Ciao, ti do il benvenuto in questa nuova circolare del blog di Efficacia Fiscale.

Questa settimana parleremo di un aspetto molto importante per te che sei un Affiliate Marketer.

Ti dico questo perché, l’affiliate marketer è un’attività che è esplosa negli ultimi 5 anni e perché, molte volte, è un’attività che è svolta in modo indipendente con una propria partita iva (o una società).

Questo comporta che ci sono tanti aspetti fiscali che devi conoscere per svolgere l’attività regolarmente, evitando di incorrere in errori che possono costarti problemi o sanzioni.

Problemi e sanzioni che possono inevitabilmente distruggere il tuo business o, nella miglior ipotesi, non ti faranno dormire sonni tranquilli. Perché, soprattutto se sei all’inizio, ricevere sanzioni importanti, potrebbero costare caro alla tua nuova attività imprenditoriale.

Dal 2017, fino ad oggi, ho avuto la fortuna di collaborare (e sto collaborando) con clienti che hanno svolto l’attività di affiliate marketing, e successivamente, anche con chi svolge attività di funnel marketing, vendita tramite il portale Amazon, vendita a distanza (“vendita posta a porta”).

Grazie all’esperienza che ho accumulato con loro, mi sono accorto che c’erano delle domande ricorrenti che i clienti avevano, ed a cui volevo dare risposta per fargli comprendere quale fosse la scelta migliore per loro.

Una delle domande ricorrenti poteva essere, per esempio, “cosa devo fare per svolgere regolarmente l’attività di affiliate marketing, evitando il più possibile imprevisti che potrebbero comportare sanzioni e problemi?”.

Leggere questo manuale ti permette di conoscere preventivamente le trappole fiscali a cui potresti andare incontro e quindi come poterle affrontare al meglio.

In questo modo puoi predisporre la tua attività di affiliate marketing nel modo migliore possibile insieme al tuo commercialista.

Il tutto ti consentirà di fare soldi con la tua nuova attività di affiliate marketing, o di migliorare la gestione fiscale di quella presente. Fare soldi, farli in modo sicuro, così da avere più tempo libero da poter trascorrere insieme ai tuoi cari, alla tua compagnia o insieme a tuo figlio.

Nota che, il contenuto di questa guida si presta molto bene non solo a chi svolge l’attività di affiliate marketing, ma anche a chi lavora online, a chi fa il marketer, a chi vende su Amazon o chi, in generale vende online.

Ti dico questo perché, a novembre e dicembre del 2018, mentre ero a Miami a studiare l’inglese per 3 settimane (lo so che stai pensando al fatto che io abbia fatto 3 settimane di sesso, droga, rock & roll e mare, ma purtroppo sono state veramente 3 settimane di studio vero), una società di formazione che si occupa di vendita su Amazon mi ha chiesto di fare 2 presentazioni di circa 30 minuti sull’aspetto fiscale delle vendite online.

Una l’ho fatta dall’aeroporto di Londra mentre aspettato l’ultimo volo per Miami e l’altra la settimana successiva di sabato mattina (a dimostrazione del fatto che non sono uscito il giorno precedente).

Nelle settimane precedenti ai 2 interventi fiscali, ho steso degli appunti per mettere a fuoco i principali aspetti che volevo condividere con il pubblico. Ho quindi approfondito alcune tematiche, e mi sono accorto che chi vendeva su Amazon aveva le principali problematiche di una persona che esercitava un’attività di Affiliate Marketing.

I problemi riscontrati possono rientrare in 3 categorie:

1) Quando devo dichiarare il reddito?
2) Quando devo applicare l’Iva?
3) Posso aprire una società all’estero?

Queste erano le 3 principali domande che mi sono state poste. Proseguendo nella lettura troverai la risposta a queste domande.

Trovando soluzioni a queste 3 tipologie di problemi, sarai in grado di avviare la tua nuova attività di affiliate marketing nel completo rispetto della legge, interagendo al meglio con il tuo commercialista e trovando la forma giuridica migliore per la tua azienda.

Ma fai attenzione: se tu dovessi aprire un’attività in fretta e furia senza tenere conto della corretta procedura, incorreresti sicuramente in diversi problemi e correresti il rischio di pagare troppe tasse.

Il contenuto di questo manuale è essenziale per poter aprire un’attività in modo corretto, nel rispetto della legge, evitando sanzioni e calcoli scorretti che danneggerebbero inevitabilmente i tuoi margini di guadagno.

Ma adesso, bando alle ciance e let’s go…

 

Introduzione

1) Chi sono;

2) Principio 1: Aspetto fiscale con esempi;

3) Principio 2: Aspetto Iva con esempi;

4) Procedura che devi adottare per essere in regola con il fisco e per essere sicuro di avviare la tua attività di affiliate marketing senza problemi (sia che tu abbia già una partita iva sia che tu non abbia la partita iva);

5) Offerta bonus per chi ha letto questa guida fiscale (Manuale per tagliare le tasse della tua S.r.l. dal 64% al 28%).

