Ciao, ti do il benvenuto in questo nuovo articolo del blog di Efficacia Fiscale per approfondire un argomento che sta particolarmente a cuore agli imprenditori quando hanno bisogno di liberare il proprio tempo dalle routine aziendali e che riassumo brevemente con la domanda posta da uno dei miei lettori, Marco: “posso avere un collaboratore nella S.r.l. senza doverlo assumere con la busta paga?“.

Faccio una piccola premessa.

Nelle scorse settimane ho inviato una email a tutti gli utenti iscritti al mio blog (ti puoi iscrivere gratuitamente anche te inserendo la tua migliore email nel form in fondo all’articolo) per domandargli se avessero delle domande fiscali in merito alla loro S.r.l. oppure ad una S.r.l. di nuova costituzione.

Hanno risposto in molti ed io, commercialista che lavora gomito a gomito con gli imprenditori che gestiscono una S.r.l. e che ama dare risposte concrete, sono ben lieto di condividere, con te che stai leggendo, le risposte ai loro quesiti.

Questa settimana ho scelto la domanda di Marco, che concerne prima di tutto se ci sono metodi alternativi alla busta paga per poter “assumere” un collaboratore e, secondariamente, se ci sono modi per tagliare i tributi della S.r.l. proteggendosi da pretese ingiuste da parte del lavoratore.

Un argomento spinoso ma, se ben organizzato, può rappresentare un’occasione di crescita economica per la tua S.r.l., perchè ti permette di guadagnare tempo e denaro per te che gestisci la società, in quanto avresti un collaboratore che lavora in modo flessibili solo alle tue condizioni con il minor impatto di tributi da pagare.

Ti dico questo perchè scoprirai come tagliare le imposte ed i contributi tutte le volte che vuoi assumere un nuovo collaboratore.

Al contrario, se gestisci in modo errato l’assunzione di un nuovo collaboratore, può rappresentare solo una perdita di denaro, talvolta fatale.

Perchè richieresti di avere un collaboratore in azienda e dover pagare le sanzioni per il lavoro in nero in caso di verifica da parte dell’Ispettorato del lavoro.

Sei pronto a scoprire qual è il modo migliore di assumere un collaboratore in modo che questo si adatti alle esigenze della tua S.r.l. facendoti tagliare le imposte ed i contributi evitando le contestazioni per il lavoro in nero?

Bando alle ciance and let’s go…

 

Qual è la domanda che mi ha posto Marco?

Salve,

ho una S.r.l. di recente costituzione. Il nostro fatturato è ancora bassissimo, avendo investito nello sviluppo del business. Non ho, al momento, dipendenti ma c’è soltanto l’amministratore unico (il sottoscritto) che svolge il ruolo puramente organizzativo.

Vorrei cominciare a pianificare quelle assunzioni che possano, da un lato limitare il mio esborso (visto che gli utili sono molto bassi), dall’altro consentirmi una certa flessibilità qualora mi trovassi in difficoltà. Quale forma contrattuale scegliere? Come posso tutelarmi nel caso mi trovassi a corto di risorse economiche per pagare i collaboratori/dipendenti?

La ringrazio tanto per i suoi contenuti che trovo sempre di gran valore.

Cordiali saluti

Marco Xxxxxxx

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In questo messaggio le domande sono principalmente 2:

  • Quale forma contrattuale scegliere per avere una persona che collabora con me?
  • Come posso tutelarmi nel caso mi trovassi a corto di risorse economiche per pagare i collaboratori/dipendenti?

Esaminiamole ora, nel dettaglio.

Ma prima facciamo un passo indietro perchè devi conoscere una cosa importante sul quale molti imprenditori commettono un errore che può costargli caro.

 

Chi lavora nella S.r.l.? Qualcuno deve pur sempre lavorare altrimenti attiri l’attenzione dell’Inps

Prima di tutto vorrei porre l’attenzione su questo perché è importante. Marco ha affermato di non avere dipendenti e fare un ruolo puramente organizzativo.

Ciò è positivo, perché non deve pagare i contributi Inps commercianti del socio lavoratore.

