Scegliere di essere l’unica persona che lavora nella tua azienda può essere una scelta corretta nei primi anni di vita della tua azienda.

Ma arriverai ad un punto che il tuo fatturato non potrà aumentare ulteriormente finché rimarrai da solo.

Cosi, con il tempo, potresti trovarti con la necessità di assumere un dipendente.

Le soluzioni che puoi applicare sono molteplici.

Tra le scelte a tua disposizione, puoi optare per utilizzare i nuovi voucher o il lavoro occasionale per ottenere nuovi collaboratori occasionali.

Ma, a lungo andare, potrebbe non essere sufficiente per costruire un’azienda solida.

Infatti, finché hai bisogno di avere collaboratori alcune ore alla settimana per sopperire ad incrementi della produzione, puoi permetterti di utilizzare strumenti flessibili piuttosto che assumere direttamente nuovi collaboratori.

Quando poi hai la necessità di creare una struttura più “fisica”, più strutturata per sorreggere l’incremento del tuo fatturato, l’unico strumento che hai a disposizione è quello di assumere le persone con la classica “busta paga”.

É a questo punto che inizi a porti domande (e porle al tuo commercialista) del tipo:

ma quanto mi costa assumere una persona?

ma quanti contributi devo pagare per assumere una persona?

E molto probabilmente il commercialista ti potrebbe rispondere con frasi del tipo:

I contributi sono circa del 40%, il 10% a carico del dipendente ed il 30% a carico dell’azienda”

“Mentre l’irpef è a scaglioni come per qualsiasi persona fisica, 23%, 27% ecc…”

A questo punto inizierai a fare i conti e noterai che circa il 50% di quello che tu paghi per il dipendente va allo Stato.

Indicativamente, considera che un dipendente a tempo pieno possa costare a te circa 25.000 euro l’anno. Mentre lui ottiene 13.000/14.000 l’anno.

Sarà complicato riuscire a far capire al dipendente che il tuo costo è il doppio rispetto a ciò che percepirà… Insomma a guadagnarci sarà lui (poco) e lo Stato.

Lo step successivo sarà quello di cercare una soluzione “alternativa”, ecco che un tarlo s’insinuerà nella tua testa, chiederai al tuo commercialista frasi del tipo:

“Non posso permettermi di pagare così tanti contributi, ci sono degli sgravi contributivi?”

E qui effettivamente c’è sempre qualcosa. Mi spiego meglio.

Sicuramente, nel nostro sistema fiscale si pagano troppi contributi e aliquote di tasse troppo alte. Condivido con te.

Ma è anche vero che, per quanto riguarda le assunzioni, spesso ci sono delle agevolazioni.

L’unica cosa è che devi verificare prima le condizioni che ti permettono di accedere all’agevolazione per le assunzioni.

In questo modo puoi capire se il dipendente fa al caso tuo, per la tipologia di mansione che devi coprire, e quindi scegliere al meglio le persone da sottoporre a valutazione evitando di perdere tempo e (cosa di non poco conto) risparmiando contributi.

Dopo l’approvazione della Legge di Bilancio 2018 sono state introdotte delle agevolazioni per assumere giovani lavoratori.

Quali sono le caratteristiche?

L’incentivo introdotto è definito strutturale (poiché interessa più anni) ed è indirizzato verso assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Le caratteristiche del un nuovo incentivo all’occupazione sono le seguenti:

  1. Per un periodo massimo di trentasei mesi;
  2. Destinato ai datori di lavoro privati che, a partire dal 1° gennaio 2018, assumono, con contratto di lavoro a tempo indeterminato;
  3. Soggetti da assumere devono avere una età inferiore a 30 anni;
  4. Che non siano mai stati occupati a tempo indeterminato con il medesimo o con altri datori di lavoro;
  5. Per le assunzioni effettuate entro il 31 dicembre 2018, il limite di età è innalzato a 35 anni;
  6. Se si trasforma un contratto a tempo indeterminato, in data successiva al 31 dicembre 2017, di un contratto di apprendistato, a condizione che il lavoratore non abbia già compiuto il 30° anno di età al momento della prosecuzione del rapporto;
  7. Se a decorrere dal 1° gennaio 2018, si provvede alla trasformazione di un contratto a tempo determinato in un contratto di lavoro a tempo indeterminato, fermo restando il requisito dell’età anagrafica al momento della trasformazione del compimento del 30° anno d’età.

N.b. Viene espressamente previsto che, eventuali periodi svolti dal lavoratore mediante contratto di apprendistato presso altri datori di lavoro, non negano la possibilità di beneficiare dell’incentivo.

Ora che abbiamo stabilito i limiti di Legge, è importante informarsi in merito a cosa il beneficio ci permette di non pagare.

 

Quali sono i benefici con l’incentivo assunzioni giovani della legge finanziaria 2018?

  1. Esonero dal versamento del 50% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro,
  2. Per un periodo massimo di 36 mesi;
  3. Per un importo massimo di 3.250 euro all’anno.

Ovviamente esistono parametri da rispettare.

 

A quali cose devi stare attento per utilizzare questo bonus?

  1. Qualora il lavoratore sia stato assunto con dell’incentivo in esame, e successivamente venga assunto a tempo indeterminato da un nuovo datore di lavoro, quest’ultimo potrà fruire dell’incentivo per il periodo residuo del bonus;
  2. L’incentivo non spetta ai datori di lavoro che, nei 6 mesi precedenti, hanno effettuato licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo.

Attenzione: Il lavoro domestico non è incluso in quest’agevolazione.

Ora che abbiamo chiarito tutte le casistiche necessarie per aderire all’agevolazione non resta che inserire nel business plan la nuova assunzione.

Se però, non hai la certezza di poter sostenere la spesa, ricorda che sono possibili alternative e ti rimando all’articolo pubblicato qualche tempo fa in cui ponevo l’accento sulle differenze tra lavoratore autonomo e utilizzatore di voucher.

L’alternativa esiste, sempre! La parola chiave è informarsi!

Se vuoi maggiori informazioni sul come applicare questo specifico bonus nella tua azienda, inserisci la tua email migliore qui sotto.

A presto! 

 

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