Da adesso ti do, ufficialmente, il benvenuto a questo corso dedicato all’Affiliate Marketer, per scoprire come avviare un’attività di Affiliate Marketing senza avere problemi con il fisco e nella totale sicurezza di calcolare in maniera perfetta i margini dei tuoi prodotti/servizi.

Infatti il problema è proprio questo, calcolare bene i margini che hai sui prodotti che vendi.

Questo perché per fare utili devi avere dei margini positivi sui tuoi prodotti e, se non consideri l’effetto fiscale, puoi credere di avere margini positivi quando invece sei in perdita o sicuramente hai margini minori.

Se non crei utili, poi hai problemi a pagare le imposte.

L’alternativa del non pagare le imposte è quella di rischiare di essere beccato e quindi condannato a pagare tutte le imposte evase con l’aggravio di ulteriori sanzioni e interessi.

Innanzitutto mi presento.

Mi chiamo Simone Calisti, sono commercialista e ho avuto la fortuna di collaborare con dei clienti che hanno, e stanno svolgendo, un’attività di affiliate marketing.

Prima di iniziare è importante capire perché sono qui e ti scrivo.

E’ dal 2017 che sto scrivendo articoli settimanali nel mio blog, www.efficaciafiscale.com, in cui parlo prevalentemente di 2 tipologie di tematiche dedicate alle S.r.l.:

1) procedure e sistemi per ridurre il carico fiscale della S.r.l.;

2) procedure e sistemi per ottenere informazioni strategiche sulla tua S.r.l. per incrementare l’utile e aumentare la liquidità.

Inoltre collaboro, e sto collaborando, con altre società di formazione che, in genere, mi delegano la parte fiscale inerente il loro settore.

In cosa consiste la collaborazione?

Essenzialmente pubblico manuali e faccio webinar. Una di queste società, per esempio, si occupa di formazione trading e, lo scorso anno, ho scritto manuali e fatto webinar per loro.

Poi ad aprile 2019 ho fatto un intervento all’evento che ha organizzato una società che si occupa di formazione per il trading online, organizzato al Palacongressi di Riccione, in merito al fisco per il trader.

Quindi faccio questo: sono un commercialista mi occupo di fisco e scrivo.

Qual è, infatti, il lavoro che ho svolto in questo periodo?

In questo periodo, oltre a fare il commercialista in senso stretto, oltre a scrivere articoli per il mio blog, oltre a scrivere manuali per la società che si occupa di trading ecc ho risposto alle domande che mi sono state poste direttamente da chi lavora nel mondo dell’affiliate marketing.

Questo mi ha consentito di creare una linea guida sintetica, ma preziosa, in quanto consente di avere dritte fondamentali senza spendere denaro in consulenze costose e senza investire tempo nel cercare altri consulenti.

Finite le presentazioni vengo all’argomento di oggi.

Oggi, infatti, parliamo di fisco specifico per chi lavora nel mondo dell’affiliate marketing.

L’obiettivo di questo incontro è delineare una procedura in modo da lavorare nella massima tranquillità ed in regola con il fisco, ponendo l’attenzione sull’importanza del concetto di pianificazione fiscale.

Cosa intendo?

1. Intendo che lavorare in regola con il Fisco non solo consente di dormire sonni tranquilli (aspetto fondamentale per lavorare serenamente e proficuamente), ma consente anche di conoscere il carico fiscale in anticipo rispetto al pagamento delle imposte e dei contributi e, di conseguenza, di determinare in modo fondato e razionale quanto effettivamente ricaricare su un prodotto per trovarti con l’azienda in utile entro la fine dell’anno.

Consente di comprendere se un prodotto può essere redditizio o meno e decidere se tenerlo in catalogo, eliminarlo o tenerlo come “prodotto traino” pur sapendo che non porterà, di per sé, utili ecc.

In poche parole: conoscere il fisco e la fiscalità della propria azienda ha dei risvolti positivi su tutta l’attività aziendale perché ti consente di sapere come incrementare i margini e quindi gli utili.

Nello stesso modo, conoscere i margini del tuo prodotto/servizio, ti permette di comprendere quanto soldi puoi spendere per sponsorizzare quella tipologia di bene. Cosa fondamentale se lavori nel marketing e trovarti alla fine dell’anno con utili nella tua azienda.

2. Infatti conoscere il carico fiscale in modo preciso ti permette di calcolare meglio il margine che tu hai nei prodotti che vendi.

Perché solo se conosci l’effetto fiscale dell’Iva e delle imposte sul reddito, puoi permetterti di capire quanto è il ritorno effettivo che tu hai su quei specifici prodotti e quindi quanto puoi permetterti di spendere in marketing.

Oppure conoscere i margini ti permette di capire quante unità di prodotti devi vendere come minimo per coprire i costi fissi e raggiungere un certo livello di utile a fine anno.

 

Quindi cosa affronteremo in questi prossimi 20 minuti?

– Innanzitutto parleremo di due principi fondamentali che occorre conoscere quando si affronta il mondo dell’affiliate marketing, ossia l’imposta sul reddito e l’imposta Iva;

– In seguito parleremo di una procedura molto semplificata per poter essere in regola con il fisco e per delineare delle linee guida sul “cosa è meglio e cosa no” per la nostra azienda. Ossia quale forma giuridica utilizzare per la tua attività di affiliate marketing;

– Per finire, come evitare l’accusa di esterovestizione.

