Categorie: Soluzioni fiscali per l'imprenditore

Quattro idee per dare il compenso ai propri dipendenti senza pagare contributi e imposte

Nota bene prima di leggere questo articolo: Per evitare incomprensioni diplomatiche, mettiamo subito in chiaro che questo articolo non ti consentirà di evadere i contributi.

Queste soluzioni ti consentiranno di ottimizzare al meglio il compenso che vuoi dare ai dipendenti senza dover spendere il doppio di quello che loro effettivamente percepiranno.

Quindi, incominciamo…

Caro imprenditore,

non puoi esimerti dall’ammettere che stai realizzando grandi progetti per te e la tua impresa.

Puoi realizzare qualsiasi progetto imprenditoriale, ma spesso e volentieri questo comporta la necessità di circondarti di altre persone.

Per velocizzare la realizzazione dei tuoi progetti hai bisogno di avere al tuo fianco dipendenti validi.

Se rientri in questa categoria e sei un imprenditore che vuole riconoscere un compenso ai propri dipendenti, senza che più della metà di quanto tu paghi finisca nelle tasche dello Stato, sappi che hai almeno quattro possibilità per avere una maggiore efficacia fiscale.

Ma prima di entrare nel dettaglio, ci tengo a spiegarti un concetto importante.

Come tutti gli italiani sanno, l’Italia è tra le nazioni europee con il cuneo fiscale più altro.

 

Cos’è il cuneo fiscale?

Il cuneo fiscale è la differenza tra quanto costa un dipendente al datore di lavoro e quanto riceve al netto il lavoratore stesso.

In pratica il cuneo fiscale è la differenza tra quanto un dipendente costa all’azienda e quanto lo stesso dipendente si ritrova al netto in busta paga.

Il cuneo fiscale sul lavoro del lavoratore dipendente in Italia è composto dall’Irpef sommata alle addizionali locali e contributi previdenziali.

 

Perché abbattere il cuneo fiscale?

Ti elenco Quattro strategie di efficacia fiscale che permettono di aumentare il compenso dei tuoi collaboratori senza che queste vadano ad incidere (o limitatamente) sul netto corrisposto.

In altre parole, esistono metodi che ti permettono di riconoscere importi ai dipendenti senza l’aggravante delle imposte.

 

Questo significa per te che paghi 100 e loro ricevono 100 senza nessuna riduzione.

Generalmente quando corrispondi 100, come compenso ordinario, il tuo dipendente riceve 50, al massimo 60.
Il lavoratore, infatti,  generalmente riceve il valore netto indicato in busta paga nonostante tu stia pagando il doppio o poco più.

Nonostante gli sforzi che tu possa fare, non esistono altre soluzioni per pagare meno imposte, ricorda che è tua responsabilità massimizzare al meglio il “quanto tu paghi per loro” e di conseguenza quanto di questo loro riceveranno.

 

Si può abbattere il cuneo fiscale?

Esistono però “voci” che inserite in busta paga permettono all’azienda di pagare meno imposte e di conseguenza al dipendente di “incassare” di più senza incidere ulteriormente sul cuneo fiscale.

Questo perché, in determinati casi, la Legge consente di erogare ai dipendenti determinati importi senza che quest’ultimi siano assoggettati a imposte e contributi.

ATTENZIONE: Tutto questo riguarda sia i dipendenti sia gli amministratori, in buona sostanza tutte quelle figure retribuite con la busta paga.

Per abbattere il cuneo fiscale hai a disposizione più strategie tra le maggiormente usate ci sono queste Quattro…

 

Le quattro strategie che hai a disposizione per dare più soldi ai collaboratori

1) BUONI PASTO. I buoni pasto sono dei buoni dall’importo variabile a seconda che sia cartaceo o telematico che possono essere consegnati ai dipendenti usufruendo un’esenzione totale (sia da IRPEF sia da INPS) se gli importi giornalieri non superano:

– € 5,29 per i buoni cartacei;

– €7,00 per i buoni elettronici.

É sottinteso che se vengono erogati buoni pasto di importo superiore, solo l’eccedenza sarà assoggettata a tassazione a norma di legge.

Questo significa che, ogni giorno puoi dare ai dipendenti un buono parto di euro 5,29 utilizzabile in qualsiasi attività di ristorazione accreditata (esempio bar o supermercato) e tu potrai portare in deduzione l’importo totale del buono senza inps e senza irpef.

 

Il funzionamento è molto semplice, si deve accedere al portale che fornisce i buoni pasto e farne richiesta con regolare fattura.

Quando hai ottenuto i buoni li consegni al dipendente che potrà spendere negli esercizi affiliati, i quali ritirano i buoni come corrispettivo di pagamento.

Il buono va speso interamente e non dà diritto a resto.

