Ciao, ti do il benvenuto in questa nuova circolare del blog di Efficacia Fiscale.

Questa settimana parleremo di un aspetto molto importante per te che stai utilizzando degli infoprodotti nell’attività della tua S.r.l..

In questa circolare troverai un mia idea sulla procedura che ti consentirebbe di utilizzare fiscalmente gli infoprodotti nella tua S.r.l. per ridurre le imposte.

Dico questo perché le S.r.l. hanno molti strumenti consentiti dalla legge per ridurre le imposte della società, ma devono essere applicati nella maniera opportuna.

Alcuni di questi hanno dei parametri fissi stabiliti dalla legge, mentre altri non hanno dei parametri fissi e sono demandati a parametri del buon senso o del valore del mercato. In caso di idee diverse tra contribuente e funzionario dell’Agenzia delle Entrate bisogna richiedere il parere di un giudice.

Oltretutto, dopo l’avvento di internet, il modo di acquisire clienti o di vendere prodotti/servizi è notevolmente cambiato.

Infatti negli ultimi 15 anni è esplosa l’opportunità di vendere o regalare materiale informativo o infoprodotti come attività principale, oppure come supporto per acquisire clienti durante l’esercizio della nostra attività.

Questa cosa è importante perché potrebbe essere utilizzata, eventualmente, come know how per ridurre le imposte.

Anche se le imposte in Italia sono molto alte, la S.r.l. ha tanti strumenti di pianificazione fiscale previsti dalla legge che consentono di diminuire le imposte della stessa e dei titolari.

Uno di questi strumenti di pianificazione fiscale è l’utilizzo del Know how e del diritto d’autore.

Perché non ci sono tanti articoli specifici sul know how come infoprodotti?

Perché la norma sui know how non è una materia definita da specifici paletti.

Questo comporta che in caso di controlli, se fosse utilizzato male da parte dell’imprenditore, oppure compreso male dal funzionario dell’Agenzia delle Entrate, probabilmente dovresti ricorrere al parere di un giudice tributario per confermare la tua ragione.

Cosa che comporta un esborso di soldi, ma soprattutto di tempo e attenzione.

Ovviamente ci sono dei parametri che, se utilizzati adeguatamente, ossono portare la ragione dalla tua parte e quindi poter già evitare contestazioni in fase di controllo documentale.

Per questo motivo ti fornisco una procedura per rendere più concreto possibile il tuo know how e come poterlo difendere al massimo, in modo da cercare di avere prove a tuo favore in caso di controversia davanti ad un giudice o davanti ad un funzionario dell’Agenzia delle Entrate.

Nessun commercialista potrà mai assicurarti che non ci sarà mai un contenzioso con l’Agenzia delle Entrate, ma ciò non toglie che questa è una possibilità remota  e che ci sono determinati comportamenti a tuo favore che puoi utilizzare.

Diminuire le imposte è una tua responsabilità, e se lo vuoi fare non puoi esimerti dal conoscere (almeno in modo indicativo),  come applicare gli strumenti di pianificazione fiscale.

Grazie alla diminuzione delle imposte puoi avere più soldi che ti possono servire per fare nuovi investimenti nella tua S.r.l., come ad esempio acquistare nuovi macchinari, nuove campagne per acquisire clienti, incentivare i collaboratori, assumere nuovi collaboratori in modo che tu posso avere più tempo per pensare all’aspetto strategico della tua S.r.l..

Nello stesso modo avere più soldi ti permette di essere un compagno migliore o garantire una migliore istruzione e migliori cure mediche ai tuoi figli.

Per questo motivo è anche tua responsabilità conoscere e applicare strumenti di pianificazione fiscale nella tua S.r.l. per ridurre le imposte.

Quindi entriamo subito nel sodo della circolare let’s go.

 

Cos’è un know how (diritto d’autore) e cosa sono le royalties?

La definizione di diritto d’autore è fornita dal Codice Civile nell’articolo 2525:

Formano oggetto del diritto di autore le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro e alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione

Esempio di know how come diritto d’autore: io produco un libro e concedo alla casa editrice di venderlo.

Esempio di NON know how come diritto d’autore: io acquisto e rivendo libri creati da terzi. Ovviamente non sono io l’autore del libro e quindi NON rientra nel diritto d’autore.

Oppure io produco un libro e mi metto a distribuirlo con la mia personale partita iva, allora questo non è un compenso come diritto d’autore ma è un’attività commerciale.

Con royaltes, invece, si indica il diritto del titolare di un brevetto o una proprietà intellettuale ad ottenere il versamento di una somma di denaro da parte di chiunque effettui lo sfruttamento di detti beni per fini commerciali e/o di lucro.

E’ su queste ultime che c’è il vero vantaggio fiscale.

Esempio: io ho creato un libro e lo vendo direttamente, quindi è un’attività commerciale che devo fatturare regolarmente. Se io creassi un libro e lo concederei ad una casa editrice per la vendita, allora io posso ricevere delle royalties per l’”affitto” della concessione dello sfruttamento economico.

 

Come sono tassare le royaties del know how (diritto d’autore)

Per quanto riguarda il prelievo impositivo del diritto d’autore, facciamo riferimento al testo unico delle imposte sul reddito (Tuir).

