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Ciao, ti do il benvenuto in questo nuovo articolo di Efficacia Fiscale per parlare di Amazon e sperimentare, insieme a te, un nuovo sistema di comunicazione.

Come mi è capitato di scrivere, amo correre e fare attività fisica all’aperto. Inoltre, di frequente, compio lunghi percorsi in auto. In questi lassi di tempi forse tu pensi che io mi rilassi, invece no. Registro podcast per gli imprenditori che hanno, o vogliono costituire, una S.r.l. .

Tra questi Alessandro, l’imprenditore che, questa settimana, con i suoi quesiti, ha fornito lo spunto per il podcast che ho, poi, trasformato in articolo.

Ovviamente registro podcast anche in Studio ed in ambienti più professionali ma quel che conta è che ogni momento è buono per sperimentare ciò che la tecnologia offre, per intensificare e migliorare il contatto con gli imprenditori che gestiscono (o vogliono gestire) il proprio business tramite una S.r.l. .

Così, dopo il blog di Efficacia Fiscale, dopo il canale YouTube Commercialista Calisti ho deciso di sperimentare lo strumento dei podcast.

Questo articolo è, in pratica, la trascrizione di un podcast con cui ho fornito ad Alessandro, le risposte che non ha ottenuto dal proprio commercialista, poco esperto di Amazon.

Naturalmente, come ben sai, il linguaggio parlato può essere ben diverso dallo scritto, se non si è professori dell’Accademia della Crusca, e risultare imperfetto. Quindi scusami in anticipo se troverai queste imperfezioni. L’importante, per me, commercialista che lavora gomito a gomito con gli imprenditori, è che i concetti espressi nella trascrizione di questo podcast giungano forti e chiari.

Sei pronto a scoprire come gestire in modo fiscalmente corretto il tuo business su Amazon?

Bando alle ciance and let’s go…

 

Ecco qui la trascrizione del Podcast n.17: Il mio commercialista non è esperto di Amazon, come fare? Quali documenti devo inviare al mio commercialista?

Caro imprenditore, ti do il benvenuto in questo nuovo podcast del blog di Efficacia Fiscale, il blog con le soluzioni fiscali specifiche per tutti gli imprenditori che hanno una S.r.l. o che ne vogliono aprire una nuova.

Oggi continuiamo con la rubrica di domande che mi hanno fatto i miei utenti, persone iscritte al mio blog www.efficaciafiscale.com. Domande a cui ho dato risposta.

Nel corso di questo podcast andiamo ad esaminare un’altra domanda interessante per andare in qualche modo a vedere la soluzione fiscale, ma anche per comprendere, magari, che alcune cose, in un certo senso, sono un falso problema.

Questo in quanto alcune “paure” derivano principalmente da una nostra poca chiarezza su come viene svolto il lavoro, sia dal lato ovviamente del commercialista, che non conosce bene le attività specifiche dell’imprenditore ma anche dal lato dell’imprenditore che, essendo per lui una materia nuova, non facente parte della sua attività, magari non comprende al meglio gli adempimenti burocratici, amministrativi che ci sono da fare.

Quindi, oggi, andiamo ad affrontare questa tematica.

Penso, però, sia più facile comprendere il tutto nel momento in cui ti mostro qual è la domanda che mi ha fatto Alessandro.

Oggi andiamo ad esaminare la domanda che mi ha fatto Alessandro, tramite un’e-mail che riporto qui e poi ti dico qual è, secondo me, il vero problema di fondo con le relative soluzioni.

 

Qual è la domanda di Alessandro?

Ciao Simone, sono un tuo futuro cliente, appena se e potrò permettermelo.

Sarei interessato a capire, e insieme a me anche un altro gruppo di persone, quali sono gli adempimenti che un nuovo venditore Amazon deve fare giornalmente o mensilmente.

So dei corrispettivi e molti utilizzano zonwizards, molti del gruppo del quale faccio parte non hanno un commercialista esperto in Amazon e alla fine nessuno sa cosa fare.

Grazie. Alessandro.

 

 

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Ok, e qui essenzialmente la mia domanda è principalmente una: quali cose bisogna fare quando si ha un business con Amazon?