Ci sono ancora due punti che ci tengo a precisare.

Voi partecipanti al corso siete liberi di fare le domande ed avrete un bonus, di cui parlerò in seguito, solo per il semplice fatto che state leggendo questo manuale.

Let’s Go e partiamo dai principi.

Ogniqualvolta affrontiamo l’aspetto fiscale di chi fa affiliate marketing è fondamentale conoscere innanzitutto la tassazione, le imposte sul reddito, in secondo luogo l’Iva.

 

Principio 1: Aspetto Fiscale delle imposte sul reddito

I punti cardine sono questi:

1) Per le persone fisiche residenti in Italia vale il concetto di tassazione mondiale;

2) Se fai servizi “online” o commercio “online” completamente dall’Italia, tu dichiarerai il reddito interamente in Italia. Questo perché non hai una stabile organizzazione all’estero;

3) Per le società con sede in Italia che producono redditi all’estero tramite filiali (in gergo tecnico: stabili organizzazioni all’estero) vi sono due strade: quella tradizionale (credito d’imposta) e quella introdotta in tempi recenti (2017), la c.d. branch exemption;

4) Esterovestizione: attenzione a non commettere questo reato in caso di società con sedi all’estero mentre tu lavori in Italia;

5) Puoi anche mettere la tua residenza all’estero, ma stai attento a difenderti se hai moglie e figli in Italia (anche se la giurisprudenza si sta spostando a favore del contribuente);

6) Domanda ricorrente: Se ho capitali all’estero cosa devo fare? Solo due cose.

Quanto al primo punto il principio è il seguente: se noi siamo persone fisiche residenti in Italia, il reddito prodotto in qualsiasi parte del mondo va dichiarato anche in Italia.

Nel caso in cui si paghino imposte anche all’estero sullo stesso reddito, l’ammontare di queste imposte estere potrà essere scalato dal dovuto, tramite un meccanismo detto “credito d’imposta”.

Cosa significa?

Significa che se noi vendiamo in tutta Italia dichiariamo ovviamente il reddito in Italia, è normale.

Ma se noi vendessimo servizi “online” o prodotti “on line” all’estero, ma con sede in Italia, noi dovremmo dichiarare, ugualmente, in Italia tutto il reddito prodotto in tutto il mondo.

 

Reddito dei servizi e vendite online

Nel caso di servizi online o commercio online, siccome io ho la stabile organizzazione solo in Italia, devo dichiarare il reddito prodotto con le vendite nei confronti dei consumatori Italiani e, eventualmente, nei confronti dei consumatori che sono in un paese estero, ad esempio gli Usa (come qualsiasi altro paese dell’Unione Europea), interamente in Italia.

Questo indipendentemente dalla sede di residenza del consumantore finale.

 

Reddito dalle vendite off line (ossia tramite un negozio fisico) da stabile organizzazione all’estero

Diverso è il caso in cui la ditta opera all’estero dall’Italia tramite filiali estere (esempio uffici, negozi, sedi ecc), ossia le così dette stabili organizzazioni all’estero.

In questo caso il reddito che è prodotto dalla stabile organizzazione estera, deve pagare le tasse nel paese ove c’è la sede della società estera.

Poi, l’eventuale utile netto della società estera (dopo il pagamento delle tasse estere), se distribuito alla società italiana, deve essere dichiarato in Italia (in questo caso ci sono diversi casi di tassazione che vanno affrontati caso per caso. Casi che dipendendo dal paese in cui è posta la sede della succursale estera e dalla tipologia di forma giuridica utilizzata in Italia).

Dopo questo, devi stare attento ad una cosa molto importante, ossia quella di non operare in Italia per conto di una società estera senza dichiarare i redditi in Italia.

Ti dico questo perchè il fisco italiano può riconoscere una stabile organizzazione in Italia di una società esterà anche senza avere uffici fisici qui in Italia.

Questo perchè rilevano però altri concetti, a cui devi stare molto attento per evitare errori banali legati all’esterovestizione di una società estera che, in realtà, opera in Italia. Ad esempio quello di:

a) “Luogo di chiusura dei contratti”. Se il contratto di vendita è chiuso in Italia il reddito è tassato in Italia (salvo dimostrare che chi ha chiuso il contratto sia un agente completamente indipendente dalla casa mandante);

b) Ma anche il server e il provider (esiste una vasta dottrina e giurisprudenza nazionale, comunitaria, mondiale sul punto). Se il server o il provider erogano il servizio allora il reddito è tassato in Italia, in quanto sono “fisicamente” in Italia. Mentre se i server e il provider sono in Italia ma servono solo per raccogliere informazioni, allora questo NON è considerato reddito imponibile in Italia.

Ma qui mi fermo, altrimenti il discorso diventa tentacolare e introduciamo una domanda che potrebbe esserti nata in testa…

 

Sono in regola se ho una LTD, ossia una società all’estero, ma lavoro dall’Italia?

