Ti do il benvenuto in questa circolare di Efficacia Fiscale per affrontare un argomento, molto interessante e gettonato, che sintetizzo con questa domanda:

“Perché un imprenditore che ha una ditta individuale paga più imposte e contributi rispetto ad un imprenditore che ha una S.r.l.?”

Mi capita spesso di fare consulenze a clienti che hanno una ditta individuale, che percepiscono di subire un vero e proprio salasso rispetto a chi gestisce la propria attività tramite una S.r.l. ma che non conoscono, di preciso, la ragione.

Proseguendo nella lettura dell’articolo troverai la risposta a questa domanda e le soluzioni che ho trovato per te.

Mi interrompo per poche righe per fare una breve carrellata su chi sono, cosa faccio, da dove vengo e dove voglio arrivare.

Mi chiamo Simone e sono un commercialista. Dopo la laurea e dopo aver studiato parecchia teoria ho aperto il mio Studio fisico a Rimini e, successivamente, il mio Studio commerciale online in cui ricevo clienti di ogni parte d’Italia e, da un po’ di tempo, anche del resto del mondo.

Ciò che distingue il mio Studio dagli altri lo puoi comprendere da te visualizzando le testimonianze che pubblico su questo blog e sul mio canale YouTube “Commercialista Calisti”, cui ti invito a iscriverti, se ancora non l’hai fatto.

Ho un approccio pratico ai problemi dei clienti. Il mio obiettivo coincide con ciò che i clienti vogliono: trovare una soluzione al problema.

L’aver studiato per anni e il conoscere la teoria non ha fatto di me un accademico. Amo scendere in campo e lavorare, gomito a gomito, con gli imprenditori in modo che realizzino i propri successi anche con il mio sostegno.

Lavorando con gli imprenditori, ho imparato a guardare la medesima situazione, sia come fiscalista che come uomo di affari.

Coniugando la teoria appresa sui libri con la pratica ho individuato, tra le varie forme giuridiche con cui si può gestire un business (ditta individuale, società di persone ecc.), la S.r.l. come forma giuridica top per le piccole e medie imprese.

Mi sono focalizzato su questo tipo di società in modo da conoscerla in modo approfondito e posso affermare, senza falsa modestia, di saper muovermi con dimestichezza nella immensa foresta (di leggi, circolari, risposte ad interpelli, sentenze di vario grado) che trasforma la fiscalità delle S.r.l. in un mondo, apparentemente, oscuro agli occhi degli imprenditori.

Non sono un marketer che tenta di indorare il prodotto S.r.l. per venderlo a tutti i costi e guadagnarci.

In tutti i miei articoli settimanali affronto un argomento nuovo, o approfondisco un argomento già trattato, che dimostra, inesorabilmente, come le S.r.l. siano la forma ottimale per i piccoli e medi business, sia lato della fiscalità, sia lato del controllo dei numeri del bilancio.

In questo articolo, ti mostrerò il perché chi gestisce un’impresa individuale finisce per pagare molte più imposte e contributi di chi gestisce un’impresa analoga attraverso una S.r.l. .

Aggiungo che la S.r.l. è la forma che meglio si adatta ai due pilastri su cui si fonda il mio Studio: la Contabilità Controllata mensile e l’Efficacia fiscale.

La prima, la Contabilità Controllata, è finalizzata ad avere, mensilmente, un bilancio esatto i cui numeri possono (devono) essere utilizzati dagli imprenditori per valutare la situazione, monitorare il business, tagliare i rami secchi e investire nelle attività redditizie. Ma, i numeri per essere esatti (e, quindi, attendibili) devono essere controllati in modo frequente e costante, tramite, appunto, il sistema della contabilità controllata mensile.

La seconda, l’Efficacia fiscale, è finalizzata ad individuare quali, tra i vari “bonus” che il Fisco e gli Enti mettono a disposizione, si adattano al tuo caso concreto e come possono essere attivati nella tua specifica posizione imprenditoriale.

Le due cose sono associate. Infatti, la Contabilità Controllata mensile consente di capire quando, e in che misura, attivare questi bonus fiscali in modo che tu, imprenditore che gestisci una S.r.l., possa guadagnare anche tramite il risparmio di imposte e contributi. In modo sano, in quanto perfettamente legale, senza ricorrere a trucchi ed artifizi realizzati in zona Cesarini per tentare di mettere una toppa.

La Contabilità Controllata mensile, insieme all’Efficacia fiscale, è ciò che connota il mio Studio commerciale online, nel quale, i miei collaboratori lavorano online da più zone d’Italia con clienti che amano rapportarsi online.

Lavoriamo online da anni (le restrizioni causa COVID19 non ci hanno minimamente destabilizzati) utilizzando una formula (lo smartworking, per usare un termine in voga) che altri Studi hanno dovuto adottare di corsa, da un giorno all’altro, vivendo come un dramma ciò che noi viviamo come un’opportunità e che ci consente di essere al fianco degli imprenditori in qualsiasi momento della giornata senza vincoli di orario.

Bene, ora che ti ho detto chi sono, cosa faccio e da dove vengo, termino la presentazione con il dove voglio arrivare, quale è lo scopo del mio lavoro al fianco degli imprenditori che hanno una S.r.l., delle mie consulenze, di questo blog e del mio canale YouTube: il tuo successo. E non mi riferisco “solo” al successo come uomo di affari ma anche al successo in tutti gli ambiti della tua vita.

Ambiti che, spesso, vengono sacrificati perché sprechi molto tempo a cercare, da solo, soluzioni su Google perdendoti nei meandri della normativa oppure finisci per regalare molti soldi a consulenti, o sedicenti tali, che vogliono solo guadagnare tenendoti nell’ignoranza in modo da appiopparti sempre più consulenze, sempre più costose.

Un modus operandi questo che, personalmente, aborro dato che il mio obiettivo è che tu, imprenditore, conosca tutto della tua S.r.l. e che sia felice di contattarmi per aiutarti a gestirla ed evolverla.

Quindi, il mio obiettivo è aiutarti a conquistare, o riconquistare, tempo e denaro, con cui potrai realizzare un sacco di cose bellissime.

Applicando sia l’Efficacia Fiscale e la Contabilità Controllata potrai avere più soldi, grazie alla riduzione dei tributi, ed essere certo di guidare la tua S.r.l., ogni anno, verso maggiori utili.

Avendo più soldi potrai delegare parte dei tuoi compiti a collaboratori fidati e capaci. Potrai investire il tempo guadagnato per sviluppare nuove attività e guadagnare ancora più soldi.

Avrai sicuramente più disponibilità per fare regali alla tua compagna, ai tuoi figli, ai tuoi genitori, ai tuoi amici ed a chiunque tu sia affezionato e che ha tenuta alta la tua autostima credendo in te. E avrai il tempo di “viverti” le loro reazioni e per vivere i momenti del quotidiano a cui spesso hai dovuto rinunciare non senza sensi di colpa.

Potrai garantire ai tuoi figli i migliori corsi di studio e assicurare alle persone a cui vuoi bene le migliori cure mediche.

Avrai più tempo per te stesso, oltre che per i tuoi cari, ed i soldi per toglierti piccoli e grossi sfizi, per godere, insieme ai tuoi cari, il frutto di tutti i tuoi sforzi e del tuo lavoro.

Avrai la sensazione di avere tutto sotto controllo e, quindi, la tranquillità che occorre per goderti tutto ciò che hai conquistato, la tua famiglia, i tuoi cari.

Potrai dormire sonni tranquilli ed affrontare il giorno successivo con la forza di un leone.

Sei pronto per avere tutto questo anche scoprendo il perché un imprenditore che ha una ditta individuale paga più imposte e contributi rispetto ad un imprenditore che ha una S.r.l. e, perciò, correre immediatamente ai ripari?

Bando alle ciance and let’s go…

 

Quali tributi paga l’imprenditore che ha una ditta individuale?

Prima di comprendere il motivo per cui chi ha una ditta individuale percepisce di pagare molti tributi, bisogna che fai un passo indietro e diventi consapevole che, quello che tu chiami “tributi” (o tasse, anche se questo termine non sarebbe corretto), in realtà si divide in 2 categorie: le imposte ed i contributi.

Le imposte sono tutti i versamenti che fai allo Stato e sono a fondo perduto, ossia le paghi per il semplice fatto che usufruisci dei servizi messi a disposizione di un Paese.

Mentre, i contributi, anche se possono essere percepiti come dei versamenti “a fondo perduto”, in realtà servono per, poi, darti una pensione (per quanto, di fatto, i soldi che versi per la pensione siano utilizzati per tappare gli sprechi del Paese). Dunque, i contributi Inps rimangono a te e sono i tuoi perché più ne versi e più, tecnicamente, dovresti riceverne indietro, in futuro, come pensione.

Il fatto che un imprenditore con una ditta individuale percepisce di pagare le imposte ed i contributi alti risiede nei meccanismi con cui questi sono calcolati nella ditta individuale, rispetto al modo  in cui sono calcolati nel caso in cui lo stesso imprenditore avesse una S.r.l. .

Siccome le imposte ed i contributi hanno meccanismi a volte simile, sono per certi aspetti diversi, quindi hanno metodi diversi di calcolo nel caso in cui l’imprenditore eserciti l’attività azienda con una ditta individuale oppure con una S.r.l. .

Per questo motivo, qui, di seguito, ti riporto i 4 principali meccanismi che fanno pagare più imposte e contributi ad un imprenditore con una ditta individuale rispetto che ad una S.r.l. .

 

Questi 4 meccanismi fiscali della ditta individuale ti fanno pagare più tributi rispetto alla S.r.l. (cosa che puoi risolvere con un po’ di sana programmazione fiscale anticipata)

Ora ti mostro 4 meccanismi per cui una ditta individuale sta facendo pagare più imposte e contributi agli imprenditori che hanno una ditta individuale rispetto a quello che ha una S.r.l.:

1) Con la ditta individuale paghi sempre i contributi Inps del 24% su tutti gli utili generati dall’azienda mentre, con la S.r.l., puoi limitare i contributi Inps oppure li puoi anche eliminare.

In poche parole, con una ditta individuale ricevi il 24% in meno di utili rispetto alla S.r.l. perché devi sempre pagarci sopra i contributi Inps.

È più facile comprendere questa cosa con un esempio numerico, ma prima devi fare un passo indietro e comprendere come si calcolano i contributi Inps.

Ogni titolare di ditta individuale, ed ogni socio lavoratore di S.r.l., è obbligato per legge a pagare i contributi Inps in questo modo:

– di sicuro ogni anno deve pagare i contributi fissi di euro 3.850,00 con rate trimestrali;

– nel caso in cui il reddito attribuito alla ditta individuale o al socio superi euro 15.900,00 allora, questo, dovrà pagare un ulteriore 24% sul reddito che eccede, appunto, quella soglia che è chiamata “reddito minimale”;

– ma c’è anche da dire che i soci della S.r.l. devono pagarlo solo se sono soci lavoratori, ossia solo se sono soci operativi, e solo in percentuale della propria quota di partecipazione al capitale sociale.

Quindi, per “colpa” dell’Inps, i contributi eccedenti il minimale vengono calcolati con un’aliquota del 24% sul reddito d’impresa.

Un imprenditore con ditta individuale dovrà sempre pagare i contributi Inps su tutto il reddito generato. Mentre se si gestisce il business attraverso una S.r.l. questi contributi Inps possono essere limitati enormemente, se non addirittura eliminati.

Tu mi potresti dire che il socio lavoratore della S.r.l. dovrà, comunque, pagare i contributi Inps sul compenso dell’amministratore della società ma, è anche vero che, l’imprenditore può decidere quanto compenso prendersi e pagare la relativa percentuale di Inps mentre, nella ditta individuale, l’imprenditore dovrà sempre pagare tutto l’utile che ha generato.

Dunque, con la ditta individuale l’imprenditore dovrà sempre pagare i contributi Inps commercianti sul reddito prodotto del 24%, invece, con una S.r.l. li può enormemente tagliare, se non anche eliminare.

Questo da spazio a importanti strumenti utilizzabili da chi gestisce l’impresa tramite una S.r.l.. Strumenti che NON possono essere utilizzati da chi gestisce una ditta individuale. Per questo un imprenditore con una ditta individuale pensa (ed un effetti è cosi’) di pagare più imposte.

È più facile comprendere il meccanismo con un esempio:

Esempio:

– immagina di avere un’azienda con un utile di euro 25.900,00 euro.

– calcoliamo i contributi Inps con la ditta individuale.

– poi, calcoliamo i contributi Inps con una S.r.l. con il socio lavoratore che ha il 5% di quote della società.

– dopo calcoliamo i contributi Inps con una S.r.l. in cui i soci hanno delegato tutta la gestione operativa ai dipendenti:

a)       Contributi Inps pagati dalla ditta individuale: 25.900,00 x 24% = 6.216,00.

b)      Contributi Inps pagati con una S.r.l. con il socio lavoratore che ha il 5% di quote della società: 25.900,00 x 24% x 5% = 310,80 (ricordati che ogni socio lavoratore dovrà sempre pagare, come minimo i contributi fissi Inps di euro 3.850).

c)       Contributi Inps pagati con una S.r.l. con il socio che ha delegato l’attività operativa ai dipendenti: 25.900,00 x 24% x 0% = ZERO (i soci della S.r.l. che fanno solo attività da amministratore evitano di pagare completamente i contributi Inps commercianti, ma pagano solo i contributi Inps sull’eventuale compenso da amministratore ad esso attribuito).

Come puoi notare da solo, la ditta individuale, anche con un reddito abbastanza contenuto di euro 25.900,00 paga dei contributi Inps di euro 6.216,00.

Mentre, utilizzando una S.r.l., li puoi anche ridurre se non anche annullare.

Da questo esempio puoi comprendere che, l’imprenditore che utilizza una ditta individuale percepisce un carico tributario maggiore per via del meccanismo di calcolo che hanno i contributi Inps.

In tutti i casi, gli imprenditori che utilizzano una S.r.l. hanno vari strumenti per ridurre il carico contributi Inps, cosa di cui non possono beneficiare le ditte individuali.

Non è compito di questa circolare elencare i vari strumenti che puoi utilizzare per tagliare il carico contributi Inps. Ma, per quello che è utile al fine di questa circolare, ricordati che, se ti trovi ad avere un utile alto con la ditta individuale, almeno nel momento in cui il reddito supera euro 15.900,00 circa, devi valutare di utilizzare una S.r.l., intestando ai soci lavoratori una percentuale minore di quote, oppure utilizzare una S.r.l. holding, una società semplice holding, un trust.

Cosa che valuterai caso per caso insieme al tuo commercialista (oppure basta acquistare una consulenza di Efficacia Fiscale da fare direttamente con me).

Questo è un concetto che non è, a mio parere, ancora abbastanza diffuso tra gli imprenditori.

2) Quando sei in un business in cui devi accantonare soldi nel conto corrente aziendale per fare acquisti in futuro (cosa che di fatto lo sono tutti) l’imprenditore che ha una ditta individuale percepisce di pagare più imposte. Questo perchè l’imprenditore che ha una ditta individuale paga le imposte sugli utili che lascia nel conto corrente aziendale. Cosa che è più contenuta per un imprenditore che utilizza una S.r.l. .

L’imprenditore che ha una ditta individuale dovrà pagare sempre le imposte, anche se una parte degli utili rimangono nel conto corrente dell’azienda per gli acquisti futuri.

Detto da un altro punto di vista. L’imprenditore che utilizza una ditta individuale prende meno soldi perché una parte li lascia all’interno del conto corrente dell’azienda ma, lui, dovrà pagare nella sua dichiarazione dei redditi i tributi anche per quella parte di soldi che non riceve perché sono trattenuti nel conto corrente aziendale.

Di fatto, con la ditta individuale, lasci dei soldi nel conto corrente aziendale per lo sviluppo dell’azienda ma, l’imprenditore, dovrà ugualmente pagarci le imposte. In sostanza l’imprenditore con ditta individuale prende meno soldi perché una parte rimane in azienda, ma paga le imposte anche sugli utili che non riceve dall’azienda.

Mentre il meccanismo della S.r.l. è diverso, apparentemente fa pagare più imposte, ma, se fosse gestito bene, allora ti darebbe un maggior guadagno perché pagheresti, appunto, meno imposte per i soldi che lasci nel conto corrente aziendale.

Questo perché nella S.r.l. si paga sempre il 24% di imposta Ires sugli utili generati (il 4% di Irap non l’ho considerato perché lo pagano entrambi gli imprenditori), invece che l’Irpef del 38%, 41% o del 43% che rischia di pagare l’imprenditore con la ditta individuale.

Oltre a questo c’è da dire che la S.r.l. compila una dichiarazione dei redditi separata da quella dell’imprenditore, quindi le imposte sono pagate dalla società senza toccare la liquidità personale dell’imprenditore.

Penso che sia più facile comprenderlo con un esempio numerico

Esempio:

– Immagina di avere un’azienda con un utile di euro 100.000,00 euro. Di cui euro 75.000,00 sono prelevati dall’imprenditore, mentre il restante 25.000,00 sono trattenuti nella S.r.l. per lo sviluppo futuro per fare nuovi investimenti aziendali come acquisti di materiali o beni strumentali.

– Questo significa che per euro 25.000,00 l’imprenditore paga le imposte, ma egli non ne beneficia perché sono lasciati nel conto corrente aziendale per il futuro e non vanno a finire nel conto corrente personale.

– Per i primi 75.000,00 euro prelevati dagli imprenditori si pagano praticamente le stesse imposte e contributi sia nel caso della ditta individuale sia nel caso della S.r.l. . Dunque non saranno oggetto di analisi differenziale di calcolo.

– Calcoliamo le imposte pagate dalla ditta individuale sul margine di euro 25.000,00 che è trattenuto in azienda.

– Poi calcoliamo le imposte della S.r.l. sul margine di euro 25.000,00 accantonato in azienda.

Nota: l’Imposta Irap del 4% non è preso in considerazione perché è ugualmente applicata in tutti e 2 i casi.

Nota: nel calcolo non è considerato l’effetto dei contributi Inps visto in precedenza. Perché qui voglio mostrarti solo il diverso meccanismo di differenziazione tra l’Irpef della ditta individuale dall’Ires della S.r.l. .

a) Calcolo le imposte sull’utile di euro 25.000,00 trattenuto in azienda da parte di un imprenditore individuale:

– l’imprenditore individuale paga l’imposta Irpef più le addizionali regionali e comunale, che aumenta all’aumentare del reddito.

– l’imprenditore deve pagare le imposte totalmente anche sulla parte di reddito superiore ad euro 75.000,00 l’aliquota Irpef è del 43%.

– mentre le addizionali regionali e comunali variano da regione e comune, ma posso benissimo quantificarle con circa un 1% (cosa che nella realtà dovrebbero essere più alte).

– dunque in totale le imposte pagate dall’imprenditore con la ditta individuale sono pari al 44%.

– cosi in totale la percentuale di imposte da pagare da parte dell’imprenditore individuale sul reddito di euro 25.000,00 che rimangono trattenuti in azienda sono di euro: 25.000,00 x 44% = 11.000,00.

Quindi, l’imprenditore evita di prelevare euro 25.000,00 perché rimangono nel conto corrente aziendale ma, nonostante questo, dovrà pagare euro 11.000,00 in più nella propria dichiarazione dei redditi a titolo di imposte.

b) Adesso ti mostro il calcolo di questi utili accantonati nella S.r.l.:

– l’utile lasciato nella S.r.l. euro 25.000,00 è soggetto al pagamento dell’Ires del 24%, quindi la S.r.l. paga le seguenti imposte, euro 25.000,00 x 24% = 6.000,00.

– dunque l’imprenditore che utilizza una S.r.l. e accumula soldi nella società per euro 25.000,00 paga imposte per euro 6.000,00 invece che euro 11.000,00.

Come puoi notare da solo, l’imprenditore che ha una ditta individuale ha pagato euro 5.000,00 di imposte in più semplicemente perché ha utilizzato una forma giuridica sbagliata.

Cosa che non si adatta alla crescita della sua azienda (senza poi considerare gli acconti, ma questo lo vediamo successivamente).

Ovviamente questo era un esempio ma ti mostra che, più il reddito è alto o maggiore è l’accantonamento di utili nell’azienda per gli acquisti futuri, e maggiormente una S.r.l. ti fa pagare meno imposte rispetto alla ditta individuale (senza poi considerare che con una S.r.l. hai maggiore sicurezza patrimoniale).

3) Quando sei in un business in cui fai molte trasferte, perché una S.r.l. permette di prendere dei soldi esente imposte ed esente contributi Inps nella busta paga dell’amministratore, cosa che non può fare un imprenditore con una ditta individuale.

Ti dico questo perché alcune volte mi capita, durante le consulenze con gli imprenditori, che questi abbiano un business in cui devono fare molte trasferte di una giornata, ossia andata e ritorno (per esempio il 7 di dicembre ho fatto una consulenza con imprenditori che lavorano nel mondo della sicurezza sul lavoro, perciò mi ha spiegato che devono andare spesso nei luoghi di lavoro con delle trasferte di andata e ritorno) e contestualmente che mi dicano che non hanno tanti costi. Quindi mi richiedono di trovare soluzioni per mettere dei costi nella loro azienda, cosa da fare nel rispetto della legge, ovviamente.

Premetto che le imposte che paga la ditta individuale sono uguali alle imposte che paga l’amministratore sul suo compenso mentre, i contributi Inps, sono un po’ diversi ma sono molto simili.

Quando un imprenditore con la ditta individuale fa una trasferta aziendale, mette i costi della trasferta in contabilità come, ad esempio, l’autostrada e la benzina. Direi che è normale.

Mentre, un imprenditore con una S.r.l. se avesse una busta paga da amministratore avrebbe diritto al rimborso forfettario per ogni giorno di trasferta fuori dal Comune della sede per un motivo aziendale.

Se non sai cosa sia il rimborso forfettario, te lo spiego subito. Consiste in un indennizzo aggiuntivo, di euro 46,48 per ogni giorno di trasferta, da inserire sulla busta paga. Il vantaggio che ha questo rimborso forfettario risiede nel fatto che l’imprenditore riceve questi soldi senza pagare imposte e senza pagare i contributi. Appunto perché sono esenti imposte ed esenti contributi.

Ma anche qui credo che sia più facile mostrarti l’enorme vantaggio fiscale con un esempio numerico:

Esempio:

– Ipotizziamo che un imprenditore abbia un reddito di euro 10.000,00 da prendere.

– facciamo i calcoli per l’imprenditore che ha una ditta individuale considerando che si prenda un compenso annuale di euro 10.000,00.

– faccio i calcoli per l’imprenditore che ha una S.r.l. e prende tutti i soldi con una busta paga da amministratore complessivo al lordo dell’Inps di euro 10.000,00.

– consideriamo subito deducibile i contributi Inps dal reddito, anche se non è propriamente così. Ma lo facciamo a scopo didattico per mostrarti il vantaggio dei rimborsi forfettari della busta paga dell’amministratore della S.r.l. rispetto alla ditta individuale.

– ipotizziamo 5 trasferte al mese per l’imprenditore amministratore della S.r.l. .

– non consideriamo le addizionali regionali e comunali che sono le stesse per entrambi i casi.

– non consideriamo l’effetto dei contributi Inps commercianti sul minimale per mostrare l’efficacia dei rimborsi forfettari della busta paga da amministratore:

a) Faccio i calcoli per l’imprenditore che ha una ditta individuale:

– prima calcola i contributi Inps del 24%, poi paga l’Irpef del 23% (aliquota valida per i redditi fino ad euro 15.000,00).

– Inps ditta individuale: 10.000,00 x 24% = 2.400,00. Dunque il reddito da assoggettare a Irpef è di euro 10.000,00 – 2.400 = 7.600,00.

– Irpef imprenditore con ditta individuale: 7.600,00 x 23% = 1.748,00.

– Dunque in totale l’imprenditore con la ditta individuale paga tributi per euro 2.400,00+ 1.748,00 = 4.148,00.

– In questo modo l’importo che riceve materialmente l’imprenditore è di euro 10.000,00 – 4.148,00 = 5.852,00.

b) Faccio i calcoli per l’imprenditore che ha una busta da amministratore:

– avendo 5 trasferte al mese, all’anno sono 5 x 12 trasferte = 60 all’anno, che corrispondono ad un compenso per trasferte pari ad euro 60 x 46,48 = 2.788,80 esente imposte ed esente contributi.

– importo soggetto a contributi = 10.000,00 – 2.788,80 = 7.211,20.

– calcolo contributi Inps sulla busta paga dell’amministratore, per il 34,33%: 7.211,20 x 34,23% = 2.468,39.

– calcolo imposte sulla busta paga dell’amministratore del 23%: 2.468,39 x 23% = 567,73.

– dunque in totale l’imprenditore con una S.r.l. che riceve un compenso da amministratore paga sulla busta paga tributi totali per euro: 2.468,39 + 567,73 = 3.036,12.

– in questo modo l’importo fisico che riceve l’imprenditore che utilizza una S.r.l. è di euro 10.000,00 – 3.036,12 = 6.963,88.

Come puoi notare dai 2 calcoli, l’imprenditore che utilizza una S.r.l., rispetto a quello che utilizza una ditta individuale, prende più soldi, pari ad euro 6.963,88 – 5.852,00 = 1.111,88.

E questo già solo avendo l’accortezza di utilizzare una forma giuridica diversa, ossia di avere una S.r.l. invece che una ditta individuale.

Inoltre, ricordati che nella busta paga dell’amministratore della S.r.l. avresti anche ulteriori benefici, come, ad esempio, il bonus Renzi a determinate condizioni e una maggiore detrazioni fiscale.

Di certo la busta paga dell’amministratore della S.r.l. è uno strumento che va applicato al meglio nella posizione dell’imprenditore. Ma è anche vero che consente un enorme vantaggio fiscale rispetto alla ditta individuale. Perché permette di prendere dei compensi, esenti imposte ed esenti contributi, già solo per il fatto che fai delle trasferte aziendali.

 

 

4) Gli imprenditori che hanno una ditta individuale pagano più acconti d’imposta rispetto agli imprenditori che hanno una S.r.l. .

Il Fisco italiano pretende, ogni anno, in sede di dichiarazione dei redditi, che tu paghi le imposte a saldo dell’anno precedente e che gli versi degli acconti dell’anno, che per te sono dei crediti, per la dichiarazione dei redditi dell’anno successivo.

Questo meccanismo di versamento di saldo ed acconti comporta che, di fatto, anticipi dei soldi perché versi delle imposte in anticipo allo stato perché paghi prima delle imposte per l’anno ancora da chiudere che, poi, calcolerai in modo definitivo nella dichiarazione dei redditi successiva.

Il meccanismo degli acconti si aggrava maggiormente durante il secondo anno di attività e nel caso in cui, da un anno all’altro, aumenta il reddito in modo significativo.

Il motivo risiede nel fatto che, nel primo anno di attività in cui apri l’azienda, non devi versare le imposte in acconto. Quindi, nel secondo anno di esercizio d’impresa, l’esborso per i tributi è molto elevato perché devi versare tutto quanto il saldo dell’anno precedente e, poi, nuovamente lo stesso importo come acconto per l’anno che deve ancora essere concluso.

Penso che, il modo migliore per mostrarti come l’effetto degli acconti ti faccia percepire di pagare più imposte del dovuto, è quello di farti degli esempi.

Esempio acconto imposte 1° anno di attività ditta individuale: se tu aprissi una nuova S.r.l. nel corso del 2020, di certo non pagheresti nessun F24 a titolo di saldo di imposta perché l’anno fiscale non è ancora chiuso, e non pagheresti neanche nessun acconto d’imposta negli F24 perché è il primo anno di attività e non hai un reddito storico sul quale calcolare l’ipotetico acconto.

Esempio acconto imposte 2° anno di attività ditta individuale: ipotizzando un reddito del 2020 di euro 10.000,00 con un’aliquota Irpef della S.r.l. del 23%, questo significa che nella dichiarazione dei redditi dell’anno 2021 tu dovrai versare i seguenti importi nel modello F24 (il modello F24 è il nome del modello con cui si versano le imposte ed i contributi):

– Saldo imposte 2020: euro 10.000,00 x 23% = euro 2.300,00.

– Acconto imposte 2021: euro 10.000,00 x 23% = euro 2.300,00.

In sintesi, nel 2021 pagherai nei modelli F24 tutto il saldo delle imposte del 2020 di euro 2.300,00 e anche tutto l’acconto del 2021 di euro 2.300,00 quindi un totale di euro 4.600,00.

Come hai potuto notare, nel secondo anno di attività paghi il doppio delle imposte perché nel primo anno di attività non paghi acconti d’imposta.

Mentre nel secondo anno versi sia il saldo completo, sia l’acconto completo.

Esempio acconto imposte 3° anno di attività ditta individuale: proseguendo l’esempio precedente ipotizzando un reddito di euro 10.000,00, la tua ditta individuale nel 2021 verserebbe anche euro 2.300,00 a titolo di acconto delle imposte dell’anno 2021, oltre che il saldo delle imposte Irpef di euro 2.300,00.

Questo significa che, se nel 2021 la ditta individuale dovesse avere un reddito di euro 10.000,00, nella dichiarazione dei redditi del 2022, relativa ai redditi 2021, l’imprenditore pagherebbe i seguenti importi:

– Saldo imposte 2021: euro 10.000,00 x 23% meno gli acconti versati durante il 2021 (che sono di euro 2.300,00) = euro 2.300,00 – euro 2.300,00 = 0 (zero). In questo terzo anno di attività, siccome il reddito della dichiarazione dei redditi del 2022 e il reddito della dichiarazione dei redditi 2021 è uguale, l’acconto del 2021 è uguale al saldo da pagare per l’anno 2021. Quindi negli F24 del 2022 non bisogna pagare nessun importo a titolo di saldo del 2021.

– Acconto imposte 2022: i calcoli dell’acconto delle imposte del 2022 sono individuati in funzione del reddito del 2021. In questo caso l’acconto del 2022 è calcolato con questa formula, euro 10.000,00 x 23% = 2.300,00.

Come puoi notare, il fatto che ci sia un meccanismo di acconto delle imposte da versare potrebbe farti apparire come se dovessi pagare il doppio delle imposte nel secondo anno di attività. Oppure di dover pagare più imposte del dovuto tutte le volte in cui il reddito aziendale subisce una forte impennata da un anno all’altro.

Un imprenditore che ha una ditta individuale è obbligato ad utilizzare il meccanismo degli acconti. Situazione che potrebbe fargli apparire di dover pagare un carico fiscale eccessivo rispetto a quello vero da pagare.

Ma, in alternativa alla ditta individuale, un imprenditore può utilizzare una S.r.l. per limitare l’effetto degli acconti d’imposta eccessivi (in caso anche eliminare questo problema).

Ti dico questo perché la S.r.l., è vero che dovrà sempre versare degli acconti nella sua dichiarazione dei redditi ma, è anche vero che, i dipendenti (cosa in cui rientrano anche gli amministratori) non hanno il problema degli acconti. Semplicemente perchè i dipendenti e gli amministratori non devono versare gli acconti nella busta paga.

Siccome la busta paga dell’amministratore della S.r.l. è equiparata a quella dei dipendenti, questo significa che, per la parte di compenso che prende l’amministratore, non ci sono gli acconti da versare tanto quanto succede ad un dipendente.

Di sicuro la S.r.l. dovrà versare gli acconti con lo stesso meccanismo di un imprenditore che ha una ditta individuale. Ma è anche vero che, sulla parte di utili che viene attribuito all’amministratore come busta paga, non c’è il meccanismo degli acconti, cosa che ti permette di avere minori problemi con gli acconti.

Credo che con un esempio possa essere più chiaro:

 Esempio: riprendendo i dati dell’esempio di prima, ipotizziamo che tu abbia una ditta individuale con un utile di euro 10.000 al primo anno di attività.

L’anno successivo, in sede di dichiarazione dei redditi, l’imprenditore con la ditta individuale pagherà l’imposta a saldo per euro 10.000,00 x 23% = 2.300,00 più pagherà l’acconto 10.000,00 x 23% = 2.300,00.

In totale l’imprenditore con la ditta individuale verserà nelle casse dello Stato euro 4.600,00.

In alternativa potresti avere una S.r.l. con utili di euro 10.000,00 e decidere di prelevarli tutti come compenso da amministratore.

Così facendo avrai zero euro di utile nella S.r.l. mentre avrai preso euro 10.000,00 nella busta paga del compenso dell’amministratore.

Quindi, in sede di dichiarazione dei redditi, siccome la S.r.l. ha un reddito pari a zero, allora non paga né imposte a saldo né imposte in acconto. Ossia versa zero imposte allo stato perché tutti gli utili sono stati prelevati come compenso da amministratore.

Mentre, siccome i dipendenti con busta paga non pagano acconti d’imposta, sul compenso della busta paga dell’amministratore l’imprenditore non dovrà pagare nessun acconto d’imposta questa è già stata pagata durante i mesi in cui l’amministratore ha ricevuto la busta paga.

La soluzione proposta nell’esempio, ovviamente, deve essere adattata al caso specifico dell’imprenditore e in funzione del reddito e dei suoi obiettivi.

Ma questo esempio ti mostra come è possibile limitare, o eliminare, il problema degli acconti della ditta individuale utilizzando una S.r.l. .

 

Conclusioni

Grazie alle informazioni che hai ottenuto da questa nuova circolare sai quali solo i principali fattori per cui un imprenditore che ha una ditta individuale percepisce di pagare troppi tributi rispetto a quelli che sono i veri soldi incassati dall’azienda.

Inoltre, hai anche compreso che, grazie ad una S.r.l., puoi limitare, se non eliminare, i problemi di imposte alte che possono avere gli imprenditori con una ditta individuale.

In tutti i casi in cui hai un’azienda sappi che, se tu vuoi veramente dormire sonni tranquilli, proteggere il tuo patrimonio personale, proteggere il tuo investimento imprenditoriale, tagliare le imposte ed i contributi, tutelare la tua famiglia e il tuo futuro, la soluzione migliore risiede nell’utilizzare una S.r.l. .

Ma non basta.

Devi infatti anche verificare di:

a) produrre utili in abbondanza,

b) avere sempre la liquidità necessaria per far funzionare la S.r.l. regolarmente e…

c) utilizzare il più possibile strumenti di risparmio fiscale, riservati per legge alla S.r.l., nella tua società per ridurre le imposte e contributi dell’imprenditore.

Stai però attento, perché gestendo in modo inappropriato una S.r.l., rischi di pagare più del 70,72% di imposte e contributi (tanto quanto una ditta individuale).

Mentre, dal lato opposto, con una gestione fiscale efficace della S.r.l., le imposte possono essere ridotte fino al 28%.

Tra il 70,72% di carico tributario ed il 28%, ci sono vari strumenti di pianificazione fiscale che puoi utilizzare nella tua S.r.l. per tagliare il più possibile le imposte ed i contributi Inps.

Più strumenti di risparmio fiscale specifici per la S.r.l. applichi e più riuscirai a ridurre le imposte ed i contributi avvicinandoti al 28%.

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Tutte le volte che decidi di utilizzare una S.r.l. per la tua attività imprenditoriale, ricordati che puoi accedere al servizio della Contabilità Controllata.

Seguendo la procedura della Contabilità Controllata, puoi rendere la tua S.r.l. una macchina che ti genera costantemente, ogni anno, più soldi di quelli che spendi.

Ogni 12 mesi avrai una S.r.l. con più utili rispetto a prima, con più soldi in banca rispetto a prima e la possibilità di tagliare il carico fiscale della società dal 70,72% al 28%.

Tutto questo grazie all’applicazione dei principi di Efficacia Fiscale e al controllo mensile dei numeri del bilancio della S.r.l. utilizzando la procedura della Contabilità Controllata.

In questo modo crei sempre più ricchezza per te e ottieni tutto il successo che ti meriti insieme alle persone a te care.

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