Ciao,

ti do il benvenuto in questa nuova circolare del blog di Efficacia Fiscale.

Questa settimana parleremo di un aspetto molto importante per te che sei un amministratore di una S.r.l. e che stai facendo anche un lavoro operativo.

Ti dico questo perché, dal mese di settembre 2019, l’Inps ha emanato un provvedimento che riconosce, a determinate condizioni, che anche all’amministratore gli sia concesso di essere assunto come lavoratore dipendente invece che ricevere una busta paga solo come compenso amministratore.

Il fatto che si possa erogare una parte del compenso dell’amministratore come busta paga, invece che solo compenso amministratore, ha vantaggi fiscali e contributivi importanti, in quanto è possibile accedere a bonus fiscali e contributivi differenti.

Ma attenzione, l’Inps ha stabilito dei parametri precisi per individuare i casi in cui l’amministratore può essere considerato come lavoratore dipendente e, quindi, ottenere una busta paga.

Dopo la lettura di questa circolare saprai quando puoi assumere un amministratore con la busta paga da dipendente e, soprattutto, quali sono i vantaggi, fiscali e contributivi, di questa applicazione.

Su internet puoi trovare tante persone che descrivono come funziona la legge, ma non ha tanto senso se non si trova il modo di applicare questa legge a tuo vantaggio mostrandoti i benefici che tu puoi avere.

Conoscere la legge è importante, perché noi possiamo risparmiare le imposte ed i contribuiti solo se applichiamo gli strumenti di risparmio fiscale nel rispetto della legge.

Ma conoscere la legge e non sapere come applicarla nella tua S.r.l. è inutile.  Per questo motivo ho scritto questa circolare.

Voglio mostrarti quando puoi applicare la busta paga all’ amministratore della tua S.r.l., ma voglio anche mostrarti i vantaggi, fiscali e contributivi, che puoi avere.

In questo modo sai in quali casi puoi utilizzare questo strumento non solo legalmente, ma soprattutto quando questo ti crea un reale vantaggio.

Questo è quello che io chiamo avere Efficacia Fiscale nella tua S.r.l.. ossia applicare gli strumenti di risparmio fiscale previsti dalla legge nella maniera legale, nella maniera più adattata nella tua S.r.l., in base ai tuoi obiettivi e facendo in modo che questo sia, per te, un reale vantaggio in termini di riduzione delle imposte e dei contributi.

Al termine di questa circolare tu saprai fare tutto questo in completa autonomia.

Tagliare le imposte ed i contributi è una tua responsabilità.

Solo l’imprenditore può ottimizzare il carico fiscale utilizzando il maggior numero di strumenti di risparmio fiscale.

Non puoi pretendere di tagliare imposte e contributi se non fai nulla per applicare qualche strumento previsto dalla legge.

Se decidessi di svolgere la tua attività raggiungendo utili abbondanti ma senza prendere provvedimenti a tuo vantaggio, arriveresti anche a pagare più del 70% tra imposte e contributi.

Il fatto di utilizzare più strumenti di efficacia fiscale ti permette di ridurre questa aliquota portandola anche al 28%, limite possibile previsto dalla legge per le S.r.l., senza poi considerare gli altri benefici fiscali concessi per altre tipologie di strumenti.

Il fatto di ridurre le imposte è molto importante per te perché comporta avere più soldi alla fine dell’anno e ottenerne di più mantenendo lo stesso modello di business.

Avere più soldi con lo stesso modello di business è per te importante perché ti consente di avere più denaro per mantenere una vita migliore a tua moglie, alla tua compagna ed evitare che se ne vada via da te e, nel caso, senza che questa si porti via gli eventuali figli, con conseguente ulteriore lotta tra avvocati e spese per la separazione.

Avere più soldi è importante anche per quello che riguarda i tuoi figli, in quanto gli puoi garantire un miglior accesso alla sanità e alla formazione, mettendoli in una condizione di vantaggio nel futuro evitando che questi ti possano accusare, da grandi, di  aver fatto mancare loro cura e opportunità di vita.

Nello stesso modo, ridurre le imposte ed i contributi, consente a te di avere più soldi che puoi utilizzare nella tua S.r.l. per acquistare nuovi macchinari, dare nuovi incentivi ai venditori, acquistare nuovi collaboratori, eliminare i clienti peggiori, acquistare dai fornitori migliori e quindi avere un vantaggio competitivo rispetto ai tuoi concorrenti di mercato.