Gli articoli che ci aiutano a comprendere l’importo del prelievo impositivo del diritto d’autore sono l’articolo 53 comma 2 lettera b) e, soprattutto l’articolo 54 comma 8 che definisce il beneficio fiscale.

Art. 53 del Tuir

“comma 2. Sono inoltre redditi di lavoro autonomo:

b) i redditi derivanti dalla utilizzazione economica, da parte dell’autore o inventore, di opere dell’ingegno, di brevetti industriali e di processi, formule o informazioni relativi ad esperienze acquisite in campo industriale, commerciale o scientifico, se non sono conseguiti nell’esercizio di imprese commerciali.”

Art. 54 del Tuir

“I redditi indicati alla lett. b) del comma 2 dell’articolo 53 sono costituiti dall’ammontare dei proventi in denaro o in natura percepiti nel periodo di imposta, anche sotto forma di partecipazione agli utili, ridotto del 25 per cento a titolo di deduzione forfettaria delle spese, ovvero del 40 per cento se i relativi compensi sono percepiti da soggetti di eta’ inferiore a 35 anni.”

Esempio: l’autore di un libro che ha 34 anni, ogni 1.000 euro di royalties, ne dovrà dichiarare euro 600 nella dichiarazione (pari al 60%).

Se l’autore del libro avesse 35 anni, ogni euro 1.000 di royatlies, ne dovrà dichiarare euro 750 nella dichiarazione (pari al 75%).

Nota bene: se tu fossi l’autore dell’attività intellettuale, allora avresti diritto alla riduzione delle imposte del 40% se hai meno di 35 anni e del 25% se hai 35 anni o più. Il tutto rientra come reddito di lavoratore autonomo (fa la differenza solo per il tuo commercialista, non per te).

Se non sei l’autore, ma hai acquistato il diritto d’autore a titolo oneroso, puoi accedere solo alla riduzione del 25% ed è considerato un reddito diverso.

 

Devi aprire la partita iva per incassare le royalties del diritto d’autore?

Ricorda che non devi aprire la partita iva se sei l’autore del know how.

In base alle disposizione dell’articolo 3 del D.P.R. 633/1972: non sono considerate prestazioni di servizi le cessioni, concessioni, licenze e simili relative a diritti d’autore effettuate dagli autori e loro eredi o legatari, tranne quelle relative ai disegni ed opere dell’architettura e opere dell’arte cinematografica.

Risultano pertanto oggettivamente non soggette ad Iva, non integrando uno dei presupposti indefettibili della imposta, le attività di sfruttamento dei diritti d’autore poste in essere direttamente dagli autori o dai loro eredi o legatari.

Esempio: se tu avessi  prodotto un libro e lo dessi in concessine ad una casa editrice in cambio di royalties, tu incasseresti queste ultime senza aprire la partita iva emettendo una semplice ricevuta fiscale con il tuo codice fiscale (appunto perché queste royalties non rientrano nel campo di applicazione dell’iva).

Nota bene: l’obbligo di fatturare le royalties avviene solo nel caso in cui i compensi ricevuti rientrino nell’attività di lavoro autonomo esercitata con la partita iva. Se, invece, l’attività di lavoro autonomo esercitata con partita Iva fosse totalmente slegata dai compensi percepiti con diritto di autore, il soggetto percettore potrebbe continuare ad emettere le ricevute (per il diritto di autore), e fatture per l’attività di lavoro autonomo.

 

Elenco di cosa può essere un know how e diritto d’autore

Facendo ricerche su internet in merito al diritto d’autore, troverai tanti siti che ti parlano dell’importo del prelievo fiscale, ma difficilmente troverai una circolare sul come utilizzare il diritto d’autore nella tua S.r.l.

Questo è dovuto al fatto che non c’è un elenco definito di cosa rientra nel know how come diritto d’autore e soprattutto nessuno ha cercato di contestualizzare il diritto d’autore a vantaggio di una S.r.l..

Per fare un passo ulteriore  e cercare di fornirti una serie di idee di cosa può essere un diritto d’autore, condivido un elenco di cose che possono rientrare in questa tipologia con un esempio per ciascuno.

 

a) Brevetto: ogni qualvolta crei un nuovo macchinario, lo puoi brevettare e quindi concederlo in sfruttamento economico ad altri operatori economici.

Esempio: se tu avessi inventato una macchina nuova e riuscissi a brevettarla, diventeresti il suo ideatore. Da quel momento potresti dare ad altre società la possibilità di produrre il tuo macchinario in cambio di un canone mensile, definito royalties.

 

b) Procedura specifica per svolgere un lavoro o per ottenere un certo risultato: sono opere d’autore anche tutte quelle conoscenze che servono a far ottenere un certo risultato seguendo una specifica procedura o serie di azioni. E’ più facile mostrarlo con un esempio che spiegarlo.

Esempio: se tu dovessi creare una specifica procedura per far ottenere un certo risultato agli istruttori di fitness, per te quello costituisce un diritto d’autore. Ovviamente stai attento ad una cosa importante.

Se ti metti in prima persona a vendere la procedura, allora questa è un’attività commerciale e non hai i benefici fiscali del diritto d’autore.

Se invece lo dai in sfruttamento economico alle altre persone, per te quello è un incasso come royalties.

