Ciao, ti do il benvenuto in questo articolo di Efficacia Fiscale per affrontare, ed approfondire, un argomento tra i più richiesti dagli imprenditori che hanno avviato, o stanno per avviare, una S.r.l. e che desiderano risparmiare il più possibile le imposte in modo legale: il trattamento di fine mandato, meglio conosciuto con l’acronimo TFM.

Come di consueto faccio un breve ripasso per i fedeli lettori ed una piccola presentazione per i neofiti.

Mi chiamo Simone, sono un commercialista che dopo aver realizzato tutte le fasi tradizionali della carriera (laurea presso un’Università fisica, praticantato presso uno Studio fisico, apertura di uno Studio fisico, a Rimini) ha deciso di sfruttare le immense potenzialità offerte dal Web per aprire uno Studio on line.

Nel mio studio virtuale ricevo clienti da tutt’Italia (e non solo 😉) che amano interfacciarsi online con me.

Anche i miei collaboratori lavorano online, in smartworking, come si usa dire.

Sempre nell’ottica di sfruttare il più possibile il Web ho aperto questo blog, in cui, settimanalmente, pubblico articoli dedicati al fisco delle S.r.l. ed un canale YouTube “Commercialista Calisti” in cui approfondisco tematiche legate alle S.r.l. (a proposito, non ti sei ancora iscritto? Corri a farlo).

Nel mio percorso di studi, praticantato ed esercizio della professione sono venuto a contatto con imprese di ogni genere: forfettarie, semplificate, ordinarie, individuali e società.

Il che mi ha consentito, conti alla mano, leggendo i numeri, di approdare alla convinzione che la S.r.l. è la miglior forma giuridica per quegli imprenditori che, pur non essendo ancora colossi dell’economia, vogliono svilupparsi al massimo ed avere più utili, più soldi a disposizione sia investendo che risparmiando imposte e contributi.

Ci sono tanti tipi di imprenditori. Ragionando in termini di macrocategorie ne ho individuato 3:

  1.  Quelli vecchio stampo che ancora ricorrono al “nero”, alle rimanenze gonfiate e ad altre manovre truffaldine e cercano un commercialista compiacente (non accetto che per essere imprenditori bisogna sopravvivere per forza facendo del nero);
  2. Quelli concentrati sul marketing, che considerano la contabilità un qualcosa di estraneo alla vita aziendale e vedono il commercialista come un messo inviato dallo Stato per rovinare la giornata comunicando loro quanto c’è da versare;
  3.  Quelli che hanno compreso o, comunque, percepiscono l’importanza della contabilità per guidare la propria S.r.l. verso maggiori utili. Che sono curiosi, che vogliono capire ed approfondire la materia contabile e fiscale, compresi gli strumenti fiscali messi a disposizione dallo Stato per tagliare il carico di imposte e contributi tra cui, come vedremo tra poco, il TFM.

I miei articoli sul blog, i miei video YouTube e, perché no, la mia consulenza, per chi decida di avvalersene, sono per quest’ultima categoria di imprenditori. Quelli sani, disposti e contenti di conoscere ed applicare i pilastri su cui si fonda il mio Studio: la Contabilità Controllata mensile e l’Efficacia Fiscale.

Prima di vedere brevemente questi due pilastri faccio un piccolo passo indietro e termino la presentazione.

Ti ho detto chi sono, cosa faccio, come lavoro. Aggiungo che non sono un marketer che cerca di fare soldi facendoti credere che la S.r.l. sia sempre adatta a qualsiasi situazione aziendale, né sono un accademico che scrive tomi incomprensibili.

Sicuramente sono un ricercatore che si tiene costantemente informato leggendo quotidianamente il Sole 24 Ore e le varie norme, circolari, risposte ad interpelli, sentenze che la macchina Stato produce in quantità industriale a ciclo continuo e “traduce” tutto questo in un linguaggio comprensibile anche da chi non è del settore ma è coinvolto in veste di imprenditore che ha una S.r.l. (oppure che desidera aprire una nuova S.r.l.).

Apro e chiudo una parentesi: lo Stato, spesso, non è chiaro nel momento in cui formula una legge o una circolare o una risposta.

Alcune norme, alcuni principi sono posti in un modo incerto che lascia la porta aperta a diverse interpretazioni.

È ovvio che, in caso di verifica, il Fisco e gli altri Enti tireranno l’acqua al proprio mulino sostenendo che l’interpretazione corretta è quella che va a loro favore.

Ciò non significa, in modo automatico, che il contribuente abbia fatto il furbo e abbia torto.

In questi casi, quando la norma è incerta, la risposta l’ha il giudice tributario, che in parecchi casi ha dato torto agli Enti e ragione ai contribuenti.  E che, in ogni caso, pone delle linee guida.

Come nel caso appunto, del TFM, su cui la Cassazione si è pronunciata in tempi recenti (2020).

Quando la norma è incerta e il Fisco avanza pretese, la miglior soluzione, anche se costosa, è portare la questione all’attenzione del giudice tributario.

Questo è ciò che consiglio ai mei clienti durante le consulenze, i clienti cui ho fatto cenno qualche riga sopra. Quelli interessati alla materia contabile e fiscale e che sono propensi a fare propri i due pilastri del mio Studio.

Il primo è la Contabilità Controllata, ossia il controllo mensile dei numeri del bilancio della S.r.l. per essere sicuro che questo sia esatto e aggiornato.

Che il bilancio, quindi, corrisponda perfettamente alla realtà e che possa essere utilizzato dall’imprenditore, con l’aiuto del commercialista, per trarre input di vario genere (tagliare costi inutili, investire in nuovi settori ecc).

È ovvio che questo controllo va fatto in modo costante, periodico e frequente.

Il controllo mensile del bilancio della S.r.l. è l’ottimale.

Il secondo pilastro, l’Efficacia Fiscale, è strettamente correlato al primo e consiste nell’individuare, sempre grazie ai numeri del bilancio della S.r.l., quando, quali e in che misura attivare i bonus che lo Stato prevede per tagliare il carico di imposte e contributi dell’imprenditore.

Apro e chiudo una chiosa.

