore.

Puoi anche non pagarlo, nel breve periodo nessuno ti uccide, ma poi l’Inps, e dopo ancora Agenzia Entrate Riscossione, verrebbero a pignorare il tuo conto corrente personale e NON il conto corrente della società.

Quindi, per te, è inutile aprire una S.r.l. nella speranza che i debiti della tua Inps commercianti personale vadano a carico della S.r.l. e, quindi, pensare di cancellare la società evitando di pagare i contributi insoluti.

Anche se tu dovessi chiudere la S.r.l. perché ha generato solo perdite, tu avrai sempre qualcosa da pagare come minimo ai fini Inps commercianti, importi che rimangono a carico tuo senza nessuna protezione da parte della società.

 

3. I contributi a carico dei dipendente, se non li paghi, oltre una certa soglia, costituiscono un illecito penale per l’amministratore. Questo non vuole dire che se non paghi un modello F24 ti vengono a prendere per portarti in carcere. Significa solo che verrebbero a chiederti i contributi e, quindi, nel caso, l’Inps avvierebbe una procedura tale per cui hai a tuo carico una procedura penale. Cosa che non è mai piacevole.

Nel caso in cui tu avessi dei dipendenti, questi pagano dei contributi.

Nello specifico, i dipendenti ordinari pagano un 9,19% di contributi a carico loro, e lo pagano attraverso la busta paga.

Poi è il datore di lavoro che versa, con il modello F24, i contributi dei dipendenti che sono stati prelevati nella busta paga.

Fin qui tutto semplice.

La caratteristica che hanno questi contributi è che sono dei dipendenti, quindi, se non li paghi, commetti un illecito penale e, perciò, sei soggetto ad un processo penale con conseguente perdita di tempo e denaro.

E’ ovvio che può capitare che ci sia dell’inerzia da parte dell’Inps e, quindi, potresti non avere conseguenze negative, ma sei comunque soggetto.

E’ ovvio che non dovresti andare in carcere se quello è l’unico sgarro che ti è successo, ma è anche vero che ugualmente perderesti, comunque, tempo e denaro, in spese legali per sistemare l’intera posizione.

Fai attenzione, i contributi a carico della società (quelli ulteriori rispetto alla quota a carico dei dipendenti), rimangono a carico della società e non ti creano conseguenze penali.

Ma, i contributi a carico dei dipendenti, che sono tolti dalla busta paga dei dipendenti e versati con il modello F24 dalla società, se non pagati, l’amministratore rischia un processo penale senza che la S.r.l. lo possa proteggere.

 

4. Mettere in liquidazione la S.r.l. e chiuderla “male”, inteso come:

    • Distribuisci utili ai soci, quando poi non hai abbastanza soldi per ripagare tutti quanti i debiti residui;
    • Se l’amministratore non fa di tutto per incassare i crediti della società per poi cercare di pagare tutti i debiti possibili. Ossia, cancella la società con crediti da incassare;
    • Svende senza motivo i beni della società ad un valore inferiore a quello di mercato.

Un’altra cosa, che potrebbe portare conseguenze personali importante per l’amministratore, è tutte le volte in cui cancella la S.r.l., ma lo fa nel modo sbagliato.

Adesso ti spiego il tutto.

Quando vuoi cancellare una società di capitali, tra cui la S.r.l., prima di poterla cancellare devi metterla in liquidazione.

Con la fase della liquidazione tu dichiari che cessi l’attività operativa, ma conservi ancora in vita la società perché, come obiettivo, hai il fatto di rendere liquidi tutti gli ultimi beni dell’attività, incassare tutti i crediti che ti rimangono, in modo da ottenere più soldi disponibili per ripagare più debiti possibili.

Infatti, dopo che sei riuscito a vendere tutti quanti i beni e incassare tutti i crediti, cerchi di pagare più debiti possibili, e poi cancelli la società in modo definitivo dalla camera di commercio, in modo per toglierla definitivamente dalla circolazione.

