Ciao, ti do il benvenuto in questo nuovo articolo del blog per approfondire un importante strumento di Efficacia Fiscale: come utilizzare il lavoro occasionale correttamente nella tua S.r.l. per tagliare il carico tributario.

Con questo articolo, che nasce da un podcast, desidero fare un po’ di chiarezza su questa importante tematica: come coordinarsi con i collaboratori occasionali e come gestire fiscalmente il rapporto di lavoro con loro a vantaggio della tua S.r.l. .

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Sei pronto a conoscere l’aspetto gestionale di questo importante strumento di Efficacia Fiscale, il lavoro occasionale?

Bando alle ciance and let’s go…

 

Le cose da illustrare al collaboratore occasionale per gestire al meglio il rapporto lavorativo all’interno della tua S.r.l. 

Caro imprenditore, ti do il benvenuto in questo nuovo podcast del blog di Efficacia Fiscale, blog che contiene le soluzioni fiscali specifiche per tutti gli imprenditori che hanno una S.r.l. o che ne vogliono aprire una nuova.

Oggi andiamo ad affrontare l’argomento del lavoro occasionale.

Ovviamente, mi potresti dire: “perché avendo una S.r.l. ho bisogno di conoscere il lavoro occasionale?”

Perché il lavoro occasionale è, semplicemente, uno strumento che ti permette di avere dei collaboratori, con determinate regole, in maniera flessibile e riducendo la spesa di contributi INPS.

Collaboratori che possono occuparsi di alcuni settori della tua S.r.l. lavorando direttamente da casa, in back-office, senza dover avere contatto diretto con i clienti.

Insieme oggi, non andremo a toccare tanto il “come” utilizzare tale strumento, ma cercheremo di capire quali sono le cose da illustrare al collaboratore per gestire al meglio il rapporto lavorativo all’interno della tua S.r.l., oltre a parlare degli adempimenti fiscali che tu devi mettere in atto.

Ti dico questo perché molti imprenditori, ogni tanto, mi chiedono come utilizzare al meglio il lavoro occasionale nella propria S.r.l. e, soprattutto, come coordinare il tutto con il proprio collaboratore.

Il lavoro occasionale, detto in maniera breve, lo possono utilizzare tutte quelle persone che lavorando da casa utilizzano il proprio tempo come meglio credono, i propri strumenti a disposizione ed emettono una ricevuta fiscale per tale lavoro e non una fattura, a meno che non si tratti di collaboratori con partita Iva.

Questo comporta l’assenza fisica della persona in azienda, ma ti evita l’assunzione di un dipendente e, quindi, l’emissione della busta paga.

Ammetto che potrebbe crearsi confusione vista la mancanza di contratto o la mancanza di fattura.

Ovviamente, si cerca di far capire al collaboratore che prima di aprirsi una partita Iva è preferibile fare un periodo di prova con il lavoro occasionale, concordando con lui un importo per ogni lavoro da svolgere.

 

La ricevuta fiscale deve essere emessa senza Iva e applicando la ritenuta fiscale del 20%

Al termine del lavoro, il collaboratore occasionale consegnerà all’imprenditore la ricevuta fiscale con determinate caratteristiche.

Detto in parole povere, la ricevuta fiscale sostituisce la fattura. Questo in quanto solo chi ha la partita Iva può emettere la fattura e chi esercita il lavoro occasionale non ha una partita Iva.

Prima di tutto ricordati che stiamo parlando di ricevuta fiscale e non di fattura, pertanto, non c’è da caricare l’Iva e il collaboratore non deve ricevere l’importo stabilito più Iva, il compenso da ricevere è proprio quello indicato nell’accordo tra le due parti.

Il lavoro occasionale ha una ritenuta a titolo d’acconto e non di imposta pari al 20%.

Volendo fare un esempio, consideriamo che l’accordo tra le parti sia di € 1.000,00 a titolo di compenso lordo.

Il collaboratore non riceverà questo importo lordo, ma riceverà un accredito nel conto corrente pari a € 800,00, ossia l’importo lordo stabilito a cui, poi, si andrà a detrarre la ritenuta d’acconto.

Questa situazione, ovviamente, va spiegata al collaboratore per evitare degli inconvenienti, visto che l’importo stabilito sarà diverso da quello bonificato.