Il fatto che un bonus fiscale esista non significa che debba essere attivato a tutti i costi e nella massima estensione possibile.

Anzi, questa manovra, in certi casi, potrebbe avere un effetto contrario a quello sperato, mandando la S.r.l. in perdita.

Per questo motivo la sinergia con il commercialista è indispensabile.

Come nel caso in cui si tratta di determinare l’ammontare del TFM.

Termino questa presentazione descrivendo gli obiettivi che mi pongo quando scrivo i miei articoli e pubblico i miei video: darti una mano nel fare sì che la tua S.r.l si trasformi in una macchina per fare più soldi rispetto a quelli che spendi.

Con più soldi a disposizione potrai pagare collaboratori cui affidare parte degli incarichi e guadagnare tempo che potrai investire in nuove attività e dedicare a te stesso, alla tua compagna, ai tuoi figli, a chi ti vuole bene.

Con più soldi e più tempo a disposizione potrai fare regali anche di prestigio alla tua compagna, potrai dedicarti ai tuoi hobbies, potrai seguire al meglio i tuoi figli e garantire loro i migliori corsi di studio, potrai dedicare più attenzione a te stesso e ai tuoi cari e cogliere in tempo i segnali di malessere e ricorrere alle migliori cure mediche.

Con più soldi, più tempo, con un commercialista che lavori con te fianco a fianco e ti dia una mano a guadagnare il più possibile, anche attraverso il risparmio di imposte e contributi, potrai dormire sonni tranquilli ed essere al top ogni giorno.

Cosa che susciterà invidia in chi ti considerava un povero illuso e che dovrà rassegnarsi a vederti in cima alla vetta del successo lavorativo, familiare e sociale (molto di più rispettato a tante altre persone che in precedenza ti hanno criticato).

Sei pronto ad arrivare in cima alla vetta grazie (anche) ai miei articoli e a conoscere il bonus protagonista della settimana, il TFM?

Bando alle ciance and let’s go…

 

Cos’è il trattamento di fine mandato della S.r.l.?

Il trattamento di fine mandato (di seguito abbreviato in TFM) è una forma di compenso differito che una S.r.l. può facoltativamente riconoscere ai propri amministratori.

Il compenso mensile dell’amministratore è un importo che viene conteggiato ogni mese nel cedolino, in modo simile a quando è previsto per i dipendenti e che viene erogato solo al termine del rapporto tra l’amministratore e la S.r.l. .

Agli amministratori delle S.r.l., infatti, può essere iconosciuto un compenso, denominato, appunto, trattamento di fine mandato, che è erogato all’amministratore nel momento in cui si interrompe il mandato con la società (con un meccanismo simile al trattamento di fine rapporto che hanno i dipendenti).

Gli amministratori delle S.r.l. possono avere due tipologie di compensi, uno è una quota mensile, mentre la seconda funziona in modo simile al trattamento di fine rapporto dei dipendenti.

Il compenso mensile dell’amministratore, e l’eventuale trattamento di fine mandato, hanno dei meccanismi di imposizione fiscale diversi. Ciò può portare ad un risparmio di imposte e quindi più soldi a disposizione.

Il trattamento di fine rapporto è quella parte di compenso che ricevono i dipendenti quando interrompono il rapporto con la società. Il trattamento di fine mandato è il compenso che possono ricevere gli amministratori quando interrompono il mandato con la società.

La grossa differenza sta nel fatto che il trattamento di fine rapporto è obbligatorio per legge, mentre il trattamento di fine mandato dell’amministratore può essere attivato o meno a seconda della possibilità economica dell’azienda e della volontà dei soci.

Esempio: all’atto di nomina di un nuovo amministratore, l’assemblea sei soci, oltre a stabilire un compenso mensile, di euro 1.000, può anche stabilire un compenso che può essere accantonato ogni anno a titolo di trattamento di fine mandato e che verrà erogato all’amministratore in base agli anni di durata del rapporto.

Il compenso ordinario mensile dell’amministratore è tassato in maniera diversa rispetto al trattamento di fine mandato.

Il trattamento di fine mandato sconta un’imposta minore rispetto al compenso ordinario.

In sintesi, se una parte del compenso dell’amministratore viene erogato come trattamento di fine mandato, l’imposizione fiscale complessiva è minore rispetto all’imposta che colpisce il compenso mensile.

Non voglio affermare tutto questo solo a parole. Voglio dimostrare il tutto con i numeri, con i calcoli nero su bianco.

Solo quando ti viene mostrata, tramite i calcoli, la reale convenienza di uno strumento di risparmio fiscale, puoi essere certo che questo strumento sia migliore rispetto ad un altro strumento, nel tuo caso specifico.

 

Chi può prendere il trattamento di fine mandato della S.r.l.?

Il trattamento di fine mandato è previsto solo per gli amministratori della tua S.r.l. .

Infatti, i soci possono stabilire di accantonare ogni anno un determinato importo a titolo di TFM che verrà erogato per intero all’amministratore nel momento in cui si interrompe il rapporto.

Il compenso attribuito all’amministratore può essere variabile, ossia può essere stabilito dall’assemblea dei soci, non c’è un minimo o un massimo e, nello stesso modo, anche per il trattamento di fine mandato non ci sono dei limiti minimi o massimi per la quantificazione dell’importo.

Ciò a cui dovrai stare attento, ovviamente, è il fatto di evitare di mettere in gioco artifizi al limite della legalità solo al fine di abbattere le imposte.

In poche parole, l’importo del trattamento di fine mandato deve rispecchiare il valore che l’amministratore dà all’azienda, anche se questo è un valore di non facile individuazione (e la legge non prevede dei parametri certi).

 Esempio: se tu fossi amministratore unico e socio unico, all’atto della nomina da amministratore, potresti stabilire di attribuirti un compenso mensile da amministratore, per esempio di lordo 1.000, e quindi di accantonarti ogni anno anche euro 1.000 di compensi a titolo di trattamento di fine mandato.

Potresti fare questo in funzione del fatto che tu sei socio unico, possiedi il 100% della tua S.r.l., quindi hai possibilità di attribuirti tutto il compenso mensile e il trattamento di fine mandato che ritieni utile.