Questa è una domanda che possono fare tutte le persone che lavorano nel mondo dell’affiliate marketing e incominciano a fatturare un importante volume di ricavi.

Anche qui, attenzione.

Torno al concetto di prima: la stabile organizzazione.

Accennavo in precedenza che il concetto di stabile organizzazione non inizia e finisce con il concetto di luogo fisico, di “sede fissa”.

Si ha stabile organizzazione in un paese anche quando in quel paese vengono chiusi dei contratti o ci si avvale in determinati modi di internet service provider o si gestisce in un determinato modo il server (cosa che devi evitare se hai una società estera ma lavori dall’Italia).

Esempio: Se io fossi un legale rappresentante di una LTD con sede legale in USA e svolgessi il mio lavoro di affiliate marketer da casa, ma fisicamente in Italia, opero fisicamente in Italia. Oppure chiudo contratti in Italia, parlo con clienti e fornitori dall’Italia, è evidente che, in Italia ho una stabile organizzazione, per il fisco italiano.

Quindi devo presentare la dichiarazione in Italia e, sempre in Italia, pagare le imposte.

Quando si parla di estero, c’è un argomento “piccante” di cui devi possedere le basi.

C’è un argomento da non sottovalutare, strettamente connesso ai rapporti con l’Estero. Si tratta dell’esterovestizione.

 

Cos’è l’esterovestizione?

Detto in parole povere, l’esterovestizione è quella situazione in cui apri una società all’estero, ma di fatto eserciti l’attività in Italia.

L’esterovestizione è un illecito penale commesso da chi costituisce società all’estero, in genere in stati con regimi fiscali vantaggiosi rispetto a quello italiano per, in sostanza, evadere le imposte italiane.

Inutile dirti che non devi trovarti in questa situazione, in quanto lo stato ha molti strumenti per scovare chi pone in essere questo illecito (potrebbero prendere come prova anche il luogo da cui partano le e-mail aziendali).

Ciò non significa che non sia possibile aprire società all’estero o che, se si aprono, si venga automaticamente accusati di un reato.

Significa molto semplicemente che, in caso di esplosione del proprio business e di voglia/necessità di costituire società all’estero, questa apertura va valutata attentamente e, soprattutto, effettuarla in modo lecito.

Quindi non è illegale avere una società all’estero. E’ sbagliato, sotto il profilo fiscale, avere una società all’estero, fatturare il lavoro sempre all’estero, ma lavorare in Italia.

Evitando questa cosa tu sei perfetto e protetto.

Alcuni pensano che per ovviare il problema sia sufficiente spostare la propria residenza all’estero.

Un pensiero del tipo:

“mi trasferisco all’estero, mi iscrivo all’AIRE (il registro che riporta i dati di tutti gli italiani all’estero), trasferisco la residenza, non ho il problema di dichiarare redditi in Italia”.

Ok, peccato che in Italia c’è un problema .

Una sentenza della Corte di Cassazione del 2008 secondo cui se in Italia restano comunque interessi economici e gli affetti (la moglie, i figli) lo Stato, in caso di accertamento, riconosce il reddito come prodotto in Italia.

In questo caso (che può capitare) c’è la possibilità di difendersi in maniera sana appellandosi a un recente filone giurisprudenziale (2017), secondo cui il reddito di un residente all’estero, con patrimonio all’estero ma la famiglia in Italia, non deve essere assoggettato a tassazione in Italia.

Questo se la famiglia rimasta in Italia è in grado si auto sostenersi, ossia se è autonoma (e magari di evitare di fare bonifici alla moglie per mantenerla).

Quindi puoi avere maggiori prove a tua disposizione se: a) non fai bonifici alla moglie, b) la moglie si mantiene in modo autonomo da te.

Ultimo punto.

In caso di mercato ampio, grande, spesso i capitali sono all’estero. Può capitare che come affiliate marketer io viaggi per il mondo, e mi ritrovi ad avere della disponibilità liquida

Quindi…

 

Cosa devo fare se ho dei capitali all’estero?

In questi casi la domanda è “se porto, oppure se ho i capitali all’estero, li devo dichiarare? Devo pagare delle imposte?”

In caso di capitali all’estero si possono verificare due casi:

1. Se i capitali non producono reddito: in questo caso semplicemente li si dichiara in un apposito quadro della dichiarazione dei redditi se superano € 10.000, oppure se la giacenza media fosse stata di € 5.000 (farà tutto il commercialista);

2. Se invece i beni all’estero producono un reddito, questo reddito va dichiarato in Italia se sei residente. Dovrai dichiarare tutto il reddito che produci con il capitale all’estero e pagherai in Italia le imposte sul reddito più l’eventuale imposta di bollo o l’Ivafe.

Dopo aver affrontato i principi fiscali sul reddito affrontiamo un principio fondamentale per la tua attività di affiliate marketing, in quanto ti consente di calcolare il giusto margine sui prodotti che tu vendi.

 

 Principio n.2: Iva

Una volta chiuso questo argomento si può passare ai principi relativi al meccanismo dell’Iva.