 

Il collaboratore occasionale non perde il 20% di ritenuta d’acconto perché la recupera l’anno successivo in sede di dichiarazione dei redditi

Il 20% di ritenuta la dovrà prelevare la S.r.l. dal compenso del lavoratore e poi versarla allo Stato.

Nonostante il lavoratore possa pensare di aver perso dei soldi, gli potresti spiegare che la può recuperare in sede di dichiarazione dei redditi perchè la ritenuta d’acconto è come se fosse un pagamento anticipato di imposta.

Mi spiego meglio.

In sede di dichiarazione dei redditi, il collaboratore occasionale dovrà indicare tutti i redditi percepiti che ha guadagnato in un anno, tra cui anche il lavoro occasionale, e indicare che ha già “anticipato” il 20% di imposta attraverso la ritenuta d’acconto subita sul compenso.

Si chiama ritenuta d’acconto, e non ritenuta d’imposta, in quanto l’anno successivo, nel momento in cui il collaboratore andrà a compilare la propria dichiarazione dei redditi, si potrà stabilire se bisognerà pagare l’eventuale maggiorazione a titolo d’imposta definitiva.

In parole semplici, la ritenuta d’acconto è una imposta anticipata per l’anno (d’imposta) che deve ancora completarsi.

Se un collaboratore, comunque, non vuole lavorare per noi con il metodo del lavoro occasionale, a mio parere non è un collaboratore da prendere in considerazione.

Perché è vero che sta a noi imprenditori dare tutte le informazioni sul come gestire al meglio il lavoro occasionale al nuovo collaboratore, ma è bene anche che il collaboratore cerchi di capire come coordinare questo lavoro nella sia specifica situazione fiscale personale.

A tal proposito posso parlarvi del problema che, spesso, mi viene posto dagli imprenditori.

Spesso il collaboratore si lamenta della ritenuta d’acconto in quanto ci può essere il caso in cui non viene fatta la dichiarazione dei redditi e, quindi, tale ritenuta va persa.

Ecco, in questo caso, secondo me, già questo è sinonimo che, la  persona che vuole collaborare con noi, non ha neanche voglia di capire come funziona il lavoro occasionale e, di conseguenza, probabilmente non sarà un ottimo collaboratore.

Questa cosa capita anche a me che ho tutte persone che lavorano online, clienti e collaboratori, dunque, chi non ha la partita Iva ovvio che utilizza il lavoro occasionale.

Chi vuole collaborare con me, ma ritiene svantaggioso ricevere il compenso come lavoro occasionale, mi fa comprendere che non è il collaboratore con cui voglio avere un rapporto professionale.

 

I parametri “soglia” per poter utilizzare il lavoro occasionale

Si chiama “lavoro occasionale” proprio perché si deve fare in modo che il lavoro rimanga tale, appunto occasionale.

Per far sì che questo accada, e che non vengono pagati contributi INPS, bisogna fare in modo che ad ogni singolo collaboratore non venga erogato un importo lordo maggiore di € 5.000,00 e si rispetti il tempo massimo dei 30 giorni di lavoro all’anno.

La domanda più gettonata da parte degli imprenditori è: “se ho una persona che continua a collaborare con me e supera il limite del compenso di € 5.000,00 come funziona?”

In questo caso oltre a calcolare la ritenuta d’acconto, sull’importo maggiore erogato bisogna calcolare i contributi della gestione separata che sono all’incirca pari al 34,23% (1/3 a carico del lavoratore occasionale, mentre 2/3 a carico della S.r.l.).

Nel momento in cui eroghi un compenso occasionale superiore ad € 5.000,00 è bene sapere che oltre al compenso lordo bisogna sostenere un maggior carico contributivo INPS. In poche parole, il collaboratore ti costa di più.

Così facendo aumentano le imposte da versare allo Stato o, per meglio dire, aumentano i contributi da pagare all’INPS.

Aliquota che per un terzo viene pagata dal collaboratore, mentre i due terzi vengono pagati dall’azienda.

Possiamo già da qui capire come quel collaboratore comporta un costo maggiore per la S.r.l. .

Invece, se un collaboratore lavora più di 30 giorni, per noi imprenditori non cambia nulla, in quanto non vi è un controllo che viene fatto sulla S.r.l. che ci impone di pagare maggiori imposte.

Anzi è proprio il lavoratore a dover fare attenzione in quanto potrebbe avere un controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate che vada a contestare la tipologia di lavoro.