Quello che differenzia i 2 compensi è la modalità di tassazione che ti mostrerò qui, di seguito.

 

Com’è tassato il trattamento di fine mandato?

Prima di partire volevo precisare un piccolo concetto che può essere frainteso.

Ed è il fatto che sul trattamento di fine mandato si pagano i contributi Inps al pari di qualsiasi altro compenso mensile che riceve l’amministratore.

Quindi non pensare di utilizzare il trattamento di fine mandato per risparmiare i contributi Inps.

Quelli sono da pagare ugualmente anche nel trattamento di fine mandato.

L’unica piccola differenza è che i contributi Inps del trattamento di fine mandato saranno pagati in modo posticipato solo nel momento in cui si interrompe il mandato tra l’amministratore e la società.

Volendo essere precisi un beneficio può esserci ed è correlato al fatto che i contributi Inps vengono conteggiati, annualmente, fino ad un massimo di circa 103.000,00 euro di reddito attribuito all’amministratore della S.r.l. .

Ciò significa che, a fine mandato, eviterai di pagare i contributi Inps sulla parte di compenso e TFM eccedenti i 103.000,00 euro.

Ciò porta ad un importante vantaggio tributario, perché eviterai di pagare anche da un minimo del 24% ad un massimo del 34,23%.

Ma il vantaggio principale è quello che riguarda l’aspetto fiscale ossia le imposte.

Sul trattamento di fine mandato è applicata l’imposta a “tassazione separata”.

Questo meccanismo, che ti spiegherò subito qui di seguito, consente di risparmiare imposte rispetto alla tassazione ordinaria che hai con il compenso da amministratore mensile.

All’aumentare del reddito dell’amministratore, aumenta anche il vantaggio fiscale di pagare l’imposta con la tassazione separata del TFM rispetto alla imposta del compenso ordinario mensile dello stesso.

 

Come si calcola l’imposta da pagare sul TFM della S.r.l.? 

Con la tassazione separata (ed il trattamento di fine mandato dell’amministratore della S.r.l. rientra, appunto, tra i casi in cui si applica questo meccanismo di calcolo delle imposte) tutto il reddito che tu amministratore percepisci quando si interrompe il mandato con la società NON va a confluire nel reddito complessivo insieme a tutti gli altri redditi di quel periodo, esempio il compenso ordinario dell’amministratore, per poi essere tassato alle aliquote progressive.

In sintesi, la procedura per calcolare l’imposta da applicare sul TFM è questa:

1) sommare i redditi dei due anni precedenti alla erogazione del TFM;

 Esempio: reddito anno 2018 euro 15.000, reddito anno 2017 euro 17.000 e TFM euro 5.000. Il reddito medio è dato da euro 15.000 + 17.000 = 32.000.

2) dividere per 2 l’importo per trovare il reddito medio;

 Esempio: reddito medio, euro 32.000 / 2 = euro 16.000.

 3) calcolare le imposte come se fossero assoggettare agli scaglioni Irpef ordinari;

Esempio: le aliquote Irpef sono del 23% fino a euro 15.000 e aliquota del 27% fino al 28.000. Da questo nasce che l’imposta è la seguente, euro 15.000 x 23% + 1.000 x 27% = euro 3.720.

4) calcolare l’incidenza percentuale delle imposte sul reddito medio precedentemente individuato;

Esempio: calcoliamo l’incidenza percentuale della imposta media sul reddito medio, euro 3.720 / 16.000 x 100 = 23,25% (ecco, questa è l’aliquota di imposta che sarà applicata sul compenso percepito come trattamento di fine mandato).

 5) utilizzare la medesima aliquota per calcolare le imposte sul compenso del TFM (senza aggiungere nessun altro reddito percepito durante l’anno);

 Esempio: TFM euro 5.000 x 23,25% = 1.162,50. Queste sono le imposte che l’amministratore verserà per il TFMQuesto anche se durante l’anno avesse ricevuto altri redditi come amministratore ecc.

 

Ecco perché all’imprenditore con una S.r.l. conviene prendere più TFM rispetto alla tassazione ordinaria del compenso dell’amministratore 

Ora ti mostro il calcolo delle imposte su una parte di compenso tassato con il metodo della tassazione del TFM e con il metodo del compenso ordinario dell’amministratore. 

Esempio di imposte calcolate con il metodo della “tassazione separata”:

Reddito a tassazione separata, per il TFM percepito nel 2018 di €. 4.000 (circa euro 2.000 ogni anno).

Reddito complessivo anno 2017 di €. 29.000.

Reddito complessivo anno 2016 di €. 27.000.

a) Calcolo della media annuale del reddito del biennio 29.000 + 27.000 = 56.000.

b) Calcolo il reddito medio, 56.000 : 2 = 28.000.

c) Calcolo dell’aliquota da applicare al reddito a tassazione separata, fino a 15.000 euro 23% = 3.450,00, da 15.000 a 28.000 euro 27% = 3.510.

L’imposta calcolata su €. 28.000 è pari a 6.960 euro (euro 3.450 + euro 3.510).

d) Calcolo dell’incidenza delle imposte sul reddito, 6.960 : 28.000  x 100 = ossia 8.527,50 x 100 = 24,86% Aliquota media della tassazione separata.

e) Calcolo dell’imposta sul TFM4.000 x 24,86% = 994,40. 

Quindi, con la tassazione separata, l’imprenditore paga una imposta di euro 994,40 sul maggior compenso incassato come TFM ammontante ad euro 4.000

Per comprendere al meglio quanto conviene il TFM rispetto al compenso ordinario dell’amministratore, è più semplice mostrartelo facendo i calcoli anche per la successiva tassazione ordinaria.

 Esempio di imposte calcolate con il metodo ordinario:

Per comprendere il tutto è più facile riportare la tabella delle aliquote ordinaria Irpef a cui è soggetto il compenso ordinario dell’amministratore.