In sintesi, la liquidazione è la fase in cui devi vendere tutti i beni, incassate tutti gli ultimi crediti e poi ripagare tutti i debiti possibili.

Nel caso in cui tu avessi soldi in abbondanza da ripagare tutti i debiti, di fatto, non ci sono problemi.

Hai pagato tutti i debiti, quindi, non crei problemi a nessuno.

Il problema arriva quando cancelli la società che ha ancora dei debiti non pagati.

Se il liquidatore avesse cancellato la S.r.l. nel modo corretto, esso non rischierebbe con il proprio patrimonio, se ha fatto le cose per bene.

Mentre, nel caso in cui il liquidatore avesse cancellato la società in modo scorretto, esso risponde dei debiti che rimangono ancora da pagare.

Ma come può un liquidatore cancellare la S.r.l. velocemente?

In sintesi, per essere sicuro che il liquidatore, che in genere sono gli amministratori, cancelli bene la società, devi stare attento, e quindi, evitare queste cose:

  • Distribuisci utili ai soci, quando poi non hai abbastanza soldi per ripagare tutti quanti i debiti;
  • Se l’amministratore non fa di tutto per incassare i crediti della società per poi cercare di pagare tutti i debiti possibili. Ossia cancella la società con crediti della S.r.l. ancora da incassare;
  • Svende senza motivo i beni ad un prezzo inferiore a quello di mercato.

Se il liquidatore non rispettasse questi principi che hai letto qui sopra, i debitori potrebbero accusare il liquidatore di non aver adempiuto correttamente agli obblighi del codice civile e, quindi, di pagare personalmente i debiti che rimangono ancora da saldare.

Fino a che i crediti sono piccoli e contenuti, puoi dormire relativamente sonni tranquilli.

Infatti difficilmente i creditori andranno in tribunale per provare la tua colpa da liquidatore.

Ma, più il debito è alto, più i creditori avranno interesse ad andare in tribunale per provare che il liquidatore ha sbagliato.

 

5. Tutte le volte che la S.r.l. ha dei crediti verso il socio (perché magari ha erogato degli utili distribuiti in anticipo), esso li deve restituire almeno prima della cancellazione della S.r.l.. Se non lo facesse, l’amministratore rischierebbe di non aver fatto le cose nel rispetto della legge e quindi rischierebbe personalmente)

Qui ti porto un problema che è collegato al caso precedente ma che è diverso perché ricade sui soci e non solo sul liquidatore.

Può accadere che durante l’anno i soci prelevino degli acconti su utili futuri.

Se, però, alla fine dell’anno questi utili in realtà non ci sono o sono più bassi rispetto a quanto prelevato dai soci, allora la società potrà vantare un credito nei confronti dei soci.

Questo è un problema non solo perché bisogna erogare gli acconti di utili sotto particolari condizioni previsti dal Codice Civile, ma soprattutto perchè bisogna restituirli prima di chiudere la S.r.l..

Ti dico questo perché gli acconti di utili sono appunto utili che vanno restituiti a tutti i costi, soprattutto prima di cancellare la S.r.l., perché il liquidatore deve richiederti indietro i soldi, altrimenti potrebbe essere lui che rischia con il suo patrimonio personale.

Quindi l’amministratore, che poi diventerà liquidatore, farà di tutto per incassare quei soldi dai soci.

Questo in quanto se chiudesse la S.r.l. senza richiedere i soldi, potrebbe essere responsabile con il proprio patrimonio dei debiti rimasti non pagati.

 

6. Non fai la comunicazione del socio unico (cosa a cui devi stare molto attento). In base alle disposizioni del Codice Civile il socio unico deve fare una comunicazione in camera di commercio, per evitare di rispondere con il proprio patrimonio verso i debiti della S.r.l.

In base alle disposizioni del codice civile, quando una S.r.l. diventa a socio unico, deve fare una comunicazione in camera di commercio per segnalare il fatto che la società è a socio unico, oltre che metterlo nella descrizione della società.