A questo proposito, infatti, superando il limite dei giorni, non viene considerato più lavoro occasionale bensì si dovrà parlare di lavoro professionale e, quindi, il collaboratore avrà bisogno di aprire la partita Iva.

In questo caso per il collaboratore ci sarà l’applicazione di maggiorazioni riferite all’Iva, con eventuali sanzioni e interessi per le cifre che avrebbe dovuto pagare.

Riassumendo possiamo dire che i limiti da rispettare per poter utilizzare il lavoro occasionale al meglio sono essenzialmente due:

1- l’importo lordo massimo erogabile ogni anno non deve essere superiore di € 5.000,00 (al superamento devi pagare anche i contributi INPS);

2- i giorni dichiarati non devono essere superiori a 30 all’anno (al superamento il collaboratore dovrebbe aprire una partita Iva).

Mentre per il primo limite avrà problemi sia l’azienda che il lavoratore, per il secondo limite il problema dovrà essere affrontato solo dal lavoratore.

Se il lavoro occasionale si svolge senza l’utilizzo di partita Iva il documento contabile da emettere sarà la ricevuta fiscale.

Verrà emessa nel momento del pagamento e dovrà essere consegnata dall’imprenditore al commercialista in quanto non vi è un invio telematico.

Al momento della ricezione, quindi, verrà erogato il netto al collaboratore e, il 16 del mese successivo, dovrà essere versata la ritenuta d’acconto del 20%.

È sufficiente che il lavoratore ti invii un documento in Word, o Excel, dove verranno indicati i dati e la partita Iva della tua S.r.l. e nome, cognome e codice fiscale del collaboratore.

Verrà riportato anche l’importo del compenso lordo, l’importo del 20% della ritenuta d’acconto e il netto da pagare al collaboratore.

Inoltre si apporrà una data e un numero progressivo alla ricevuta, così da dare anche una specifica collocazione temporale a tale documento.

 

 

Ricordati che la S.r.l. deve emettere la certificazione unica per il lavoratore occasionale

Un ulteriore adempimento che dovrà effettuare la S.r.l. è quello della certificazione unica, attraverso cui viene segnalato all’Agenzia delle Entrate a chi è stato erogato l’importo netto e la relativa ritenuta.

La certificazione unica da dare al lavoratore occasionale è molto simile a quella di un dipendente.

Nel caso in cui si presentasse un collaboratore che non ha altre tipologie di reddito e che, quindi, andrebbe a prendere solo € 5.000,00 in quell’anno, potremmo tranquillamente metterlo a conoscenza del fatto che, dichiarando solo tale importo come reddito, non dovrà pagare altre imposte.

Quindi, considerando € 5.000,00 di importo lordo annuale, l’importo della ritenuta d’acconto che subisce durante l’anno gli verrà riconosciuto come credito d’imposta che potrà essere utilizzato per pagare le imposte future o potrà essere richiesto come rimborso.

Occorre precisare che il rimborso da richiedere all’Agenzia delle Entrate utilizzando la dichiarazione dei redditi ordinaria prevede tempi lunghi. A volte possono trascorrere anche due anni per ricevere l’accredito del rimborso sul conto corrente.

In questo caso il lavoratore non sarà neanche tenuto a pagare il conguaglio delle maggiori imposte, anzi si troverà con un credito fiscale che consiglio di riportare in dichiarazione dei redditi fino a che non avrà imposte da pagare, perché si potrebbe anche ipotizzare un rapporto continuativo tra te e il collaboratore e, quindi, lui avrà la necessità, magari in futuro, di aprire una partita Iva forfettaria.

Questo è quello di vero e operativo, tra problemi e soluzioni, che ho potuto constatare con i miei clienti, tenendo presente le casistiche concrete di tutte le volte che hanno utilizzato il lavoro occasionale per avere collaboratori in prova e aumentare la forza lavoro nella propria S.r.l. .

 

Perché il lavoro occasionale è uno strumento di Efficacia Fiscale?

Per me, è bene considerare tale tipologia di lavoro occasionale come uno strumento di efficacia fiscale in quanto, se consideri di rispettare i limiti che ti ho descritto in precedenza, avrai a disposizione della tua S.r.l. un collaboratore che riceve un compenso flessibile, senza farti pagare i contributi INPS.

Le imposte applicate sul lavoro occasionale sono le stesse di un lavoratore dipendente, (non cambiano quindi le imposte IRPEF), ma su quel compenso né il lavoratore né la S.r.l. pagano i contributi INPS.