Aliquote Irpef per la tassazione sui redditi 2018 (cinque scaglioni dal 23% al 43%): 

a) Il primo degli scaglioni Irpef coinvolge i contribuenti con un reddito compreso tra 0 euro e 15.000 euro. In questo caso l’aliquota Irpef è del 23%;

b) Il secondo scaglione Irpef è quello che comprende i redditi tra da 15.001 euro a 28.000 euro. L’aliquota riservata a questa fascia è del 27%; 

c) Il terzo scaglione di reddito è quello compreso tra 28.001 euro e 55.000 euro. L’aliquota Irpef è fissata al 38% sulla soglia eccedente la seconda;

d) Il quarto scaglione Irpef coinvolge tutti i contribuenti da 55.001 euro a 75.000 euro. Per questi contribuenti, l’aliquota Irpef sulla quota eccedente il precedente scaglione è del 41%;

e) Oltre i 75.000 euro di reddito, ovvero per il quinto ed ultimo scaglione di reddito, l’aliquota Irpef è pari al 43%.

A questi bisogna anche aggiungere le addizionali regionali e comunali.

Le aliquote delle addizionali regionali e comunali sono variabili, per semplificare il calcolo consideriamo che insieme siano pari all’1%.

Ritornando al nostro calcolo, per ogni anno dobbiamo calcolare le imposte sulla base delle aliquote ordinarie più alte, in quanto l’importo non è più erogata come TFM, ma attribuito pro quota ad ogni anno di maturazione.

Pro quota sono euro 2.000 di TFM all’anno.

Quindi il Reddito complessivo anno 2017 va da €. 29.000 passa a €. 31.000.

Quindi il Reddito complessivo anno 2016 da €. 27.000 passa a €. 29.000.

Adesso tassiamo euro 2.000 per ogni anno alle aliquote marginali più alte.

Per il 2017, tutto il reddito di euro 2.000 paga una imposta pari al 39% (aliquota Irpef 38% + 1% come addizionale regionale e comunale) = 2.000 x 39% = 780.

Per il 2016, il reddito paga una imposta pari al 28% (aliquota Irpef 27% + 1% come addizionale regionale e comunale) e l’altra parte di euro 1.000 al 39% (aliquota Irpef 38% + 1% come addizionale regionale e comunale) = 1.000 x 28% + 1.000 x 39% = 280 + 390 = 670.

In totale, tassando euro 4.000 con la tassazione ordinaria, le imposte da pagare sono di euro 780 + 670 = 1.450, a fronte di euro 994,40 del TFM.

La differenza è di euro 455,60 pari al 45,81% in più rispetto al caso della tassazione separata con il TFM per 2 anni.

Ovviamente questo è un esempio, e ricordati che:

– Più aumenta il reddito complessivo dell’amministratore più è vantaggioso utilizzare il TFM.

– Più aumenta l’importo della quota annuale del TFM, più è vantaggioso utilizzare il TFM.

– Più aumentano gli anni in cui utilizzi il TFM, più aumenta l’ammontare delle imposte risparmiate.

L’unica cosa che dovrai valutare è che puoi ottenere il TFM solo al termine del rapporto di lavoro.

Il “quanto” risparmiare, grazie all’utilizzo del TFM, dipende dall’importo e dagli anni nei quali puoi utilizzare il TFM.

Oltre a pagare meno imposte, con il TFM hai il vantaggio che “metti costi in contabilità” che non hai.

Che non vuole dire nulla di illegale, ma semplicemente che la S.r.l. non paga le imposte a fronte di una somma di denaro che dovrà dare al socio successivamente perché nella contabilità della S.r.l. si mettono dei costi che saranno pagati successivamente.

Ti dico questo perché ci sono determinati strumenti fiscali, come ad esempio il trattamento di fine mandato, che ti permettono di mettere in contabilità dei costi nella S.r.l. che di fatto non sono coperti da reali fatture.

Il TFM, infatti, non è una fattura, è semplicemente un costo messo in contabilità ogni anno – sul quale la S.r.l. risparmia le imposte – per un debito verso l’amministratore che pagherà in futuro appena si interrompe il rapporto di lavoro. Pertanto, è anche uno strumento per aumentare la liquidità della società.

 

Come puoi ottenere il maggior vantaggio fiscale dal TFM dell’amministratore della S.r.l.?

Il maggior vantaggio fiscale lo puoi utilizzare tutte le volte in cui riesci a spostare parte del compenso dell’amministratore da ordinario a TFM.

Tutte le volte che puoi fare questo, sicuramente hai un vantaggio fiscale.

Ma non solo.

Tutte le volte che puoi accantonare la quota annuale del TFM la tua azienda ha un costo che può dedurre dalla contabilità e che consentirà alla tua S.r.l. di pagare meno imposte.

Avere in contabilità un costo che eroghi all’amministratore solo negli anni successivi, per te significa che ogni anno lasci in azienda un quantitativo di soldi, il che costituirà una maggiore liquidità a disposizione della tua S.r.l. per fare investimenti.

Sicuramente non sarà solo quello che decreterà il tuo successo imprenditoriale, ma potrebbe fare comodo accumulare liquidità nella tua S.r.l. per gestire investimenti presenti della tua società.

 

Qual è un problema del TFM che devi assolutamente risolvere?

Il “problema” principale, sempre che si possa chiamare in questo modo, è che la legge non stabilisce un metodo di calcolo preciso del trattamento di fine mandato che ti permette di stare sicuro da qualsiasi discussione di fronte ad un controllo.

Quindi l’assemblea è libera di attribuire il valore che più gli pare equo. Siccome c’è incertezza, il funzionario tenderà a contestarlo nel momento in cui fosse superiore a determinati parametri che l’Agenzia delle Entrate utilizza per valutare l’adeguatezza.

Ad esempio, pare ormai consolidato l’orientamento dell’Agenzia delle Entrate a considerare adeguato il TFM calcolato con gli stessi parametri del trattamento di fine rapporto dei dipendenti, contestando tutti i casi in cui l’importo è diverso (anche se i Giudici della Cassazione gli hanno dato torto).

Però non esiste una legge che afferma questo. Quindi, la certezza, la si può avere solo attraverso la pronuncia di un giudice tributario.

 

 

Quali regole devi rispettare per proteggere il trattamento di fine mandato della tua S.r.l.?

Ogniqualvolta decidi di utilizzare il trattamento di fine mandato nella tua S.r.l., ci sono tutta una serie di elementi a cui devi stare attento.