Ma è anche vero che l’Inps, di fatto, potrebbe iscriverlo d’ufficio – anche se la Cassazione lo impedisce – aprendo retroattivamente d’ufficio una posizione contributiva in quanto lui è socio amministratore e NON c’è nessun altro che versa dei contributi Inps per conto della società (ne i dipendente ne altri eventuali soci lavoratori).

Dunque dovresti, poi, fare ricorso all’Inps che, se questa è ragionevole e segue la legge, potrebbe accogliere il ricorso se porti elementi di prova come, ad esempio, il fatto che il tuo lavoro è solo organizzativo nonostante non ci sia nessuno che versa dei contributi Inps nella S.r.l. (per esempio perchè deleghi tutta l’attività operativa della società ad altre partite Iva o lavoratori con il regime del lavoro autonomo occasionale).

Ma è anche vero che, se l’Inps si impuntasse, tu potresti andare solo a fare il ricorso davanti al giudice civile provinciale.

Cosa che per te consisterebbe in una perdita di tempo e denaro.

Adesso inizio a rispondere alle domande poste dall’imprenditore…

 

1) Quale forma contrattuale scegliere per avere un collaboratore nella S.r.l.?

Dipende molto dal modello di business che hai.

Perché ci sono 4 modi per “attivare” una collaborazione tra un lavoratore ed un imprenditore, ognuno di questi ha vantaggi e svantaggi.

Questi sono le principali 4 vie con cui puoi “assumere” un nuovo collaboratore:

A)  Assunzione normale, quindi gli dai una busta paga;

B)  Apertura di una partita Iva da parte del lavoratore (anche con il regime del forfettario);

C)  Lavoro autonomo occasionale;

D)  Prestazione occasione, “ex-voucher”, che è una cosa diversa rispetto al lavoro occasionale.

Qui, di seguito, riporto le principali differenze di questi strumenti che puoi utilizzare per avere un collaboratore nella S.r.l. e tagliare il carico fiscale.

Per lo meno puoi rendere il lavoro più o meno flessibile in base alle esigenze della tua azienda.

 

Assumere un collaboratore con la busta paga

Quando assumi una persona con una busta paga di fatto hai un costo fisso ed è difficile licenziarlo, fino a qui nulla di nuovo.

Il vantaggio è che il lavoratore può lavorare liberamente a contatto con il pubblico, senza paura di rischiare di venire considerato come lavoro in nero.

I contributi Inps da pagare sono di sicuro alti, che praticamente paghi tu, come S.r.l., in gran parte.

Se sei in questa situazione devi ricordarti che ci sono dei bonus, che vanno al dipendente, che gli fanno aumentare la busta paga, cosa che gli dà maggiori soldi “netti”, credendo che sia per merito tuo.

Un ulteriore vantaggio della busta paga è che ci sono dei sussidi che può pagare lo Stato, esempio la malattia, bonus Renzi, detrazione d’imposta, assegni di famiglia, cassa integrazione, disoccupazione.

Ma, i vantaggi per quello che riguarda la busta paga, li ho già trattati in un precedente articolo.

Ci vuole il commercialista/consulente del lavoro per poter assumere un dipendente perché deve essere fatta una comunicazione telematica all’Ispettorato del lavoro. La comunicazione deve essere fatta almeno un giorno prima del giorno di inizio del lavoro.

La busta paga è uno strumento adeguato nel momento in cui hai bisogno di avere persone che lavorano per te nei tuoi locali, a contatto con il pubblico, esempio un ristorante, nei tuoi orari, come ad esempio una fabbrica in una catena di montaggio, oppure dove viene fatto un prodotto utilizzando i propri mezzi, come ad esempio fa un artigiano o un pizzaiolo.

In generale tutte le volte che devi far lavorare un collaboratore sotto la tua direzione, allora questo è un lavoratore subordinato e, quindi, puoi utilizzare solo la busta paga come strumento per iniziare il rapporto.

 

Il collaboratore può aprire una partita Iva

La seconda principale distinzione è il fatto che il collaboratore possa aprire una partita Iva (forfettaria o meno) per poter iniziare un rapporto di lavoro con la tua S.r.l. .

In questo caso hai vantaggi e svantaggi.

