Le 17 domande – fatte dai corsisti dell’azienda leader in Italia nella formazione vendita su Amazon – che ti consentono di conoscere tutto quello che devi sapere per vendere on line nel totale rispetto della legge

Indice dei contenuti

Mio caro imprenditore, benvenuto in questa nuova circolare settimanale del blog dedicato esclusivamente alla tua amata S.r.l..

In questo momento sono a Londra e sto finendo di scrivere la circolare.

Di preciso mi trovo nella hall dell’Hotel in cui alloggio e che si trova a circa 15 minuti di camminata dalla stazione metropolitana di Bethnal Green.

Ho deciso di andare 4 giorni “in vacanza” (a dire il vero sto trascorrendo questi giorni quasi esclusivamente a scrivere, fare meeting con clienti e coordinare i collaboratori) per rinfrescare l’inglese e prepararmi al prossimo viaggio di novembre di 3 settimane a Miami per studiare ulteriormente la lingua Inglese.

Nella precedente circolare ho illustrato una check list composta da 16 punti che devi assolutamente visionare tutte le volte che vuoi utilizzare i voucher nella tua S.r.l..

Conoscere questi 16 punti ti permette di capire come utilizzare al meglio i voucher dentro alla tua società.

Oggi, invece, condivido con te le 17 soluzioni alle domande che mi hanno fatto gli studenti dell’azienda leader in Italia sulla formazione per vendere su Amazon.

Questi punti sono fondamentali ogniqualvolta tu decida di iniziare a vendere su Amazon, vendere con il dropshipping o tutte le volte che farai commercio online.

Sapere queste informazioni ti consente di conoscere tutto ciò a cui occorre prestare attenzione per poter esercitare l’attività di vendita in modo regolare senza imprevisti e sanzioni.

E lascia che ti dica che per evitare imprevisti e sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate, l’unico vero strumento che hai a disposizione è la prevenzione.

Solo conoscendo le regola del gioco prima, puoi scendere in campo e fare una eccellente partita dopo.

Per questo motivo devi stare attento e leggere questa circolare adesso.

E non dopo, rischiando sanzioni per non aver applicato correttamente, nei giusti tempi, tutto quello che dovevi fare per vendere su Amazon.

Ti dico questo perché è già da qualche mese che sto collaborando con una nota azienda che si occupa di formazione per vendere su Amazon e che mi ha portato a rispondere ai quesiti fiscali di tutti i loro iscritti alla loro pagina facebook.

In poco tempo ho ricevuto una miriade di domande fiscali da parte dei loro iscritti che mi esponevano i loro dubbi.

Le domande provenivano sia da persone che stavano per aprire un e-commerce e vendere su Amazon che da persone che avevano già avviato l’attività.

Grazie a questa esperienza mi sono reso conto di una cosa molto, molto, molto importante.

Solo chi inizia l’attività nel modo giusto è sicuro di poter evitare sanzioni o problemi successivamente.

Anche chi ha commesso imprecisioni in fase di avvio attività può mettersi in regola, ma deve pagare molto di più per regolarizzare la propria posizione, rispetto agli studenti che mi hanno chiesto preliminarmente pareri su cosa fosse meglio per loro.

Di seguito troverai scritte in grassetto, le domande e le risposte  che io ho condivido con gli studenti della scuola di formazione per vendere su Amazon.

Let’s go…  

 1. Sono alle prime armi, posso iniziare a lavorare e vendere su Amazon utilizzando il lavoro autonomo occasionale?

Per vendere su Amazon bisogna aprire una partita iva.

Ti spiego il motivo.

Tutte le persone fisiche sono obbligate ad aprire la partita iva ogniqualvolta esercitano un’attività economica in modo organizzato o professionale, ossia in modo abituale e continuativo.

Quindi, i veri requisiti per capire se puoi utilizzare il lavoro occasionale non sono solo quelli famosi dei 5.000 euro e dei 30 giorni all’anno.

L’obbligo di aprire la partita IVA non dipende solo da parametri quantitativi ma anche da parametri qualitativi.

Se tu volessi vendere su Amazon dovresti mettere in atto un comportamento che è considerato prevalentemente professionale e organizzato.

Da questo nasce la necessità di aprire la partita iva per evitare possibili contestazioni future da parte del fisco.  