Qui, di seguito ti voglio riportare una check list di cose da considerare per evitare contestazioni con il fisco evitando di pagare sanzioni e interessi.

1) Devi essere certo che nell’atto costitutivo della S.r.l. sia previsto la possibilità di attribuire il trattamento di fine mandato all’amministratore.

Potresti comunque utilizzare il trattamento di fine mandato successivamente, ma per avere maggiori strumenti a tua difesa, è meglio che questa clausola sia inserito nell’atto costitutivo della S.r.l. .

2) Il TFM deve essere approvato dall’assemblea dei soci: ricordati che il TFM può essere concesso all’amministratore solo per scelta dei soci della società.

Quindi, prima di accantonare questo importo bisogna redigere un verbale dell’assemblea in cui si individua l’ammontare dello stesso.

Esempio: se vuoi inserire il valore del TFM come costo nella contabilità della tua S.r.l., devi redigere un verbale dei soci nel quale si afferma che la S.r.l. vuole stabilire un certo quantitativo di TFM a valore dell’amministratore.

3) Consiglio vivamente di attribuire il TFM con atto di data certa anteriore alla nomina del nuovo amministratore. Se questo non fosse possibile ci sarebbero 2 tipologie di “problemi”.

Il primo è che non verrebbe riconosciuto, all’amministratore, il bonus della tassazione separata del TFM.

Il secondo risiede nel fatto che per la S.r.l. non sarebbero deducibili le quote annuali del TFM, ma questo sarebbe interamente deducibile solo nel momento in cui venisse erogato per intero.

Pertanto  perderesti anche il beneficio finanziario visto in precedenza.

Al contrario, se l’indennità spettante all’amministratore risulta da atto di data certa anteriore all’inizio del rapporto:

  • in capo all’amministratore sussiste la possibilità di tassare separatamente tale reddito – ciò comporta un beneficio fiscale -,
  • in capo alla società la deduzione avviene con il criterio della competenza all’atto di ciascun accantonamento. Ossia ogni anno la S.r.l. può mettere come costo l’importo del trattamento di fine rapporto dell’amministratore.

La società che non intende correre rischi deve redigere il verbale assembleare di attribuzione del TFM prima dell’accettazione dell’incarico da parte dell’amministratore (prima individui il TFM da dare agli amministratori con data certa, poi dopo nomini il nuovo amministratore).

La data certa anteriore al rapporto può essere soddisfatta con:

  • registrazione delibera assembleare presso Agenzia Entrate;
  • invio all’amministratore della delibera con raccomandata in plico senza busta;
  • applicando una marca temporale sul documento;
  • deposito del verbale di nomina dell’Amministratore presso la CCIAA (esempio nella pratica di cambio amministratore da inviare con la pratica di ComUnica che fa il tuo commercialista);
  • rendere l’atto come pubblico grazie al notaio;
  • scambio corrispondenza con PEC.

N.b. l’Agenzia delle Entrate si è orientata con rigore per la data certa del trattamento di fine mandato anteriore all’inizio del rapporto.

Il fatto di attribuire la data certa successivamente e dedurre le relative quote accantonate per competenza è riconosciuta come fattibile dalla dottrina ma, tecnicamente, può essere contesta dal Fisco se un funzionario dell’Agenzia delle Entrate viene a spulciare nei documenti contabili della S.r.l. .

Sono consapevole che non è sempre possibile attribuire un compenso come TFM precedentemente l’atto della nomina dell’amministratore.

In casi estremi, appena stabilito il TFM, attribuisci la data certa essendo però consapevole che, in caso di accertamento fiscale, l’Agenzia delle Entrate potrebbe contestare la deduzione del costo.

Questa non è una mia interpretazione ma è scritto è nell’articolo 17 del testo unico delle imposte sul reddito (chiamato TUIR) che riporto qui, di seguito:

Art. 17 Tuir

Tassazione separata

1. L’imposta si applica separatamente sui seguenti redditi:

[…]

c) indennità percepite per la cessazione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, di cui al comma 2 dell’articolo 49, se il diritto all’indennità risulta da atto di data certa anteriore all’inizio del rapporto nonché, in ogni caso, le somme e i valori comunque percepiti, al netto delle spese legali sostenute, anche se a titolo risarcitorio o nel contesto di procedure esecutive, a seguito di provvedimenti dell’autorità giudiziaria o di transazioni relativi alla risoluzione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa;

Questo inciso afferma che l’imprenditore amministratore della S.r.l. può beneficiare del regime della tassazione separata solo se l’indennità ha una data certa anteriore all’inizio del rapporto.

4) Il valore da attribuire al TFM deve essere individuato nel rispetto del vincolo della ragionevolezza e della congruità, ovvero della sua commisurazione alla realtà economica della società, ai suoi volumi di reddito, all’attività svolta dall’amministratore, eccetera.

L’ammontare del Trattamento di Fine Mandato spettante all’organo amministrativo è demandato alla contrattazione individuale e non alla legge, come il trattamento di fine mandato dei dipendenti.

Non essendoci dei parametri previsti dalla legge, ci sono 2 valori indicativi che possiamo prendere a riferimento:

a) L’accantonamento destinato al TFM non può superare il 20% o al massimo il 30% del compenso annuo dell’Amministratore;

b) L’importo può essere quantificato secondo i criteri previsti dall’art. 2120 C.C. per il TFR dei lavoratori dipendenti (compenso annuo lordo diviso per 13,5).

Esempio: se l’amministratore dovesse avere un compenso annuale lordo di euro 20.000, l’ammontare massimo del TFM annuale che potrebbe risultare ragionevole potrebbe essere di euro 4.000 (euro 20.000 x 20%), oppure di euro 1.481 (euro 20.000 / 13,5).

Superare il limite di euro 6.000,00 all’anno come accantonamento del TFM, aumenterebbe la possibilità di non farti riconoscere la deducibilità in caso di controlli e accertamento.

Per avere ulteriori dati a tuo vantaggio, potresti allineare il TFM ai risultati di bilancio che ottiene la tua S.r.l.