Il vantaggio principale risiede nel fatto che non gli devi garantire lo stipendio, quindi niente compenso mensile.

Ma lo svantaggio è che non puoi far fare al collaboratore con una partita Iva le stesse cose che fai fare ad un collaboratore assunto con una busta paga.

Per esempio, il collaboratore con una partita Iva non puoi metterlo a fare il commesso, altrimenti rischi le sanzioni per il lavoro in nero.

Perché chi lavora con la partita Iva deve organizzare il lavoro con la propria organizzazione di mezzi e di tempo.

Non puoi prendere una persona con la partita Iva e dirle come deve svolgere il lavoro, farla venire nella tua azienda in specifici orari, nei tuoi locali. Cosa che puoi ottenere solo nel momento in cui assumi un collaboratore con busta paga.

Puoi prendere un collaboratore con partita Iva solo nel momento in cui gli commissioni un lavoro e questo autonomamente lo svolge con i suoi mezzi e con il suo tempo.

Per questa serie di motivi, il collaboratore con partita Iva è adatto maggiormente a tutti i lavori di “back office” o che può svolgere a casa.

Come, ad esempio, fare sponsorizzazioni su Facebook, farti qualche pagina del sito, scrivere qualche pezzo di copy per te, vendere e chiudere i contratti con i clienti al telefono.

Ecco, in questo caso, è lecito e legittimo avere un collaboratore con partita Iva perché lui può svolgere autonomamente il lavoro e, in tutti i casi, se questo lavora nel proprio ufficio (e non nei tuoi locali) allora svolge il lavoro in completa autonomia.

Al contrario, per i lavori in cui devi fare una vendita al pubblico, presso i tuoi locali, negli tuoi orari che tu stabilisci, nel modo e nelle procedure da te determinate, allora questo collaboratore lo puoi prendere solo con una busta paga.

Esempio, quando hai una gelateria, un supermercato, un commesso in generale che lavora a contatto con il pubblico lo puoi prendere solo con una busta paga.

Se tu mettessi un collaboratore con partita Iva a lavorare “al bancone” allora rischieresti le sanzioni per il lavoro in nero.

Di sicuro ci sono ulteriori vantaggi nella partita Iva rispetto all’assunzione di un collaboratore con una busta paga. Di certo il collaboratore è maggiormente responsabile dei risultati ottenuti, perché se l’azienda fallisce perde, anche lui i soldi.

È uno strumento flessibile perché puoi togliergli il compenso da un giorno all’altro, non tanto per cattiveria, ma perché puoi modellare il compenso in base ai risultati di fatturato della tua S.r.l. .

Il collaboratore può avere vantaggi fiscali nell’utilizzare la partita Iva. Può aprire con il forfettario, quindi risparmia le imposte ed i contributi, esempio aliquota del 5% come imposta sostitutiva e pagare l’Inps commercianti ridotta del 35%.

Può lavorare solo di back office, con organizzazione del proprio tempo.

 

Lavoro autonomo occasionale

È una forma di partita Iva, senza la partita Iva (scusa il gioco di parole), che non paga i contributi Inps, ma con dei limiti di importo e di giorni di lavoro annuali.

Direi che il primo vantaggio risiede nel fatto che il lavoratore non paga i contributi Inps, non deve aprire la partita Iva, quindi non deve neanche spendere i soldi per andare dal commercialista.

Ovviamente questo strumento ha dei limiti dimensionali perché si chiama, appunto, lavoro occasionale.

I limiti sono di euro 5.000,00 all’anno e 30 giorni all’anno di lavoro.

Il vantaggio di questo strumento risiede nel fatto che è molto flessibile, maggiore della partita Iva, e non occorre una comunicazione per iniziare il rapporto di lavoro.

Dunque per attivare una collaborazione con il lavoro autonomo occasionale non occorre avvisare il commercialista. Puoi fare tutto quanto da loro.

Non hai bisogno del commercialista per attivare il lavoro occasionale perché è un semplice lavoratore occasionale che puoi stipulare con un contratto scritto oppure un contratto “a voce”.

Perché NON devi né attivare una busta paga dal lato dell’impresa, né aprire una partita Iva dal lato del lavoratore.

