Ciao, ti do il benvenuto in questo nuovo articolo del blog www.efficaciafiscale.com per fare un po’ di chiarezza su un dubbio che attanaglia parecchi imprenditori che hanno, o intendono costituire, una S.r.l. e che hanno intenzione di avvalersi di un collaboratore, privo di partita Iva, senza doverlo necessariamente assumere: quali sono le differenze tra lavoro occasionale e prestazione occasionale.

Si tratta di un argomento molto trattato su internet, se lanci la ricerca su Google il Web ti restituirà centinaia di link.

Eppure, la confusione e le incertezze restano per cui, da buon commercialista che proviene da una famiglia di imprenditori e che, a sua volta, è imprenditore, ho deciso di scrivere questo articolo per spazzare via ogni dubbio, traducendo i termini legali in una lingua comprensibile a chiunque gestisca un business e voglia trasformarlo in una macchina per fare soldi, nel pieno rispetto della legge.

In realtà, si tratta della trascrizione di un Podcast.

Come già sai, se sei un fedele lettore del mio blog www.efficaciafiscale.com,  ho fatto dell’on line il mio modus vivendi.

Il mio Studio è interamente on line, le mie consulenze si svolgono on line, pubblico articoli on line su questo blog, pubblico video e conduco dirette on line sul mio canale YouTube Commercialista Calisti, registro Podcast che metto on line e che, poi, come in questo caso, trasformo in articoli.

Tutto questo in modo che ciascun imprenditore trovi, on line, ciò che cerca utilizzando il canale che preferisce e lo trovi nel momento in cui ha effettivamente il tempo e l’attenzione necessari per approfondire l’argomento.

A proposito, se sei capitato qui per caso, e non ti sei ancora registrato al blog www.efficaciafiscale.com, corri a farlo e avrai accesso al materiale che metto gratuitamente a disposizione degli utenti registrati 😊

Ora sei pronto a conoscere quali sono le differenze tra lavoro occasionale e prestazione occasionale in modo da scegliere tra l’una e l’atra formula a ragion veduta?

Bando alle ciance and let’s go…

 

Il dubbio del mio cliente: come si può “testare” un collaboratore senza doverlo per forza assumere?

Caro imprenditore, ti do il benvenuto in questo nuovo podcast del blog di Efficacia Fiscale, il blog con le soluzioni fiscali specifiche per tutti gli imprenditori che hanno una S.r.l., o che ne vogliono aprire una nuova.

Oggi, insieme a te, andrò ad affrontare al meglio un piccolo dubbio che aveva un mio cliente riguardante un suo collaboratore.

Per noi imprenditori il fatto di collaborare con qualcuno, siano collaboratori o dipendenti, è una cosa da fare al meglio soprattutto perché dobbiamo cercare di avere sicurezza che la collaborazione possa essere, per noi, la soluzione migliore per ciò che stiamo cercando.

Prima di pensare ad un’ipotetica assunzione si cerca di mettere in pratica delle soluzioni flessibili che ci permettano di provare le capacità del collaboratore scelto.

Sotto questo punto di vista possiamo dire di avere due strumenti da prendere in considerazione, su cui però viene fatta molta confusione.

Espongo la domanda postami dal mio cliente in modo da far comprendere facilmente il problema.

L’imprenditore in questione lavora nell’ambito immobiliare e sta valutando di assumere una persona, ma prima vorrebbe “provarla” per essere sicuro delle capacità di questo collaboratore.

Il collaboratore, ricevendo ancora la Naspi, prima di intraprendere un ipotetico percorso con il mio cliente si è recato da un CAF per fare chiarezza sulla propria situazione.

Le informazioni ricevute hanno suscitato in lui qualche dubbio, in quanto gli è stato comunicato che andrebbe a perdere la Naspi, o comunque si presenterebbero dei problemi, e gli hanno anche parlato di un limite di compenso annuale, pari a € 2.500,00.