2. Ho iniziato a vendere su Amazon con il lavoro occasionale, per quanto tempo posso continuare a non aprire la partita iva?

Se ti trovassi in questo caso devi subito aprire la partita IVA.  In questo caso c’è il problema della regolarizzazione del passato.

Se sono state emesse ricevute a titolo di lavoro occasionale difficilmente si può intervenire.

Se ti stessi chiedendo quali potrebbero essere le conseguenze, questo è lo scenario più probabile:

a) Dal punto di vista fiscale le imposte sul reddito non sono evase perché il reddito che deriva dal lavoro occasionale è tassato nello stesso modo del reddito che deriva dalla partita iva. Eventualmente potrebbero contestarti errori formali (ad esempio compilazione del quadro redditi diversi anziché reddito d’impresa) e resta il problema dell’IVA (non conteggiata, non incassata, non versata e non dichiarata);

b) Dal punto di vista contributivo il problema è più pesante perché, in caso di verifica, rischi che ti contestino il mancato versamento dei contributi INPS  della gestione commercianti.  

3. Quale codice Ateco devo utilizzare per vendere su Amazon?

Il codice Ateco da utilizzare è il 47.91.10  “Commercio al dettaglio di qualsiasi prodotto effettuato via internet“.  

4. Quali adempimenti devo fare per svolgere la mia attività e vendere su Amazon?

In linea generale gli adempimenti riguardano 4 enti.

Ti devi preoccupare solo di individuare ciò che vuoi vendere.

Per tutto il resto vi sono procedure telematiche di cui si occuperà il tuo consulente.

Questi sono i passi da compiere e gli Enti coinvolti:

a) Apertura della partita Iva – Per aprire la partita Iva è necessario presentare un modello all’Agenzia delle Entrate

 b) Compilazione della SCIA al comune – Si tratta della comunicazione d’inizio attività da inviare allo sportello unico per le attività produttive del comune (c.d. SUAP) dove ha sede l’attività;

c) Iscrizione al Registro delle Imprese – Essendo la vendita di beni un’attività commerciale è necessario comunicare l’inizio della vostra attività al Registro delle Imprese. Il registro delle imprese è un’anagrafe di tutte le attività commerciali o artigianali;

d) Iscrizione all’Inps nella sezione gestione commercianti – L’Inps richiede l’iscrizione obbligatoria alla gestione commercianti tutte le volte che inizi un’attività commerciale. Tale gestione prevede il pagamento di quattro rate annuali di contributi fissi di circa €. 920 ciascuna, se non si superano i €. 15.500 di reddito annuo. Tali contributi sono dovuti obbligatoriamente a prescindere dal reddito percepito dall’attività. Per il reddito superiore a euro 15.500 dovrai pagare un ulteriore importo in percentuale di circa il 22%; Nota bene: Qualora interrompessi l’attività di vendita prima che sia trascorso un anno, dovrai, comunque, versare una quota di contributi INPS (fissi ed eccedenti il minimale) rapportati al periodo in cui l’attività è stata svolta ed al reddito prodotto.

Importante: nell’apertura della partita iva dovrai indicare quali attività andrai a svolgere, mentre nella comunicazione del comune bisogna indicare la tipologia di beni che andrai a vendere.

Ricordati che non ci sono più le “licenze” in quanto il tutto si è trasformato nelle comunicazioni da fare al comune (denominato SUAP, sportello unico attività produttive).  

5. Ho già aperto una ditta individuale come commerciante, posso aggiungere l’attività di vendita su Amazon successivamente?

Puoi aggiungere anche l’attività di Amazon alla tua attuale partita Iva.

Devi fare una variazione dati della partita IVA esistente, aprire una nuova attività secondaria in camera di commercio e dichiarare l’inizio dell’attività e-commerce in Comune.

Come vedi sono tutti adempimenti che verranno svolti dal tuo consulente, a meno che tu non sia un esperto del settore fiscale dotato di tutti gli strumenti necessari per procedere in autonomia.

Il consulente avrà bisogno di tue risposte nella fase dell’individuazione dei beni che stai già vendendo, nell’individuazione dei sito attraverso cui stai vendendo e del relativo hosting.