E ti permette di innescare un meccanismo in cui, la tua S.r.l., ti genera nuovi utili cosa che a sua volta ti porta maggiori soldi che puoi reinvestire per distanziare ulteriormente la concorrenza.

Detto questo, ora, bando alle ciance, iniziamo ad entrare nella parte più importante di questa circolare.

Prima analizzeremo quali regole devi rispettare per assumere l’amministratore al pari di un dipendente. Successivamente ti elencherò i vantaggi.

Let’s go…

 

Come era prima dell’intervento dell’Inps

Prima del messaggio dell’Inps 3359 del 17-09-2019 si potevano creare situazioni in cui c’erano amministratori della S.r.l. che svolgevano del lavoro operativo ma non potevano essere pagati come un normale dipendente.

Questo in quanto c’era il rischio che l’Inps, in caso di controlli, disconoscesse il tutto con conseguente ricalcolo dei contributi, sanzioni e perdita di tempo nel sistemare le posizioni con quanto stabilito dall’Inps.

C’erano già state delle sentenze della Cassazione che avevano definito delle linee, ma non c’era ancora niente di organico e ufficiale, da parte dell’Inps, che potesse dare qualcosa di certo agli imprenditori nel caso in cui avessero utilizzato una S.r.l. in cui l’amministratore svolgesse il lavoro operativo.

Questo creava incertezza perché, in questo modo, una persona doveva scegliere tra fare il dipendente, e quindi avere la busta paga da dipendente con i relativi benefici, oppure fare solo l’amministratore, quindi poter amministrare la S.r.l. ma perdendo i benefici fiscali e contributivi del compenso del dipendente.

Con il messaggio n.3359 del 17-09-2019 l’INPS ha, finalmente, fornito una linea guida per definire in quali casi si può  assumere un amministratore come dipendente in quanto svolge l’attività operativa.

In questo caso non hai più il problema di dover togliere la busta paga da dipendente a tutti i possibili collaboratori che vuoi far evolvere ad amministratore di una delle tue S.r.l..

Nello stesso modo, se tu fossi amministratore e svolgessi anche un lavoro operativo, avresti la possibilità di attribuirti una busta paga da dipendente per la parte del lavoro operativo accedendo a dei benefici fiscali e contributivi maggiori, rispetto al fatto di avere solo il compenso da amministratore.

Ma sappi che per poter attribuire una busta paga come dipendente ad un amministratore ci sono delle regole da rispettare  che ti descriverò qui di seguito.

 

Quali regole devi rispettare per poter assumere l’amministratore della tua S.r.l. come un normale dipendente? messaggio Inps n. 3359 del 17-09-2019

Grazie al messaggio 17.9.2019 n. 3359, l’Inps riconosce, anche ad un amministratore, la possibilità di essere un dipendente subordinato e quindi di potergli attribuire una busta paga, come per tutti gli altri dipendenti, con i relativi benefici fiscali e contributivi.

Ma tutto questo solo a determinate condizioni che sono state riportare nel messaggio dell’Inps.

Qui di seguito vedremo gli elementi che l’Inps ha previsto per consentire ad un amministratore di poter essere assunto come dipende.

Nello specifico, qui ti illustro i 3 elementi che devi assolutamente rispettare e anche gli esempi che l’Inps ha proposto per delineare con maggiore precisione quando puoi avere un amministratore con busta paga o no.

Qui di seguito ti riporto le 3 condizioni richieste dall’Inps e presenti nel messaggio:

“Tutto ciò premesso, la valutazione della compatibilità dello status di amministratore di società di capitali (il riferimento è alle sole tipologie di cariche ritenute in astratto ammissibili) con lo svolgimento di attività di lavoro subordinato presuppone l’accertamento in concreto, caso per caso, della sussistenza delle seguenti condizioni:

  • che il potere deliberativo (come regolato dall’atto costitutivo e dallo statuto), diretto a formare la volontà dell’ente, sia affidato all’organo (collegiale) di amministrazione della società nel suo complesso e/o ad un altro organo sociale espressione della volontà imprenditoriale il quale esplichi un potere esterno;
  • che sia fornita la rigorosa prova della sussistenza del vincolo della subordinazione (anche, eventualmente, nella forma attenuata del lavoro dirigenziale) e cioè dell’assoggettamento del lavoratore interessato, nonostante la carica sociale, all’effettivo potere di supremazia gerarchica (potere direttivo, organizzativo, disciplinare, di vigilanza e di controllo) di un altro soggetto ovvero degli altri componenti dell’organismo sociale a cui appartiene;
  • il soggetto svolga, in concreto, mansioni estranee al rapporto organico con la società; in particolare, deve trattarsi di attività che esulino e che pertanto non siano ricomprese nei poteri di gestione che discendono dalla carica ricoperta o dalle deleghe che gli siano state conferite.”