Ecco che ho deciso di esporre, in questo podcast, i due strumenti idonei per affrontare questo tipo di problema e, soprattutto, per fare chiarezza sulle differenze, in maniera tale da valutare bene quale dei due deve essere utilizzato in base alla circostanza in cui ci si trova.

I due strumenti in questione sono:

lavoro occasionale

prestazione occasionale

Ci imbattiamo in questi strumenti quando vogliamo cercare di abbattere il carico d’imposta e, contemporaneamente, vogliamo intraprendere un rapporto flessibile con il nostro collaboratore.

Posso assicurarti che, difficilmente, troveremo insieme un risparmio tributario e una flessibilità nel mondo delle buste paghe, anzi, negli ultimi 40 anni, la realtà di questo mondo è sempre stata molto rigida e credo rimarrà tale.

Ma, nonostante questo, ci vengono messi a disposizioni strumenti abbastanza flessibili che, in qualche modo, portano dei benefici sia per l’imprenditore che per il collaboratore.

L’audio, che ho ricevuto dal mio cliente, concerneva proprio chiarimenti riguardo al lavoro occasionale con ritenuta e riguardo al limite di compenso annuo di € 2.500,00.

Dato che spesso mi vengono fatte domande inerenti questo argomento ho deciso di approfondirlo proprio in questo podcast.

Sicuramente ho avuto l’opportunità di parlare di questi strumenti anche in passato, ma forse è bene fare ulteriori delucidazioni, in maniera da conoscere, al meglio, questo argomento così da renderti pronto a gestire l’inizio di una collaborazione con una nuova persona.

 

Cos’è il lavoro occasionale?

Il lavoro occasionale è un rapporto di lavoro in cui avremo una ricevuta con una ritenuta d’acconto. Questo rapporto può essere utilizzato quando si fa riferimento ad un collaboratore avente partita Iva.

Anche in questo caso si hanno dei parametri da rispettare:

– compenso annuale lordo massimo pari a € 5.000,00;

– massimo giorni lavorativi annui pari a 30.

Sarebbe opportuno che il lavoratore rispettasse tali limiti anche se, per l’Agenzia delle Entrate, è molto difficile individuare quando i parametri vengono superati.

Se questi limiti sono idonei per la collaborazione che prevediamo, questo risulta essere lo strumento migliore.

Il collaboratore dovrà lavorare in maniera autonoma, senza le direttive dell’imprenditore.

Invierà una ricevuta per il lavoro occasionale svolto dove sarà presente anche una ritenuta.

L’imprenditore pagherà il lavoratore al netto della ritenuta, che incasserà i soldi.

L’anno successivo il collaboratore pagherà le imposte nella propria dichiarazione dei redditi, sapendo che, avendo già subito la ritenuta d’acconto del 20%, dovra pagare qualcosa a titolo di saldo delle imposte.

Sarà, appunto, il lavoratore a prevedere il pagamento di un eventuale conguaglio delle maggiori imposte presenti nella dichiarazione dei redditi.

Questo strumento è ottimo quando il collaboratore lavora in back-office, in maniera autonoma rispetto all’organizzazione aziendale dell’imprenditore.

 

Cos’è la prestazione occasionale?

L’altro tipo di strumento viene definito prestazione occasionale e sostituisce i vecchi voucher.

Su questo tipo di strumento viene fatta molta confusione, sia da parte del collaboratore che da parte dell’imprenditore.

È importante conoscere come funzionavano i voucher per comprendere, ed utilizzare al meglio, il meccanismo della prestazione occasionale.

I vecchi voucher funzionavano così: veniva data comunicazione che una persona lavorava presso una certa azienda, il proprio negozio, alle condizioni dettate dall’imprenditore, similmente ai lavoratori con busta paga.

La comunicazione veniva effettuata un’ora prima rispetto all’inizio dell’orario lavorativo e il pagamento veniva fatto attraverso i voucher in base alle ore lavorative effettuate.

I vecchi voucher, essenzialmente, erano degli assegni erogati dall’imprenditore a favore del lavoratore in base alle ore di lavoro.

Il lavoratore provvedeva, poi, ad incassarlo recandosi in posta o in una tabaccheria.