Ed è su questi punti che ti devi concentrare e su cui devi investire il tuo tempo. Tutto il resto lo fa il commercialista.  

6. Ho già aperto una partita iva come professionista, posso aggiungere anche l’attività di vendita su Amazon?

Anche in questo caso puoi aggiungere l’attività del commercio su Amazon ma fai attenzione a una cosa importante: l’ eventuale iscrizione ad un Albo Professionale.

Qualche albo professionale vieta la possibilità di svolgere una determinata professione e contestualmente svolgere l’attività commerciale.

Nel caso in cui non vi fosse un divieto e potessi svolgere tranquillamente l’attività commerciale, ricordati che dovrai versare i contributi inps relativi ai commercianti, oltre ai contributi inps alla gestione separata o i contributi relativi alla propria cassa professionale. L’uno non esclude l’altro.

Dovrai versare entrambe le tipologie di contributo.

Inoltre dovrai versare il diritto annuale alla CCIAA di competenza.  

7. Ho già una società aperta (S.r.l. o S.n.c. è indifferente), posso aggiungere l’attività di vendita di Amazon?

Anche in questo caso puoi benissimo aggiungere il commercio su Amazon, ma devi verificare attentamente se, nell’Atto costitutivo della società è già stata indicata la possibilità di svolgere l’attività di commercio.

Ti descrivo le 2 situazioni in cui ti puoi trovare:

a) Nell’Atto costitutivo è già prevista la possibilità di svolgere attivitò di commercio: in questo caso la procedura è simile da quella appena vista per l’imprenditore individuale (aggiunta codice ATECO, comunicazione a registro imprese, SCIA ecc);

b) Nell’Atto costitutivo non è prevista la possibilità di svolgere attività di commercio: in questo caso occorrerà, preliminarmente, rivolgersi al notaio per una modifica dell’oggetto sociale e, successivamente, rivolgersi al commercialista per tutti gli adempimenti già visti. Ovviamente, in questo caso, i costi sono maggiori. Ogni volta che fai fare una pratica a un notaio non pensare di cavartela con euro 500,00.  

8. L’importatore è responsabile dei danni causati dai prodotti importati? Come posso eliminare o limitare la responsabilità che ho sui prodotti importati?

L’importatore è responsabile della merce che importa nell’Unione Europea.

Se tu svolgessi l’attività come ditta individuale rischieresti con il tuo patrimonio personale.

L’unico modo per difenderti è quello di svolgere il tuo business con una S.r.l. (no ditta individuale, no società di persone, come ad esempio le S.n.c.).  

9. Posso aprire la partita IVA come professionista per svolgere l’attività per vendere su Amazon per pagare l’INPS in percentuale in quanto ho un fatturato basso?

La risposta è NO.

Se tu fai un’attività di commercio NON sei considerato un professionista, sei un commerciante.

Quindi devi pagare i contributi Inps alla gestione dei commercianti.  

10. Per le commissioni di Amazon devo emettere un’autofattura? Cos’è il Vies?

Occorre fare due premesse: – le commissioni di Amazon non sono dei servizi bancari in esenzione IVA; – le fatture delle commissioni di Amazon provengono da Amazon Lussemburgo;

Cosa ne deriva? Che occorre:

– essere iscritti al VIES;

– ricorrere al meccanismo dell’autofattura.

Il Vies è solo un registro che ti consente di fare le operazioni di acquisto e vendita all’interno della Unione Europea.

In assenza di registrazione al Vies il fornitore estero comunitario ti considererà come se fossi un privato e, quindi, inserirà in fattura un importo già comprensivo dell’Iva locale.

L’iscrizione al VIES è un adempimento formale che farà direttamene il tuo commercialista.

Ciò che, invece, ti riguarda da vicino, sono le autofatture.

Innanzitutto esistono delle forte differenze tra il caso in cui tu sia un forfettario e il caso in cui tu sia un regime iva ordinario.

Non è questa la sede per entrare nei dettagli ma, in sintesi, il meccanismo è questo: Le fatture intracee di acquisto di beni e servizi o le invoice dei servizi extracee non presentano l’IVA sulle fatture.

Quindi, la norma fiscale italiana afferma che devi registrare questi documenti sia negli acquisti che nelle vendite integrati con l’iva italiana.