Oltre a questi punti l’Inps, nel medesimo messaggio, ha delineato dei casi specifici aggiungendo delle note alla fine del messaggio, che ti riporto qui di seguito, perché forniscono dei paletti molto importante che devi assolutamente conoscere:

  • In altri termini, la carica di presidente, in sé considerata, non è incompatibile con lo status di lavoratore subordinato poiché anche il presidente di società, al pari di qualsiasi membro del consiglio di amministrazione, può essere soggetto alle direttive, alle decisioni ed al controllo dell’organo collegiale (cfr., tra le altre, Cass. n. 11978/2004, n. 1793/1996 e n. 18414/2013). Tale affermazione non è neppure contraddetta dall’eventuale conferimento del potere di rappresentanza al presidente, atteso che tale delega non estende automaticamente allo stesso i diversi poteri deliberativi.

In sintesi: anche il presidente del Consiglio di Amministrazione può essere assunto con una busta paga in quanto può essere di fatto soggetto alla direzione degli altri amministratori.

  • Diversamente accade per l’amministratore unico della società, che, come ricordato in copiose pronunce, è detentore del potere di esprimere da solo la volontà propria dell’ente sociale, come anche i poteri di controllo, di comando e di disciplina. In questo caso, l’assenza di una relazione intersoggettiva, suscettibile – almeno astrattamente – di una distinzione tra la posizione del lavoratore in qualità di organo direttivo della società e quella del lavoratore come soggetto esecutore delle prestazioni lavorative personali (che, di fatto, dipendono dallo stesso organo direttivo), ha portato i giudici a sancire un principio di non compatibilità tra la qualità di lavoratore dipendente di una società e la carica di amministratore unico della medesima[1] (cfr., ex plurimis, Cass. civ. n. 24188/2006).

In sintesi: l’amministratore unico non può essere un dipendente in quanto non è soggetto alla direzione di altre persone.

  • Per quanto concerne l’amministratore delegato, si fa presente che la portata della delega conferita dal consiglio di amministrazione a tale organo (che, come noto, può essere generale e, come tale, implicante la gestione globale della società ovvero parziale, qualora vengano delegati limitati atti gestori) sarà rilevante ai fini dell’ammissibilità o meno della coesistenza della carica con quella di lavoratore dipendente. Nelle ipotesi in cui l’amministratore sia munito di delega generale con facoltà di agire senza il consenso del consiglio di amministrazione si ritiene, pertanto, che sia esclusa la possibilità di intrattenere un valido rapporto di lavoro subordinato con la società per detto soggetto[2]. Diversamente, l’attribuzione da parte del consiglio di amministrazione del solo potere di rappresentanza ovvero di specifiche e limitate deleghe all’amministratore non è ostativo, in linea generale, all’instaurazione di genuini rapporti di lavoro subordinato.

In sintesi: l’amministratore delegato può essere assunto come un dipendente nel momento in cui ha la delega solo in specifici e limitati ambiti.

  • La configurabilità del rapporto di lavoro subordinato è, inoltre, da escludere con riferimento all’unico socio, giacché la concentrazione della proprietà delle azioni nelle mani di una sola persona esclude – nonostante l’esistenza della società come distinto soggetto giuridico – l’effettiva soggezione del socio unico alle direttive di un organo societario. Parimenti, il socio che abbia assunto di fatto nell’ambito della società l’effettiva ed esclusiva titolarità dei poteri di gestione, tanto da risultare “sovrano” della società stessa, non può assumere contemporaneamente anche la diversa figura di lavoratore subordinato(cfr. Cass. civ., Sez. lavoro, n. 21759/2004)[3] essendo esclusa la possibilità di ricollegare ad una volontà “sociale” distinta la costituzione e gestione del rapporto di lavoro.

In sintesi: anche il socio unico, come l’amministratore unico, non può assumere il ruolo del dipendente.

Qui di seguito, invece, voglio riportare un altro pezzo del messaggio dell’Inps in cui delinea dei punti che servono per considerare un rapporto dipendente.

Elementi che possono essere presi in considerazione anche per valutare i casi in cui un socio sia validamente da considerare un dipendente in caso di controlli da parte dei funzionari dell’Inps.

