Ciao, ti do il benvenuto in questo nuovo articolo del blog di Efficacia Fiscale per condividere con te la risposta ad una delle domande poste da un lettore.

La risposta concreta ad una domanda concreta dato che, come già sai se sei un assiduo lettore, io amo lavorare gomito a gomito con gli imprenditori e non mi relaziono con loro con modi da accademico ma da commercialista imprenditore.

Nelle scorse settimane ho inviato una mail alla mia lista di contatti del blog per chiedere se avessero dei dubbi in merito alla propria S.r.l., mi hanno risposto in molti e affronto, quindi, la domanda posta da Raffaele.  Risposta che trasformerò in video per il mio canale YouTube “Commercialista Calisti” ed anche in formato audio per il mio canale podcast.

Cosa ha chiesto Raffaele?

Raffaele chiede se ci sono strategie per ridurre il carico fiscale quando si hanno dipendenti part time.

Premetto che le regole sono generali e non distinguono tra dipendenti full o part time. Il titolo che ho dato all’articolo è solo per riportare il più fedelmente possibile il testo della domanda di Raffaele ed evidenzio “part time” anche per smontare eventuali convinzioni che gli imprenditori possono avere quando si avvicinano al mondo del Fisco.

Nel proseguo dell’articolo troverai dei principi che definirei “universali” perché le norme sono dettagliate e stabili da anni e leggi che, invece, possono cambiare di anno in anno. Sono le leggi che contengono dei bonus, ossia strumenti di efficacia che possono essere rinnovati come no di anno in anno.

Sei pronto per scoprire come tagliare il carico fiscale quando hai dei dipendenti con busta paga?

Bando alle ciance and let’s go…

 

Questa è la email di Raffaele

Per mostrarti il contatto diretto che ho con gli imprenditori che si iscrivono al mio blog (cosa che puoi fare scaricando il manuale utilizzando il form in fondo all’articolo), ti riporto qui la email di Raffaele con cui mi ha fatto la domanda.

Ovviamente lascia perdere gli eventuali refusi relativi all’impaginazione.

Raffaele.jpg

Premetto che non puoi aspettarti chissà quali tipologie di risparmio fiscale, ma è anche vero che ci sono delle cose che puoi mettere in pratica.

Prima di entrare nel dettaglio voglio solo fare un passo indietro e farti delle premesse:

– prima di tutto le regole che scoprirai valgono per tutti i dipendenti con busta paga, è indifferente se questi sono part time o full time. Nel titolo trovi scritto il termine part time perché ho voluto riportare il più fedelmente possibile la domanda che mi ha posto l’imprenditore.

– secondo, troverai dei principi “universali” che valgono nel tempo. I bonus fiscali nel dettaglio possono cambiare da anno ad anno, ma alcuni principi rimangono stabili nel tempo.

Detto questo direi di passare direttamente alla check list delle strategie di risparmio fiscale che puoi utilizzare quando hai dei dipendenti.

 

I principi che devi conoscere quando ti approcci a tagliare il carico fiscale quando hai dei dipendenti con busta paga

Queste premesse servono per comprendere come applicare la norma del risparmio fiscale utilizzando i collaboratori:

1) Questi strumenti devono essere sempre adattati al caso specifico del dipendente, con il supporto del consulente commercialista o consulente del lavoro che sia, e confrontati con la normativa attuale che può subire delle modifiche nel corso del tempo.

2) Ricordati che questi strumenti devono essere adattati anche agli obiettivi dell’imprenditore, alla sua specifica posizione oltre che a quelli del dipendente.

3) Il risparmio contributivo e risparmio delle imposte è percepito in modo diverso dal dipendente rispetto a quello dell’imprenditore.

L’imprenditore percepisce il lordo. Il dipendente percepisce il netto, che può anche dipendente dagli altri redditi che lui percepisce nel corso dell’anno.

Quindi non puoi lavorare bene con un dipendente che si impunta e dice qualcosa del tipo “io voglio di netto questo importo”, perché il netto cambia anche in funzione degli altri redditi che lui ha.