L’utilizzo dei buoni pasto non fa differenza tra dipendenti a tempo pieno o parziale, ne hanno diritto tutti a prescindere dal tipo di rapporto di lavoro dipendente instaurato.

L’unico svantaggio che possiedono è quello di essere nominali. Infatti per evitare eventuali duplicazioni e gestire un’ipotetica tracciabilità, i buoni pasto devono essere nominali. Di conseguenza ogni assegno potrà essere utilizzato esclusivamente dalla persona intestataria.

2) BUONI CARBURANTE. Come suggerisce il nome, consentono ai dipendenti di acquistare il carburante (benzina, diesel, GPL o metano) non esclusivamente per la propria auto.

A differenza dei Buoni pasto, i buoni carburante non sono nominali. Per poterli utilizzare è necessario recarsi presso il distributore di benzina e utilizzare il buono. Non è possibile trasformarli in denaro contante, di conseguenza non danno resto.

All’azienda l’acquisto e l’utilizzo dei buoni carburante consentono di portare in detrazione dall’IRES il 100% del costo sostenuto per i buoni carburante.

Invece per il dipendente è un compenso esente da irpef e contributi fino a un importo massimo di 258,23 euro annuale.

Anche per i buoni benzina si sta diffondendo l’utilizzo del formato elettronico, una sorta di “tessera fedeltà” che raccoglie un numero prestabilito di buoni che sono scalati ogni qualvolta il beneficiario si reca al distributore e utilizzi il servizio.

3) EROGAZIONI LIBERALI. Il T.U. all’art. 51 c. 2 Lett. b, afferma che per erogazioni liberali s’intende qualsiasi bene o servizio, sia prodotto sia acquistato dall’azienda e ceduto gratuitamente ai dipendenti. Sono tutti quei compensi che vengono anche definite cessioni in “natura” o “fringe benefit”.

Anche in questo caso esiste un limite massimo, ma se le erogazioni liberali NON superano € 258,23 per anno d’imposta, sono completamente esenti.

In sintesi significa che tu puoi dare al dipendente dei beni e servizi fino a € 258,23 in modo che per te siano un costo deducibile per la tua azienda e per il dipendente siano “soldi” inseriti in busta paga senza pagare irpef né contributi.

Generalmente i più diffusi fringe benefit sono l’autovettura, le assicurazioni vita e infortuni, i prestiti finanziari, i fabbricati concessi in uso gratuito.

A differenza dei precedenti benefici, per le erogazioni liberali o “fringe benefit” il riconoscimento di un qualsiasi bene dev’essere corrisposto con l’inserimento della voce in busta paga.

Vale a dire che se riconosco un “fringe benefit” per l’utilizzo di un’autovettura aziendale da parte del dipendente, questo importo dovrà essere inserito prima in busta paga e di conseguenza nella Certificazione Unica.

4) RIMBORSI FORFETTARI. Esistono diversi tipi di rimborsi spese, alcuni di questi sono esenti, altri richiedono documentazione dettagliata per dimostrare la spesa.

In questo post ti parlerò solo del rimborso forfettario.

In linea generale, laddove si preveda un trasferimento di un dipendente per esigenze tecniche e organizzative si può stabilire un rimborso forfettario per le spese che si compiranno. Ossia il dipendente riceve dei soldi in busta paga in seguito ad una trasferta lavorativa.

Per questo rimborso esistono però dei limiti fiscali, superati i quali, gli importi eccedenti sono soggetti a tassazione IRPEF.

Infatti se il rimborso forfettario rimane entro un minimo giornaliero di 46,48 euro per le trasferte italiane e di 77,47 euro per quelle all’estero, questi sono completamente esenti per il dipendente e totalmente deducibili per l’azienda.

Diversamente, se l’importo è superiore, l’eccedenza resterà totalmente deducibile per l’azienda, mentre per il dipendente verrà tassato ai fini di Irpef ed Inps.

In sintesi: se il dipendente fa una trasferta fuori dal comune di sede della società, per motivi aziendali, esso ha diritto di ricevere un compenso minimo di 46,48 euro giornaliero. Per lui sarà un importo che gli è erogato sulla busta paga senza pagare l’irpef e i contributi Inps. Per l’imprenditore è un costo in ogni caso totalmente deducibile. 

 

Perché applicare queste 4 strategie di efficacia fiscale?

  1. Il costo per te è completamente deducibile
  2. I dipendenti prendono più soldi senza pagare le imposte
  3. Tu non paghi le imposte sui compensi che vengono erogati (al contrario del compenso ordinario)
  4. I dipendenti percepiscono più valore da quello che gli stai dando rispetto a un incremento del salario ordinario
  5. I dipendenti sono più contenti
  6. Quindi i dipendenti lavorano meglio
  7. Lavorano meglio anche quando non ci sei e senza bisogno di controllarli da parte tua
  8. Così la tua azienda funziona in modo più automatizzato

 

Vuoi sapere come adattare questo vantaggio per te e per tua azienda?