 

Il commercialista non conosce gli adempimenti specifici di Amazon tanto quanto l’imprenditore non conosce gli adempimenti fiscali di un commercialista

Con questo podcast voglio essenzialmente condividere con te dei tips in cui mostro quali adempimenti fiscali bisogna fare con Amazon in modo da migliorare il rapporto con il commercialista.

A mio umile parere, un po’ questa cosa è un falso problema perché, secondo me, la verità sta un po’ nel mezzo.

Il commercialista non sa gli adempimenti che ci sono da fare in ambito con Amazon, però è anche vero che, se io imprenditore non conosco quali adempimenti deve fare il commercialista, ho difficoltà a dargli i documenti fiscali che gli servono per erogare il lavoro e tendo a credere che lui, in realtà, non capisca niente del mio business.

Quindi, a mio parere, la verità è proprio qui, nel mezzo.

E prima di tutto, appunto, vorrei condividere con te che il commercialista è inesperto di Amazon tanto quanto, magari, noi imprenditori non conosciamo bene le tematiche fiscali di cui ha bisogno un commercialista per fare il suo lavoro nella maniera più adeguata.

Come, ad esempio, gli adempimenti burocratici utili a calcolare l’Iva e le imposte sul reddito, perché essenzialmente è quello che interessa al commercialista base (per commercialista base intendo chi ti fa semplicemente solo gli adempimenti fiscali).

Principalmente il commercialista deve permetterti di pagare due cose:

  1. il versamento dell’Iva, che può essere mensile o trimestrale;
  2. oppure le imposte sul reddito che sono Ires e Irap e si pagano una volta l’anno in sede di dichiarazione dei redditi.

 

Come si sta evolvendo la piattaforma di Amazon?

Prima di iniziare vorrei farti alcune premesse su come si sta evolvendo la piattaforma Amazon perché, comunque, anche io come imprenditore, come commercialista imprenditore, ho avuto, e ogni tanto mi capitano, clienti che lavorano con Amazon ed anch’io come imprenditore, con il mio studio commerciale, utilizzo, Amazon per inviare regali e gadget ai miei clienti.

Per esempio, siccome sto registrando questo podcast il 30 di marzo 2021, e praticamente in questa settimana ci sarà Pasqua, ho inviato la scorsa settimana le colombe di Pasqua a tutti i clienti dello studio.

E, quindi, ti dico che noi, io ed i miei collaboratori intendo, Amazon lo stiamo utilizzando e ti posso dire che Amazon, ogni anno che passa, è sempre più bravo a fare le fatture elettroniche, a fare in modo che l’importo sia corrispondente con Iva italiana.

Quindi, effettivamente, un po’ di casino con Amazon lo posso capire però è anche vero che, di anno in anno, Amazon sta sempre di più migliorando il rapporto almeno per quanto riguarda la fatturazione in Italia e, quindi, ci saranno sempre meno problemi.

C’è anche da dire che, comunque, ogni anno che passa anche l’Unione Europea sta sempre di più amalgamando la normativa Iva in modo che diventi unica in tutti i Paesi della Comunità Europea.

Così, è vero che c’è un po’ di confusione, che magari affronterò subito dopo, però, di fatto, è anche vero che ci saranno sempre meno problemi in materia di Iva o comunque imprecisioni.

Dunque, io direi che, prima di affrontare le piccole variabili che ci sono in ambito di Amazon per capire magari quali cose devo inviare al mio commercialista, è importante comprendere quali documenti servono al mio commercialista per svolgere gli adempimenti normali.

 

Il tuo commercialista non è esperto di Amazon, ma comunque deve pensare a farti versare queste due imposte: Iva e imposta sul reddito

L’affermazione “Il mio commercialista non conosce Amazon”, può essere vera. Però è anche vero, qualsiasi business ha a che fare con due macrocategorie, che ogni commercialista sicuramente conosce e che deve insegnare all’imprenditore.

Sono adempimenti Iva, ossia il versamento dell’imposta sul valore aggiunto ogni mese, oppure ogni tre mesi, e il versamento delle imposte sul reddito che si calcola in sede di dichiarazione dei redditi.