Gli importi erano fissi, ma la caratteristica dei voucher era proprio quella possibilità di avere una persona per svolgere il lavoro da te dichiarato senza doverla assumere, quindi senza busta paga, pagandola in base alle ore effettuate.

Il problema era, però, che gli imprenditori utilizzavano, spesso e volentieri, questo strumento in maniera non adeguata, senza rispettare la normativa stabilita.

Per questo motivo i voucher sono stati sostituiti dalla prestazione occasionale, dove non si prevede più un metodo di pagamento fisico, come appunto i voucher, ma viene utilizzato un software attraverso cui viene stanziata una somma, erogata successivamente dall’Inps al lavoratore, nel momento in cui quest’ultimo svolge delle ore lavorative per l’imprenditore.

La differenza tra i vecchi vouchers e la prestazione occasionale è, appunto, la presenza di un software.

Con i vecchi vouchers veniva effettuata una chiamata per far lavorare una persona anche un’ora soltanto al giorno, mentre con la prestazione occasionale, nel momento in cui viene effettuata la chiamata, il pagamento deve riferirsi almeno a 4 ore.

A fine giornata verranno comunicate le ore effettivamente svolte e l’Inps provvederà al pagamento direttamente nei confronti del lavoratore; questo non fa cadere nel lavoro in nero.

Se entrambi gli strumenti esistono è perché hanno funzioni diverse.

 

In quali casi puoi utilizzare il lavoro occasionale e la prestazione occasionale? 

La prestazione occasionale viene utilizzata nel momento in cui una persona deve lavorare presso i locali dell’imprenditore, tanto quanto un dipendente, quindi, nel caso di un controllo da parte dell’ispettorato del lavoro nei confronti dei dipendenti possiamo manifestare la completa tranquillità, visto che non abbiamo affatto usufruito del lavoro in nero ma ci siamo avvalsi, giustamente, dalla prestazione occasionale.

Il lavoro occasionale, invece, con ritenuta d’acconto, viene utilizzato quando si collabora con un lavoratore che dovrebbe avere la partita Iva e, quindi, non potrebbe lavorare presso i locali dell’imprenditore, perché dovrebbe svolgere il lavoro in maniera autonoma senza essere a contatto con il pubblico.

Pertanto, nonostante quello della prestazione occasionale sia un meccanismo più complesso e molto più raro da vedere, ha motivo di esistere, perché permette all’imprenditore di avere collaboratori da far lavorare come fossero dipendenti, senza però assumerli, evitando, di conseguenza, la busta paga.

Anche per la prestazione occasionale vi sono dei limiti:

– ogni S.r.l. può erogare un compenso massimo annuo di € 5.000,00;

– ogni collaboratore della S.r.l. può ricevere un compenso massimo annuo pari a € 2.500,00.

Quindi tu, come società, sai che per ogni singolo lavoratore puoi erogare fino ad un compenso massimo annuo di € 2.500,00, ricordandoti che, ogni giorno che viene chiamato, deve essere rispettato il pagamento minimo delle 4 ore.

Non si ha un limite per quanto riguarda il numero di collaboratori da richiedere, ma bisogna solo rispettare il pagamento delle ore lavorative, il compenso massimo annuo da attribuire ad ogni collaboratore ed il compenso annuo totale che la società può affrontare.

Come possiamo notare questi limiti sono stati imposti per evitare abusi di questo strumento che è sicuramente molto flessibile, ma non deve assolutamente essere utilizzato per sostituire l’assunzione dei dipendenti, con i quali si ha un rapporto di lavoro continuativo e, perciò, la presenza di una busta paga.

 

 

Le domande del mio cliente:

1) La sorte dell’eventuale Naspi percepita dal collaboratore occasionale

Avviandoci verso la conclusione vorrei esporre le domande postemi dall’imprenditore.

L’imprenditore mi ha fatto presente che il candidato prescelto stava valutando se collaborare con lui perché c’era il problema della disoccupazione, cioè bisognava capire se sarebbe stata persa o meno.