O, per lo meno, sono elementi che, il socio dipendente della S.r.l., potrebbe mostrare per difendersi in caso di controllo da parte di un funzionario dell’Inps.

“Ai fini dell’accertamento del rapporto di lavoro dipendente si terrà conto della sussistenza anche di altri elementi sintomatici della subordinazione individuati dalla giurisprudenza e riproposti dalla prassi amministrativa adottata dall’Istituto (cfr. le circolari n. 179/1989 e n. 117/1983), quali:

  • la periodicità e la predeterminazione della retribuzione,
  • l’osservanza di un orario contrattuale di lavoro,
  • l’inquadramento all’interno di una specifica organizzazione aziendale,
  • l’assenza di una pur minima organizzazione imprenditoriale,
  • l’assenza di rischio in capo al lavoratore,
  • la distinzione tra importi corrisposti a titolo di retribuzione da quelli derivanti da proventi societari, etc. (cfr. Cass. n. 5886/2012).
  • È necessario, peraltro, che la costituzione e gestione del rapporto di lavoro siano ricollegabili ad una volontà della società distinta dal soggetto titolare della carica (amministratore, etc.).”

Grazie a questi punti di questo messaggio dell’Inps, abbiamo, tutti noi, una linea guida delle prove che possiamo accumulare e mostrare ad un funzionario Inps, in caso di controlli, al fine di dimostrare che un socio, o un amministratore, sia effettivamente dipendente in quanto c’è il vincolo di subordinazione.

 

Vantaggio di assumere l’amministratore (o il socio) come dipendente invece che dargli il compenso da amministratore

Qui, di seguito, ti riporto i principali vantaggi che tu avrai nel momento in cui decidessi di attribuire una busta paga come dipendente all’amministratore invece che dargli solo un compenso da amministratore o nel caso fosse solo un socio lavoratore che preleva gli utili.

Per questo motivo ti riporto i vantaggi di assumere l’amministratore con una busta paga, sia che questo non sia socio della società sia che sia un socio della società.

 

  1. Assegni di famiglia, i dipendenti possono avere gli assegni di famiglia per i coniugi e figli a carico, cosa che non è prevista nel compenso dell’amministratore;

 

  1. Regolarizzi il lavoro operativo dell’amministratore. Cosa che poteva non essere riconosciuto dall’Inps in precedenza alla nota che hanno emesso. Molte volte capitava che l’amministratore svolgesse anche il lavoro operativo. Adesso, grazie a questo messaggio dell’Inps è tutto più regolarizzabile perchè, appunto, prima del messaggio dell’Inps, l’amministratore non avrebbe dovuto svolgere attività operativa;

 

  1. Puoi evitare di pagare i contributi fissi Inps nel caso in cui tu fossi anche il socio della stessa società. I contributi fissi Inps per i commercianti sono pari al 24% degli utili a te attribuibili. Se sei un dipendente a tempo pieno, NON devi pagare i contributi fissi Inps commercianti e quindi risparmi molto sui contributi complessivi da pagare all’aumentare degli utili (con una busta paga a tempo pieno eviteresti l’iscrizione alla gestione commercianti Inps, cosa che non si può ottenere con il compenso da amministratore. Ossia se tu fossi un socio lavoratore e amministratore con compenso per l’attività da amministratore, tu saresti obbligato a pagare ugualmente i contributi fissi Inps del minimale e quelli eccedenti il minimale.);

 

  1. Pensione migliore. I contributi versati come dipendente garantiscono condizioni migliori per la pensione futura, rispetto ai contributi pagati nel compenso dell’amministratore o dei contributi del socio lavoratore;

 

  1. Contributi pagati dalla società invece che dal socio lavoratore. Praticamente assolvi all’obbligo Inps prendendo i soldi dal conto corrente della società, invece che dal tuo conto corrente con utili attribuiti al socio, sui quali ci paghi le imposte. Infatti, pagando i contributi dalla busta paga utilizzi i soldi della S.r.l., se devi pagare i contributi del socio lavoratore, utilizzi i soldi personali del socio, sul quale deve scontare l’imposta sugli utili prelevati del 26%;

 

  1. Contributi direttamente deducibili dal fatturato dalla società invece che deducibile dalla posizione fiscale dell’amministratore o del socio lavoratore. I contributi pagati sulla busta paga sono deducibili dal fatturato della S.r.l., quindi questi riducono le imposte da pagare. Mentre i contributi del socio lavoratore sono pagati direttamente dal socio lavoratore e NON sono deducibili dal reddito della società;