Questo è uno dei tanti strumenti che la legge mette a disposizione della S.r.l. per tagliare il carico tributario complessivo.

Ve ne sono altri, per aiutare a comprendere quanti e quali sono metto a disposizione, sul mio blog www.efficaciaficale.com, un manuale con oltre 94 strumenti di Efficacia Fiscale che, iscrivendoti alla newsletter, puoi ricevere gratuitamente.

In questo modo hai una check-list con all’interno tutti gli strumenti da utilizzare e adattare al caso specifico della tua azienda.

All’interno del blog troverai tutti i riferimenti necessari nel caso in cui volessi approfondire la conoscenza con me, o se vorrai lavorare insieme a me ad un livello successivo.

Potrai acquistare anche il mio primo libro “Come ridurre le imposte di una S.r.l.”.

Ti ringrazio per l’ascolto.  A presto.

 

Conclusioni

Grazie alle informazioni contenute in questa circolare potrai comprendere quali vantaggi porta la collaborazione occasionale alla tua S.r.l. e quali sono i principali elementi che devi comunicare al tuo collaboratore per consentirgli di lavorare al meglio.

In tutti i casi in cui hai un’azienda sappi che, se tu vuoi veramente dormire sonni tranquilli, proteggere il tuo patrimonio personale, proteggere il tuo investimento imprenditoriale, tagliare le imposte ed i contributi, tutelare la tua famiglia e il tuo futuro, la soluzione migliore risiede nell’utilizzare una S.r.l. .

Ma non basta.

Devi infatti anche verificare di:

  1. produrre utili in abbondanza nella S.r.l.,
  2. avere sempre la liquidità necessaria per far funzionare la S.r.l. regolarmente e…
  3. utilizzare il più possibile strumenti di risparmio fiscale, riservati per legge alla S.r.l., nella tua società per ridurre le imposte e contributi dell’imprenditore.

Stai però attento, perché gestendo in modo inappropriato una S.r.l., rischi di pagare più del 70,72% di imposte e contributi (tanto quanto una ditta individuale).

Mentre, dal lato opposto, con una gestione fiscale efficace della S.r.l., le imposte possono essere ridotte fino al 28%.

Tra il 70,72% di carico tributario ed il 28%, ci sono vari strumenti di pianificazione fiscale che puoi utilizzare grazie alla tua S.r.l. per tagliare il più possibile le imposte ed i contributi INPS.

Più strumenti di risparmio fiscale specifici per la S.r.l. applichi e più riuscirai a ridurre le imposte ed i contributi avvicinandoti al 28%.

Strumenti di risparmio fiscale specifici per la S.r.l. che troverai scaricando il manuale che riceverai compilando il form qui in basso.

Tutte le volte che decidi di utilizzare una S.r.l. per la tua attività imprenditoriale, ricordati che puoi accedere al servizio della Contabilità Controllata.

Seguendo la procedura della Contabilità Controllata, puoi rendere la tua S.r.l. una macchina che ti genera costantemente, ogni anno, più soldi di quelli che spendi.

Ogni 12 mesi avrai una S.r.l. con più utili rispetto a prima, con più soldi in banca rispetto a prima e la possibilità di tagliare il carico fiscale della società dal 70,72% al 28%.

Tutto questo grazie all’applicazione dei principi di Efficacia Fiscale e al controllo mensile dei numeri del bilancio della S.r.l. utilizzando la procedura della Contabilità Controllata.

In questo modo crei sempre più ricchezza per te e ottieni tutto il successo che ti meriti insieme alle persone a te care.

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Che cosa aspetti a contattarci?

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2 thoughts on “Come utilizzare il lavoro occasionale correttamente nella tua S.r.l. per tagliare il carico tributario”

  1. Stavo valutando di acquisire una struttura turistica con un socio. L’altro socio ha già un’impresa familiare. Potrei fare una società solo con lui , utilizzare la sua impresa familiare come lavoro per la nuova attività ed essere socio operativo io stesso non facente parte dell’impresa familiare dell’altro socio?

    1. Ciao Eugenio, ti premetto che la tua posizione andrebbe approfondita nel dettaglio per poterti rispondere con certezza. Ma attualmente, in base alle informazioni che mi hai fornito, sembra che tu possa fare quello che hai scritto.

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