Nello stesso modo, se tu tenessi il corso di fitness in prima persona, quella cosa NON rientrerebbe nel diritto d’autore e quindi non potresti usufruire dei benefici fiscali.

 

c) Procedura interna sul come svolgere determinati processi aziendali: anche comporre una serie di procedure aziendali interne rientra in una di quelle cose che possono rientrare nel diritto d’autore.

Esempio: l’esempio migliore sono, in un certo senso le procedure del Mc Donald’s.

Mc Donald’s è un’azienda così tanto strutturata che ha una serie di protocolli documentati su come è svolta ogni fase del processo produttivo.

Le formule, le ricette ed i processi interni di lavoro ideati da Mc Donald’s sono protetti dal diritto d’autore.

In questo caso verifica di documentare accuratamente il tutto e di cederlo come persona fisica ad altri operatori economici.

 

d) Libro: ogni qualvolta produci un libro e lo dai in distribuzione ad una casa editrice hai diritto a delle royalties come diritto d’autore.

Esempio: se tu dovessi produrre un libro, in alternativa a distribuirlo con una casa editrice, puoi distribuirlo tramite il portale di Amazon. I compensi che derivano dalla vendita di quel libro sul portale di Amazon per te costituiscono delle Royalties.

Nota: ogniqualvolta lavori tramite portali, verifica sempre il contratto che stipuli con esso per essere certo di inquadrare il compenso come royalties.

 

e) Infoprodotti, documenti in pdf, lucidi: come infoprodotto intendo un contenuto informativo in formato pdf. Anche in questo caso questo potrebbe rientrare nei diritto d’autore. In un certo senso un infoprodotto come pdf può essere equiparato ad un libro. Per dimostrartelo ti riporto un interessante esempio.

Esempio: in alternativa ad un libro, potresti anche preparare un documento in pdf contenente un determinato argomento e venderlo in formato kindle sul portale di Amanzon.

Un kindle è praticamente il formato elettronico dei libri venduti su Amazon per il quale hai bisogno di un apposito supporto elettronico per la lettura.

Nel formato kindle di Amazon puoi inserire anche i libri che vendi cartacei. Ma nello stesso modo puoi anche inserire un normale contenuto tuo personale prodotto in pdf (sui kindle di Amazon sono riconosciute fino al 70% di royalties).

 

g) Video: quando fai un video, un CD contenente un video, webinar, un corso in generale, questo è un contenuto sul quale tu hai il diritto d’autore. Fare un webinar in cui c’è un corso specifico è come se fosse un libro, in un certo senso. E’ come se tu trascrivessi il video su word per fare un libro.

Esempio: se tu dovessi fare un DVD con dei contenuti da te prodotti, potresti darlo in concessione a varie S.r.l. per la successiva vendita.

Il compenso che tu riceveresti come autore del DVD è una royalties al pari di quella che riceveresti per la concessione a queste società di un tuo libro.

 

h) Marchi, loghi, immagini, disegni, fotografie: le immagini che crei, disegni, loghi, marchi aziendali o foto, possono rientrare nel diritto d’autore.

Esempio: se tu creassi un disegno artistico e lo volessi dare in sfruttamento economico a qualche portale trovato su internet, in questo caso tu riceveresti delle royalties. Lo stesso vale anche per eventuali fotografie.

Esempio: se tu fossi proprietario di un marchio storico che distingue la tua azienda dalla concorrenza e con il quale riuscissi  ad ottenere maggiori ricavi, potresti attribuirgli un importo come canone di locazione e concederlo in sfruttamento ad altre società.

 

i) Software: ogniqualvolta crei un software, anche senza doverlo brevettare, questo rientra nel diritto d’autore. Nel limite del possibile io consiglio di renderlo, concreto tramite un supporto fisico e fare in modo di avere delle prove che tu sia l’autore dello stesso.

Esempio: se tu crei un specifico programma che, ti consente di conoscere lo stato di salute della tua azienda ed eventuali pericoli a cui stare attenti, tramite una serie dati di bilancio, allora questo è un bene che puoi concedere a terzi in cambio di royalties.

 

l) Articoli per un blog: in maniera simile ad un libro il blog si compone di una serie di contenuti scritti resi disponibili online invece che su supporto cartaceo, pertanto anche i contenuti di un blog possono rientrare nel diritto d’autore.

Esempio: se io ho un blog e lo concedo in sfruttamento economico ad un’altra società, quei compensi per me rientrano tra quelli del diritto d’autore (attenzione per i giornalisti, per i quali in molti casi non è riconosciuto il diritto d’autore).

 

M) Canzoni: bhe, direi che tutti sappiamo che i cantanti vantano un buon diritto intellettuale per le canzoni che cantano.

Esempio: nelle discoteche o in tutte le manifestazioni in cui c’è musica, gli organizzatori devono pagare un quantitativo di commissioni in base alle canzoni che riproducono. Soldi che servono per ripagare l’autore della canzone.

 

n) Formule, ricette: se tu creassi una determinata ricetta per produrre un determinato bene, componente ecc, allora potresti richiedere un compenso per il tuo diritto d’autore.

Esempio: se tu crei una ricetta specifica per produrre un particolare cibo e la vuoi dare in concessioni a determinati ristoranti, puoi richiedere le royalties.