Ora, cosa succede, di fatto?

a) Se sei in regime di IVA ordinario (contabilità ordinaria o semplificata è indifferente) dovresti versare l’iva sull’autofattura ma, di fatto non la versi perché l’Iva sulle vendite viene azzerata dall’Iva sugli acquisti, di pari importo.

b) Se invece sei in un regime Iva forfettario non puoi scalare l’IVA negli acquisti. Quindi sei obbligato a versare per intero l’iva sulle autofatture. Ecco perchè questa è una informazione importante da tenere a mente: anche se il regime del forfettario può sembrare conveniente, bisogna valutare attentamente l’Iva che andresti a versare sulle autofatture.  

11. Come devo emettere le fatture richieste dai clienti? Quali dati deve avere la fattura?

Anche in questo caso il discorso è molto ampio e difficilmente può essere affrontato, sostenuto e concluso in una circolare.

In questa sede mi limito a dirti che occorre innanzitutto  distinguere tra vendite a privati e vendite a soggetti con partita iva.

Fatta questa distinzione bisogna distinguere ulteriormente tra vendite nazionali, vendite nella comunità europea e vendite al di fuori dalla comunità europea.

Nel caso di vendite a privati (il caso più frequente in caso di e-commerce) non è necessaria l’emissione della fattura (se non espressamente richiesta) e neppure uno scontrino essendo sufficiente l’annotazione sul registro dei corrispettivi del totale dei corrispettivi giornalieri.

Su questo registro vengono indicati gli importi al lordo dell’IVA (ossia l’imponibile + il 4% o il 10% o il 22% a seconda dei casi).

Nel caso in cui i privati facciano espressa richiesta di fattura questa non dovrà essere conteggiata nel totale lordo dei corrispettivi giornalieri.

Le vendite intracomunitarie a privati scontano l’IVA in Italia finché si resta nell’ambito di determinati importi (soglie) stabiliti Paese per Paese o comunque quando NON si supera un volume di vendite di Euro 100.000,00 in quel specifica nazione europea.

Se si superano queste soglie si applica l’imposta dell’altro Stato membro interessato (questo sistema può anche essere scelto, ossia opzionato nonostante non si superino le soglie).

Qualora occorresse emettere fattura (a privati su richiesta, oppure sempre se il cliente è una ditta con partita iva) ricordati di inserire nelle fatture questi elementi:

– Sulle fatture ci deve essere l’iva al 22%, o al 10% o al 4% in funzione della tipologia del bene;

– NON devi applicare le ritenute come i professionisti; – Sulla fattura ci devono essere le indicazioni del cliente compreso di sede, partita iva e codice fiscale.

Inoltre devi indicare la tipologia della merce scambiata e gli estremi di identificazione del cliente, come nome, cognome e codici identificativi di quel paese del cliente;

– Imponibile della merce (quindi probabilmente lo devi scorporare l’iva dal prezzo che applichi al cliente);

– Eventuali diciture specifiche se tu fossi un contribuente nel regime del forfettario.

A mio parere, a parte qualche raro caso, in gran parte farai quasi solo corrispettivi.

Le fatture ne farai molto poche.  

12. a quanto si aggira il prezzo di un costo forfettario e di una S.r.l.?

Salvo i diritti di segreteria e i bolli richiesti dalla CCIAA in sede di iscrizione/variazione e, talvolta, dai Comuni in occasione della presentazione della SCIA, che sono predeterminabili, molto dipendente dalle politiche di prezzo del commercialista.

E, qui, è molto difficile esprimere un giudizio perchè ci sono troppe variabili da considerare.

Tieni conto che se un commercialista fosse focalizzato su particolari tipologie di clienti, in cui tu non rientri, molto probabilmente potresti essere un cliente che assorbe tempo prezioso e, quindi, potrebbe applicare tariffe maggiori.

Al contrario ci sono commercialisti che hanno già altri clienti nel settore in cui operi e la loro esperienza può essere fondamentale indipendentemente dal prezzo che ti applica.

In questo caso sta a te valutare se risparmiare o investire nell’esperienza del consulente.  

13. Posso evitare di pagare l’ INPS commercianti?

Ottima domanda.

Puoi evitare di pagare i contributi fissi Inps commercianti solo nel caso in cui hai un lavoro da dipendente a tempo pieno ed il reddito maggiore deriva proprio dall’attività di lavoro da dipendente.  