Questo è puramente un adempimento burocratico, ma è importante in quanto se non è assolto, il socio risponde con il proprio patrimonio personale, perdendo di fatto il beneficio della protezione patrimoniale della S.r.l..

Quindi in sintesi, se costituisci una società come socio unico, o durante la vita della società questa diventa a socio unico, ricordati di far fare l’adempimento al consulente per comunicare il socio unico in camera di commercio al fine di proteggiere il socio dai debiti acquisiti dalla S.r.l..

 

7. Se cancelli una S.r.l. in cui ci sono ancora debiti fiscali, ci sono delle sentenze che hanno imputato il debito residuo ai soci perché questi hanno cancellato la società prima dell’intervento della cassazione.

Negli ultimi anni sono intervenute delle sentenza della Cassazione che hanno convalidato degli accertamenti fiscali che hanno trasferito, dopo che la società è stata cancellata dalla camera di commercio, i debiti fiscali residui della S.r.l. ai soci/amministratori.

Qui, adesso, non entrare nel panico.

Non sono cose che capitano sempre in automatico, ma ricordati che più chiudiamo una S.r.l. che ha debiti fiscali residui elevati, e più c’è probabilità che i soci/amministratori ricevano un avviso di accertamento a loro nome, pari all’importo delle imposte che la società deve ancora pagare.

Al contrario, più hai debiti fiscali contenuti, prima cancelli la S.r.l. evitando di accumulare una situazione debitoria fiscale difficile da sostenere e più hai possibilità di cancellare la società senza che gli enti abbiano interesse a notificare al socio/amministratore le imposte residue della stessa.

In tutti i casi, questa è una situazione in cui soci/amministratore/liquidatori, possono rischiare con il proprio patrimonio senza beneficiare della protezione patrimoniale della S.r.l..

 

8. Attività illecite svolte dalla S.r.l. comportano conseguenze penali a carico dell’amministratore. Esempio nel caso in cui tu svolga attività bancaria illecita, le accuse penali sono sempre a carico dell’amministratore

In generale, quando la società compie delle attività illecite, ci possono essere delle conseguenze amministrative, civili e penali.

Le conseguenze amministrative e civili possono prevedere delle sanzioni a carico della società e queste sono effettivamente a carico della società.

Quindi di fatto la S.r.l. protegge soci e amministratori per eventuali conseguenze amministrative e civili. Paga la società, ed i soci o amministratori sono protetti.

Ma nel caso in cui ci fosse anche una conseguenza penale, ossia ci sia un processo penale per colpa di attività svolte illecitamente dalla società, questo processo non è svolto a carico della società, ma è svolto contro l’amministratore che ha amministrato la S.r.l..

In questo secondo caso, le conseguenze negative di un eventuale processo penale sono tutte a carico dell’amministratore e quindi, di fatto, le conseguenze le ha solo lui e la S.r.l. non lo potrà difendere.

Cosa che gli comporta sicuramente una perdita di tempo e denaro per difendersi con l’avvocato.

Qui di seguito ti riporto degli esempi semplificati per renderti conto della tipologie di attività illecite:

Esempio 1: Se una S.r.l. dovesse svolgere un’attività edile, senza preventivamente aver richiesto le autorizzazioni del caso, la società avrebbe a carico delle possibili sanzioni da pagare ma, l’amministratore, potrebbe avere a suo carico un processo penale per l’abuso edilizio.

Esempio 2: Se una S.r.l. dovesse chiedere prestiti a più persone in modo sistematico, con la promessa di essere rimborsati con un certo tasso di ritorno economico, per poter svolgere investimenti immobiliari, se l’attività di raccolta di risparmio tra il pubblico dovesse essere veramente accertata come attività svolta in modo imprenditoriale e non occasionale, allora rischierebbe di essere accusata di attività bancaria illecita. In questo caso la S.r.l. pagherebbe le eventuali sanzioni o danni attribuitegli ma, l’amministratore, potrebbe avere a carico un procedimento penale.