4) Quando si valuta il risparmio contributivo, ossia i versamenti da fare all’Inps, ricordati che i contributi sono sia a carico ditta sia a carico dipendente, ciò porta ad una percezione diversa dei soldi che riceve il dipendente.

Il dipendente “non vede” i contributi che il datore di lavoro versa per lui, mentre l’imprenditore vede molto bene i contributi che versa per il dipendente perché li paga fisicamente con addebito nel conto corrente bancario.

5) Attualmente non ci sono dei veri enormi bonus fiscali per tagliare le imposte utilizzando una busta paga, ma è anche vero che ci sono dei modi per “gonfiare” il netto che riceve il dipendente utilizzando i parametri previsti dalla legge.

6) Il risparmio fiscale collegato alla busta paga, è riconducibile principalmente a 3 elementi: taglio contributivo (sia lato contributi a carico della S.r.l., sia quelli a carico del lavoratore), taglio delle imposte Irpef, che di fatto sono solo a carico del dipendente.

Essenzialmente il taglio del carico fiscale quando hai un dipendente può rientrare in almeno una di queste categorie:

– contributi Inps a carico della S.r.l.;

– contributi Inps a carico del dipendente (ossia quelli che vanno sulla busta paga);

– Imposte Irpef, solo a carico del dipendente.

I bonus relativi ai dipendenti possono rientrare in uno o più di questi elementi.

Fatta questa premessa ti condivido i punti sottoforma di check list che ti permette di mettere più soldi netti sulla busta paga del dipendente pagando meno imposte e contributi possibili in capo alla S.r.l. .

 

Check list degli strumenti di efficacia fiscale quando hai una S.r.l. con dei dipendenti

A) Bonus contributi Inps a carico della S.r.l. ed a carico del dipendente: per quello che riguarda il taglio dei versamenti Inps (principalmente quelli a carico dell’imprenditore) non ci sono delle grandi cose ma c’è sempre qualche vantaggio per determinate categorie di lavoratori.

Non posso elencarti nel dettaglio ogni micro categoria di lavoratori dove puoi trovare, per te, un bonus contributivo.

Ma è anche vero che, in genere, negli ultimi anni c’è sempre stato qualche vantaggio per chi è donna, disoccupato da molto tempo, per chi riceve la disoccupazione, oppure per chi è in cassa integrazione.

Nota che i bonus contributivi generalmente prevedono l’assunzione del lavoratore con un contratto con specifiche caratteristiche come, ad esempio, assunzione a tempo indeterminato; il bonus dura 12/18 mesi, ma è anche vero che se devi assumere una di queste categorie allora ti conviene assumerle con il bonus in questione.

 

B) Bonus fiscali relativi al taglio delle imposte Irpef del dipendente: oltre ai bonus collegati alla diminuzione dei contributi Inps, ci possono essere dei bonus collegati a diminuire i contributi Irpef del dipendente.

Per esempio, in passato esisteva un bonus che permetteva di dare al dipendente dei soldi per un incremento della capacità produttiva facendogli pagare solo il 10% di imposta sostitutivo sul reddito, invece che le aliquote Irpef ordinarie che potevano andare dal 23% al 43%.

Ecco, in questo caso il dipendente riceve più soldi netti perché lui paga meno imposte Irpef.

In questo modo l’imprenditore paga meno per il costo del personale perché deve dare meno soldi al dipendente per potergli dare un compenso che più si avvicina a quello che il dipendente vuole.

Nota che queste opportunità sono previste dalla legge per un determinato orizzonte temporale, pertanto sono cose che cessano e di cui devi verificare l’esistenza direttamente con il tuo consulente del lavoro.

 

C) Ricordati che puoi utilizzare i rimborsi chilometrici: il vantaggio di queste tipologie di rimborsi spese risiede nel fatto che se li utilizzi bene sono di fatto dei modi per dare un maggior compenso al lavoratore senza far pagare imposte al dipendente e senza far pagare i contributi né al dipendente né alla S.r.l. .