14 Posso portare dei beni personali che ho acquistato alla S.r.l.? 

Si, ma devono essere beni personali (esempio lavagna, scrivania, beni strumentali) cose che sono state acquistate come beni personali e poi sono state comprate dall’azienda.

Rientra nelle vendite sporadiche non tassabili.

Occorre la ricevuta e occorre che non ci sia un guadagno altrimenti occorre dichiarare il reddito tra quelli diversi.

Il fattore principale che deve essere chiaro è che tu non compia questa vendita simulando un’attività commerciale occasionale o con partita iva.

Se rispetti questo requisito, allora puoi vendere i beni alla tua S.r.l. senza pagare le imposte su quanto è stato venduto.  

15. I corrispettivi di Amazon vanno registrati quando c’è l’incasso? Devo registrare l’importo incassato presente nel portale Amazon oppure l’importo accreditato nel conto corrente aziendale?

I corrispettivi, come l’emissione delle fatture, devono essere registrato nel giorno della spedizione dei beni.

Questo indipendentemente dal pagamento. Attualmente Amazon dovrebbe spedire la merce appena il cliente effettua il pagamento.

Quindi, registri il corrispettivo quanto Amazon ti registra l’incasso.

ATTENZIONE: non va registrato il corrispettivo nel giorno dell’incasso sul conto corrente della tua azienda.

Ma quando l’incasso è avvenuto con il portale di Amazon.

ATTENZIONE2: il corrispettivo da indicare nel registro dei corrispettivi è l’incasso lordo effettuato con il portale di Amazon e non l’importo netto che viene accreditato sul conto corrente aziendale.

Sono due importi diversi perché nel conto corrente aziendale è indicato un importo diminuito delle commissioni del servizio di Amazon.  

16. Quando apro la partita iva devo indicare il sito internet con cui faccio il commercio on line. Quale sito devo indicare? Quello di Amazon oppure un mio sito personale?

A dire il vero attualmente è indifferente e puoi indicare sia l’uno che l’altro.

Volendo potrebbero essere indicati entrambi.  

17. Ma se uno apre la partita Iva per vendere su Amazon e la chiude dopo una settimana, deve versare i contributi INPS per intero ossia € 3.600 sempre e comunque?

I contributi Inps sul minimale sono pagati per mese.

Ogni mese in cui svolgi l’attività di commercio devi pagare più di 300 euro di contributi fissi Inps, anche nel caso in cui non fatturassi.

Attenzione perchè il mese di competenza parte anche per un solo giorno di attività.

Questo significa che se dichiari l’inizio attività il giorno 31 ottobre paghi comunque 300 euro per l’intero mese di ottobre. Pagheresti uguale anche se iniziassi l’attività l’1 di ottobre.

Ricordati che la soglia di 15.500,00 è un valore annuo, quindi va rapportato al periodo annuale di attività.  

Conclusione

Vuoi vendere su Amazon e vuoi maggiori informazioni? Vuoi aprire una S.r.l. e vuoi maggiori informazioni?

In tutti i casi in cui hai un’azienda sappi che, se tu vuoi veramente dormire sonni tranquilli, proteggere il tuo patrimonio personale, proteggere il tuo investimento aziendale, tutelare la tua famiglia e il tuo futuro, la soluzione migliore risiede nell’utilizzare una S.r.l. .

Ma non basta.

Devi infatti anche verificare di: produrre utili in abbondanza, avere sempre la liquidità necessaria per far funzionare l’azienda regolarmente e utilizzare il più possibile strumenti di pianificazione fiscale nella tua società per ridurre le imposte della S.r.l. .

Stai però attento, perché gestendo in modo inappropriato una S.r.l., rischi di pagare più del 70% di imposte e contributi (tanto quanto una ditta individuale, ma solo con la S.r.l. puoi ridurre il carico fiscale complessivo).

Mentre, dal lato opposto, con una gestione fiscale efficace della S.r.l., le imposte possono essere ridotte fino al 28%.

Tra il 70% di carico tributario ed il 28%, ci sono vari strumenti di pianificazione fiscale che puoi utilizzare nella tua S.r.l. per tagliare il più possibile le imposte ed i contributi.

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