Ricordati che, almeno per le regole che sono in vigore attualmente, se il collaboratore percepisce la Naspi e svolge con un imprenditore un lavoro occasionale, emettendo quindi ricevuta, non dovrebbe perdere la disoccupazione.

Mentre, se prendiamo in considerazione la prestazione occasionale, ossia gli ex vouchers, la Naspi andrebbe persa solo nei giorni in cui si effettua il lavoro (dunque la riduzione è minima).

Ovviamente a nessuno piace perdere la disoccupazione, ma credo che avere l’opportunità di essere inserirsi in un contesto di lavoro, sia una ottima opportunità anche se si percepisce la stessa somma con la Naspi ma stando a casa senza far nulla.

 

2) Gli importi orari erogati al collaboratore della S.r.l.

Un’altra cosa che è bene precisare riguarda l’importo orario che occorre rispettare con l’utilizzo di entrambi gli strumenti.

Con il lavoro autonomo occasionale l’accordo è libero, non si ha un limite di compenso orario.

Quindi, si può stabilire qualsiasi importo orario, si ha solo il limite di compenso annuale di € 5.000,00 e di 30 giorni di lavoro all’anno.

Mentre, per la prestazione occasionale che viene considerata un’alternativa alla busta paga, dobbiamo rispettare il limite di importo orario pari a € 12,91 (costo lordo che paga la S.r.l. per ogni ora di lavoro del collaboratore), se guardiamo ciò che l’imprenditore deve erogare, e di € 9,00 (importo netto che riceve il collaboratore della S.r.l. per ogni ora di lavoro), se viene guardato ciò che il lavoratore va a percepire, il cui importo dovrebbe essere netto, senza bisogno di effettuare nessun conguaglio.

Questi limiti nel corso dell’evoluzione della norma possono cambiare.

Per sicurezza è sempre bene verificare lo stato attuale delle regole, in maniera da evitare errori.

Sia il lavoro occasionale che la prestazione occasione, nonostante presentino dei limiti da rispettare, sono per l’imprenditore strumenti molto utili, in quanto gli permettono di valutare al meglio la collaborazione con una determinata persona.

 

Gli step successivi al test del collaboratore: il contratto di assunzione o la partita Iva

Se, poi, ci si rende conto che, con questo collaboratore, ci si trova bene e porta dei vantaggi alla S.r.l., lo strumento che deve essere successivamente utilizzato è il contratto di assunzione e, quindi, la busta paga (oppure la partita Iva).

Anche qui bisogna utilizzare cautela, chiedendo innanzitutto al proprio consulente del lavoro quali limiti bisogna rispettare, e non di assumere immediatamente il nuovo collaboratore con il contratto a tempo indeterminato come prima forma di collaborazione con busta paga.

Ti dico questo perchè potresti, inizialmente, assumere il nuovo collaboratore con un contratto di 1-2 mesi per avere una maggiore conferma della collaborazione.

Successivamente, considerare una proroga e, su ultima battuta, dopo che magari è passato qualche anno di collaborazione, si può considerare l’opportunità di effettuare un’assunzione con contratto a tempo indeterminato.

In sostanza, la procedura migliore è, a mio parere, questa ed è la stessa che anch’io adotterei.

Anche se è bene precisare che, collaborando con persone che lavorano on line nel proprio ufficio per la tua S.r.l., o da casa, puoi anche fargli aprire una partita Iva.

A quel punto devono lavorare seguendo i propri orari e con i propri mezzi, in modo completamente autonomo senza avere un vincolo di subordinazione di fatto.

Ma se tu, imprenditore, adotti già un sistema di assunzione e lavori con persone che ricevono busta paga, consiglio sempre di utilizzare prima uno dei due strumenti menzionati finora, così da testare al meglio il rapporto con un eventuale futuro collaboratore, e, solo successivamente, valutare un’eventuale assunzione, prima a tempo determinato e poi, quando si è veramente sicuri, a tempo indeterminato.

Senza dimenticare di verificare insieme al proprio consulente del lavoro quali sono gli eventuali limiti da rispettare.