In tutti i casi, nel 2020, ci sono state almeno 3 sentenze con cui, i giudici, hanno dato ragione all’imprenditore e torto all’Agenzia delle Entrate che voleva applicare al TFM i limiti del trattamento di fine rapporto dei dipendenti.

Queste sentenze hanno, in sintesi, affermato che il trattamento di fine mandato deve essere individuato liberamente dai soci della S.r.l. in funzione del valore che l’amministrazione apporta nella società.

5) Ricordati che viene applicata una ritenuta del 20% nel momento dell’erogazioneal momento dell’erogazione del compenso, la società opera una ritenuta del 20% a titolo d’acconto al netto dei contributi previdenziali (Gestione separata Inps) a carico dell’amministratore (da calcolare anche sul TFM erogato).

L’eventuale saldo delle imposte è pagato successivamente con un atto ricevuto dall’Agenzia delle Entrate.

6) in caso di contestazioni di un funzionario dell’Agenzia delle Entrate, che a tuo parere sono ingiustificate, devi essere pronto a richiedere l’intervento di un giudice tributario e presentarti all’incontro con più prove a tuo vantaggio.

Di seguito riporto un’ordinanza della Cassazione (i giudici della Cassazione si esprimono in ultimo, in modo definitivo) che nel 2020 ha dato ragione all’imprenditore, invece che all’Agenzia delle Entrate.

Ma prima di andare oltre, faccio un passo indietro e ti descrivo i 3 gradi di giudizio.

 

Alcuni strumenti di pianificazione fiscale sono più difendibili rispetto ad altri – utilizza i 3 gradi di giudizio per difenderti

Un’informazione che dobbiamo conoscere quando parliamo di come ridurre il carico fiscale è che, anche se pensiamo che tutti gli strumenti di risparmio fiscale siano uguali in realtà non tutti sono difendibili nello stesso modo.

Ci possono essere degli strumenti di risparmio fiscale che si possono difendere solo attraverso una sentenza di un giudice tributario in quanto facilmente contestabile dal funzionario dell’Agenzia delle Entrate.

Quindi dobbiamo essere consapevoli che alcuni strumenti sono più difendibili, mentre altri sono meno difendibili.

Anche se fossimo i migliori commercialisti sulla Terra, qualche tipologia di strumento di pianificazione fiscale potrebbe essere contestata dal Fisco, se ciò avvenisse, che, per avere ragione, bisognerebbe passare attraverso un iter giudiziario. Iter che si sviluppa in un primo grado, un secondo grado e un terzo grado.

Questa è una cosa che dobbiamo mettere in conto. Anche se andassimo dai migliori commercialisti potrebbe capitare.

Ciò che possiamo fare in questo caso è prevenire il più possibile questa evenienza.

Ribadisco che non tutti gli strumenti di risparmio fiscale sono facilmente difendibili, ma di questo aspetto parla poco o niente su internet.

Qualche strumento fiscale è poco difendibile, qualcun altro è molto più difendibile, qualcun altro ancora è caratterizzato dall’incertezza nell’esito in quanto sia il contribuente che l’Agenzia delle Entrate potrebbero avere ragione.

Da cosa può dipendere questa incertezza?

Potrebbe dipendere da come è stato elaborato il testo della norma e dal fatto che nessun giudice di nessun grado si è ancora espresso, oppure dal fatto che i giudici si sono espressi, ma hanno manifestato idee contrastanti.

In fondo in fondo, che in Italia ci sia l’incertezza del diritto dovrebbe essere una novità. Anche per te che stai leggendo questo blog.

Tutto questo NON significa che NON puoi utilizzare determinati strumenti di risparmio fiscale.

Significa che per determinati strumenti puoi aspettarti maggiori contestazioni in caso di controlli e quindi sta a te cercare di produrre il maggior numero di prove a tuo favore da mostrare ad un giudice.

Quello che personalmente mi preoccupa, in caso di controlli, è quello che viene definito abuso del diritto.

Di seguito ti riporto la definizione di abuso del diritto:

Articolo 10-bis L. 27 luglio 2000, n. 212 (“Statuto del contribuente”): Secondo il comma 1 della norma, “configurano abuso del diritto una o più operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti”. Gli elementi costitutivi della condotta elusiva posso così enuclearsi:

– condotta priva di sostanza economica;

– conseguimento di indebito vantaggio fiscale;

– essenzialità del vantaggio fiscale indebito.

L’abuso del diritto si verifica quando utilizzi strumenti contrattuali legali al solo fine di ridurre le imposte.

Lo Stato pretende che un contratto venga stipulato con un fine reale di interesse tra le parti e non solo con lo scopo di ridurre le imposte.

Ove tu fossi in questa situazione il funzionario, in caso di controllo, potrebbe contestare lo strumento che hai utilizzato e quindi farti pagare sanzioni e interessi.

Questo è ciò da cui dovrai difenderti.

Tieni conto che è impossibile pensare di svolgere un’attività imprenditoriale magari per 40 anni e pensare di non subire mai controlli o pensare di farla franca ad ogni accertamento fiscale.

In caso di controlli è normale che vengano rilevati errori piccoli o grandi commessi durante l’esercizio dell’attività e, quindi, è normale che ci si trovi a dover pagare qualcosa in termini di maggiori imposte.

Così come è impossibile pensare di svolgere un’attività imprenditoriale per 40 anni senza subire è molto difficile pensare di poter superare un accertamento senza neanche una piccola contestazione.

Cosa succede quando il funzionario dell’Agenzia delle Entrate contesta qualcosa mentre tu pensi di avere ragione?

Dovresti ricorrere ai 3 gradi di giudizio, ossia, al parere della commissione tributaria provinciale, alla commissione tributaria regionale e alla Cassazione.

Prima di tutto contesti quello che il funzionario dell’Agenzia delle Entrate ha riportato sul suo verbale di contestazione e porti le prove a tuo favore davanti al giudice tributario provinciale.

La parte che perde, potrebbe fare un nuovo ricorso al giudice tributario regionale per contestare quello che è stato affermato dal giudice precedente.

Come ultima fase, la parte che perde in sede di giudizio del giudice tributario regionale, può fare ricorso ad un’apposita sezione della Corte di Cassazione per contrastare la sentenza del giudice precedente.