Esempio: se tu crei una determinata “formula chimica” per ottenere un certo prodotto o componente, allora puoi richiedere le royalties.

 

Come utilizzare gli infoprodotti e gli articoli del blog nella tua S.r.l.?

Tu puoi creare del materiale informativo in formato video, audio, articoli online, articoli scritti su carta, documenti in pdf e cederlo ad altre S.r.l. in cambio di un canone mensile.

Poi le altre S.r.l. possono sfruttare il tuo know how per la successiva rivendita o come strumento per acquisire contatti ecc.

In questo caso la S.r.l. che sfrutta economicamente il tuo diritto d’autore vende e fattura regolarmente con iva pagando le relative imposte.

E tu ricevi un canone di affitto per aver concesso a terzi il tuo diritto d’autore e rilasci una ricevuta fiscale senza iva e accedendo ai benefici fiscali visti in precedenza.

Questa cosa va bene con le S.r.l. di terze persone, compresa anche la tua eventuale S.r.l..

In questo secondo caso devi prestare attenzione a non incappare nell’accusa di abuso del diritto, cioè devi utilizzare delle accortezze per evitare di utilizzare questo strumento solo come alternativa alla distribuzione degli utili per pagare meno imposte.

Prestando la dovuta attenzione potrai difenderti meglio in caso di contenzioso.

 

A cosa stare attenti quando utilizzi un diritto d’autore come un infoprodotto o un blog?

1 – Deve essere un Know How vero

Il sistema del Know How non deve essere utilizzato solo per avere un risparmio fiscale. Il Know how deve essere vero.

Questo comporta che devi avere più elementi di prova per dimostrare che:

  • il know how sia attribuibile a te;
  • hai realizzato un vero know how;
  • generi un risultato replicabile anche per altre società;
  • il Know how sia stato realizzato prima del suo eventuale sfruttamento economico.

Più elementi riesci ad ottenere, maggiore è la possibilità di proteggere, anche sotto il profilo fiscale, la realizzazione del tuo know how.

 

2 – “registrare” il know how

Quando utilizzi un infoprodotto, ti consiglio di metterlo su un supporto, esempio CD o DVD, e depositarlo presso la Siae per “registrarlo” e attribuirgli il tuo nome.

Questa registrazione non ti garantirà l’autenticità, originalità del tuo diritto d’autore, ma ti garantirà una data certa a partire dalla quale tu hai depositato un determinato prodotto a te riconducibile.

Inoltre hai una registrazione che ti permette di determinare con precisione la tipologia di bene che hai creato, essendo stato messo su un supporto fisico e quindi non modificabile in quanto depositato.

Alcune volte i clienti mi chiedono “come faccio a far diventare una cosa un infoprodotto o un know how?”

Tecnicamente lo è già, ma se vuoi una soluzione allora potresti depositarlo alla Siae che almeno hai qualcosa su un supporto fisico registrato.

Esempio: software di marketing lo metti su un DVD e lo porti alla Siae, esempio corso di fitness lo metti in DVD e lo porti alla Siae.

Questi ultimi sono già dei beni sui quali puoi avere un diritto d’autore, ma metterli su un supporto fisico fa in modo di fissare quella conoscenza in modo che sia, conoscibile a terzi in caso di ricerca e una data certa a partire dalla quale si possa attribuire a te.

Oltre a questo, ove è possibile, considera l’opportunità di associate uno specifico codice ISBN per ogni opera intellettuale scritta.

Il codice ISBN (dall’inglese International Standard Book Number, “numero di riferimento internazionale del libro”) è una sequenza numerica di 13 cifre usata internazionalmente per la classificazione dei libri.

Ogni codice ISBN identifica in modo univoco ogni specifica edizione di un libro (non però le semplici ristampe, che mantengono lo stesso codice dell’edizione cui si riferiscono) e, una volta assegnato, non può più essere riutilizzato.

Con un codice ISBN sicuramente inizi a rendere la tua opera intellettuale più concreta e identificabile.

 

3 – cerca di rendere il tuo materiale originale e non un “copia e incolla” solo per tagliare le imposte

Più il documento è originale, meglio è per te in quanto hai un ulteriore elemento di prova a tuo supporto per dimostrare che hai un vero diritto d’autore.

Se il tuo infoprodotto fosse soltanto una copia di qualcosa già esistente sarebbe molto semplice accusarti di abuso del diritto, cioè di aver utilizzato il know how con il solo fine di tagliare le imposte.

Più autentico è il diritto d’autore più hai possibilità di difenderti ed avere ragione.

 

4 – non confondere le royalties con il  commercio

Un punto importante da comprendere, e che crea confusione tra le persone, è quello di distinguere il guadagno derivante dalle royalties da quello derivante dalla vendita di un prodotto.

Mi spiego meglio.

Per esempio, se hai un libro o un macchinario e lo vendi in prima persona, questa cosa ricade nel commercio e, quindi, cade in un principio di “Ricavi meno Costi” al fine di individuare il reddito da indicare nella tua dichiarazione.

Questo reddito non ha nessun beneficio fiscale.

In questo primo caso tu realizzi il prodotto, e poi lo commercializzi direttamente tu in prima persona e non tramite terzi.