L’applicazione dell’Iva sulle fatture cambia se tu vendi in Italia, ad una società della Comunicatà Europea, ad una società extracee, al fatto se vendi un bene o un servizio.

Qui di seguito, cerco di renderti semplice l’applicazione di tutti questi casi. Se avessi dubbi, non esitare a scrivermi una email a info@efficaciafiscale.com. Riceverai assistenza gratuita sul tuo caso specifico.

Iniziamo…

Scontato comprendere che se acquisti o vendi un prodotto/servizio in Italia, ti troverai una fattura con iva. 

Ma: 

– Se tu vendi e acquisti servizi “generici” nei confronti di un’azienda dell’Comunità Europea o extracee, allora emetti e ricevi le fatture senza iva. Poi sarà il tuo commercialista a gestire l’aspetto fiscale dell’autofattura per “liquidare” l’Iva in Italia per le fatture di acquisto;

– Se vendi un servizio ad un privato della Comunità Europe devi applicare l’Iva del paese dove risiete il privato;

– Se vendi un servizio ad un privato extracee non devi applicare l’Iva;

– Se tu vendessi beni alle aziende della Comunità Europea o extracee non devi applicare l’Iva sulle fatture;

– Se vendi un bene ad un privato residente nella Comunità Europea, devi applicare l’Iva italiana, o di quel specifico paese europeo, al superamento di detterminate soglie (euro 100.000 o la minore soglia stabilità da quel specifico paese, molti hanno stabilità la soglia a euro 35.000);

– Se vendi un bene ad un cittadino extracee non devi applicare l’Iva.

Adesso è normale che ti possa nascere la seguente domanda…

 

Come mi devo comportare se “vendo a distanza”, oppure se “vendo a dominilio” ai privati?

E’ il caso precedente in cui tu vendi beni ai privati.

Infatti, se hai un’attività online “a domicilio”, ogniqualvolta vendi nei paesi ai privati della Comunità Europea con un volume contenuto (o comunque massimo a euro 100.000,00), allora devi applicare l’Iva italiana e quindi versare l’iva direttamente in Italia.

Al contrario rispetto delle vendite ai privati, ogniqualvolta fai una vendita dall’Italia alle altre aziende, ricordati che le vendite sono senza Iva.

Mentre le vendite a privati sono assoggettate a Iva con aliquota italiana, questo finché il volume delle vendite è inferiore a € 100.000, oppure la minor quota stabilita dal Paese della Comunità Europea in cui si vende (ad esempio in Italia il limite è di € 35.000,00).

Se superi questa soglia devi applicare l’Iva del paese dove risiede il privato, con conseguente apertura di partita iva e adempimenti previsti dalla legge.

Di seguito ti condivido un esempio di tabella in cui è mostrato il volume che non devi superare in un paese per non dover aprire la partita iva per vendere ai privati.

Se i volumi cominciano a essere importanti, e si superano le soglie viste sopra, occorre versare l’Iva nel paese estero.

Come?

Tramite un rappresentante fiscale o con identificazione dell’impresa, oppure aprendo una stabile organizzazione nel Paese estero.

Nota importante: dal 2021 non ci saranno più questi limiti per la vendita dei prodotti ai privati della Comunità Europea e dovrai versare l’Iva nel paese dove vendi il prodotto ai privati. La bella notizia è che te la verserà direttamente il tuo commercialista Italiano.

Adesso, invece, c’è un’altra domanda che potrebbe venirti in mente se stai “vendendo a domicilio”…

 

“Come mi devo comportare se acquisto i prodotti dalla Cina, dagli Stati Uniti o da qualsiasi paese che non è europeo?”

Se tu sei nel dettore della “vendita a distanza” ai privati, c’è un’altra cosa che devi conoscere bene: la dogana.

Infatti l’Iva è un’imposta che si applica (quando ci sono i presupposti) solo all’interno della Comunità Europea.

E’ grazie alla dogana che tutti i beni che entrano nella Comunità Europea scontino l’Iva nel modo corretto.

Per quanto riguarda gli acquisti fuori dalla Comunità Europea, ad esempio dalla Cina (alcuni miei clienti hanno fornitori cinesi), il bene entra nella Comunità Europea ed arriva in Dogana.

In quel preciso momento si applica l’Iva. Il vettore (il trasportatore) verserà l’Iva in dogana e la addebiterà al destinatario della merce esponendola in un documento che si chiama Bolletta Doganale.

Se l’azienda ha un regime fiscale ordinario, l’Iva è neutra.

Se l’azienda ha adottato un regime fiscale, che non prevede l’Iva, l’Iva versata al vettore è persa.

Per questo motivo devi stare attento a quale forma giuridica utilizzi. Alcuni regimi, come ad esempio il regime forfettario, non sono adatti al settore delle vendite online, beni o servizi è indifferente.

 

Come funziona la dogana?

Un elemento importante da conoscere è il funzionamento della dogana (se non vendi beni fisici, ma fai solo servizi, puoi anche saltare questa parte).

Tutti i beni che sono venduti all’esterno della comunità europea non sono da assoggettare all’Iva.

Mentre tutti i beni che sono venduti all’interno della comunità europea devono essere assoggettati all’Iva.