Quindi, con il collaboratore occasionale lo puoi far lavorare con un semplice contratto che può essere stipulato anche a voce, oppure redigerlo anche per iscritto se vuoi una maggiore tutela.

Il lavoro occasionale può essere utilizzato nelle stesse situazioni in cui puoi richiedere la collaborazione con una partita Iva,

Ossia, puoi affidare dei compiti al collaboratore che, poi, deve gestire autonomamente.

Strumento fiscale adeguato nel momento in cui vuoi testare un rapporto con un collaboratore, prima di valutare collaborazioni più vincolanti come, ad esempio, la busta paga.

Con il lavoro occasionale ricordati che ricevi dal collaboratore non una fattura ma una ricevuta. In quanto la fattura si fa nel momento in cui c’è una partita Iva, ma siccome nel lavoro occasionale non c’è la partita Iva, allora tu ricevi una ricevuta fiscale.

In tutti i casi ricordati che l’imponibile della prestazione, ossia il costo che tu decidi di dare al lavoratore non cambia e che questo importo è soggetto a ritenuta d’acconto del 20%.

La ritenuta d’acconto è solo un anticipo sulle imposte dovute dal collaboratore per i compensi percepiti.

Nel concreto tu dovrai dare, al collaboratore, l’imponibile della prestazione e versare la ritenuta. Il collaboratore, in sede di dichiarazione dei redditi, scalerà l’importo della ritenuta già subita dal debito d’imposta.

 

Prestazione occasionale

Prima di iniziare questo capitolo è importante comprendere che la prestazione occasionale è una cosa completamente diversa rispetto al lavoro autonomo occasionale, anche se sembrano simili in quanto il nome è quasi identico.

In sostanza, la prestazione occasionale è ciò che ha sostituito i voucher, che c’erano in precedenza, e per tanti aspetti ne riprende, comunque, la norma.

La prestazione occasionale è uno strumento che puoi attivare praticamente nello stesso giorno, “a chiamata” e far lavorare subito una persona presso i tuoi locali, negli orari che tu concordi con questa. Questo al pari di tutti gli altri lavoratori dipendenti.

Essenzialmente il meccanismo della prestazione occasionale è che tu chiami una persona a lavorare, anche nello stesso giorno, poi questa fa un totale di ore e, quindi, tu la paghi in funzione delle ore che fa, senza dover avere altri obblighi di trattamento di fine rapporto, ferie, malattia ecc., in quando non l’hai assunta e non hai ulteriore obbligo.

Ovviamente non puoi pensare adesso di far lavorare tutti i dipendenti con la prestazione occasionale solo quando hai bisogno di lavoro chiamandoli all’occorrenza, perché questo strumento ha dei limiti di legge.

In fondo in fondo, si chiama pur sempre prestazione occasionale.

I limiti e le caratteristiche della prestazione occasionale sono i seguenti:

– come minimo devi pagare il collaboratore per almeno 4 ore al giorno. Dunque, se chiami il collaboratori lo devi far lavorare per almeno 4 ore in quel preciso giorno;

– ogni lavoratore può essere retribuito nei confronti di una medesima S.r.l. al massimo per euro 2.500,00

– ogni lavoratore può ricevere al massimo euro 5.000,00 di prestazioni occasionali. Dunque, un lavoratore può essere pagato da due diverse S.r.l. per euro 2.500,00 ciascuna;

– ogni S.r.l. può erogare, in un anno, al massimo euro 5.000,00 di prestazione occasionale. Dunque, al massimo può prendere 2 lavoratori con la prestazione occasionale dandogli 2.500,00 euro ciascuno (può anche avere più collaboratori presi con la prestazione occasionale, ma il totale erogato deve rimanere pari ad euro 5.000);

– Il compenso orario minimo netto che riceve il lavoratore è di 9,00 euro netti. Su questo compenso NON dovrà pagarci le imposte Irpef in sede di dichiarazione dei redditi (cosa che, invece, deve fare il collaboratore che utilizza il lavoro autonomo occasionale);

– il costo lordo per la S.r.l. è di 12,37 euro. La differenza tra il costo lordo di euro 12,37 che paga la S.r.l. ed il netto di euro 9 che riceve il lavoratore, sono i contributi Inps e Inail che si versano per quella specifica persona. Dunque, per quei giorni il lavoratore ha i contributi pagati ed è coperto anche contro eventuali infortuni. Così, se il lavoratore si fa male, non devi minimamente pensare se andare o meno al pronto soccorso.