Se, invece, tu hai la proprietà intellettuale di un libro (o di un macchinario o un brevetto) e concedi in usufrutto questo diritto a un’altra S.r.l. che promuove il libro, in questo caso stai concedendo ad altri lo sfruttamento di un tuo know how in cambio di un canone denominato Royalties.

Questo compenso è detassato alle condizioni fiscali agevolate viste in precedenza.

In questo secondo caso tu realizzi il know how, ma lo sfruttamento commerciale lo dai in concessione a un’altra S.r.l. in cambio di denaro. Quindi non sei te che lo vendi in prima persona, ma è un soggetto terzo rispetto a te.

Questa è una cosa molto importanti da sapere perché, ti permette di evitare possibili contestazioni con il fisco in caso di controlli.

 

5 – devi concedere lo sfruttamento commerciale a terzi, e non venderlo in prima persona come se fosse attività commerciale

In parte riconducibile al punto visto in precedenza, lo sfruttamento commerciale del know how deve avvenire da parte di una terza persona e non da te direttamente, altrimenti potresti incappare in un incasso riconducibile al commercio, nel quale non avresti nessun beneficio fiscale.

Questo concetto, sotto il profilo pratico, te lo descrivo con due diversi esempi. In questo modo hai un’ulteriore parametro a cui devi stare attento per applicare correttamente il know how.

Esempio: il titolare di una ditta individuale  ha creato un know how legittimo, ma lo concede in sfruttamento alla sua stessa ditta individuale.

In questo caso, siccome la ditta individuale è la stessa persona fisica che ha creato il know how, il fisco potrebbe affermare che lo sfruttamento del Know how debba essere considerata un’attività commerciale poiché il creatore sfrutta economicamente in modo diretto il know how.

Esempio: imprenditore che ha una S.r.l. e che gli concede in concessione un Know How con canone mensile.

In questo caso, siccome la S.r.l. è un’entità distinta dal creatore del know how, è un’operazione regolare e valida.

Importante: più si dimostra che la S.r.l. che sfrutta il know how è autonoma e distante dalla posizione del creatore del Know How e maggiore difese hai a disposizione.

Questo comporta il che il titolare del Know How può regolarmente incassare i canoni e non avere paura di incorrere in contestazioni da parte dell’Azienda delle Entrate.

Questa cosa è molto importante e devi stare assolutamente attento a rispettare questa regola.

Esempio: se tu crei un infoprodotto e lo dai in concessione ad altre S.r.l. per rivenderlo e commercializzarlo, allora questa è una Royalties.

Ma se tu devi ricevere dei soldi per aver fatto un intervento in pubblico, ( ad esempio un webinar) allora questo deve essere fatturato come normale attività commerciale, perché in questo caso tu non stai vendendo un know how, ma un qualcosa che stai facendo te direttamente e che non hai reso come opera intellettuale e concessa in affitto ad un altro operatore economico.

 

6 – i costi di produzione del know how devono essere sostenuti dal privato che si intesterà il diritto d’autore 

Come hai potuto leggere dal precedente punto, il know how deve essere concesso a una terza parte per far in modo che sia un know how vero che benefici delle agevolazioni fiscali.

I grossi benefici fiscali li hai esclusivamente se incassi i canoni di locazione per un know how intestato a persona fisica.

ATTENZIONE: anche le società possono beneficiare di qualche agevolazione fiscale per i ricavi generati con lo sfruttamento di determinati know how, ma è un beneficio minore e marginale rispetto a quello che puoi ottenere se il know how è intestato a te persona fisica.

Pertanto devi fare di tutto per dimostrare che il know how lo hai prodotto te come persona fisica.

Quindi non puoi mettere nella contabilità della tua S.r.l. i costi relativi alla produzione di quel know how per poi intestarlo a te stesso.

Se lo facessi, incorreresti in due tipologie di contestazioni che potrebbero portare a queste  due conseguenze:

  • Il fisco riconosce il know how a te stesso, quindi considera indetraibile l’iva e indeducibile il costo di tutte le fatture e spese inerenti alla produzione del know how scaricate dalla S.r.l.. A questo si aggiungono le sanzioni sull’iva e sulle maggiori tasse imputate alla società.
  • Il fisco non riconosce il know how intestato alla persona fisica, ma lo considera intestato alla società in quanto lei ha sostenuto tutto l’onere riguardante la produzione del know how. In questo caso le spese della S.r.l. sarebbero  riconosciute buone e sarebbe il socio fortemente attaccato dal fisco. Così a te sarebbe accertato un maggior reddito dovuto al mancato riconoscimento del bonus fiscale del Know How. Adesso si aprono due scenari:
  1. Non è riconosciuto il 40% o 25% di esenzione dalle tasse con la necessità di pagare anche l’ulteriore inps gestione separata;
  2. Oppure potrebbe essere riconosciuta in capo al socio un’attività commerciale e quindi soggetta al pagamento di iva, irpef ordinaria e inps commercianti.

In sintesi, per poter utilizzare regolarmente il Know how con tutti i benefici fiscali possibili evitando sanzioni da parte del fisco, devi dimostrare che il know how sia stato prodotto da te come persona fisica.

Se inserisci dei costi in contabilità nella tua s.r.l. che si riferiscono alla produzione del Know  How, potresti incorrere in sanzioni da parte del fisco dovuto al fatto che il fisco non ti riconosce come titolare del know how.