Prima di proseguire ho preferito inserire una precisazione inerente i rimborsi spese, precisazione che vale per tutti i rimborsi spese, e che è molto importante:

  • I rimborsi possono essere erogati al dipendente per le trasferte all’interno del territorio comunale. In questo caso i rimborsi e le indennità sono imponibili a livello fiscale e contributivo.
  • I rimborsi possono essere erogati al dipendente per le trasferte fuori dal territorio comunale. In questo caso i rimborsi possono essere non soggetti ad imposizione.

Esempio: Quante volte utilizzi la tua macchina per un motivo collegato al tuo business?

Se tu avessi un’Alfa Mito 77 CV otterresti un rimborso chilometrico di euro 0,4622 (grazie alle tabelle Aci).

Questo significa che se tu dovessi fare 10 trasferte in un mese, su una distanza di 50 chilometri (solo andata), tu riceveresti 0,4622 x 50 x 2 x 10 = 462,20 euro esente imposte ed esente contributi che, in un anno, corrispondono a Euro 5.546,40.

 

D) Utilizza il rimborso forfettario: Il rimborso forfettario è proprio un importo fisso, appunto si chiama forfettario, inserito nella busta paga del dipendente a titolo di rimborso spesa per il semplice motivo che fa una trasferta fuori dal Comune dove c’è la sede abituale del lavoro.

Il vantaggio di questa tipologia di rimborso è che può essere veramente un compenso di fatto esente imposte ed esente contributi che “rimborsa” in modo maggiore rispetto alle spese che sostieni durante la trasferta.

Ti dico questo perché il rimborso spese forfettario consente di mettere nella busta paga un rimborso di:

€ 46,48 die per le trasferte in Italia fuori dal territorio comunale;

€ 77,46 die per le trasferte all’estero.

Esempio: se tu avessi la sede della tua S.r.l. a Padova e dovessi fare una trasferta a Brescia per un motivo aziendale, tu avresti diritto a ricevere nella busta paga euro 46,48 esente imposte ed esente contributi come rimborso sostitutivo delle spese di vitto e alloggio.

 

E) In tutti i casi, utilizza sempre il rimborso analitico: questo in quanto restituisci i soldi che il dipendente ha speso personalmente per fare una trasferta, soldi che per lui sono già persi in quanto non può scaricare le spese dal suo reddito.

Siccome il dipendente non può scaricare le spese dal suo reddito, allora tutto quello che gli eroghi come rimborso analitico per lui è un compenso in più.

In sostanza, con il rimborso spese analitico (quello chiamato anche “a piè di lista”), le spese per trasferte fuori dal territorio comunale per vitto, alloggio, viaggio e trasporto, non concorrano a formare il reddito di lavoro dipendente senza limite di importo purché sia fornita dettagliata documentazione a giustificazione delle spese sostenute.

In tutti i casi, il rimborso analitico consente al dipendente di ricevere i rimborsi di altre spese, anche non documentate (parcheggio, telefono, lavanderia, ecc.) eventualmente sostenute fino ad un importo massimo giornaliero di € 15,49 per le trasferte in Italia e € 25,82 per le trasferte all’estero.

Esempio: Se l’imprenditore effettua una trasferta al di fuori del Comune in cui ha sede la società, per esempio a Rimini, e si reca a Bologna per un motivo aziendale, avrebbero diritto al rimborso dell’autostrada.

Rimborso che l’imprenditore chiede alla S.r.l. utilizzando un rimborso analitico ed è quantificato in base ai documenti giustificativi dei costi sostenuti.

Oltre a questo rimborso, per ogni giorno di trasferta, l’imprenditore potrebbe richiedere alla S.r.l. euro 15,49 senza pagare imposte e senza pagare contributi.

