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Quando una S.r.l. inizia a generare utili importanti, ad esempio € 200.000 annui, cambia completamente il modo in cui questa dev’essere gestita, soprattutto dal punto di vista fiscale e contributivo. Quello che prima funzionava bene, improvvisamente può diventare inefficiente.
È proprio in questi momenti che molti imprenditori iniziano a porsi la seguente domanda: “È più conveniente inserire una holding (Società Semplice) oppure modificare le quote societarie?”
Vediamolo insieme, in modo chiaro e senza semplificazioni pericolose.
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E se vuoi approfondire in autonomia tutte le strategie fiscali oggi a disposizione degli imprenditori, ti consiglio di scaricare il manuale gratuito che trovi a fondo articolo: un concentrato di consigli pratici e soluzioni concrete firmato Efficacia Fiscale.
Detto questo, bando alle ciance e let’s go!
La strategia di gestione più diffusa, nelle S.r.l. che generano utili contenuti, è questa:
Questa struttura nasce spesso da un obiettivo ben preciso:
Finché gli utili sono contenuti, il sistema regge bene; ma cosa succede quando l’utile generato inizia ad aumentare fino a raggiungere, o superare, i € 200.000?
In questo caso è necessario iniziare a valutare altre strategie di gestione perché quelle adottate fino a quel momento possono diventare inefficienti.
Con una partecipazione al 50%, il socio lavoratore della S.r.l. iscritto alla Gestione Artigiani o Commercianti deve considerare, ai fini contributivi, la quota del reddito d’impresa fiscale della società attribuibile alla propria partecipazione.
Pertanto, ipotizzando un reddito della S.r.l. pari a € 200.000 e una partecipazione del socio lavoratore pari al 50%, la quota da prendere inizialmente come riferimento è di € 100.000.
Occorre però fare una precisazione importante: i contributi non sono dovuti senza limiti sull’intera quota attribuita al socio, perché la normativa prevede un massimale annuo di reddito imponibile.
Questo massimale varia di anno in anno ed è differente a seconda che il socio possieda o meno anzianità contributiva al 31 dicembre 1995. Per chi era già iscritto prima del 1996 si applica un limite più basso; per chi si è iscritto per la prima volta dal 1° gennaio 1996 è previsto un massimale più elevato.
Di conseguenza, nell’esempio considerato, il calcolo effettivo deve tenere conto sia della posizione contributiva personale del socio sia del massimale vigente nell’anno di riferimento.
In presenza di redditi così elevati, il carico contributivo può comunque raggiungere importi molto significativi e avvicinarsi al limite massimo previsto dalla relativa gestione.
Ecco quindi che diventa evidente la necessità di valutare con attenzione la struttura societaria e le possibili strategie di ottimizzazione.
Una delle opzioni più interessanti per ovviare a questo problema è quella di creare una società semplice holding che detenga le quote della S.r.l.
Questa soluzione è una di quelle prese in considerazione più frequentemente per un motivo molto semplice: utilizzare una Società Semplice Holding permette di ridurre, o addirittura eliminare, i contributi INPS sugli utili generati dalla S.r.l. .
La Società Holding, inoltre, può rivelarsi molto utile anche per altri scopi:
Tuttavia c’è un punto critico da tenere ben presente nel momento in cui si decide di utilizzare questa strategia: il momento in cui viene creata la Società Semplice Holding; è qui che si gioca tutta la differenza.
Infatti, se la Holding viene creata all’inizio dell’attività, non si riscontrano problematiche rilevanti: niente plusvalenze, struttura pulita, massima efficienza; se invece la si crea in un secondo momento (quando l’azienda va bene), entra in gioco un tema delicato, quello della plusvalenza latente.
Quando si conferiscono le quote della propria S.r.l. in una Società Semplice, che è un ente non commerciale, il fisco può richiedere la tassazione della differenza tra il valore di mercato della società e il costo storico delle quote; nello specifico su questa differenza si applica un’imposta del 26%.
Tradotto in pratica, se la tua S.r.l. oggi vale molto più di quando l’hai costituita, potresti dover pagare delle imposte anche senza aver incassato nulla.
È importante, però, precisare che questo meccanismo non è sempre automatico, infatti non sempre scattano i controlli e, comunque, non tutti i casi vengono contestati.
In ogni caso è giusto segnalare questa eventualità perché il rischio esiste ed è concreto a livello teorico.
Un’altra opzione da prendere in considerazione nel momento in cui la propria attività inizia a generare un utile uguale, o superiore, a € 200.000, è quella di procedere alla variazione delle quote societarie.
Nello specifico si tratta di ridurre la quota del socio lavoratore (ad esempio all’1%) e, di conseguenza, aumentare quella del socio non lavoratore (ad esempio al 99%).
Sicuramente, rispetto all’apertura di una Società Semplice Holding, la modifica delle quote societarie rappresenta un’alternativa più semplice e offre un vantaggio immediato, ovvero una drastica riduzione dei contributi INPS dato che questi ultimi si pagano solo sulla quota del socio operativo.
Tuttavia, anche in questo caso, esistono delle potenziali criticità.
Qui bisogna fermarsi un attimo e ragionare poiché, per quanto possa essere una strategia semplice che offre un vantaggio immediato, la modifica delle quote societarie comporta anche diverse criticità.
Esiste anche una terza possibilità, diversa dal conferimento delle quote nella Società Semplice: la cessione delle partecipazioni alla stessa Società Semplice.
In questo caso il socio non conferisce le proprie quote, ma le vende alla Società Semplice che diventa titolare della partecipazione nella S.r.l.
Dal punto di vista operativo si tratta di un’operazione differente rispetto al conferimento, anche se il risultato finale è simile: la Società Semplice diventa socia della S.r.l.
Anche in questo caso, tuttavia, occorre prestare attenzione agli aspetti fiscali. La cessione deve avvenire a valori coerenti con quelli di mercato e può generare una plusvalenza tassabile in capo al socio cedente.
Per questo motivo è necessario valutare attentamente costi, benefici e rischi dell’operazione prima di procedere.
Dunque, risulta chiaro che, per ottenere vantaggi fiscali dalla gestione aziendale, il timing costituisce il fattore primario da tenere in considerazione: la pianificazione fiscale, infatti, funziona davvero solo quando viene messa in atto fin dal principio.
Infatti, costruendo una struttura aziendale corretta fin dall’inizio si riduce il rischio di incorrere in problematiche future; al contrario, se la società cresce prima che sia stata fatta una corretta pianificazione fiscale, si possono comunque trovare delle soluzioni, ma ognuna di esse comporta inevitabilmente degli svantaggi.
La scelta giusta non è quella che fa risparmiare di più oggi, ma quella che permette di dormire sonni tranquilli anche domani.
Grazie a questo nuovo articolo di Efficacia Fiscale, ora sai come valutare se, nel momento in cui la tua S.r.l. inizia ad aumentare il proprio fatturato, l’apertura di Società Semplice Holding costituisce davvero la scelta migliore o se è preferibile valutare altre soluzioni.
Come sempre non esiste una risposta valida in modo univoco, è sempre necessario adattare le soluzioni disponibili al proprio caso specifico.
Se la tua S.r.l. sta crescendo e vuoi strutturarla nel modo corretto, questo è il momento giusto per fermarti e ragionare sui numeri, prima che siano loro a dettare le regole.
Ciao e ben ritrovato sul blog di Efficacia Fiscale! Anche oggi siamo pronti ad affronate…
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