Non hai bisogno del commercialista per attivare la prestazione occasionale, puoi attivarla direttamente tu, anche una ora precedente all’inizio dell’attività lavorativa del collaboratore.

Dovrai utilizzare un software dell’Inps, sarà un po’ complicato all’inizio, ma poi se ci prendi la mano è comodo e potrai fare tutte le comunicazioni di inizio attività da solo, senza dover pagare nessun commercialista o consulente del lavoro.

Esistono, poi, dei limiti e divieti al ricorso ai contratti di prestazione occasionale per evitare usi impropri di questo strumento, come ad esempio:

– l’utilizzatore non può acquisire prestazioni di lavoro occasionali da soggetti con i quali abbia in corso, o abbia cessato da meno di sei mesi, un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa;

– le imprese agricole possono utilizzare questi contratti solo se si tratta di studenti under 25, pensionati, disoccupati e percettori di prestazioni di sostegno al reddito non iscritti nell’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli (condizione da autocertificare, da parte del prestatore, al momento della registrazione alla piattaforma informatica);

– non possono essere utilizzati dalle imprese dell’edilizia e di settori affini, delle imprese esercenti l’attività di escavazione o lavorazione di materiale lapideo, delle imprese del settore delle miniere, cave e torbiere;

– è vietato l’utilizzo nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi.

Il vantaggio che ha la prestazione occasionale, rispetto alla partita Iva e al lavoro occasionale, è che il lavoratore può essere utilizzato tanto quanto un dipendente.

Se l’Ispettorato del lavoro fa un accesso e nota che c’è una persona che lavora con il lavoro occasionale, allora contesta il lavoro in nero.

Mentre, se l’Ispettorato del lavoro trovasse una persona che lavora con la prestazione occasionale, allora non ci sarebbe il pericolo delle sanzioni per il lavoro in nero, in quanto la prestazione occasionale è equiparata al lavoratore con busta paga.

Ossia il collaboratore può lavorare a contatto con il pubblico, evitando le sanzioni per il lavoro in nero, senza dover aspettare il giorno successivo a quello dell’invio telematico dell’assunzione del lavoratore al centro per l’impiego.

Strumento particolarmente adatto alle S.r.l. che hanno picchi sporadici di lavoro, come, ad esempio, ristoranti, pub, ecc., per far lavorare il collaboratore a contatto con il pubblico. Compreso anche chi ha dei parenti che, occasionalmente, collaborano con lui. In questo modo si evita il lavoro in nero.

Ora ti riporto le principali differenza tra questi strumenti mettendoli in termini comparativi. Questo ti permetterà di capire quando utilizzare l’uno o l’altro.

 

 

Qual è la differenza tra la partita Iva e il lavoro occasionale?

Ad entrambi devono essere affidati lavori da fare da “a casa” o “in ufficio”, lavori svolti liberamente secondo i tempi e le attrezzature del collaboratore.

Sempre entrambi non si possono utilizzare per avere collaboratori che lavorano nei locali dell’imprenditore, negli orari stabiliti da lui, a contatto con il pubblico.

La differenza tra questi strumenti risiede nel fatto che la partita Iva deve pagare i contributi Inps, mentre il lavoratore occasionale non paga i contributi Inps.

Ovviamente il lavoro autonomo occasionale ha dei limiti di giorni e di importo annuale perché la collaborazione deve essere occasionale.

 

Qual è la differenza tra lavoro autonomo occasionale e prestazione occasionale?

Sono tutti e due strumenti molto flessibili, che puoi utilizzare in caso di picchi di lavoro, con dei limiti dimensionali.

Dunque, di sicuro, entrambi devono essere utilizzati occasionalmente, su questo non ci piove.