 

9. Illeciti penali relativi ai dichiarativi fiscali annuali, al versamento delle imposte e della contabilità.

Ci possono essere dei reati penali se la contabilità, le relative dichiarazioni annuali, e, in generale, gli adempimenti contabili o amministrativi sono gestiti in malo modo.

In particolare, vengono considerati illeciti penali i seguenti comportamenti:

  • dichiarazione fraudolenta: ossia la dichiarazione dei redditi, o il dichiarativo annuale, è conforme alla contabilità, ma all’interno di essa sono state registrate fatture false;
  • dichiarazione infedele: ossia è il caso in cui nella dichiarazione annuale ci siano indicati più costi, o meno ricavi, rispetto a quanto indicato nella dichiarazione dei redditi;
  • dichiarazione omessa: nel caso in cui non presenti la dichiarazione annuale Iva, dei redditi, Irap o del modello 770 per le ritenute, oppure se li presenti dopo i 90 giorni dalla scadenza ordinaria, allora queste sono considerate omesse. Una dichiarazione omessa diventa penale solo se l’imposta non pagata è superiore ad euro 50.000;
  • omesso versamento Iva: se non versi l’iva, oltre ad un certa soglia e nonostante tu abbia presentato la dichiarazione, scatta un illecito penale. Questa soglia è superiore rispetto al caso della dichiarazione omessa, ma la caratteristica è che, nonostante tu presenti la dichiarazione Iva, potresti comunque commettere un illecito penale;
  • omesso versamento ritenute certificate dipendenti e lavoro autonomo: se non versi le ritenute dei dipendenti e quelle di lavoro autonomo, oltre ad un certa soglia e nonostante tu abbia presentato la dichiarazione 770, scatta un illecito penale. Questa soglia di versamento omesso è superiore rispetto al caso della dichiarazione omessa, ma la caratteristica è che se anche presenti la dichiarazione 770, potresti comunque commettere un illecito penale;
  • emissione di fatture false: ossia se inserisci in contabilità delle fatture per prestazioni di servizi o beni per prestazioni inesistenti;
  • utilizzo di crediti fiscali inesistenti: quando utilizzi dei crediti fiscali inesistenti per pagare i modelli F24 di pagamento delle imposte o contributi, commetti un reato penale;
  • occultamento e distruzione di documenti contabili: Il reato scatta in caso di distruzione o occultamento di scritture contabili, o altri documenti di cui è obbligatoria la conservazione per non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume d’affari.

Ricordati che alcuni atti illeciti relativo ai punti di cui sopra, hanno delle specifiche soglie che, se superate, l’illecito diventa penale.

Queste soglie possono cambiare nel corso del tempo e le puoi verificare insieme al tuo consulente, caso per caso, per confermare o meno, il fatto di essere soggetto ad un procedimento penale.

 

10. Azioni di responsabilità contro gli amministratori

L’azione di responsabilità, in poche parole, è l’azione legale che consente di far valere in giudizio le inadempienze dei doveri imposti, per legge o per statuto, ai soggetti con compiti di amministrazione della S.r.l..

In sintesi, l’azione di responsabilità si configura quando si chiede un risarcimento danni agli amministratori per i danni che hanno causato alla società.

Possono proporre azione di responsabilità contro gli amministratori i seguenti soggetti:

  • la società;
  • i soci;
  • i creditori sociali;
  • gli organi delle procedure concorsuali (curatore fallimentare nel fallimento, commissario liquidatore nella liquidazione coatta amministrativa, commissario straordinario nell’amministrazione straordinaria).

In tutti i casi, le disposizioni che regolano l’azione di responsabilità contro gli amministratori non pregiudicano il diritto al risarcimento del danno spettante al singolo socio o al terzo quando, essi, siano stati direttamente danneggiati da atti colposi o dolosi degli amministratori.