 

F) Puoi valutare di erogare una indennità di trasferta al dipendente (che è una cosa diversa rispetto al rimborso forfettario): l’indennità di trasferta sono dei soldi che dai al dipendente a cui, per contratto di lavoro; NON gli attribuisci una sede fissa di lavoro, come indennizzo del fatto che lo fai lavorare in sede diverse in funzione della necessità di lavoro.

In un certo senso l’indennità come trasfertista è erogata perché fai fare al dipendente delle trasferte abitualmente, mentre il rimborso forfettario è perché fai una trasferta occasionale.

Essenzialmente il dipendente a cui dai l’indennità di trasferta prende più soldi perché lo puoi far andare a lavorare in sedi diverse che possono variare in base alle tue necessità aziendali (esempio, perché hai più sedi di lavoro, tipo una banca, oppure per mandarlo in più cantieri).

Ovviamente devi avere più sedi di lavoro, oppure lo devi mandare in cantieri diversi a lavorare per esigenze aziendali, ma è anche vero che, sul compenso che riceve a titolo di indennità di trasferta, paga il 50% di contributi ed il 50% di imposte Irpef.

Questo non lo dico io, ma l’articolo 51 del Tuir, che è il testo unico delle imposte sul reddito che va a regolamentare le imposte che i contribuenti devono pagare.

 

Art. 51 del Tuir

Determinazione del reddito di lavoro dipendente

[…]

2. Non concorrono a formare il reddito:

[…]

6. Le indennità e le maggiorazioni di retribuzione spettanti ai lavoratori tenuti per contratto all’espletamento delle attività lavorative in luoghi sempre variabili e diversi, anche se corrisposte con carattere di continuità, […] concorrono a formare il reddito nella misura del 50 per cento del loro ammontare. Con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, possono essere individuate categorie di lavoratori e condizioni di applicabilità della presente disposizione.

Ho tagliato dei pezzi per rendere di più facile letture l’articolo 51 del Tuir che hai visto qui sopra.

Ricordati che la circolare dell’Inps del 23/12/2019 n.158 ha affermato che puoi utilizzare alternativamente o il rimborso forfettario oppure l’indennità di trasferta in funzione di 3 parametri (che illustrerò al meglio in una successiva specifica circolare), di cui uno è il fatto che la clausola della trasferta sia prevista nel contratto e l’importo dell’indennizzo sia erogato in misura fissa.

In sintesi, ti posso dire che se fai delle trasferte per motivi di lavoro, devi assolutamente valutare di utilizzare almeno uno tra il rimborso forfettario e l’indennità di trasferta in quanto danno dei forti benefici fiscali sia al dipendente sia alla tua S.r.l. .

 

 

G) Ricordati di “attivare” tutti i bonus che si possono prendere solo con la busta paga: all’interno di una busta paga, ci sono tanti bonus fiscali che la legge mette a disposizione ai dipendenti (in parte anche agli amministratori).

Questo lo devi fare per una serie di motivi, prima di tutto perché il dipendente prende più soldi, quindi pensa di ricevere più soldi da te.

Secondo perché sai i vantaggi che ha il dipendente nel ricevere questi maggiori soldi nel rapporto con te. Così da farti avere maggiore forza contrattuale nel momento in cui una nuova persona viene da te a chiedere lavorare con te.

I bonus che sono presenti nella busta paga di un dipendente, e che devi attivare nel miglior modo possibile, sono:

– bonus “Renzi”;

– detrazione d’imposta (fino ad euro 8.000,00 non paghi le imposte);

– malattia pagata;

– infortunio pagato;

– cassa integrazione;

– assegni di famiglia;

– disoccupazione per il dipendente;

– buoni pasto;

– erogazioni liberali;

– oltre che i rimborsi forfettari, chilometrici e analitici visti in precedenza.

Ecco, tutti questi elementi di sicuro non renderanno ricco te o la tua S.r.l., ma ti permetteranno di tagliare le imposte ed i contributi utilizzando la busta paga del dipendente.

 

H) Deduzione in capo alla S.r.l. del contratto di locazione per 3 anni se sposti la sede di lavoro del dipendente: anche se può sembrarti strano, c’è un singolo caso in cui la S.r.l. può dedurre l’affitto di una casa che, poi, dà in uso al dipendente.