Il lavoro autonomo occasionale serve per avere un collaboratore a cui affidare un progetto che verrà svolto autonomamente a casa o in ufficio. Non lo puoi utilizzare per metterlo nel tuo ristorante a contatto con il pubblico, come già più volte sottolineato.

NON puoi utilizzare il lavoro autonomo occasionale per sostituire un lavoratore con busta paga. In caso di controlli da parte dell’Ispettorato del lavoro rischi il lavoro in nero.

La prestazione occasionale, invece, è uno strumento che serve per avere un collaboratore e farlo lavorare nella tua azienda, o presso i tuoi negozi, al pari di un lavoratore con busta paga. Pertanto puoi utilizzare la prestazione occasionale per sostituire momentaneamente un lavoratore con busta paga.

In caso di controlli NON rischi le sanzioni per il lavoro in nero in quanto, con i voucher, il collaboratore può lavorare regolarmente in azienda, nei tuoi locali, a contatto con il pubblico, tanto quanto un dipendente con busta paga.

 

Qual è la differenza tra la busta paga e la partita Iva?

Il contratto di assunzione con una busta paga lo devi utilizzare quando vuoi avere un collaboratore che lavora in “front office”, a contatto con il pubblico, nei tuoi locali, nelle ore da te imposte, sotto la tua direzione.

Per questo contratto ci sono delle regole fisse imposte dalla legge, sia come ore di lavoro mensile previste dal contratto sia come importi orari di pagamento.

Mentre, quando affidi un lavoro ad una partita Iva, i mezzi che utilizza, il tempo e le strutture sono completamente suoi ed egli si deve organizzare il lavoro autonomamente senza la direzione dell’affidatario dell’incarico.

Infatti, in questo secondo caso, il modo migliore per lavorare è in “back office” perché, in caso di controlli dell’Ispettorato del lavoro, questo rischia le sanzioni per il lavoro in nero solo se fosse presente nei locali di svolgimento del lavoro a contatto con il pubblico.

 

2) Come posso tutelarmi nel caso mi trovassi a corto di risorse economiche per pagare i collaboratori/dipendenti?

Il significato di tutela nella domanda di Marco non è specificato, quindi ti espongo cosa intendo per me.

Per un imprenditore avere una S.r.l. è già una buona forma di tutela, rispetto ad altre forme giuridiche, come, ad esempio, la ditta individuale e la società di persone.

Ti mostro le differenze con un esempio tra l’assumere un dipendente con una S.r.l. oppure con una ditta individuale o società di persone.

Ipotizza di avere un imprevisto aziendale che ti prosciuga letteralmente il conto corrente dell’azienda, non hai i soldi, quindi devi chiudere completamente l’azienda con i dipendenti all’interno.

Ovviamente la chiudi senza pagare i dipendenti, perché non hai più i soldi in banca in quanto hai dovuto spendere tutto per ripagare l’imprevisto. Ti rimane almeno l’ultimo stipendio da pagare ai collaboratori e, comunque, dovrai pagar loro il T.f.r. accumulato nel corso degli anni.

Hai davanti a te 2 ipotesi, una in cui tu eserciti l’attività economica con una ditta individuale, mentre la seconda in cui tu eserciti l’attività economica con una S.r.l. .

Se tu avessi una ditta individuale, per tutti i debiti dell’azienda, tu risponderesti con tutti i beni personali, con i soldi che hai nel conto corrente, con i soldi cointestati con tua moglie, o, peggio ancora, ti verrebbero aggrediti i soldi dedicati al futuro dei tuoi figli. Dunque dovresti ripagare i debiti fino all’ultimo centesimo.

Se tu avessi una S.r.l., invece, i dipendenti ancora in attesa di ricevere l’ultimo stipendio ed il T.f.r., potrebbero fare il decreto ingiuntivo alla S.r.l., quindi potrebbero aggredire solo il conto corrente della società, o i beni aziendali, lasciando liberi i beni tuoi beni personali, senza intaccare i soldi che stai accumulando con tua moglie o per il futuro dei tuoi figli.

In questo secondo caso NON possono chiedere i soldi a te; non sei responsabile dei debiti residui dei dipendenti, perché quei debiti sono della S.r.l. e non sono i debiti tuoi.