Ora che hai tutti gli strumenti necessari per intervenire, non ti resta che scegliere quale forma si sposa alla perfezione con la tua azienda e il tuo modo di operare.

Ricorda che riconoscere un premio ai tuoi dipendenti è un tuo diritto, non un dovere. Offrire una gratifica al tuo team di lavoro può aumentare la produttività (e rendere la tua impresa più automatizzata).

 

Redazione

Visualizza commenti

  • Interessante. Non mi è chiaro questo: i 258,23 euro del punto 2 e i 258,23 euro del punto 3, sono cumulabili?
    grazie.

    • Ciao Jano, interessante osservazione. NON sono accumulabili. In totale, sommando entrambi, deve essere euro 258,23.

  • Buona sera
    Per quanto riguarda il “rimborso forfettario giornaliero di 46,48 euro per le trasferte italiane” occorre poi fornire delle ricevute fiscali/fatture oppure è sufficiente inserire la voce in busta paga perché ne traggano i rispettivi benefici Sia il datore di lavoro che il dipendente? Grazie

    • Ciao Carlotta, per ottenere il rimborso forfettario sicuramente bisogna metterlo in busta paga, ma poi bisogna anche avere una qualche forma di prova della trasferta avvenuta. Ossia devi dimostrare, anche con documenti cartacei, che eri in un luogo specifico per un motivo aziendale. scrivimi pure se hai bisogno di altre informazioni.

  • Buon giorno
    Il datore può inserirmi la voce trasferta senza che fornisco documentazione?
    Esempio
    Potrei essere in vari luoghi della regione e non avere un documento, perché non ho mangiato (scelta mia) o non ho preso autostrade...

    • Ciao Gianpiero, la trasferta te la può attribuire, ma bisogna che te hai dei documenti per provare che eri in un'altro luogo. Altrimenti, in casi di controllo, quegli importi potrebbero diventare un reddito per te e quindi pagarci maggiori imposte.

  • buon giorno.
    sono titolare di una srl e amministratore con busta paga, se adotto il sistema forfettario come posso dimostrare le uscite fuori comune per rappresentanza (i miei clienti spesso sono fuori dal raggio della rete autostradale e non è detto che si contempli un pasto). può bastare un semplice rapportino di uscita e rientro???
    grazie.

    • Ciao Luigi, avere il rapportino delle entrate ed uscite è sempre meglio averlo in più. Ma ti consiglio di poter provare la tua presenza fuori dal comune di lavoro con altri strumenti, per esempio con il biglietto dell'autostrada.

      Ho già fatto in precedenza un'articolo sil come dimostrare di aver fatto la trasferta in una S.r.l., prova a vedere quel specifico articolo che sicuramente troverai spunti molto interessanti.

  • Ho una domanda da lavoratore : ma se il mio datore non mi paga Irpef mese per mese, non andró comunque a debito nel momento che presenterò la dichiarazione?

    • Ciao Salvo, se ti invia telematicamente il Cud la società che ti ha assunto, i debiti rimangono a loro carico, mentre per te le imposte sono considerate già pagate (anche se il datore di lavoro non ti versa fisicamente le imposte con il modello F24)

  • Buonasera,

    Lavoro per una azienda che ci paga commisioni mensili sulla base delle vendite generate dai clienti che portiamo in azienda.
    Le commisioni vengono mese in busta paga sotto la voce Bonus, e in questo modo sono tassate di circa 50%
    Essiste un altro modo per avere questo bonus in busta paga con tasse piu basse?

    Grazie Mille,
    Carolina

    • Ciao Carolina, il modo migliore di prendere i soldi con una busta paga senza pagare le imposte ed i contributi sono i rimborsi chilometrici e forfettari. Ma devono essere presi nell'ambito di trasferte vere

  • Bella roba, peccato che queste tecniche di altissima finanza non vengano mai usate a favore del dipendente, ma solo per dare gli stessi miseri soldi, facendo risparmiare a loro i costi e facendo ritrovare il lavoratore a 70 anni con 3 euro di pensione. Vorrei ricordarvi che i rimborsi sono un in più, dovuto laddove neccessario, non una sostituzione della corretta retribuzione, cosa che voi in questo articolo da denuncia lasciate intendere

    • Ciao Giulia, 1) queste non sono tecniche di finanza, ma sono strumenti di risparmio fiscale, 2) questi strumenti erogano più soldi sia ai dipendenti sia agli imprenditori riducendo il carico fiscale, 3) la pensione è già compresa nello stipendio che eroga l'imprenditore, 4) il rimborso non sono in più, sono soldi che l'imprenditore può decidere di erogare ai dipendenti (meritevoli).

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