Questo significa che sui beni che entrano nella comunità europea bisogna applicare l’iva (quindi nello stesso modo, sui beni che sono venduti fuori dalla comunità europea NON bisogna applicare l’iva).

Questa cosa è importante perché ti consente di capire il vero margine che hai sui prodotti. Fino a che il margine lo calcoli come ricavo meno costi, senza considerare l’iva che devi versare ovviamente, il calcolo è sfalsato.

E questo può crearti un problema. Perché se pensi di avere un margine di 100, ma poi questo è 80, potrebbe costarti caro e portare la tua azienda in perdita.

Ricordati che:

– Su tutti i beni che entrano dell’Unione Europea passando dalla dogana è applicata l’Iva;

– Sui beni di piccolo importo non è applicata l’Iva fino ad una certa franchigia;

– Sui beni di maggior valore unitario oppure sui beni acquistati in grandi quantità (che sono soggetti a maggior controllo) sicuramente è applicata l’iva;

– Specialmente piccole spedizioni sfuggono spesso ai controlli doganali e, di conseguenza non vengono “sdoganate”. Se all’atto dell’arrivo della spedizione il Corriere o l’Ufficio postale non richiedono il rimborso dei diritti doganali (dazio più Iva), corrisposti all’atto dell’importazione, potete stare certi che la spedizione non è passata per la dogana ed è entrata in Italia senza il pagamento dei diritti doganali;

– In questo caso c’è solo una via “legale” da seguire. Presentarsi presso un ufficio doganale o a uno spedizioniere e richiedere lo sdoganamento a posteriori della merce con il pagamento, oltre dei diritti dovuti, anche di una sanzione amministrativa (non sempre, dipende dalla dogana e dal tempo passato dall’arrivo della merce). Cercare di rimediare emettendo un’autofattura non è valido, in quanto la dogana deve accertare se la merce importata è di libera importazione e se è soggetta a Dazio (quasi sempre);

– Non è prevista l’autofattura per merce non sdoganata. L’autofattura è prevista solo nei casi indicati nell’art.17. Serve una importazione e pagare i diritti doganali a posteriori è soggetta, tra l’altro, al pagamento degli interessi dal giorno dell’entrate della merce nella Comunità Europea, più una penalità per la mancata presentazione della merce alla dogana;

– Nota bene, i singoli beni spediti per posta, di valore inferiore a euro 150 sono esenti dai dazi doganali (Ce 274/2008 ha alzato il limite da euro 22 ad euro 150);

– I singoli beni spediti per posta, di valore inferiore a euro 22, sono esclusi dall’iva (d.m. 489/1997, art. 1 punto 2) della direttiva 88/133/Cee).

Caso diverso se tu acquistassi il bene in una paese extracee per rivenderlo ad un’altro paese extracee.

 

Cosa succede se acquisto un prodotto in Cina e lo rivendo negli Stati Uniti?

C’è poi il caso degli acquisti di beni in Paesi extracee destinati direttamente ad altro Paese extracee (ad esempio un bene che è acquistato in Cina ed è venduto in USA). In questo caso non c’è Iva.

L’Iva è una imposta comunitaria.

Probabilmente fuori dalla Comunità Europea esisteranno altre imposte ma non l’Ive per come noi la conosciamo.

L’imposizione sul reddito e l’Iva sono i due meccanismi principali in ambito fiscale.

Ora vediamo qual è la procedura da seguire quando si apre da zero.

Affronto questo argomento perché alcune persone, senza partita Iva, senza struttura, mi hanno chiesto cosa avrebbero dovuto fare.

Ho redatto quindi un prontuario per gestire queste situazioni.

Innanzitutto la situazione di chi non ha partita Iva.

Per coloro che non hanno partita Iva le cose a cui stare attenti sono le seguenti:

 

Procedura per svolgere regolarmente l’attività di affiliate marketer

1. Chi comincia da zero (soggetti senza partita IVA):

     a. Il lavoro autonomo occasionale: scelta molto rischiosa, praticamente fuorilegge e sconsigliata.

    b. Il regime del forfettario: scelta fattibile ma sconsigliata.

     c. Ditta individuale: scelta fattibile ma sconsigliata.

     d. Società di persone (S.a.s. ed S.n.c): scelta fattibile ma sconsigliata.

     e. S.r.l.: scelta ottimale.

2. Partita Iva già esistente:

     a. Ditta individuale.

     b. Professionista.

     c. Società di persone o di capitali.

 

Lavoro occasionale

Alcune persone mi chiedono se possono esercitare l’attività con il lavoro autonomo occasionale.

Questo perché, guardando su internet, leggono frettolosamente e si concentrano sul limite di € 5.000,00 e dei 30 giorni annui.

Questi due limiti esistono e sono importanti. Ma non esauriscono l’argomento.

Occorre prestare attenzione a un altro principio cardine: occorre aprire una partita Iva ogniqualvolta si svolge un business in modo professionale e organizzato.

In cosa consiste la professionalità e l’organizzazione, quindi, quando un lavoratore occasionale è veramente tale?

Lo spiego con un esempio.