Cosa che ha regole precise che devi sfruttare tutte le volte in cui si presentano le condizioni.

Le condizioni sono contenute nell’articolo 95 del Tuir che ti mostro qui, di seguito:

Art. 95 del Tuir

Spese per prestazioni di lavoro

[…]

2. […] I canoni di locazione anche finanziaria e le spese di manutenzione dei fabbricati concessi in uso ai dipendenti sono deducibili per un importo non superiore a quello che costituisce reddito per i dipendenti stessi a norma dell’articolo 51, comma 4, lettera c). Qualora i fabbricati di cui al secondo periodo siano concessi in uso a dipendenti che abbiano trasferito la loro residenza anagrafica per esigenze di lavoro nel comune in cui prestano l’attività, per il periodo d’imposta in cui si verifica il trasferimento e nei due periodi successivi, i predetti canoni e spese sono integralmente deducibili.

Indica che hai un vantaggio come imprenditore non tanto perché frodi il Fisco deducendo costi di immobili che altrimenti sarebbero indeducibili.

Ma in quando dai dei soldi al dipendente per spese che lui avrebbe dovuto effettivamente sostenere con il suo stipendio nell’ambito del trasferimento della residenza per motivi di lavoro.

Soldi che per lui sono “netti” (perché sarebbe stato obbligato a pagare l’affitto della casa) e per te sono deducibili dalla S.r.l. (quindi diminuiscono i tributi della società da pagare).

Essenzialmente se la S.r.l. attribuisce una casa ad un dipendente che deve trasferire la residenza per lavoro, il dipendente dovrà dichiarare un piccolo incremento di reddito (chiamato fringe benefit), mentre la società si potrà scaricare interamente il canone per 3 anni.

Questo porta un importante risparmio fiscale alla S.r.l. in quando il dipendente non paga l’affitto (che viene pagato dalla S.r.l.), ma paga un lieve incremento di tributi dovuto al maggior compenso nella busta busta paga per il fringe benefit ricevuto.

Mentre la S.r.l. deduce interamente il costo dell’affitto che paga al dipendente, cosa che è un esborso minore rispetto al fatto di incrementare il compenso del dipendente per permettergli di avere più soldi nella busta paga per pagare l’affitto utilizzando il “netto” che riceverebbe.

Ovvio che questo per renderlo un vero beneficio deve essere contestualizzato al meglio, ma è anche vero che se ti trovi nelle condizioni di dover far trasferire la residenza ad un dipendente, allora hai dei buoni benefici fiscali.

 

I) Fringe benefit auto: essenzialmente se il dipendente utilizza l’auto aziendale ad uso promiscuo (ossia per uso aziendale ed uso personale), allora questo paga un piccolo incremento di imposte e contributi sulla busta paga e la S.r.l. deduce il costo al 70% e l’Iva al 100%.

Tutte le volte che attribuisci un’auto aziendale ad un dipendente, gli devi attribuire un fringe benefit contenuto (ho già fatto una circolare in cui mostro questa cosa nel dettaglio i calcoli) mentre la S.r.l. si può scaricare il 70% dei costi e il 100% di Iva (se NON lo assegnasse al dipendente scaricherebbe ancora meno).

In questo modo il dipendente riceve il beneficio nell’utilizzare l’auto, senza pagare il noleggio di tasca sua né pagare l’acquisto di tasca sua, mentre la S.r.l. ha possibilità di scaricarsi l’auto in misura maggiore rispetto alle regole ordinarie.

Anche qui, ovviamente, ci devono essere specifiche condizioni per fare in modo che questo sia una cosa utile per la tua S.r.l. .

Ma è anche vero che porta un vantaggio sia per il dipendente che per la tua S.r.l., perché il dipendente riceve qualcosa senza pagare nulla di tasca sua e la società risparmia i tributi perché può dedurre il costo in contabilità in misura maggiore rispetto al fatto di non assegnare l’auto ad un dipendente ad uso promiscuo.

