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Fai Trading online e non sai né come né quante imposte devi pagare?
Allora leggi questo articolo per scoprire come essere in regola con il Fisco evitando sanzioni, esborsi inutili e sfruttando tutti i Bonus fiscali a tua disposizione
Il trading online si sta sempre più diffondendo come strumento utile per guadagnare soldi extra, tanto che le società atte a svolgere questo tipo di attività tramite vere e proprie piattaforme sono in netto aumento su internet.
Quelle che parallelamente non si stanno diffondendo, invece, sono le informazioni fiscali riguardanti la tassazione del reddito in relazione a questo enorme business.
Perché ti dico questo?
Perché se “dimentichi” di dichiarare il reddito o non dichiari l’eventuale parte di reddito depositato all’estero, vai incontro a determinati illeciti e, di conseguenza, a sanzioni da dover pagare.
Oppure può capitare anche l’opposto, ossia che ti ritrovi a pagar più imposte di quello che effettivamente devi. Nulla di irregolare (sicuramente se paghi più imposte di quanto devi sei in regola), ma stai lasciando al Fisco soldi che sarebbero invece dovuti entrare nel tuo portafogli.
Chi fa trading investe intere settimane o addirittura mesi per capire come “fare soldi”, ma solo pochi minuti (nella maggior parte dei casi) per verificare come dichiarare i guadagni (in modo da essere certo di evitare sanzioni o di evitare eventuali imposte pagate in eccesso).
Per questo ho deciso di scrivere questo vero e proprio vademecum fiscale che ogni trader dovrebbe tenere con sé.
Ti svelerò:
Il trading è uno strumento finanziario che permette a chiunque di effettuare operazioni di vendita e di acquisto relativi a titoli di borsa, utilizzando delle piattaforme e dei software messi a disposizione da parte dei broker.
Nello specifico, questi broker altro non sono che delle società che ti permettono di effettuare investimenti nel settore finanziario tramite una specifica piattaforma online.
Tutte le plusvalenze che generi con il trading online sono tassate ad un’aliquota del 26% a titolo d’imposta sostitutiva (come dichiarato nella Risoluzione n. 102/E del 2011 e quindi dall’articolo 5 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461).
Questo significa che, una volta pagato il 26% sulla plusvalenza, non hai bisogno di dichiarare questo reddito nella dichiarazione insieme a quello che percepisci come lavoratore dipendente.
Come ti accennavo, l’imposta del 26% viene pagata solamente sulla plusvalenza, ovvero la somma di tutte le vendite e di tutti gli acquisti che hanno generato un guadagno nell’anno oggetto di dichiarazione dei redditi (ovviamente dal 1 Gennaio al 31 Dicembre).
ATTENZIONE: può però anche capitare che il broker stabilisca che, in determinate condizioni, la plusvalenza venga calcolata ogni singolo giorno invece che al termine dell’intero anno solare.
Ci sono due metodi che devi utilizzare per dichiarare il reddito che guadagni con il trading:
Con il regime amministrato le imposte sono già versate dall’intermediario appena generi la plusvalenza (quando il broker chiude l’operazione).
Con il regime dichiarativo le imposte le versi te direttamente in dichiarazione dei redditi entro il mese di giugno dell’anno successivo alla plusvalenza (quindi se generi la plusvalenza il 2 gennaio 2017, devi versare l’imposta sulla plusvalenza in giugno 2018).
Il versamento lo farai direttamente con il modello F24 inserendo gli opportuni codici tributo.
Vantaggio: sei subito in regola con il fisco e non hai bisogno di fare la dichiarazione dei redditi perché il broker ti preleva il 26% sulla plusvalenza ogni volta che “chiudi un’operazione”.
Svantaggio: perdi subito la liquidità perché l’intermediario ti preleva l’imposta del 26% appena realizzi la plusvalenza alla chiusura dell’operazione (che può anche essere giornaliera).
Vantaggio: durante l’anno hai maggiore liquidità che puoi reinvestire nella tua strategia di investimento perché versi le imposte solo l’anno successivo. Inoltre, siccome paghi le imposte con il modello F24, puoi utilizzare dei crediti fiscali per pagare le imposte che generi con la plusvalenza del trading.
Svantaggio: sei obbligato a fare la dichiarazione dei redditi
Innanzitutto, valuta attentamente il comportamento del broker, guardando se viene applicata o meno la ritenuta d’imposta.
Nei casi in cui hai la possibilità di scegliere, puoi utilizzare questo schema di ragionamento per verificare quale dei due possa essere più opportuno a seconda della tua condizione.
Se sei alle prime armi con il trading e non sai se quello che fai ha un effetto leva (ossia più soldi metti e più guadagni), ti può convenire pagare subito le imposte adottando il regime amministrato: in questo modo non devi versare niente e non devi compilare nessuna dichiarazione dei redditi, con una gestione più semplice degli adempimenti fiscali.
Se al contrario sei esperto di uno specifico settore del trading e sei sicuro di aver un effetto leva sulla tua strategia d’investimento (ossia sei sicuro che più soldi metti nella tua strategia e più guadagni) allora potrebbe essere utile adottare il regime dichiarativo e reinvestire tutta la plusvalenza che generi in ogni transazione perché paghi le imposte con la dichiarazione dei redditi dell’anno successivo.
N.B. in questo caso puoi utilizzare i crediti d’imposta (personali) per pagare le imposte sulla plusvalenza in sede di dichiarazione dei redditi (evitando di addebitarle sul conto corrente)
Veramente in tanti mi chiedono se per per fare trading serve partita iva e adesso ti farò chiarezza.
Ecco per te 6 piccoli consigli che ti permettono di essere perfettamente in regola con il Fisco ogni volta che fai trading online e, soprattutto, che ti permettono di utilizzare più bonus fiscali possibili.
1) Ricordati che devi pagare il 26% a titolo d’imposta sulla plusvalenza. Se l’imposta non è stata pagata dal broker, ricordati di pagarla te in sede di dichiarazione dei redditi.
2) Se il broker è estero, ricordati che sei obbligato a compilare il quadro RW e pagare l’Ivafe (Risoluzione dell’agenzia delle entrate n. 71 del 01/09/16).
3) Per determinati strumenti finanziari le perdite che hai accumulato durante l’esercizio del trading sono dei BONUS fiscali nell’esercizio in cui hai subito la perdita e nei 4 successivi.
4) Se hai dei crediti d’imposta li puoi utilizzare in sede di dichiarazioni dei redditi per pagare le imposte relative alla plusvalenza che generi con il trading.
5) All domanda “per fare trading serve partita iva?”, la risposta è che non hai bisogno di aprire la partita iva, né di aprire una posizione Inps.
6) Se utilizzi il regime fiscale amministrato ricordati di compensare le plusvalenze che hai generato in una parte dell’anno (su cui il broker ti ha prelevato il 26%) con le perdite che hai generato nella seconda parte dell’anno. Esempio: se nei primi sei mesi dell’anno chiudi una posizione in attivo, il broker ti fa pagare il 26%. Se invece negli ultimi sei mesi dell’anno avessi una perdita dello stesso importo, non avresti dovuto pagare nessuna imposta.
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Ciao, ti do il benvenuto in questo nuovo articolo del blog di Efficacia Fiscale. Molti…
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