 

7 – registra il Know how a nome di una persona fisica (questo è importantissimo)

Ho voluto inserire questo punto perché, alcune volte, i clienti mi chiedono:

“Posso intestare un Know how all’azienda?”

“Mi conviene intestare il Know how a me persona fisica o all’azienda?”

Ogni know how lo puoi intestare sia a una persona fisica sia a una società.

Quindi, ogni qualvolta crei un know how devi bilanciare le opportunità concesse da queste due situazioni:

  1. Puoi intestare il tuo know how a te persona fisica senza poterti scaricare il costo in contabilità delle spese che sostieni per fare i test e per la sua realizzazione.

Ma, una volta brevettato, incassi le royalties con il 40% di esenzione da irpef se hai meno di 35 anni, oppure con il 25% di esenzione dall’irpef se hai più di 35 anni.

Inoltre ricordati che non devi pagare l’inps e l’irap sopra questi compensi, poiché non li stai generando in regime d’impresa.

  1. Oppure puoi intestare il Know how alla tua S.r.l. e quindi non hai i benefici fiscali dell’esenzione del 25% o del 40%, ma puoi scaricarti i costi nella contabilità della S.r.l..

IMPORTANTE: anche lo sfruttamento del know how intestato a una società ha dei benefici fiscali (“patent box”, di cui scriverò un articolo nelle prossime settimane), ma sono nettamente minori rispetto al bonus riservato alle persone fisiche.

Quindi il vantaggio di intestare il know how a te oppure alla tua S.r.l. dipendente da:

  • I costi che devi sostenere per realizzazione il know how. Più sono alti e più ti conviene scaricarli in capo alla S.r.l..
  • La rendita annuale che ti può generare il know how. Più la rendita è bassa e più ti conviene intestare il tutto alla S.rl..
  • Il numero di aziende alle quali puoi vendere lo sfruttamento economico del know how. Se ci sono poche aziende a cui puoi vendere il Know how sarà maggiore il vantaggio di intestarlo alla tua S.r.l..

 

8 – il valore deve essere vero, quindi difenditi con una perizia di valutazione

Un altro punto di riflessione importante è che il know how deve essere vero, reale e il canone della royalties deve essere pagato per il suo giusto valore di mercato.

Non bisogna utilizzare il know how come un qualcosa per farsi bonifici sul conto corrente personale quando in realtà non c’è motivo.

Deve essere un qualcosa che abbia un valore vero, reale tanto quanto le terze persone sarebbero disposte a pagare per acquistare il diritto di sfruttamento di quello specifico know how.

Cosa vuol dire questo?

Vuol dire che, di punto in bianco, non puoi costituire una S.r.l., creare un know how (un info prodotto o un libro), e ti inventi il prezzo a tuo piacimento che deve pagarti la società al fine di incassare i bonifici sul tuo conto corrente personale. Tutto questo solo con l’intenzione di avere una tassazione agevolata con la semplice scusa che li dichiari come Royalties.

Questo non sarebbe corretto e il fisco disconoscerebbe il valore attribuito ai canoni delle Royalties.

No! Non funziona così.

Deve essere, invece, un qualcosa per cui gli altri sarebbero disposti a pagare. Il valore deve essere vero al punto tale che altri sarebbero disposti ad acquistare quel medesimo sfruttamento di know how.

Sono d’accordo con te con il fatto che il valore può essere una cosa soggettiva, e che non sia facilmente determinabile.

Quindi, una soluzione che puoi adottare, per poterti difendere da una possibile contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate sul canone di locazione riconosciuto al know how, è quella di farsi quantificare il valore del know how da un perito esterno.

Con questa perizia non avrai la certezza di essere completamente esentato da eventuali accertamenti, ma in caso di controlli dell’Agenzia delle Entrate, avresti una perizia datata che certifica il valore attribuibile al Know how.

E soprattutto, che questo valore non è stato attribuito a caso, ma è frutto di un adeguato processo di valutazione di un perito esterno alle parti interessate.

In caso di controlli, l’Agenzia delle Entrate farà una propria perizia di valutazione del tuo Know How. Valore che può essere diverso dal tuo.

Ma in questo caso, come difesa, tu avrai la perizia con cui dimostri a un eventuale giudice che il tuo valore è stato attribuito seguendo un determinato criterio logico, senza aver inventato nessun valore e in modo imparziale.

Anche perché il perito, utilizzando un processo con adeguati elementi giustificativi a supporto,  non sarà mai disposto ad accertare un valore superiore a quello vero attribuibile al know how.

La perizia potrebbe costarti anche euro 3.000, ma è una forma di tutela che ti farà risparmiare sanzioni e guai, seppur eventuali.

Non ci sono valori del know how “stabiliti dalla legge”, ma il principio cardine da rispettare è che sia a valore di mercato, ossia tanto quanto i terzi sarebbero disposti a pagare per averlo.

In caso di controlli dell’Agenzia delle Entrate, possono anche contestarti il valore, ma se questo è un valore reale e di mercato allora è più facile dimostrare la tua ragione davanti ad un giudice.

Il giudice potrà sempre chiedere ad un suo perito incaricato di valutare il tuo know how e quest’ultimo, probabilmente, farà paragone con quanto sia già presente sul mercato oppure ai settori affini.