 

  1. Il fatto che l’amministratore abbia i requisiti per essere assunto come dipendente, comporta che questo possa essere assunto con busta paga anche nel caso in cui sia un socio lavoratore. Visto da un altro punto di vista, si può dire che se sei un socio lavoratore che potrebbe essere assunto con busta paga, il fatto di essere anche amministratore ed avere i requisiti previsti dal provvedimento Inps, ti garantirebbe una maggior tutela nel far riconoscere all’Inps la tua posizione di socio e dipendente, evitando il mancato riconoscimento da parte dell’Inps e quindi il ricalcolo dei contributi come gestione commercianti;

 

  1. Il fatto che l’amministratore abbia una busta paga, gli permette di prendere un compenso come amministratore pagando un’aliquota contributiva Inps gestione separata ridotta dal 34,23% al 24% (e se la busta paga fosse a tempo pieno, elimineresti anche i contributi fissi Inps del socio lavoratore nel caso in cui l’amministratore fosse anche un socio);

 

  1. Con l’assunzione da dipendente dell’amministratore, ricordati che hai il trattamento di fine rapporto, ossia il TFR, oltre che il trattamento di fine mandato dell’amministratore. Il TFR dovrebbe essere compatibile con il TFM, ma questo secondo dell’amministratore è meno certo, meno sicuro rispetto a al TFR della busta paga.

 

  1. Nel caso in cui tu avessi una busta paga a tempo pieno, ricordati che potresti anche aprire una partita iva per fatturare altre operazioni delle attività commerciali, estranee alla tua S.r.l., senza pagare i contributi Inps commercianti fissi. Questo in quanto hai già un lavoro da dipendente. Lo stesso vale anche per i contributi delle altre quote di altre società;

 

  1. Con la busta paga avresti diritto alla malattia. Questo significa che, in determinati casi e sotto determinate regole, la società riceverà un sussidio perché l’amministratore con busta paga è stato in malattia. Quindi in caso di malattia del dipendente la società avrà dei bonus fiscali contributivi, cosa che non può avere con il compenso da amministratore;

 

  1. Bonus Renzi con la busta paga, cosa che non si può avere con il compenso da amministratore o che perderebbe il socio che vive utilizzando il prelievo degli utili. Il bonus Renzi consiste in un maggiore compenso di euro 80,00 al mese erogato a tutti i dipendenti che hanno un reddito lordo da circa euro 8.000 ad euro 26.000. Credito coperto dello stato, quindi la tua S.r.l. erogherà euro 80 in più nella busta paga al dipendente e la società riceverà un credito fiscale da parte dello stato di uguale importo che utilizzerà per pagare le imposte nel modello F24;

 

  1. Puoi utilizzare il rimborso forfettario di euro 46,48 per le trasferte effettuate. Cosa che non può ottenere il socio lavoratore senza busta paga. Il rimborso forfettario è un ottimo strumento di risparmio fiscale in quanto è un importo erogato al dipendente senza pagare imposte e contributi;

 

  1. Con la busta paga puoi erogare anche i buoni pasto, ossia un buono di euro 5,16 o 7,5 al giorno esente imposte e contributi da rilasciare ai dipendenti. I buoni pasto sono, in sostanza, dei piccoli importi che possono ricevere i dipendenti per ogni giorno di lavoro per compensare la spesa che essi sostengono per il cibo durante la pausa pranzo. Hanno il vantaggio che sono erogati al dipendente come se fossero dei soldi, ma senza che il dipendente e la società paghino imposte e contributi;

 

  1. Erogazioni liberali, con una busta paga puoi erogare ogni anno euro 258,53 in modo che per la società sia un costo ma per i quali il dipendente non paga contributi né imposte. In sostanza la società ogni anno può erogare ai dipendenti delle somme che non consistono in denaro e per le quali nè la società ne il dipendente pagano imposte e contributi purché questi siano al massimo di valore euro 258,53;

 

  1. Con una busta paga hai diritto anche a dei giorni di ferie e permessi ogni anno, oltre al trattamento di fine rapporto previsto dalla legge. Di fatto anche l’amministratore li ha in quanto il suo compenso non cambia in funzione dei giorni in cui non è presente in azienda, ma sapere questa informazione per te è utile perché sei “obbligato” a farli. Nel caso in cui non li facesse, allora avrebbe diritto ad un maggior compenso in busta paga. L’amministratore non è “obbligato” a stare a casa. Mentre il dipendente si, in quanto se non utilizzasse le ferie ed i permessi questi sarebbero un maggior compenso. Se il dipendente non usufruisce di queste ferie, sarebbero erogate in busta paga;