Quindi, noi possiamo essere in qualsiasi business del mondo, del mondo inteso cioè in Italia di competenza, però, in qualsiasi business, gli adempimenti fiscali sono questi e se noi come imprenditori capiamo queste due variabili essenzialmente possiamo fornire questi documenti al commercialista, in maniera diciamo ottimale. In questo caso noi gli permettiamo di fare il lavoro e anche per noi il lavoro è un po’ più semplice.

Dunque, le imposte da gestire essenzialmente sono queste due: l’imposta sul valore aggiunto e le imposte dirette che sono Ires e Irap.

 

I contributi Inps rimangono gli stessi (sia con Amazon che senza Amazon)

Ti potrebbe venire in mente il fatto che ci sono anche i contributi Inps, però i contributi Inps sono una cosa che ricade nella sfera della persona.

Pertanto, non sono adempimenti che, in qualche modo, devi approfondire in modo maggiore rispetto al caso ordinario.

In poche parole, l’Inps è dovuta nel momento in cui tu fai cose operative nella tua S.r.l. (come partita Iva sei obbligato a pagare i contributi Inps anche se svolgi un lavoro solo da amministratore).

Se fai solo attività da amministratore, e non ricevi un compenso da amministratore, allora non devi pagare i contributi Inps.

Siccome le imposte da gestire con il nostro commercialista sono solo due, i documenti che servono al nostro commercialista sono di due tipi: quelli che riguardano l’Iva e quelli che riguardano le imposte sul reddito.

Dunque, ti faccio un elenco di documenti che servono al tuo commercialista e che devi fornirgli nell’ambito di una azienda con Amazon.

 

Non riceverai informazioni specifiche per le partite Iva forfettarie, ma solo per le S.r.l.

Siccome il mio business (mio nel senso di Simone Calisti, commercialista) si incentra sull’Efficacia Fiscale, cui ho dedicato un blog, www.efficaciafiscale.com, in cui tratto gli strumenti di risparmio fiscale per le imprese, in questo articolo non troverai informazioni sul forfettario.

Questo perché, secondo me, non è cosa ottimale gestire un business su Amazon con il forfettario ma ti descrivo i documenti che tu devi fare avere al commercialista che gestisce la tua S.r.l. .

 

Quali documenti devi inviare al tuo commercialista per essere sicuro che svolga tutto il lavoro correttamente?

Fatture elettroniche

Fatture elettroniche che, poi, magari in qualche modo il tuo commercialista può ottenere tramite il tuo cassetto fiscale perché gli dai la delega. Però, è anche vero che la prima categoria di documenti, di sicuro sono le fatture di acquisto e di vendita elettroniche.

Fatture NON elettroniche

Oltre alle fatture elettroniche ci devono essere le fatture non elettroniche di acquisto e di vendita, come ad esempio le fatture intracee o quelle verso i forfettari.

Le fatture intracee sono quelle fatte verso un’azienda che risiede in un Paese della comunità Europea; è vero che possono essere inviate anche in formato elettronico.

Quindi, non è detto che, per forza, tu non le abbia elettroniche, Potresti non averle elettroniche perché non c’è l’obbligo.

E la cosa che ti devi ricordare è che, oltre alle fatture elettroniche, tu gli devi inviare le fatture non elettroniche perché queste sono quelle fatture che non passano nel sistema informatico essenzialmente.

Documenti fiscali non fattura

Questo è un pezzo che non è presente nel podcast, ma oltre alle fatture di acquisto elettroniche o meno, ci possono essere altri documenti fiscali validi che non sono fattura, come ad esempio il tagliandino dell’assicurazione e le bollette doganali.

Corrispettivi (ossia gli incassi verso i privati senza emettere la fattura)

Oltre alle fatture, elettroniche e non, ovviamente ci sono i corrispettivi.

I corrispettivi sono proprio quegli incassi che vengono fatti verso i privati, per il quale non è richiesta una fattura.

Prova a pensare, se tu vai al bar e prendi un caffè, in quel caso il bar non emette una fattura.

Ti fa uno scontrino.

Ecco, questa cosa essenzialmente ricade anche per tutto quello che si vende su Amazon.

Praticamente, è tutto quello che si incassa con Amazon in qualche modo verso un privato che non ha chiesto la fattura; tendenzialmente quello è un corrispettivo.