 

Conclusioni

Grazie alle informazioni che hai ottenuto da questo nuovo articolo del blog di Efficacia Fiscale sai come tagliare le imposte ed i contributi della S.r.l. utilizzando la busta paga dei collaboratori.

Se la tua S.r.l. paga meno tributi, questo significa che avrai più soldi a disposizione nella società. Maggiori soldi che potrai utilizzare per fare nuovi investimenti aziendali oppure che puoi spendere per tue spese personali.

In tutti i casi in cui hai un’azienda sappi che, se tu vuoi veramente dormire sonni tranquilli, proteggere il tuo patrimonio personale, proteggere il tuo investimento imprenditoriale, tagliare le imposte ed i contributi, tutelare la tua famiglia e il tuo futuro, la soluzione migliore risiede nell’utilizzare una S.r.l. .

Ma non basta.

Devi infatti anche verificare di:

a) produrre utili in abbondanza nella S.r.l.,

b) avere sempre la liquidità necessaria per far funzionare la S.r.l. regolarmente e…

c) utilizzare il più possibile strumenti di risparmio fiscale, riservati per legge alla S.r.l., nella tua società per ridurre le imposte e contributi dell’imprenditore.

Stai però attento, perché gestendo in modo inappropriato una S.r.l., rischi di pagare più del 70,72% di imposte e contributi (tanto quanto una ditta individuale).

Mentre, dal lato opposto, con una gestione fiscale efficace della S.r.l., le imposte possono essere ridotte fino al 28%.

Tra il 70,72% di carico tributario ed il 28%, ci sono vari strumenti di pianificazione fiscale che puoi utilizzare grazie alla tua S.r.l. per tagliare il più possibile le imposte ed i contributi Inps.

Più strumenti di risparmio fiscale specifici per la S.r.l. applichi e più riuscirai a ridurre le imposte ed i contributi avvicinandoti al 28%.

Strumenti di risparmio fiscale specifici per la S.r.l. che troverai scaricando il manuale che riceverai compilando il form qui in basso.

Tutte le volte che decidi di utilizzare una S.r.l. per la tua attività imprenditoriale, ricordati che puoi accedere al servizio della Contabilità Controllata.

Seguendo la procedura della Contabilità Controllata, puoi rendere la tua S.r.l. una macchina che ti genera costantemente, ogni anno, più soldi di quelli che spendi.

Ogni 12 mesi avrai una S.r.l. con più utili rispetto a prima, con più soldi in banca rispetto a prima e la possibilità di tagliare il carico fiscale della società dal 70,72% al 28%.

Tutto questo grazie all’applicazione dei principi di Efficacia Fiscale e al controllo mensile dei numeri del bilancio della S.r.l. utilizzando la procedura della Contabilità Controllata.

In questo modo crei sempre più ricchezza per te e ottieni tutto il successo che ti meriti insieme alle persone a te care.

Se non puoi applicare la procedura della Contabilità Controllata sulla tua S.r.l. con il tuo commercialista, non preoccuparti.

In alternativa puoi inviare una e-mail direttamente a me all’indirizzo info@efficaciafiscale.com, con oggetto “Contabilità Controllata” e richiedere maggiori informazioni, specificando nella email di quali informazioni hai bisogno, ma sapendo che non ti faremo mai dei “preventivi per la tenuta della contabilità”.

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Se non ti è chiaro qualcosa, ricorda che il team di Efficacia Fiscale è a tua disposizione!

Che cosa aspetti a contattarci?

 

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1 thought on “Ci sono delle strategie per ottimizzare la fiscalità quando si hanno dei dipendenti part time nella S.r.l.? (risposta alla domanda di Raffaele)”

  1. Sempre preciso e completo.
    Una domanda: molti benefici sono applicabili anche al socio minoritario lavoratore dipendente e all’amministratore con compenso. In particolare per quest’ultimo vale il Fringe benefit auto?

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