Esempio di azione di responsabilità promossa dai soci contro gli amministratori: una banca accumula perdite per anni e poi viene ceduta ad un’altra banca ad un prezzo competitivo perché aveva accumulato perdite. In questo caso, dei soci della banca hanno avviato un’azione di responsabilità verso gli amministratori che gestivano la stessa durante quel periodo in cui avevano accumulato perdite al fine di richiedere il risarcimento del danno. Se il danno venisse confermato dal giudice, l’importo da pagare sarebbe a carico degli amministratori.

Sotto un profilo pratico, l’azione sociale di responsabilità è più facile che sia utilizzata per gli amministratori delle grandi società di capitale, piuttosto che per le S.r.l. di dimensioni contenute.

 

Check list di sintesi della circolare

Qui di seguito ti porto una breve check list della circolare, per consentirti di memorizzare i concetti chiave in modo semplice e veloce.

In generale una S.r.l. protegge i soci e l’amministratore, perché essa risponde per i debiti contratti dalla società con il proprio patrimonio.

Ma, purtroppo, non sempre è così.

Infatti questi sono i casi in cui la S.r.l. NON protegge l’amministratore o il socio:

  • Fallimento della S.r.l.;
  • S.r.l. trasparenti (anche se in questo caso è l’opposto, ossia la S.r.l. risponde se il socio non paga le imposte);
  • Contributi Inps commercianti/artigiani del socio lavoratore;
  • I contributi Inps a carico dei dipendenti;
  • Mettere in liquidazione la S.r.l. e chiuderla “male”;
  • Tutte le volte che la S.r.l. ha dei crediti verso i soci;
  • Non fai la comunicazione del socio unico;
  • Se cancelli la S.r.l. e ci sono ancora debiti fiscali da pagare;
  • Attività illecite svolte dalla S.r.l.;
  • Illeciti penali relativi agli adempimenti fiscali, ai dichiarativi fiscali annuali, al versamento delle imposte e della contabilità;
  • Azioni di responsabilità contro gli amministratori.

Ho voluto mettere questa semplice check list per mostrarti che: “Il risparmio fiscale NON è fatto di segreti e gabole strane, il risparmio fiscale lo si ottiene applicando semplici strumenti di pianificazione fiscale, previsti dalla legge, da applicare nella tua S.r.l. nella quantità giusta, in base all’utile e la liquidità disponibile, grazie ad un controllo mensile della contabilità con la collaborazione del tuo commercialista e secondo gli obiettivi dell’imprenditore, individuando quali gli strumenti fiscali più sicuri e quali meno sicuri per portare al minimo il rischio di sanzioni”.

 

Conclusioni

Grazie a questa circolare hai ottenuto tutte le informazioni che ti servono per comprendere quando la S.r.l. non può proteggere l’amministratore o il socio.

In questo modo eviti di perdere soldi commettendo errori stupidi e che potrebbero portare, all’amministratore o al socio, conseguenza peggiori del solo esborso monetario.

In tutti i casi in cui hai un’azienda sappi che, se tu volessi veramente dormire sonni tranquilli, proteggere il tuo patrimonio personale, proteggere il tuo investimento, tutelare la tua famiglia o il tuo futuro, la soluzione migliore risiede nell’utilizzare una S.r.l..

Ma non basta.

Devi, infatti, anche verificare di: produrre utili in abbondanza, avere sempre la liquidità necessaria per far funzionare l’azienda regolarmente e utilizzare il più possibile strumenti di pianificazione fiscale nella tua società per ridurre le imposte della S.r.l..

Stai, però, attento perché gestendo in modo inappropriato una S.r.l., rischi di pagare più del 64% di imposte e contributi (tanto quanto una ditta individuale).

Mentre, dal lato opposto, con una gestione fiscale efficace della S.r.l., le imposte minime che puoi pagare, sono del 28%.

Tra il 64% di imposte ed il 28%, ci sono vari strumenti di pianificazione fiscale che puoi utilizzare nella tua S.r.l..

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