Ovviamente, ho sintetizzato parecchio, ma questa rapida sintesi è utile per comprendere qual è la procedura che dovrai seguire per far valere i tuoi diritti e contestare ciò che il funzionario dell’Agenzia delle Entrate ha accertato a tuo sfavore.

Arrivare al punto di dover ricorrere al parere di un giudice, significa che tu vuoi dimostrare le tue ragioni, quindi, significa che dovrai portare più prove possibili.

Queste prove possono consistere, per esempio, in documenti per provare che un atto ha una data certa, che un determinato fatto è effettivamente reale e avvenuto, che un determinato valore di una transazione corrisponde a quello di mercato, oppure che determinati giudici, in precedenza, si sono espressi a favore del contribuente in casi simili.

Quindi, per difenderti adeguatamente, devi prepararti in anticipo, cercando di trovare il maggior numero possibile di elementi di prova a tuo favore, ed essendo consapevole che, determinati strumenti, potrebbero essere sempre potenzialmente contestati.

In tutti i casi ricordati che o tu o l’Agenzia delle Entrate, potete arrivare fino al terzo grado di giudizio che corrisponde ad una sentenza della Cassazione.

Solo con quest’ultima si può considerare il giudizio come definitivo (fermo restando che giudizio potrebbe diventare definitivo già in primo grado o in secondo grado, se la controparte decide di non proseguire con il ricorso successivo).

In tutti i casi sarà una perdita di tempo e denaro per te perché richiederà energie, attenzione, oltre al costo del commercialista e dell’avvocato.

Ovviamente, se devi difenderti….. devi difenderti, ma questo significa che più l’importo contestato è elevato e più hai vantaggio a fare ricorso fino alla fine. Al contrario più l’importo contestato è esiguo più ti conviene pagare il prima possibile in modo da beneficiare della maggiore riduzione delle sanzioni consentita dalla legge.

In tutti i casi ricordati che, l’Agenzia delle Entrate, potenzialmente, andrà fino agli ultimi gradi di giudizio.

Questo è dovuto in parte al fatto che al funzionario dell’Agenzia delle Entrate non gli costa nulla fare opposizione estrema, tanto paga il sistema Italia l’eventuale resistenza contro il contribuente, il funzionario non paga nulla di tasca sua.

Inoltre, va tenuto conto del fatto che i funzionari stessi, per evitare possibili contestazioni da parte di colleghi o superiori, cercano di contestare il più possibile, al contribuente.

Questo, appunto, per evitare che altri colleghi possano sollevare, in futuro, contestazioni circa il lavoro di verifica su un determinato contribuente.

Alcune tipologie di contratti o di strumenti necessitano di valutazioni di mercato che possono essere conteggiate in misura diversa da noi commercialisti, dagli imprenditori e dai funzionari dell’Agenzia delle Entrate. Questa è una cosa da mettere in conto.

Quindi, sappi che, in caso di contestazione, è bene prepararsi. Il Fisco procederà fino agli ultimi gradi di giudizio consentiti dalla legge e potrebbe anche contestarti cose su cui non ha piena certezza di aver ragione.

Solo nel caso in cui le sentenze della Cassazione siano allineate in modo solido verso una soluzione a favore del contribuente gli Enti potrebbero prendere in considerazione l’evitare la contestazione al contribuente.

Oltre a questo, c’è anche da aggiungere che ogni decisione della Cassazione, è una decisione specifica per uno specifico caso. Quindi non è detto che si adatti al meglio al tuo caso.

Ciò crea, inevitabilmente, ancora più incertezza, in quanto possono capitare sentenze parzialmente simili al tuo caso di specie, che danno, di conseguenza, parzialmente ragione o parzialmente torto.

La consapevolezza che solo le sentenze della Cassazione sono definitive, che non è detto che ci siano sentenze precedenti identiche al tuo caso, che può capitare che i giudici si esprimano in modo diverso sugli stessi casi simili, non fa che aumentare l’incertezza. Incertezza con cui dobbiamo convivere.

Ciò che è certo è il fatto che più l’importo contestato è contenuto e minore è il vantaggio nel proseguire il contenzioso tributario. All’opposto, più l’importo contestato è elevato e più c’è convenienza a provare a contestare il tutto presso il giudice tributario.

Tutto questo per mostrarti che, quando si parla di risparmio fiscale, nessun commercialista può assicurarti al 100% che tutti gli strumenti siano garantiti e certi al 100%.

Alcuni strumenti di pianificazione fiscale sono più difendibili, altri meno.

Sono cose che, il contribuente, deve valutare insieme al suo commercialista considerando la propria posizione fiscale personale, quella della S.r.l. e l’ammontare potenzialmente contestabile.

 

Quale sentenza della Cassazione puoi utilizzare a tuo favore per difenderti davanti ad un giudice in caso di contestazioni da parte del funzionario dell’Agenzia delle Entrate?

Come hai letto nel capitolo precedente, in caso di contestazioni fiscali hai bisogno di andare davanti ad un giudice per affermare la tua verità.

Per poter andare davanti ad un giudice, devi portare delle prove per aver ragione.

Per quanto riguarda il trattamento di fine rapporto, per difendere il valore ad esso attribuito, puoi utilizzare l’ordinanza 06 novembre 2020, n. 24848 della Corte di Cassazione, in cui è stato affermato che il valore del trattamento di fine mandato NON deve essere calcolato nello stesso modo del trattamento di fine rapporto dei dipendenti, ma deve seguire un principio di ragionevolezza quantificabile tra le parti.

Questo perché, fino a che il trattamento di fine mandato è calcolato tanto quanto il trattamento di fine rapporto – ossia accantoni una busta paga dell’amministratore all’anno – allora l’Agenzia delle Entrate non dovrebbe contestarti questo valore.

Ma nel caso in cui il trattamento di fine mandato fosse superiore a circa una busta paga mentile dell’amministratore, allora potresti avere contestazioni fiscali, in quanto l’Agenzia delle Entrate affermerebbe che il trattamento di fine mandato deve essere calcolato alla stregua del trattamento di fine rapporto di un dipendente.