 

9 – Cosa fare se si è impossibilitati nel fare una perizia?

Possono capitare situazioni in cui tu sia impossibilitato a redigere una perizia.

Quindi hai queste 3 soluzioni:

1) Quando cedi lo sfruttamento economico del know how a società di terzi, il valore è tendenzialmente vero in quanto la trattativa è veramente libera.

Se l’autore dell’opera intellettuale è diversa dai titolari effettivi della S.r.l. è già più facile dimostrare il valore reale del canone di locazione del know how in quanto è generato da una trattativa libera.

2) Calcolare le royalties utilizzando i valori medi presenti nel settore. In caso di contestazione sarà facile dimostrare l’esattezza del calcolo.

Esempio, produco un libro e lo concedo in sfruttamento economico alla mia S.r.l.. Se io prendessi delle royalties pari a quello che mi concederebbe una casa editrice, esempio il 15%, allora è più facile poter dimostrare che il tuo incasso sarebbe stato identico sia in uno che nell’altro caso.

3) Quando ti trovi in un settore “nuovo” per il quale non esiste una percentuale media di royalties, potresti utilizzare dei settori similari. Esempio, se tu crei un infoprodotto cartaceo o in formato pdf, potresti concederlo in sfruttamento economico alla stessa percentuale di quella utilizzata per un libro perché un prodotto in pdf o cartaceo è praticamente similare ad un libro.

Ove possibile, bisogna sempre avere più elementi di supporto alla valutazione del tuo know how, ma ove tu sia impossibilitato ad averla, cerca il più possibile un collegamento logico con medie di settore per dimostrare che avresti preso quella specifica percentuale in qualsiasi caso.

 

10 – contratto di sfruttamento delle royalties con data certa

Ricordati di fare un contratto tra la S.r.l. e te con data certa

Il know how si attiva semplicemente facendo un contratto di royalties tra te persona fisica  e un’altra società.

Deve essere predisposto un contratto tra una persona fisica e una S.r.l. con:

  • La descrizione delle condizioni economiche;
  • La descrizione del know how;
  • Il contratto deve avere una data certa per essere difendibile da eventuali contestazioni dell’Agenzia delle Entrate.

Quindi, operativamente, per ricevere i soldi come royalties, basta stipulare un contratto scritto tra te e la S.r.l., ma una cosa che consiglio, è applicare la data certa.

Infatti è vero che, per una tua maggiore tutela contro il fisco, ci sia il fatto di avere una perizia che attribuisce un valore certo al know how, ma un altro elemento che ti difende da  eventuali nuove contestazioni è la data certa attribuita al contratto.

Questo poiché puoi dimostrare di non aver stipulato un contratto di know how con il solo scopo di diminuire il carico fiscale della tua S.r.l., concordando condizioni del Know how arbitrarie per annullare il reddito della società trasportandolo nella tua dichiarazione dei redditi personale come royalties di Know how, con l’unico fine di avere benefici fiscali.

Ma, in virtù di una data certa precedente, dimostri che c’è stato un accordo vero che garantisce un’applicazione costante nel tempo secondo gli accordi originari presi tramite il contratto.

Grazie a questo hai un’arma in più a tua difesa contro possibili contestazioni da parte del fisco.

Come puoi attribuire la data certa ai tuoi contratti di concessione di know how? La soluzione più economica e veloce è quella di scambio di email pec. Se non puoi, piuttosto, scambio di lettere raccomandate senza busta.

 

11– Ricordati che c’è la ritenuta d’acconto sui compensi della Royalties

Questa cosa non è di vitale importanza, in quanto non è una cosa che ti negherebbe l’uso del know how.

Ma è comunque importante, perché influenza la gestione degli incassi ogni qualvolta devi percepire i compensi delle royalties.

Ogni volta che devi incassare delle royalties ricordati queste due cose:

  • Il compenso è soggetto a ritenuta d’acconto del 20% sulla parte imponibile;
  • La parte che è esente dalle tasse non è soggetto a ritenuta. Se hai fino a 35 anni il compenso delle royalties non soggetto a ritenuta è del 40%. Se hai più di 35 anni il compenso delle royalties non soggetto a ritenuta è del 25%.

Ti faccio due esempi.

Compenso royalties a soggetto che ha 35 anni o meno:

  • Canone royalties                        € 1.000,00
  • Ritenuta del 20% sul 60%                         € 120,00
  • Totale da incassare                       € 880,00

Compenso royalties a soggetto che ha più di 35 anni:

  • Canone royalties                          € 1.000,00
  • Ritenuta del 20% sul 75%                    € 150,00
  • Totale da incassare                   € 850,00

Come puoi notare questo influisce sull’importo che tu devi ricevere come titolare della royalties.

Ricordati che in dichiarazione dei redditi dovrai dichiarare come reddito diverso solo la parte di imponibile da tassare (la parte esente NON va inserita in dichiarazione) e devi anche indicare le ritenute che tu hai subito.

Le ritenute sono, con parole semplici, imposte che tu hai versato in anticipo. Quindi pagherai solo il saldo in sede di dichiarazione dei redditi o, nel caso in cui tu sia a credito, valutare se richiedere a rimborso gli importi.