Poi, è ovvio che nell’ evoluzione del rapporto con l’Agenzia delle Entrate ci possono essere eventualmente i corrispettivi elettronici, che in qualche modo sono comunicazioni fatte elettronicamente per obbligo di legge.

Ma, attualmente, per il commercio elettronico ci possono essere, in qualche modo, dei corrispettivi che per essere registrati basta solo l’incasso sul conto corrente.

Quindi senza dover compilare il registro dei corrispettivi oppure, male che vada, per poter dare al nostro commercialista i corrispettivi, ossia gli incassi fatti verso i privati, essenzialmente ci vuole un registro dei corrispettivi che è un qualcosa che può registrare anche uno a mano e deve essere compilato ogni giorno.

In sostanza il registro dei corrispettivi è un registro in cui tu indichi gli incassi che fai ogni giorno verso i privati come corrispettivi.

Perciò nessun panico, se i corrispettivi sono elettronici bene, sono elettronici e li comunicherà il tuo commercialista e tu gli dovrai comunicare l’importo giornaliero.

Se i corrispettivi si possono registrare utilizzando l’incasso presente sul conto corrente (che probabilmente sarà così perché c’è un discorso di vendite a domicilio), allora non hai nessun problema perché il tuo commercialista registrerà tutto utilizzando l’estratto conto.

Estratto conto della banca della S.r.l.

Posto che tu hai dato questi documenti, il documento successivo è l’estratto conto della banca.

Poiché la S.r.l. ha una contabilità ordinaria, oltre a registrarti le fatture di acquisto e vendita e gli incassi, dovrai anche registrare i movimenti della banca, quindi, servirà l’estratto conto cosa che sarà con un pdf.

Il tuo commercialista potrebbe anche chiederti il file elettronico che può inviarti la banca in formato elettronico perché il tuo commercialista potrebbe eventualmente caricare i documenti in movimenti dell’estratto conto in modalità semiautomatica.

Nel mio studio lavoriamo in questo modo, noi ai clienti, soprattutto per quelli che hanno tante operazioni, chiediamo il file che scarica direttamente il portale dell’home banking, perché noi carichiamo questa cosa nel software ovviamente.

Non è che sono caricati in maniera completamente automatica i dati degli estratti conto, perché vanno elaborati, controllati, però noi li carichiamo in modalità semiautomatica.

Prima nota di cassa

Oltre all’estratto conto, l’ultimo documento contabile è la prima nota di cassa.

Cosa che, se lavori con Amazon, in teoria secondo me non vai a movimentare molto, in quanto lavori online.

La prima nota di cassa e tutto quello che tu muovi per cassa, in contanti.

Ad esempio, se tu vai in un negozio e paghi per cassa, questo pagamento per cassa lo devi comunicare al commercialista perché se tu fai uscire 100,00 € dalla tua cassa, quella specifica operazione deve essere registrata dal tuo commercialista.

Ecco, questa è la funzione della prima nota di cassa, che semplicemente riepiloga tutti gli incassi ed i pagamenti fatti con la cassa ma che, a mio parere, essendo un business dove tu lavori con Amazon, di fatto, avrai poco da gestire.

Magari delle fatturine, ma neanche perché anche le fatture piccole potenzialmente tu le paghi tramite carta di credito o bancomat, quindi a mio parere non dovresti avere dei grandi movimenti di cassa, però sai che potenzialmente il tuo commercialista te lo può chiedere.

Informazioni per chiudere il bilancio della S.r.l. (e, quindi, compilare successivamente la dichiarazione dei redditi)

Oltre questo, una volta l’anno almeno, minimo, il bilancio va chiuso per individuare l’utile, la perdita e, poi, fare la dichiarazione dei redditi.

Ecco, quelle scritture si chiamano scritture di chiusura. Semplicemente tu devi dare delle informazioni al commercialista per chiudere il bilancio della società e individuare l’utile della tua S.r.l. .

Quelle cose si chiamano scritture di chiusura e queste, magari, sono informazioni che tu devi fornire al tuo commercialista se, a suo parere, gli mancano e gli servono per determinare la competenza temporale di costi e ricavi.