Un amico chiede a me, commercialista, di imbiancargli casa.

Io accetto e, in cambio, gli chiedo € 500,00.

Imbianco la casa, incasso € 500,00 e la cosa finisce lì. Ho, occasionalmente, lavorato come imbianchino. Il giorno dopo torno a fare il commercialista.

Chi decide di fare l’attività di affiliate marketing come si comporta, di base? Sceglie i prodotti, li testa, contatta i fornitori (l’affiliate marketer), cerca i clienti e cerca di sponsorizzare il business.

Tutti questi atteggiamenti denotano l’intenzione di svolgere l’attività non sporadicamente, ma in modo professionale e non in modo improvvisato ma organizzato.

E avendo, in ogni caso, riguardo ai limiti temporali, la scelta dei prodotti, i test, la scelta dei fornitori ecc richiede più dei 30 giorni visti sopra.

Quindi il lavoro autonomo occasionale è un qualcosa che io, personalmente, sconsiglio.

Poi, logicamente, ciascuno può decidere, a proprio rischio e pericolo, di adottare questa soluzione.

Cosa si rischia? Ciò che si rischia è una contestazione, da parte dell’Agenzia delle Entrate, di non aver aperto la partita Iva.

Quindi una contestazione non per evasione delle imposte sui redditi (che vengono comunque pagate), per mancata applicazione dell’Iva (che va quindi comunque versata, insieme ad una sanzione).

 

Regime del forfettario

Altri mi pongono come alternativa al lavoro occasionale, l’apertura di una partita Iva in regime forfettario.

Il forfettario è un regime speciale in cui si paga il 5% o il 15% sui ricavi decurtati di una % forfettaria dei costi.

Questo regime, apparentemente vantaggioso, non lo è quando il margine di ricarico non è elevato.

Non è comunque vantaggioso anche nel caso in cui ci siano dei costi di struttura molto elevati, come ad esempio i costi dell’affitto, delle utenze e dei beni strumentali.

L’altro problema del forfettario l’abbiamo già visto prima.

Si tratta di un regime senza Iva.

In caso di acquisto da paese fuori dalla Comunità Europea (come qualsiasi altro acquisto in Italia), l’Iva pagata dallo spedizioniere in dogana e da questo addebitata è Iva persa.

Viene persa perché il regime del forfettario è un regime senza iva. Quindi qualsiasi acquisto fatto NON ti consente di dedurre il costo né detrarre l’iva.

Oltre all’iva persa in dogana, c’è un altro motivo per cui il forfettario perde l’iva. Infatti ci sono poi i casi di servizi extraCEE (come i software, ad esempio Clickfunnel) e i servizi di Amazon (commissioni) da auto fatturare. In tutti questi casi l’Iva va versata e non può essere detratta.

A questi due problemi se ne aggiunge un terzo che è il limite dimensionale.

Questo regime è adatto all’inizio, in fase di test. Quando ci si comincia a sviluppare, a vendere, dopo un anno, 6 mesi in certi casi, questo regime non è più adatto.

Il limite è stato aumentato a € 65.000,00 per tutti ma non sarà consentito di possedere quote di S.r.l.. E chi già possiede quote di società non potrà aprire una partita IVA in forfettario.

Sconsigliato anche il regime forfettario alcuni propongono la ditta individuale.

 

Ditta individuale

La ditta individuale non ha i problemi del forfettario quindi, tecnicamente, potrebbe essere una buona soluzione.

Presenta però altri problemi.

Ad esempio in caso di ditte che commercializzano prodotti per la cura della pelle umana (come ad esempio creme per il viso), il prodotto può essere difettoso e provocare conseguenze anche importanti. Questo può portare le persone a richiedere un risarcimento per i danni.

I titolari di ditta individuale potrebbero essere denunciati personalmente con conseguenze, in caso di richiesta di risarcimento, che ricadono non solo sul conto corrente aziendale ma anche sui conti correnti personali, sugli immobili e sulle quote che possiede il titolare.

Quindi anche la soluzione della ditta individuale può andare bene ma finché il volume è basso, il numero dei clienti è basso e sono io che controllo la situazione.

Nel momento in cui tratti prodotti che possono essere rischiosi oppure hai un giro di affari che genera grossi volumi, ed hai una miriade di clienti che non riesci più, fisicamente, a controllare se c’è una denuncia, questo potrebbe rovinarti.

Per ovviare a queste problematiche il mio consiglio non è di creare una società di persone ma una società di capitali, in questo caso una S.r.l..

 

S.N.C. e S.A.S.

Questo perché nelle società di persone, come ad esempio, nelle S.n.c i soci rispondono con tutto il proprio patrimonio e, in più, bisogna essere almeno in due. A questo punto il problema non si risolve. Tanto vale restare ditta individuale.

Quindi le società di persone hanno il problema che NON proteggono il patrimonio dell’imprenditore e che NON possono essere costituite con socio unico.

 

S.R.L.

Il mio consiglio, per avere un maggior grado di protezione, è la classica S.r.l..

Alcuni contestano i costi, anche triplicati rispetto alla ditta individuale.