E, lo stesso discorso, vale per i debiti verso i fornitori in generale. Se tu avessi una ditta individuale (o anche una società di persone), i fornitori potrebbero chiedere i soldi aggredendo il patrimonio personale dell’imprenditore.

Mentre, un fornitore della S.r.l., potrebbe fare il decreto ingiuntivo solo nei confronti della S.r.l. . Così facendo, i beni dell’imprenditore, socio della società, sarebbero proteggi e non aggredibili dai fornitori.

Ovviamente, questo non è un invito ad aprire la S.r.l. per truffare i dipendenti o i fornitori, perché in casi estremi avresti dei problemi.

Ma è anche vero che nell’ambito di rischi ordinari, eventi improvvisi aziendali veri, allora la S.r.l. protegge i tuoi beni personali, i tuoi immobili, i soldi nel conto corrente del coniuge e quelli che stai accantonando per il futuro della tua famiglia.

 

Conclusioni

Grazie alle informazioni che hai ottenuto da questo nuovo articolo del blog di Efficacia Fiscale sai quali strumenti ti mette a disposizione la legge per avere un nuovo collaboratore in modo flessibile, senza bisogno del commercialista, in base alle necessità della tua S.r.l. e riducendo il più possibile le imposte ed i contributi.

Oltretutto, sai come utilizzare una S.r.l. per proteggere il tuo patrimonio personale (e la tua famiglia) dai debiti verso i dipendenti che potrebbero residuare in caso di dissesto della tua azienda.

Differenze che devi conoscere, per lo meno prima di iniziare un’attività imprenditoriale, se vuoi gestire gli adempimenti della S.r.l. online nel modo migliore facendoti risparmiare tempo e quindi denaro.

In tutti i casi in cui hai un’azienda sappi che, se tu vuoi veramente dormire sonni tranquilli, proteggere il tuo patrimonio personale, proteggere il tuo investimento imprenditoriale, tagliare le imposte ed i contributi, tutelare la tua famiglia e il tuo futuro, la soluzione migliore risiede nell’utilizzare una S.r.l. .

Ma non basta.

Devi infatti anche verificare di:

a) produrre utili in abbondanza nella S.r.l.,

b) avere sempre la liquidità necessaria per far funzionare la S.r.l. regolarmente e…

c) utilizzare il più possibile strumenti di risparmio fiscale, riservati per legge alla S.r.l., nella tua società per ridurre le imposte e contributi dell’imprenditore.

Stai però attento, perché gestendo in modo inappropriato una S.r.l., rischi di pagare più del 70,72% di imposte e contributi (tanto quanto una ditta individuale).

Mentre, dal lato opposto, con una gestione fiscale efficace della S.r.l., le imposte possono essere ridotte fino al 28%.

Tra il 70,72% di carico tributario ed il 28%, ci sono vari strumenti di pianificazione fiscale che puoi utilizzare grazie alla tua S.r.l. per tagliare il più possibile le imposte ed i contributi Inps.

Più strumenti di risparmio fiscale specifici per la S.r.l. applichi e più riuscirai a ridurre le imposte ed i contributi avvicinandoti al 28%.

Strumenti di risparmio fiscale specifici per la S.r.l. che troverai scaricando il manuale che riceverai compilando il form qui in basso.

Tutte le volte che decidi di utilizzare una S.r.l. per la tua attività imprenditoriale, ricordati che puoi accedere al servizio della Contabilità Controllata.

Seguendo la procedura della Contabilità Controllata, puoi rendere la tua S.r.l. una macchina che ti genera costantemente, ogni anno, più soldi di quelli che spendi.

Ogni 12 mesi avrai una S.r.l. con più utili rispetto a prima, con più soldi in banca rispetto a prima e la possibilità di tagliare il carico fiscale della società dal 70,72% al 28%.

Tutto questo grazie all’applicazione dei principi di Efficacia Fiscale e al controllo mensile dei numeri del bilancio della S.r.l. utilizzando la procedura della Contabilità Controllata.

In questo modo crei sempre più ricchezza per te e ottieni tutto il successo che ti meriti insieme alle persone a te care.

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