 

  1. Con una busta paga, l’amministratore dipendente può incassare i crediti fiscali sulla busta paga utilizzando il modello 730, cosa che non può fare il socio lavoratore senza busta paga. In sintesi, se hai dei crediti fiscali li puoi avere subito liquidi nella busta paga, mentre se non avessi la busta paga conserveresti il credito ma lo potresti incassare solo dopo anni;

 

  1. Disoccupazione, con il contratto da dipendente, matureresti dei requisiti per la disoccupazione, cosa che non puoi fare con il socio lavoratore, mentre con l’amministratore dovrebbero essere fortemente ridotti. In caso di interruzione del rapporto da dipendente, sotto determinati requisiti, puoi ricevere la disoccupazione. La disoccupazione sono delle somme che ricevi direttamente dall’Inps per il fatto che sei stato licenziato dalla società, oppure perchè ti è scaduto il contratto;

 

  1. Utilizzando la busta paga per l’amministratore, avresti un reddito sul quale puoi beneficiare dei bonus fiscali previsti dalla legge, come ad esempio le spese detraibili, come esempio le spese della ristrutturazione edilizia, e le spese deducibili, come ad esempio i contributi Inps versati. Ti dico questo in quanto se il socio prelevasse gli utili pagherebbe una imposta sostitutiva alla fonte del 26%, perdendo il beneficio dei contributi versati Inps e delle eventuali spese detraibili come le spese per la ristrutturazione edilizia.

 

  1. Con una busta paga avresti una certificazione unica con dei redditi a te imputabili, ossia avresti quello che una volta si chiamava CUD. Cosa che non puoi avere come socio che distribuisce gli utili in quanto questi ultimi scontano una ritenuta a titolo d’imposta e quindi non avresti un Cud perché non hai un reddito sul quale pagare le imposte. Questo potrebbe esserti utile nel momento in cui devi andare in banca per chiedere dei finanziamenti personali dimostrando di avere del reddito;

 

  1. Con la busta paga da dipendente, fino ad un reddito lordo di euro 8.000 non paghi imposte. Con la busta paga da amministratore, fino ad euro 4.800 non paghi imposte. Il socio lavoratore che preleva solo gli utili non può beneficiare di queste agevolazioni. Quindi con una busta paga da dipendente hai maggiori bonus fiscali;

 

  1. Se tu potessi avere una busta paga da lavoratore dipendente, anche se fossi amministratore, potresti consentire agli altri soci di dimostrare di non lavorare nella società, evitando possibili contestazioni da parte dell’Inps che iscrivere d’ufficio i soci per il fatto che la S.r.l. non ha dipendente. Questo, tecnicamente, anche con la busta paga part – time, perché solo la busta paga a tempo pieno è riconosciuta valida da parte dell’Inps per dimostrare che i soci non lavorano nella società. Solo se la busta paga fosse a tempo pieno potresti evitare anche l’iscrizione all’Inps commercianti anche per la tua specifica posizione. Ma, oltre a questo, se un socio lavorasse anche part time svolgendo tutta l’attività operativa della S.r.l., consentirebbe agli altri soci di avere le prove che essi NON lavorano nella società perchè ci lavora solo il socio con la busta paga da dipendente;

 

Conclusioni

Grazie alle informazioni che hai ottenuto in questa circolare conosci quando puoi assumere un amministratore come dipendente.

Questa cosa è, per te, importante perché con la busta paga da dipendente l’amministratore può avere dei benefici fiscali e contributivi rispetto al fatto di prendere un compenso da amministratore o di prelevare gli utili dalla S.r.l..

Lo stesso vale sia per la S.r.l. che per gli altri soci della S.r.l.. Tutti questi soggetti possono beneficiare per il semplice fatto che l’amministratore abbia una busta paga da dipendente.

In tutti i casi in cui hai un’azienda sappi che, se tu volessi veramente dormire sonni tranquilli, proteggere il tuo patrimonio personale, proteggere il tuo investimento, tutelare la tua famiglia o il tuo futuro, la soluzione migliore risiede nell’utilizzare una S.r.l..

Ma non basta.

Devi, infatti, anche verificare di: produrre utili in abbondanza, avere sempre la liquidità necessaria per far funzionare l’azienda regolarmente e utilizzare il più possibile strumenti di pianificazione fiscale nella tua società per ridurre le imposte della S.r.l..

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