Ma se la ditta individuale costa, ad esempio, € 1.200,00 e la S.r.l.. € 3.600,00 ma protegge il tuo patrimonio personale in caso di eventuali richieste di risarcimento (ovviamente non protegge dalle denunce penali) in ogni caso hai un beneficio.

In caso di S.r.l. se c’è una denuncia con conseguente richiesta di risarcimento questo risarcimento viene chiesto alla S.r.l.. Il patrimonio, la casa, tutti gli altri beni propri e del coniuge sono protetti.

Un altro concetto, che si sta diffondendo ma è ancora poco conosciuto, è che la S.r.l. ha degli ottimi meccanismi di pianificazione fiscale.

Questo è un argomento ampio che non è oggetto di questo corso. Vi basti, comunque, sapere, in questa sede, che la S.r.l. non serve solamente per proteggere il patrimonio ma ha, appunto, questi strumenti la cui utilità si può approfondire in consulenze specifiche (cosa che trovate nel manuale del fisco per le S.r.l. che potete richiedere di ricevere a casa).

 

Ora vediamo il caso di chi ha già una partita IVA.

In questo caso sarà sufficiente andare dal proprio commercialista e chiedere che venga aggiunto un codice attività specifico e fatta la pratica in Camera di Commercio.

Occorre prestare attenzione all’Inps. Perché chi ha già una partita Iva come professionista e già versa l’Inps alla gestione separata o alla Cassa, se comincia a fare commercio pagherà anche l’Inps alla gestione commercianti.

Quindi pagherà minimo circa € 3.600,00 all’anno (con una possibile riduzione in caso di regime forfettario) e pagherà anche il 24%% per il reddito che supererà € 15.500,00 oltre a quanto dovuto alla gestione separata.

 

In caso di partita iva già avviata

In caso di ditta individuale occorrerà aggiungere i codici nella partita iva e nella camera di commercio.

Sono tutte cose che può fare il tuo commercialista. Costerà sicuramente qualcosa ma mai come ricorrere ad un notaio per fare un atto al fine di ampliare l’oggetto sociale.

In caso di S.n.c. o S.r.l.. occorre aggiungere i codici ma, probabilmente, anche integrare l’oggetto sociale (a meno che il commercio on line non sia già previsto) con circa € 800,00/1.000,00 di spesa di notaio.

 

Conclusioni

Grazie a queste informazioni ora sai cosa devi fare per aprire un’attività di affiliate marketing.

Sappi che se tu volessi veramente dormire sonni tranquilli, proteggere il tuo patrimonio personale, tutelare la tua famiglia o il tuo futuro, la S.r.l. è la soluzione migliore.

Ma stai attento, perché con una S.r.l. (come anche con una ditta individuale), rischi di pagare più del 64% in tasse e contributi. Con la S.r.l., le tasse minime che puoi pagare sono del 28%.

Tra il 64% di tassazione e il 28% ci sono vari strumenti di pianificazione fiscale che puoi utilizzare. Cosa che troverai scaricando il manuale che riceverai compilando il form qui in basso.

Se ti convenisse utilizzare una S.r.l. per la tua attività imprenditoriale, ricordati che potresti accedere al servizio della Contabilità Controllata.

Seguendo la procedura della Contabilità Controllata, puoi rendere la tua S.r.l. una macchina che ti genera costantemente più soldi di quelli che spendi.

Ogni 12 mesi avrai più utili rispetto a prima, più soldi in banca rispetto a prima e la possibilità di tagliare le tasse della S.r.l. dal 64% al 28%. Tutto questo grazie all’applicazione dei principi di Efficacia Fiscale e al controllo mensile del bilancio della Contabilità Controllata della tua S.r.l..

In questo modo crei sempre più ricchezza e ottieni tutto il successo che ti meriti insieme alle persone a te care.

Se non puoi applicare la procedura della Contabilità Controllata con il tuo commercialista, non preoccuparti. In alternativa puoi inviare una email direttamente a me all’indirizzo info@efficaciafiscale con oggetto “Contabilità Controllata” e richiedere maggiori informazioni.

Invece, per ottenere gratuitamente altri strumenti di Efficacia Fiscale per diminuire le tasse della tua S.r.l., è sufficiente che compili il form qui sotto, indicando la tua migliore email.

Riceverai un manuale che comprende una check list dettagliata di strumenti che puoi utilizzare con la tua S.r.l. per ridurre il carico fiscale dal 64% al 28%.

Vuoi aprire una S.r.l. e vuoi maggiori informazioni?

Lo staff di EfficaciaFiscale.com è a tua disposizione!

Scegli uno dei 3 canali disponibili:

1) inserire la tua migliore email qui sotto dentro il form;

2) chiamarmi al numero verde 800 820 777, ti riponderà una mia segretaria che ti chiederà il tuo numero di cellulare e la tua email. In questo modo posso richiamarti personalmente;

3) iscrivendoti al gruppo chiuso di facebook Efficacia Fiscale ®.

Se non ti è chiaro qualcosa, ricorda che il team di Efficacia Fiscale è a tua disposizione!

Cosa aspetti a contattarci?

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *