Ciao, ti do il benvenuto in questo nuovo articolo di Efficacia Fiscale per parlarti di un contratto utilizzato anche per finanziare la S.r.l., ma poco conosciuto nella sua veste di strumento per tagliare le imposte: il contratto di associazione in partecipazione.

Come già sai, se sei un veterano del blog, o come avrai occasione di scoprire, se sei un nuovo arrivato, i miei articoli nascono, spesso, dalle consulenze prestate ai miei clienti. In questo caso l’articolo nasce dalla consulenza fatta al socio unico di una S.r.l. la cui consorte ha apportato fondi in azienda in cambio del 95% degli utili.

Prima di andare dritto al focus faccio un passo indietro.

Innanzitutto mi presento.

Mi chiamo Simone e sono un commercialista.

I miei primi passi in questo mondo sono stati all’insegna della tradizione. Ho frequentato l’Università, ho conseguito la laurea in Economia e Commercio, ho fatto praticantato, ho aperto uno Studio fisico a Rimini.

Poi, qualche anno fa, ho avuto un’illuminazione ed ho “messo il turbo” nella mia attività da commercialista.

Cos’ho fatto?

Ho creato uno Studio virtuale in cui ricevo clienti (da tutt’ Italia e non solo) che amano relazionarsi con me, e con i miei collaboratori online, ed in cui tutti, sia io che i miei collaboratori, lavorano online (il famoso smartworking, che per molti è stato una tragica e drastica scoperta causa COVID19, per me ed i miei collaboratori, è uno sperimentato e soddisfacente modo di lavorare).

Ed ora che anche il Fisco e gli Enti in genere si stanno “virtualizzando” sempre di più ecco che, gli innegabili vantaggi di questo approccio, cominciano a manifestarsi in modo prorompente.

Sulla cresta dell’onda virtuale ho creato questo blog e, da circa un anno, ho creato il mio canale YouTube “Commercialista Calisti” per chi desidera vedermi oltre che leggere i miei articoli (a proposito: non sei ancora iscritto? Corri a farlo 😉).

Già dai tempi dell’Università, leggendo tomi su tomi, ho avuto il sentore che la S.r.l. fosse la struttura più adatta per le imprese che, pur non essendo colossi dell’Economia, vogliono svilupparsi, ingrandirsi, guadagnare sempre di più e tagliare il più possibile imposte e contributi utilizzando la legge, senza ricorrere a trucchi e manovre borderline.

Lavorando sul campo, gomito a gomito con gli imprenditori, tenendomi costantemente aggiornato non solo sulle leggi ma anche e soprattutto sull’applicazione delle leggi (sentenze, risposte ad interpelli, circolari ecc.) ho avuto la dimostrazione, nero su bianco, numeri alla mano, che questo mio sentore corrispondeva alla realtà.

Quindi, eccomi qui, non in veste di accademico che vuole indottrinarti, non in veste di marketer che vuole guadagnare vendendoti il prodotto S.r.l. ma come Simone, commercialista e imprenditore, a condividere con te il frutto dei miei studi, delle mie ricerche e delle mie consulenze in modo che la tua S.r.l. (esistente o da creare) possa essere strutturata in modo che gli utili siano sempre più alti.

Ricerche in perenne divenire visto che la Fabbrica della Legge e della Giurisprudenza produce di continuo, 7 giorni su 7 e h24.

Ho scritto che il mio obiettivo è che gli utili della tua S.r.l. siano sempre più alti. Per raggiungere questo obbiettivo hai un alleato fedelissimo: il bilancio della tua S.r.l. .

Su questo punto spendo due parole prima di addentrami nell’argomento protagonista di questo articolo: il contratto di associazione in partecipazione come strumento per tagliare i tributi dell’imprenditore che ha una S.r.l. .

Il bilancio della tua S.r.l. è, sicuramente, il tuo miglior alleato per avere utili sempre più alti a condizione che i numeri siano aggiornati e che rispecchino perfettamente la realtà.

Solo in questo caso tu, con l’aiuto del tuo commercialista, potrai interpretare i numeri, calcolare gli indici, raffrontare gli importi, individuare le attività da abbandonare e quelle in cui investire, i costi superflui da abbattere e quelli che si tradurranno in investimento e, di conseguenza, in soldi.

La certezza di un bilancio i cui numeri siano aggiornati ed attendibili si ha solo se la contabilità viene controllata in modo periodico (mensilmente) e costante.

Ti dico questo perchè la procedura della “Contabilità Controllata mensile” è uno dei due pilastri su cui ho fondato il mio Studio.

Ogni mese il bilancio viene letteralmente scandagliato sottoconto per sottoconto e, solo quando si ha la certezza che è perfetto, si considera come base per individuare, quando e in che misura, applicare gli strumenti di Efficacia Fiscale (l’altro pilastro su cui si fonda il mio Studio e che dà il nome a questo blog).

Strumenti di Efficacia Fiscale che, in poche parole, ti consentiranno di abbattere, utilizzando la legge, le imposte ed i contributi guadagnando tramite il risparmio dei tributi.

Riassumendo: cosa ti occorre per aumentare gli utili? Oltre al tuo intuito e la tua capacità manageriale?

Schematizzando, per semplificarti il concetto, occorre:

  • essere un imprenditore curioso, che vuole conoscere i numeri del bilancio della propria S.r.l. e vuole capire come guadagnare anche tramite il risparmio delle imposte e dei contributi utilizzando la legge;
  • essere un imprenditore collaborativo, che considera il tempo passato sui numeri non tempo rubato al business ma tempo investito per sviluppare il business e che, quindi, è contento di “vedere” i numeri del bilancio insieme al proprio commercialista;
  • scegliere un consulente che non si faccia vivo solo per comunicare le imposte il giorno prima della scadenza, ma che lavori insieme a te per far decollare il business controllando, mensilmente, il bilancio della S.r.l. ed individuando, insieme a te, gli strumenti di Efficacia Fiscale adatti al tuo caso concreto. Uno strumento fiscale ha valore solo nel momento in cui è contestualizzato. Solo in questo modo puoi comprendere se una strategia fiscale è adatta al tuo caso.
  • scegliere, nel limite del possibile, un consulente che ha un’azienda di collaboratori che lavora esclusivamente con la forma giuridica che tu stai utilizzando per la tua impresa, cosa che per me è la S.r.l. .

Breve considerazione sugli strumenti di Efficacia Fiscale. Vi sono strumenti di Efficacia Fiscale certi (quelli consolidati, per cui sia la norma istitutiva che l’interpretazione burocratica e giurisprudenziale della norma non presentano incertezze) e strumenti incerti (quelli la cui norma istitutiva ha un contenuto non perfettamente chiaro ed univoco e su cui non si è ancora creata una giurisprudenza).

Gli strumenti di risparmio fiscale incerti non sono di per sé illegali, o pericolosi, in ogni caso da evitare. L’incertezza riguarda sia te, imprenditore, che l’Ente che ti contesta l’utilizzo di questo strumento. Nulla esclude che il Giudice chiamato a decidere ti dia ragione.

Anche perchè stai appunto ricevendo il parere di un Giudice sulla interpretazione di una legge che può essere interpretata a favore di ambo le parti.

Termino questa premessa con una rapida carrellata degli obiettivi che mi pongo condividendo con te questi articoli ed i video sul mio canale YouTube. Sono gli stessi obiettivi che mi prefiggo di raggiungere con i clienti del mio Studio e che si possono concentrare in una sola frase: avere più soldi.

Avere più soldi significa poter affidare parte degli incarichi a collaboratori validi e, di conseguenza, avere più tempo. Più tempo da dedicare a nuovi investimenti, a te stesso, alla tua compagna, ai tuoi figli, alle persone cui vuoi bene e che hanno dimostrato di volertene.

Potrai fare regali (anche costosi, perché no?) alla tua compagna e compiacerti della sua felicità, potrai farne a te stesso, ai tuoi affetti senza il timore di pentirti di aver speso soldi che potrebbero servirti.

Potrai garantire ai tuoi figli il miglior percorso di studi e assicurare le migliori cure mediche alle persone cui vuoi bene.

Potrai dedicarti ai tuoi hobbies e toglierti piccole e grandi soddisfazioni compresa quella di vedere l’invidia negli occhi di chi ti giudicava errando un povero illuso e che ora ti guarda dal campo base mentre scali la vetta del successo.

Potrai dormire sonni tranquilli grazie alla consapevolezza di aver guadagnato (anche) risparmiando le imposte ed i contributi utilizzando la legge.

Sei pronto ad ottenere tutto questo anche grazie allo strumento di Efficacia Fiscale protagonisto di questo articolo: il contratto di associazione in partecipazione?

Bando alle ciance and let’s go…

 

La Legge in Italia può essere incerta (non è un mistero): quindi ci possono essere strumenti di risparmio fiscale maggiormente difendibili e strumenti di risparmio fiscale meno difendibili con certezza

Prima di proseguire, e comprendere cosa è il contratto di associazione in partecipazione e se lo puoi utilizzare come strumento fiscale per tagliare le imposte grazie alla S.r.l., è importante fare un passo indietro e partire da un concetto comune per, poi, scoprirne un altro importante, fondamentale per approcciarsi al meglio al Fisco italiano.

Alcune leggi, in Italia, sono incerte, questo è una cosa che penso sia conosciuta quasi da tutti.

Questo vale anche per le leggi fiscali, alcune sono più chiare, altre sono più incerte.

Gli strumenti previsti per tagliare le imposte ed i contributi sono presenti nella legge, anche questo è vero. Di certo non puoi pensare di tagliare le imposte facendo del nero o inserendo fatture false in contabilità.

Questi 2 principi portano al fatto che ci sono strumenti di risparmio fiscale che sono più difendibili perché la legge è chiara, mentre ci sono altri strumenti di risparmio fiscale che sono più incerti nella loro difesa in quanto la legge non è chiara, ed è soggetta ad interpretazioni, sia da parte degli Enti, sia da parte dei giudici.

Questa cosa non significa che non puoi applicare gli strumenti di risparmio fiscale incerti, perché come sei incerto tu nell’applicazione, lo stesso vale per l’Agenzia delle Entrate. Non è certa neanche l’Agenzia delle Entrate, ma la soluzione si può trovare chiedendo l’intervento di un giudice che si esprime nella specifica posizione proposta.

In fondo in fondo, il funzionario dell’Agenzia delle Entrate è assunto per scovare imponibile fiscale durante i controlli documentali, quindi è normale che, se dovesse controllare i documenti, ti potrebbe contestare qualsiasi cosa anche dove ci fosse un minimo di incertezza normativa.

Non è detto che sia certo di aver ragione o che la legge gli dia ragione, ma comunque contesta in quanto è, in fondo, il suo lavoro, perciò agisce di conseguenza senza astio né odio o pregiudizio nei confronti dell’imprenditore.

 

Perché è importante conoscere anche gli strumenti di risparmio fiscale incerti?

Ovvio che è meglio avere uno strumento di risparmio fiscale facilmente difendibile dagli attacchi del Fisco, invece che uno che non è meno difendibile dal Fisco.

Ma è anche vero che è molto importante, per un imprenditore, comprendere quali strumenti, con buona probabilità o meno, sono strumenti di risparmio fiscale che può applicare.

Mi spiego meglio.

Fare del nero, emettere fatture false, richiedere rimborsi spese per le trasferte mai effettuate, utilizzare royalties per know how inesistenti, è una cosa sbagliata e deve essere punita dal funzionario dell’Agenzia delle Entrate, su questo non ci piove.

Ma applicare uno strumento di risparmio fiscale sanamente interpretabile a favore dell’imprenditore è una ottima forma di intelligenza fiscale, sia da parte dei commercialisti, sia da parte degli imprenditori.

Questo in quanto non è detto che il funzionario dell’Agenzia delle Entrate debba per forza aver ragione; la norma, essendo incerta, potrebbe essere anche a vantaggio dell’imprenditore. Devi valutare il grado di rischio e, quindi, valutare caso per caso se ci sono le condizioni per poterti difendere davanti ad un giudice.

Oltretutto, c’è anche un altro aspetto positivo per cui è bene conoscere anche gli strumenti di risparmio fiscale che sono incerti, quando ancora né l’Ente né i giudici si sono espressi in precedenza.

In genere sono strumenti fiscali che non ti fanno annullare del tutto il tributo, ma sono strumenti che ti fanno attenuare il carico tributario.

Questo significa che se ti dovrai presentare davanti al giudice tributario, tanto quanto davanti al funzionario dell’Agenzia delle Entrate, lo potrai fare a testa alta, in quanto non sarai lì perché sei un evasore, ma sarai lì perché hai interpretato la norma a tuo favore, così come l’Ente la vuole interpretare a suo favore.

Essendo una norma fiscale incerta, e siccome i giudici non si sono ancora espressi, gli Enti l’applicano a loro vantaggio tanto quanto l’imprenditore, con giudizio, l’applica a vantaggio proprio.

In sintesi, applicando gli strumenti di risparmio fiscale incerti, si ha il vantaggio che è si è incerti, quindi non è detto che potresti aver ragione.

Ma hanno l’enorme vantaggio che puoi benissimo avere possibilità di aver ragione e, quindi, presentarti tranquillamente presso un giudice tributario senza apparire come uno che ha commesso comportamenti illegali e scorretti, come il nero o aver dichiarato cose false.

 

Cos’è un contratto di associazione in partecipazione?

Fatta questa piccola premessa, puoi entrare in profondità nella conoscenza di questo strumento e comprendere il come ed il perché il contratto di associazione in partecipazione potrebbe farti tagliare 20.765,69 euro di contributi Inps eccedenti il minimale al socio unico della S.r.l. con un utile di euro 100.000 grazie al contratto di associazione in partecipazione.

Il contratto di associazione in partecipazione è un contratto in cui compaiono 2 figure, l’associato (ossia chi dà i soldi o il bene in cambio degli utili), e l’associante (ossia chi prende i beni o il lavoro in prestito ed in cambio da una parte di utili della S.r.l. all’associato), cosa che in genere è un’azienda.

Il contratto di associazione in partecipazione è un contratto con il quale si scambia una parte dei beni, tra cui il denaro, ad una azienda in cambio di una quota di utili. Nel contratto può essere considerata una parte di perdita dell’investimento, senza che questo entri nella gestione.

Il contratto di associazione in partecipazione è previsto dal Codice Civile:

Titolo VII
Dell’associazione in partecipazione

Art. 2549

Con il contratto di associazione in partecipazione l’associante attribuisce all’associato una partecipazione agli utili della sua impresa o di uno o più affari verso il corrispettivo di un determinato apporto.

Nel caso in cui l’associato sia una persona fisica l’apporto di cui al primo comma non può consistere, nemmeno in parte, in una prestazione di lavoro.

Questo pezzo sta a significare che con il contratto di associazione in partecipazione una parte, che è definita associato, dà ad un’altra azienda dei beni, compreso il denaro, in cambio di una quota di utili.

Per contestualizzare meglio il messaggio di questo articolo, se ci fosse un imprenditore socio unico di S.r.l. potrebbe farsi dare un finanziamento in cambio di una parte di utili generati dalla propria S.r.l. .

Per esempio, il socio unico della S.r.l. potrebbe dare più del 50% di utili ad un’altra persona, senza avere paura di perdere il controllo della S.r.l., in quanto lui è l’unico socio controllore.

Per mostrarti perché un contratto di associazione in partecipazione potrebbe farti tagliare 20.765,69 euro di contributi Inps eccedenti, utilizziamo questi dati:

Un imprenditore socio unico con una S.r.l. che ha un utile lordo delle imposte della S.r.l. di euro 100.000,00 potrebbe aver ricevuto un apporto di soldi nella sua società da parte della moglie in cambio del 95% di utili per un anno.

In questo caso l’imprenditore socio unico della S.r.l gestisce interamente la società, ne mantiene il controllo e la moglie dovrà prendere il 95% degli utili generati dalla società.

Da questo esempio andremo a sviluppare i dati, qui, di seguito nell’articolo.

 

Quali tipologie di contratti di associazione ci sono?

Se farai una ricerca su internet, troverai che ci sono 3 tipologie di contratti di associazione in partecipazione, ma studiando scoprirai che solo uno è da applicare in modo utile nella tua posizione di imprenditore con S.r.l. .

Ti dico questo perché un associato, può dare dei beni o il proprio lavoro all’associante, dunque le tipologie di contratto di associazione in partecipazione sono:

a) con apporto di solo lavoro: in questa tipologia di contratto l’associato presta il proprio lavoro all’associante in cambio di una parte di utili. Ma questa tipologia di apporto è stata vietata da qualche anno per evitare che questa sia utilizzata come strumento alternativo all’assunzione con busta paga.

b) con apporto di capitale: in questa tipologia di contratto, l’associato presta dei soldi all’imprenditore in cambio di una parte di utili (il contratto di associazione in partecipazione è un ottimo strumento per farsi finanziare la S.r.l. da investitoti esterni).

c) con apporto di beni: in questo caso l’associato dà un bene in prestito alla S.r.l., tra cui appunto anche il denaro, in cambio di una parte di utili.

Tecnicamente ci sarebbe anche con apporto misto, ossia in parte a titolo di lavoro personale ed in parte con prestito di beni/denaro. Ma questo ultimo è, comunque, vietato perché non è consentito utilizzare questo contratto per ovviare ad una prestazione riconducibile al lavoro da dipendente.

 

Ci sono delle imposte da pagare per un contratto di associazione in partecipazione?

Quando hai a che fare con un contratto di associazione in partecipazione, le imposte eventuali da pagare avvengono in 2 circostanze:

 

a) Registrazione contratto di associazione in partecipazione

Il contratto di associazione in partecipazione deve essere registrato presso l’Agenzia delle Entrate.

Essenzialmente non costa tanto, sono euro 200,00 di imposta di registro e 16,00 euro ogni 100 pagine di contratto, sapendo che devi almeno registrare 2 contratti (uno rimane a te registrato mentre, il secondo, lo archiviano presso l’Agenzia delle Entrate).

 

b) Erogazione di utili all’associato

Il secondo caso in cui ti possono venire in mente imposte da pagare è quando l’associato deve ricevere gli utili dall’azienda.

In questo caso la tipologia di reddito cambia da più fattori (se l’associato è partita iva o meno, se la prestazione è di lavoro oppure di capitale o misto).

Ma quello che riguarda il nostro caso oggetto di analisi, che ti potrebbe consentire di tagliare il carico tributario, è quello della moglie dell’imprenditore che è socio unico della S.r.l. .

Lei farà un apporto di soldi nella S.r.l. del marito per riceve in cambio il 95% degli utili.

Sugli utili che riceverà, lei pagherà il 26% di imposte (che sono le stesse imposte che pagano gli imprenditori quando prelevano gli utili dalla S.r.l.), tanto quanto vale per le imposte che pagherà l’imprenditore quando preleverà gli utili; ma lei non pagherà i contributi Inps in quanto lei non riceve questi soldi nell’esercizio della tua attività d’impresa.

 

Da cosa è composto il carico tributario di un socio unico di S.r.l. con 100.000,00 euro di utili?

Mostrare come utilizzare, potenzialmente, il contratto di associazione in partecipazione per tagliare il carico tributario, è più facile portando 2 esempi numerici.

Un esempio in cui l’imprenditore socio unico della S.r.l. non utilizza un contratto di associazione in partecipazione e l’altro esempio in cui lo stesso imprenditore utilizza un contratto di associazione in partecipazione.

 Esempio 1:

Ipotizza di avere un imprenditore, che è socio unico di una S.r.l., che ha generato un utile lordo di euro 100.000,00 tondi, che preleva totalmente gli utili alla fine dell’anno senza utilizzare gli strumenti di efficacia fiscale, senza utilizzare un contratto di associazione in partecipazione.

L’imprenditore è iscritto all’Inps commercianti in quanto svolge il lavoro operativo in modo prevalente.

Andiamo a sviluppare i calcoli.

– Calcolo imposte della S.r.l.: Prima di tutto la S.r.l. dovrà pagare le imposte Ires del 24% e Irap del 4%, dunque la S.r.l. dovrà versare circa 28.000,00 euro per pagare le imposte su un utile di euro 100.000,00.

– Calcolo imposte del socio sul prelievo di utili: Le imposte sulla distribuzione di utili, che consideriamo totale, è di euro (100.000,00 – 28.000,00) x 26% = 18.720,00. Di cui ovviamente il 100% sono a carico del socio unico lavoratore.

– Calcolo contributi del socio unico lavoratore: Oltre a questo l’imprenditore socio unico, essendo lavoratore, dovrà calcolare i contributi Inps, di circa il 24%, sugli utili complessivi generati dalla S.r.l., sapendo che, durante l’anno, l’imprenditore ha pagato dei contributi fissi di circa 3.580,00 euro all’Inps, quindi, lui deve pagare solo la maggiorazione.

Dunque, l’imprenditore dovrà pagare in totale contributi Inps pari a: 100.000,00 x 24% = 24.000,00 (di cui euro 3.850,00 come contributi fissi Inps pagati trimestralmente nel corso dell’anno, mentre la differenza, per euro 20.150,00 come contributi “eccedenti il reddito minimale”, attraverso la dichiarazione dei redditi).

In totale il carico tributario dell’imprenditore socio unipersonale di una S.r.l. che ha un utile lordo di euro 100.000,00 avrà imposte di competenza di euro: 28.000,00 + 18.720,00 + 24.000,00 = 70.720,00 ossia il 70,72% degli utili generati dalla società.

In fondo in fondo, che il carico tributario sia alto, non è una cosa nuova per nessuno di noi. 

Per comprendere l’efficacia fiscale (non è un gioco di parole per richiamare il nome del mio blog) del contratto di associazione in partecipazione, riporto lo stesso esempio di prima, ma ipotizzando che la moglie faccia un apporto per 95% del capitale, esempio euro 9.500,00 alla S.r.l. del marito, in cambio del 95% degli utili.

 Esempio 2:

Ipotizza di avere un imprenditore, che è socio unico di una S.r.l., con un capitale sociale di euro 100.000,00 che ha generato un utile lordo di euro 100.000,00 tondi senza prelevarli, in cui la moglie ha fatto un apporto di euro 9.500,00 alla S.r.l. in cambio del 95% degli utili complessivi.

In questo modo il socio unico della S.r.l. anche se ha il controllo intero sulla società ha diritto a ricevere solo il 5% degli utili di fine anno.

Andiamo a sviluppare i calcoli.

– Calcolo imposte della S.r.l.: Prima di tutto la S.r.l. dovrà pagare le imposte Ires del 24% e Irap del 4%, dunque la S.r.l. dovrà versare circa 28.000,00 per pagare le sue imposte.

– Calcolo imposte del socio sul prelievo di utili: Le imposte sulla distribuzione di utili, che consideriamo totale, è di euro (100.000 – 28.000) x 26% = 18.720,00. Di cui ovviamente il 5% sono a carico del socio unico lavoratore e il 95% a carico della moglie che ha prestato i soldi in cambio di un 95% di utili grazie al contratto di associazione in partecipazione.

– Calcolo contributi del socio unico lavoratore: Oltre a questo l’imprenditore socio unico dovrà calcolare i contributi Inps, di circa il 24%, sugli utili complessivi generati dalla S.r.l., sapendo che durante l’anno l’imprenditore ha pagato dei contributi fissi di circa 3.580,00 euro all’Inps.

ATTENZIONE: in questo secondo caso, la base imponibile dei contributi Inps non sarà euro 100.000,00 ma euro 5.000, questo in quanto il socio unico ha diritto a ricevere il 5% di utili (perchè il 95% degli utili sono di proprietà della moglie).

Dunque, l’imprenditore NON dovrà pagare ulteriori contributi Inps, in quanto ha già pagato i contributi fissi di euro 3.850,00 che coprono l’imprenditore fino a un utile ad esso attribuibile di euro 15.900,00 circa.

In totale il carico tributario complessivo dell’imprenditore socio unipersonale di una S.r.l. con un utile lordi di euro 100.000 e della moglie, sarà di euro: 28.000,00 + 18.720,00 + 3.850,00 = 50.570,00 ossia il 50,57% – con il contratto di associazione in partecipazione -, invece che il 70,72% degli utili generati dalla società del caso precedente – senza il contratto di associazione in partecipazione.

Prima l’imprenditore e la S.r.l. avrebbero pagato di competenza euro 70.720,00 mentre in questo secondo caso euro 50.570,00 in quanto il socio lavoratore non deve pagare i contributi Inps commercianti (relativi ai contributi eccedenti il minimale, perché i contributi fissi li paga ugualmente) perché riceve utili al 5% invece che per il 100%.

Dunque, anche se fai fatica a crederci, con il contratto di associazione in partecipazione potresti risparmiare euro 20.150,00 di tributi all’anno, cosa che in 5 anni diventano più di euro 100.000,00 risparmiati e pronti nelle tue tasche. 

A questo punto la domanda che potrebbe venirti in mente potrebbe essere: “Ma, quindi, devo sempre versare il 95% di utili a mia moglie e non li posso prendere io come imprenditore, giusto?”

Esatto, i contratti e la legge bisogna rispettarli e, pertanto, il 95% di utili li devi veramente dare a tua moglie.

Di preciso non avresti un problema fiscale o di “fedina penale”, in quanto le imposte sono ugualmente pagate. Ma è più un problema di codice civile, o di responsabilità dell’amministratore della S.r.l., in quanto l’amministratore, se non vuole rispondere di accuse gravi, deve erogare gli utili nella giusta proporzione.

Dunque le imposte sono regolarmente pagate, non ci sono problemi, ma i problemi li potrebbe avere l’imprenditore perché avrebbe delle responsabilità se non fa i bonifici degli utili in modo corretto nel caso in cui, in futuro, la moglie dovesse far storie al marito.

Per superare questo problema di responsabilità dell’amministratore della S.r.l., l’imprenditore potrebbe avere un conto cointestato insieme alla moglie dove versare gli interi utili distribuiti dalla S.r.l. .

Poi, come e chi preleva dipenderebbe dai rapporti tra loro due, perché entrambi sarebbero autorizzati a prelevare dal conto corrente in comune e l’amministratore della società si sarebbe comportato con diligenza perché avrebbe versato tutti gli utili della società ai soci.

Ricordati che, lo strumento di risparmio fiscale, lo devi adattare alla tua specifica posizione fiscale. Ci sono tante altre implicazioni che possono farti tagliare ulteriormente le imposte ed i contributi, situazione che devi sistemare insieme al tuo commercialista.

 

Quanti contributi Inps paga il socio lavoratore della S.r.l.?

Per poter comprendere l’efficacia di questo nuovo strumento bisogna conoscere quanto paga di contributi Inps un socio lavoratore di S.r.l. .

In una S.r.l. ci possono essere 2 categoria di socio: i soci lavoratori ed i soci finanziatori.

I primi sono quelli che lavorano fisicamente all’interno della S.r.l., mentre i secondi hanno conferito del capitale nella S.r.l., ma non lavorano all’interno della società.

Prima di tutto c’è da dire che, solo il socio di S.r.l. che svolge lavoro all’interno della società è obbligato a pagare i contributi Inps, mentre il socio finanziatore NON deve pagare i contributi Inps.

Questi sono i contributi Inps pagati dalle 2 tipologie di soci della S.r.l.:

1) Il socio finanziatore NON paga nessun contributo Inps commercianti. Nel caso pagherebbe solo i contributi della gestione separata solo se ricevesse un compenso da amministratore;

2) Il socio lavorare, invece, deve pagare i contributi fissi Inps. Contributi che sono poco più alti del 24% e che si pagano in questo modo:

a) Si paga una quota fissa annua di euro 3.850,52 fino ad un reddito attribuibile al socio lavoratore di euro 15.953,00;

b) Nel caso in cui il socio lavoratore avesse un utile ad esso attribuito dalla S.r.l. superiore ad euro 15.953,00 in quel caso pagherebbe circa il 24% di contributi aggiuntivi in sede di dichiarazione dei redditi.

Dunque, in genere, i contributi che paga il socio lavoratore sono del 24% sul reddito ad esso attribuibile con un pagamento minimo annuo di euro 3.850,52.

Il reddito attribuibile al socio lavoratore varia in funzione della quota di utili che possiede nella S.r.l. e dagli utili che la società produce.

Più gli utili della S.r.l. sono alti e più è grande la quota nella società del socio lavoratore, maggiori saranno i contributi Inps che dovrà pagare.

Avere una quota maggioritaria della S.r.l., da parte del socio lavoratore, porta vantaggi e svantaggi, cosa che ti descrivo qui, di seguito.

Ritornando al nostro esempio, la S.r.l. ha generato un utile di euro 100.000,00 ed il socio è unico, quindi, di fatto, dovrebbe pagare i contributi Inps su tutti gli utili lordi prodotti dalla società.

Ossia circa 100.000,00 x 24% = 24.000,00 di cui il minimale, di euro 3.850,52 è pagato in rate fisse trimestrali che vanno a coprire i contributi pagati sul “reddito minimale”.

Mentre la differenza, di circa 24.000,00 – 3.850,52 = euro 20.149,48 nella dichiarazione dei redditi come contributi “eccedenti il minimale”. 

 

Perché, con il contratto di associazione in partecipazione, potresti tagliare i contributi eccedenti il minimale?

Il contratto di associazione in partecipazione potrebbe eliminare 20.150,00 euro di contributi Inps della dichiarazione dei redditi al socio unico della S.r.l. con un utile di euro 100.000,00 senza fargli perdere il diritto alla pensione.

Qui, di seguito ti mostro il potenziale beneficio:

I contributi Inps sono dovuti sulla quota di utile attribuibile al socio della S.r.l. .

Nel nostro esempio il socio unico è vero che ha il 100% di partecipazione al capitale sociale della S.r.l., ma ha diritto al 5% degli utili, in forza del fatto che il 95% degli utili vanno alla moglie per via del suo apporto di denaro in prestito che ha fatto con il contratto di associazione in partecipazione.

Allora, questo significa che, al socio lavoratore, i contributi Inps devono essere calcolati su un utile attribuibile dalla S.r.l. di euro 5.000,00.

Il socio lavoratore paga già in automatico i contributi fissi di euro 3.850,52 all’anno, pagamento che copre fino ad un “reddito minimale” di euro 15.953,00. Siccome il reddito a lui attribuibile dalla S.r.l. è di euro 5.000,00 questo significa che il socio unico della S.r.l. grazie al pagamento dei contributi fissi dovrebbe essere a posto con il suo debito tributario nei confronti di questo Ente.

Mentre, siccome il 95% degli utili netti devono andare all’associato che ha finanziato la S.r.l., questo deve ricevere gli utili, pagarci sopra l’imposta sulla distribuzione degli utili del 26%, ma non deve pagare i contributi Inps in quando non è socio ed è per giunta un finanziatore.

In più, il socio lavoratore paga i contributi fissi Inps e, quindi, accumula gli anni di anzianità per ricevere in futuro una pensione. Così facendo conserva il diritto a ricevere la pensione.

Oltretutto, il socio unico della S.r.l. manterrebbe comunque il controllo sulla società, senza il rischio di poter essere tolto dall’amministratore e, quindi, senza che l’associato in partecipazione che ha finanziato la società si possa impossessare dei soldi accumulati nel conto corrente aziendale.

Poi, tutti gli utili saranno versati nel conto corrente in comune, in modo che l’amministratore si comporti regolarmente e distribuisca gli utili sia al socio che all’associato nella giusta percentuale.

Per mostrarti questa interpretazione a vantaggio dell’imprenditore, ti riporto le indicazioni fornite nella dichiarazione dei redditi del socio lavoratore nella S.r.l. con cui egli dovrebbe pagare i contributi Inps complessivi.

Questo pezzo afferma che l’Inps vuole i soldi sulla quota di utili del reddito della S.r.l. . Quindi, tecnicamente, il contratto di associazione in partecipazione dovrebbe consentire al socio unico della S.r.l. di tagliare il carico contributivo perché gli viene attribuita una quota di utili del 5%, invece che del 100% degli utili della società (e sul quale deve calcolare i contributi Inps da pagare).

Sulla quota di utili che riceve, il socio lavoratore della S.r.l. dovrà pagarci i contributi Inps, che in questo caso sono del 5%. Mentre per la parte di utili che se sono presi dalla moglie, che in questo caso corrispondono al 95%, allora il socio lavoratore non pagherà i contributi Inps perché sono utili che vanno, appunto, alla moglie non socia.

Ricordati che questa è una interpretazione, e potrebbe essere contestata dall’Inps, in quanto, soprattutto in questo periodo, contesta praticamente tutto quello che è contestabile (anche quando la Cassazione gli dà torto). Cosa che in caso ti porterebbe al giudizio di un giudice.

Puoi non essere certo dell’esito del giudizio del giudice, ma neanche l’Ente potrebbe essere certo della pretesa economica in quanto l’utile del socio è del 5% anche se la partecipazione del socio unico fosse del 100%.

In tutti i casi hai il vantaggio che non ti presenti come un bandito davanti ad un giudice, ma semplicemente come una persona che ha applicato il contenuto delle istruzioni della dichiarazione dei redditi (che hai visto prima). In fondo in fondo il socio ha pagato i contributi fissi Inps (quelli di euro 3.850), pertanto, i contributi sono stati versati.

 

Quali adempimenti devi fare per poter creare un contratto di associazione in partecipazione?

Non ci vogliono particolari adempimenti, non ci vuole il notaio ed il contratto può essere compilato e firmato liberamente tra le parti.

Non ci vuole il notaio, ma poi bisogna registrarlo presso l’Agenzia delle Entrate.

Quindi dovrai pagare almeno 200,00 euro di imposta di registro e circa euro 100,00 di imposta di bollo, ma eviti di dover pagare un notaio, cosa che ti avrebbe fatto spendere un ammontare di soldi maggiore.

 

Cose a cui stare attenti quando utilizzi un contratto di associazione in partecipazione per tagliare le imposte dell’imprenditore che ha una S.r.l.

Per completare questa circolare reputo utile riportare una sorta di check list di informazioni che possono esserti utili quanto vuoi utilizzare lo strumento del contratto di associazione in partecipazione per cercare di avere armi per difenderti dal carico tributario:

– Potresti anche chiedere il parere preventivo presso l’Ente impositore. Per comprendere l’orientamento che questo ultimo ha e, quindi, valutare l’entità del risparmio fiscale per avere vantaggio a difenderti anche in giudizio presso un giudice. Più l’importo che puoi risparmiare è alto e più hai vantaggio nell’andare in giudizio.

– Stai attento che potrebbero contestarlo e, per questo, essere costretto a ricorrere al giudice tributario, ma non saresti un bandito, neanche l’Inps è sicura al 100%. E poi non ti presenti davanti al giudice come un evasore.

– Sarebbe un buon modo per l’imprenditore per avere una S.r.l. unipersonale con utili alti, per conservare il controllo tagliando i tributi da pagare.

– Ricordati dell’”abuso di diritto”, questo strumento contrattuale deve essere utilizzato per fini reali per essere considerato valido anche ai fini fiscali, perciò, a mio parere, il prestito dell’associato verso l’associante deve essere vero, e le percentuali di utili è meglio che rispecchino le percentuali del capitale sociale. Oltretutto ti puoi difendere anche erogando veramente gli utili a tua moglie.

– Valuta di aprire un conto corrente cointestato con tua moglie, in modo da poter veramente erogare tutti gli utili nel conto corrente a tutti e due (sia la socio unico sia all’associato). In questo modo tu, come amministratore, ti sei comportato bene, perché hai erogato i soldi rispettando la legge, poi, come li prendete è una scelta vostra (reputo molto utile, comunque, avere 2 conti correnti separati per evitare possibili allusioni dell’Agenzia delle Entrate).

– Non puoi utilizzare il contratto di associazione in partecipazione per simulare un’attività bancaria, sia dagli investimenti sia come accumulo di risparmio tra il pubblico. Quindi, non utilizzare il contratto di associazione in partecipazione in modo ripetuto tale per cui simulare un’attività di raccolta di capitale tra il pubblico o di investimento.

– Se ci pensi, il contratto di associazione in partecipazione, è un buon metodo (ma non l’unico) per dare anche più del 50% di utili ad un’altra persona, senza perdere il controllo della S.r.l, in quanto tu rimani l’unico socio.

– Tua moglie riceve gli utili dalla S.r.l. pagando una imposta sostitutiva del 26%, quindi non fa cumulo fiscale, non deve pagare maggiori imposte, non deve fare il 730 e vive serena.

– Ricordati che l’associato ha diritto di visionare l’andamento della gestione, quindi, non credere di fare il tutto all’ombra di tutto.

-Il contratto di associazione in partecipazione è anche molto utile per ricevere finanziamenti e fare in modo che il finanziatore partecipi alle perdite di un specifico business. Infatti l’articolo 2553 del codice civile prevede che: “Salvo patto contrario, l’associato partecipa alle perdite nella stessa misura in cui partecipa agli utili, ma le perdite che colpiscono l’associato non possono superare il valore del suo apporto.”

– Il contratto di associazione in partecipazione può essere utilizzato anche come forma per ricevere finanziamenti da esterni alla S.r.l. e conservare ugualmente il controllo sulla società.

 

Conclusioni

Grazie alle informazioni che hai ottenuto da questa nuova circolare sai come utilizzare il contratto di associazione in partecipazione come strumento per finanziare la tua S.r.l. dando in cambio una parte di utili all’associato.

Sapendo che potrebbe anche essere utilizzato come strumento fiscale per ridurre il carico tributario complessivo dell’imprenditore socio lavoratore della società.

In tutti i casi in cui hai un’azienda sappi che, se tu vuoi veramente dormire sonni tranquilli, proteggere il tuo patrimonio personale, proteggere il tuo investimento imprenditoriale, tagliare le imposte ed i contributi, tutelare la tua famiglia e il tuo futuro, la soluzione migliore risiede nell’utilizzare una S.r.l. .

Ma non basta.

Devi infatti anche verificare di:

a) produrre utili in abbondanza nella S.r.l.,

b) avere sempre la liquidità necessaria per far funzionare la S.r.l. regolarmente e…

c) utilizzare il più possibile strumenti di risparmio fiscale, riservati per legge alla S.r.l., nella tua società per ridurre le imposte e contributi dell’imprenditore.

Stai però attento, perché gestendo in modo inappropriato una S.r.l., rischi di pagare più del 70,72% di imposte e contributi (tanto quanto una ditta individuale).

Mentre, dal lato opposto, con una gestione fiscale efficace della S.r.l., le imposte possono essere ridotte fino al 28%.

Tra il 70,72% di carico tributario ed il 28%, ci sono vari strumenti di pianificazione fiscale che puoi utilizzare nella tua S.r.l. per tagliare il più possibile le imposte ed i contributi Inps.

Più strumenti di risparmio fiscale specifici per la S.r.l. applichi e più riuscirai a ridurre le imposte ed i contributi avvicinandoti al 28%.

Strumenti di risparmio fiscale specifici per la S.r.l. che troverai scaricando il manuale che riceverai compilando il form qui in basso.

Tutte le volte che decidi di utilizzare una S.r.l. per la tua attività imprenditoriale, ricordati che puoi accedere al servizio della Contabilità Controllata.

Seguendo la procedura della Contabilità Controllata, puoi rendere la tua S.r.l. una macchina che ti genera costantemente, ogni anno, più soldi di quelli che spendi.

Ogni 12 mesi avrai una S.r.l. con più utili rispetto a prima, con più soldi in banca rispetto a prima e la possibilità di tagliare il carico fiscale della società dal 70,72% al 28%.

Tutto questo grazie all’applicazione dei principi di Efficacia Fiscale e al controllo mensile dei numeri del bilancio della S.r.l. utilizzando la procedura della Contabilità Controllata.

In questo modo crei sempre più ricchezza per te e ottieni tutto il successo che ti meriti insieme alle persone a te care.

Se non puoi applicare la procedura della Contabilità Controllata sulla tua S.r.l. con il tuo commercialista, non preoccuparti.

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