 

12 – non sottovalutare il compenso basso del know how, in quanto è replicabile su ogni S.r.l. e ogni anno in modo ricorrente

Anche se dovessi accorgerti di avere un know how di importo relativamente basso, non sottovalutare l’effetto di scalabilità che questo può  avere.

Ti faccio un esempio.

Se tu inventassi un know how specifico che vale euro 300 al mese, tu incasseresti dalla tua S.r.l. solo 3.600 euro all’anno.

Se il tuo know how è qualcosa di utile ed utilizzabile anche per altre S.r.l., questo significa che puoi concedere in sfruttamento il tuo know how anche ad altre società e quindi beneficiare di ulteriori 3.600 euro all’anno.

Prova a pensare all’effetto che potresti avere se tu concedessi in sfruttamento il tuo know how ad altre 10,100 o 1.000 S.r.l..

Ovviamente il know how deve essere vero, di valore certo, e le altre S.r.l. devono trarne un beneficio reale, in modo da evitare possibili altre contestazioni da parte del fisco.

E ricordati anche di non sottovalutare l’effetto del compenso ricorrente che tu avresti ogni anno.

Anche se ti sembra molto cara una perizia di Euro 3.000 per farti valutare un know how da Euro 300 mensili, non sottovalutare l’effetto positivo che questo può avere nel corso del tempo sulla tua tassazione.

Mi spiego meglio.

Ogni volta che tu hai un know how puoi avere un forte effetto di scalabilità che deriva dal fatto che l’incasso lo ricevi ogni anno e del fatto che questo meccanismo lo puoi replicare anche sulle altre S.r.l.:

1) Se anche tu dovessi ricevere una valutazione di euro 300 al mese, ricordati che tu incasseresti euro 3.600 all’anno, ogni anno. Quindi è facile, dopo 10 anni, arrivare a compensi di euro 36.000;

2) Se il know how lo cedi ad altre S.r.l. puoi moltiplicare gli incassi che derivano dallo sfruttamento del tuo know how nello stesso anno.

Quindi, se in un medesimo anno tu dai in concessione a 10 S.r.l. il tuo know how, ricevi un compenso annuale di euro 36.000. Tutto questo con lo stesso know how valutato dal perito.

 

Conclusioni

Grazie alle informazioni che hai ottenuto in questa circolare, ora sai come poter utilizzare al meglio gli infoprodotti nella tua S.r.l. in modo da tagliare le imposte.

Non puoi abusare della legge e utilizzare il vantaggio fiscale dell’opera d’ingegno come strumento per simulare una distribuzione di utili per pagare meno imposte, rischieresti di essere accusato di abuso del diritto.

Ma è anche vero che rispettando determinati parametri il diritto d’autore è un ottimo strumento da utilizzare nella propria S.r.l. come metodo di pianificazione fiscale per ridurre il prelievo impositivo.

In tutti i casi in cui hai un’azienda, sappi che se tu volessi veramente dormire sonni tranquilli, proteggere il tuo patrimonio personale, proteggere il tuo investimento, tutelare la tua famiglia o il tuo futuro, la soluzione migliore risiede nell’utilizzare una S.r.l..

Ma non basta.

Infatti, devi anche verificare di: produrre utili in abbondanza, avere sempre la liquidità necessaria per far funzionare l’azienda regolarmente e utilizzare il più possibile strumenti di pianificazione fiscale nella tua società per ridurre la imposte della S.r.l..

Però stai attento, perché gestendo in modo inappropriato una S.r.l. rischi di pagare più del 64% di imposte e contributi (tanto quanto una ditta individuale).

Mentre, dal lato opposto, con una gestione fiscale efficace della S.r.l., le imposte minime che puoi pagare sono del 28%.

Tra il 64% di imposte ed il 28%, ci sono vari strumenti di pianificazione fiscale che puoi utilizzare nella tua S.r.l..

Più strumenti di risparmio fiscale specifici per la S.r.l. applichi e più riuscirai ad avvicinarti al 28%.

Strumenti di risparmio fiscale specifici per la S.r.l. che troverai scaricando il manuale che riceverai compilando il form qui in basso.

Tutte le volte che decidessi di utilizzare una S.r.l. per la tua attività imprenditoriale, ricordati che potresti accedere al servizio della Contabilità Controllata.

Seguendo la procedura della Contabilità Controllata, puoi rendere la tua S.r.l. una macchina che ti genera costantemente più soldi di quelli che spendi.

Ogni 12 mesi avrai più utili rispetto a prima, più soldi in banca rispetto a prima e la possibilità di tagliare le imposte della S.r.l. dal 64% al 28%.

Tutto questo grazie all’applicazione dei principi di Efficacia Fiscale e al controllo mensile del bilancio della Contabilità Controllata della tua S.r.l..

In questo modo crei sempre più ricchezza per te ed ottieni tutto il successo che ti meriti insieme alle persone a te care.

Se non puoi applicare la procedura della Contabilità Controllata con il tuo commercialista, non preoccuparti.

In alternativa puoi inviare una email direttamente a me all’indirizzo info@efficaciafiscale.com, con oggetto “Contabilità Controllata” e richiedere maggiori informazioni.

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Riceverai un manuale che comprende una check list dettagliata dei principali strumenti che puoi utilizzare con la tua S.r.l. per ridurre il carico fiscale dal 64% al 28%.

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