Ecco, questa ordinanza della Cassazione ricorda che il trattamento di fine mandato può avere un valore più alto del semplice trattamento di fine rapporto di un dipendente in quanto sono cose diverse. Questo in quanto l’importo del trattamento di fine rapporto assegnato all’amministratore deve essere individuato secondo un criterio di ragionevolezza.

 

Cosa dice la sentenza della Cassazione del 2020 in merito al trattamento di fine mandato? Giurisprudenza – CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 06 novembre 2020, n. 24848

Giurisprudenza – CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 06 novembre 2020, n. 24848

Ragioni della decisione

[…]

“2.1. – Mediante il suo primo motivo di ricorso l’Agenzia delle Entrate critica la decisione adottata dalla CTR della Puglia per aver deciso in ultrapetizione negando l’equiparabilità, ai fini della disciplina legale dell’accantonamento, delle quote annualmente destinate a costituire i fondi per il trattamento di fine mandato degli amministratori rispetto alle quote accantonate per il trattamento di fine rapporto dei dipendenti, sebbene la questione non fosse stata proposta nel corso del giudizio, non avendo la società contestato la circostanza.

[…]

In riferimento alla contestazione proposta in relazione al profilo della violazione di legge, poi, non si rinviene una norma che obblighi le società a provvedere all’ammortamento delle quote del trattamento di fine mandato degli amministratori nelle forme previste per i lavoratori dipendenti. Del resto la tesi sostenuta dall’Amministrazione finanziaria non risulta accolta dalla giurisprudenza di legittimità, che ha già avuto occasione di precisare, condivisibilmente, che “in tema di redditi di impresa, in base al combinato disposto degli artt. 17, comma 1, lett. c), e 105 del d.P.R. n. 917 del 1986, possono essere dedotte in ciascun esercizio, secondo il principio di competenza, le quote accantonate per il trattamento di fine mandato, previsto in favore degli amministratori delle società, purché la previsione di detto trattamento risulti da un atto scritto avente data certa anteriore all’inizio del rapporto, che ne specifichi anche l’importo: in mancanza di tali presupposti trova applicazione il principio di cassa, come disposto dall’art. 95, comma 5, del medesimo d.P.R., che stabilisce la deducibilità dei compensi spettanti agli amministratori delle società nell’esercizio nel quale sono corrisposti”, Cass. sez. V, 19.10.2018, n. 26431.

Il motivo di ricorso deve pertanto essere rigettato.”

[…]

Questo inciso dice che:

  1. La data certa del documento con cui si attribuisce il TFM deve essere apposta prima della nomina dell’amministratore;
  2. Il documento con cui si attribuisce il trattamento di fine rapporto deve anche quantificare l’importo dello stesso (esempio un importo fisso mensile, oppure uno variabile in funzione dei risultati di fatturato o di utili);
  3. Non è previsto un importo massimo o minimo per calcolare il TFM;
  4. l’Agenzia delle Entrate non può pretendere che il TFM sia calcolato come il trattamento di fine mandato.

 

Puoi prendere in anticipo il trattamento di fine mandato?

Non c’è nulla che lo vieta, ma per quello che mi riguarda preferisco aspettare la cessazione del rapporto con l’amministratore. Trattandosi di una tipologia di compenso che viene erogato solo al termine del rapporto tra S.r.l. e amministratore preferisco consigliare che venga erogato solo al termine di quest’ultimo.

In ogni caso l’assenza di una specifica normativa in materia di trattamento di fine mandato fa si che prevalga la più ampia autonomia negoziale tra le parti.

 

Conclusioni

Grazie alle informazioni che hai ottenuto da questo nuovo articolo fiscale, sai utilizzare il trattamento di fine mandato come strumento per tagliare le imposte e comprendere come difenderti in caso di contestazioni ingiuste da parte dei funzionari degli Enti.

In tutti i casi in cui hai un’azienda sappi che, se tu vuoi veramente dormire sonni tranquilli, proteggere il tuo patrimonio personale, proteggere il tuo investimento imprenditoriale, tagliare le imposte ed i contributi, tutelare la tua famiglia e il tuo futuro, la soluzione migliore risiede nell’utilizzare una S.r.l. .

Ma non basta.

Devi infatti anche verificare di:

a) produrre utili in abbondanza nella S.r.l.,

b) avere sempre la liquidità necessaria per far funzionare la S.r.l. regolarmente e…

c) utilizzare il più possibile strumenti di risparmio fiscale, riservati per legge alla S.r.l., nella tua società per ridurre le imposte e contributi dell’imprenditore.

Stai però attento, perché gestendo in modo inappropriato una S.r.l., rischi di pagare più del 70,72% di imposte e contributi (tanto quanto una ditta individuale).

Mentre, dal lato opposto, con una gestione fiscale efficace della S.r.l., le imposte possono essere ridotte fino al 28%.

Tra il 70,72% di carico tributario ed il 28%, ci sono vari strumenti di pianificazione fiscale che puoi utilizzare grazie alla tua S.r.l. per tagliare il più possibile le imposte ed i contributi Inps.

Più strumenti di risparmio fiscale specifici per la S.r.l. applichi e più riuscirai a ridurre le imposte ed i contributi avvicinandoti al 28%.

Strumenti di risparmio fiscale specifici per la S.r.l. che troverai scaricando il manuale che riceverai compilando il form qui in basso.

Tutte le volte che decidi di utilizzare una S.r.l. per la tua attività imprenditoriale, ricordati che puoi accedere al servizio della Contabilità Controllata.

Seguendo la procedura della Contabilità Controllata, puoi rendere la tua S.r.l. una macchina che ti genera costantemente, ogni anno, più soldi di quelli che spendi.

Ogni 12 mesi avrai una S.r.l. con più utili rispetto a prima, con più soldi in banca rispetto a prima e la possibilità di tagliare il carico fiscale della società dal 70,72% al 28%.

Tutto questo grazie all’applicazione dei principi di Efficacia Fiscale e al controllo mensile dei numeri del bilancio della S.r.l. utilizzando la procedura della Contabilità Controllata.

In questo modo crei sempre più ricchezza per te e ottieni tutto il successo che ti meriti insieme alle persone a te care.

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