 

Come ti devi comportare quando una persona non vuole collaborare con te perché perde la disoccupazione?

Questo è quanto ho proposto al mio cliente.

Secondo me, ciò non toglie che un collaboratore, pur andando a svolgere un lavoro attraverso la prestazione occasionale che comporta la perdita di una minima parte di disoccupazione, dovrebbe ben considerare il fatto che questa azione potrebbe portare ad avere nuove opportunità lavorative.

Se già dall’inizio, invece, opta per guardare solo questo aspetto, ossia quello della disoccupazione, forse non è il collaboratore giusto.

Sicuramente il pensiero negli anni, e con le varie circostanze, potrebbe cambiare, ma se già in partenza quel collaboratore ha titubanza ad iniziare un nuovo rapporto lavorativo, perché stando a casa andrebbe a percepire lo stesso denaro, personalmente non mi sento spinto ad iniziare una collaborazione con lui.

Ognuno di noi è libero di fare ciò che meglio crede sia giusto, questo è solo il mio punto di vista.

 

Lavoro e prestazione occasionale come strumenti di Efficacia Fiscale 

Detto questo ricordati che, sia il lavoro occasionale che la prestazione occasionale, sono strumenti che, oltre a rendere il lavoro flessibile con i propri collaboratori, permettono all’imprenditore di tagliare le imposte e i contributi, riducendo il carico tributario della propria S.r.l. e quello personale.

Ci sono anche tanti altri strumenti che possono essere utilizzati per quanto riguarda l’aspetto della riduzione del carico fiscale complessivo della S.r.l. .

Non potendo avere tu un grado di precisione e di approfondimento delle norme fiscali così come ha un commercialista, per facilitarti la comprensione metto a disposizione sul mio blog www.efficaciafiscale.com un manuale contenente una check-list con oltre 94 strumenti di risparmio fiscale che puoi utilizzare nella tua S.r.l. .

Manuale che puoi scaricare gratuitamente e che ti permetterà di avere maggiore consapevolezza degli strumenti messi a disposizione dalla legge. Potrai così valutare, insieme al tuo commercialista, quali adattare al tuo caso per ridurre imposte e contributi, avendo maggiore risparmio per te stesso e la tua famiglia.

All’interno del manuale ci sono anche tutte le indicazioni necessarie per poter richiedere una consulenza specifica con me.

Grazie per l’attenzione.

Conclusioni

Grazie alle informazioni contenute in questa circolare ora sai quali sono le differenze tra lavoro occasionale e prestazione occasionale, cosa che ti permetterà di avere collaboratori in modo flessibile e tagliando il carico fiscale della S.r.l. .

In tutti i casi in cui hai un’azienda sappi che, se tu vuoi veramente dormire sonni tranquilli, proteggere il tuo patrimonio personale, proteggere il tuo investimento imprenditoriale, tagliare le imposte ed i contributi, tutelare la tua famiglia e il tuo futuro, la soluzione migliore risiede nell’utilizzare una S.r.l. .

Ma non basta.

Devi infatti anche verificare di:

  1. produrre utili in abbondanza nella S.r.l.,
  2. avere sempre la liquidità necessaria per far funzionare la S.r.l. regolarmente e…
  3. utilizzare il più possibile strumenti di risparmio fiscale, riservati per legge alla S.r.l., nella tua società per ridurre le imposte e contributi dell’imprenditore.

Stai però attento, perché gestendo in modo inappropriato una S.r.l., rischi di pagare più del 70,72% di imposte e contributi (tanto quanto una ditta individuale).

Mentre, dal lato opposto, con una gestione fiscale efficace della S.r.l., le imposte possono essere ridotte fino al 28%.

Tra il 70,72% di carico tributario ed il 28%, ci sono vari strumenti di pianificazione fiscale che puoi utilizzare grazie alla tua S.r.l. per tagliare il più possibile le imposte ed i contributi Inps.

Più strumenti di risparmio fiscale specifici per la S.r.l. applichi e più riuscirai a ridurre le imposte ed i contributi avvicinandoti al 28%.

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