Questo è tutto quello che ti serve per gestire il rapporto con il commercialista al meglio.

Perché ti ho voluto dire questo?  non è che ti ho detto tutto questo per farti perdere tempo o darti informazioni che non ti servono.

Essenzialmente ti ho detto questo perché queste sono le informazioni di cui ogni commercialista ha bisogno, poi ovvio che questa cosa va in qualche modo traghettata, va adattata ad ogni specifico settore.

Se tu riesci a fornire queste informazioni al tuo commercialista, tu sei a posto indipendentemente dal settore in cui lavori. Poi, è ovvio che Amazon è un qualcosa di un po’ più particolare e, quindi, ci sono delle caratteristiche un po’ più specifiche che cerco, comunque, di spiegarti al meglio.

 

Quali documenti di Amazon devi inviare al tuo commercialista?

Le informazioni di prima servono ad ogni commercialista.

Poi tu, siccome lavori con Amazon, probabilmente scarichi dei file, scarichi delle informazioni che per te saranno un po’ arabo, che darai al tuo commercialista ma, anche per il tuo commercialista, sarà arabo.

Dobbiamo, sia lato commercialista sia lato imprenditore, cercare di darci supporto insieme per trovare le informazioni al meglio, non trovi?

Questo è tutto quello che devi sapere in questa seconda parte di questo podcast in cui cerco di darti delle informazioni specifiche per dialogare meglio con il tuo commercialista.

Ovviamente ci deve essere un commercialista attivo, che si informi per comprendere al meglio la tua posizione con Amazon, però è anche vero che noi imprenditori, più comprendiamo un pochettino di più il mondo del commercialista o i documenti che gli servono, più riusciamo a essere di aiuto.

Vediamo, pertanto, quali cose nello specifico bisogna fare per gestire al meglio i rapporti con Amazon.

Ricordati che, se lavori con Amazon, si lavora con i privati e, quindi, probabilmente tu avrai degli incassi che tu fai senza fattura perché sono dei corrispettivi. Ossia sono quegli incassi che fai, diciamo, come quando vai al bar e prendi un caffè con lo scontrino.

 

Corrispettivi di Amazon

Ecco, per registrare gli incassi, Amazon probabilmente ti dà un registro degli incassi in Excel e, ti confermo per esperienza, non te lo dà così facilmente in italiano, non ti dice “registro degli incassi per la normativa italiana”.

Amazon ti darà un prospetto in cui ti segnala tutte le vendite che fa, giorno per giorno, e quelli sono le vendite che fai tramite il portale di Amazon.

Perfetto. Però in genere, poi, questi soldi te li va a liquidare sul conto corrente aziendale, ma non lo fa ogni giorno, lo fa ogni 15 giorni.

Ti dico questo perché il tuo commercialista che controlla la S.r.l., non vuole in sé per sé solo l’incasso effettivo nel conto corrente aziendale ma vuole sapere le vendite fatte tramite Amazon ogni singolo giorno perché è quello il prospetto che “attiva” le imposte da pagare.

Amazon, probabilmente, ti darà un prospetto in cui ti dice quando ti paga ogni 15 giorni, o almeno questo è la caratteristica che ho riscontrato con i clienti con cui ho lavorato. Però, è anche vero che tu ogni giorno venderai qualcosa e questi possono essere due diversi prospetti.

Quindi, ogni 15 giorni ti arriva un bonifico da Amazon, bene, però tu vendi tramite Amazon ogni giorno e qual è la caratteristica?

Quando tu vendi, in quel momento, hai una Iva che devi versare, mensilmente o trimestralmente, ma hai anche delle commissioni di Amazon perché, quando tu vendi, Amazon ti prende essenzialmente delle commissioni.

Quindi, molte volte, mi capitavano imprenditori che mi facevano una domanda di questo genere…

 

Ma nel registro dei corrispettivi devo prendere l’importo che mi bonifica Amazon sul conto corrente oppure devo prendere l’importo lordo della vendita fatta ogni giorno?

Ricordati che il corrispettivo è una vendita lorda.

Perché sull’incasso lordo tu, comunque, dovrai pagarci l’Iva considerando il prezzo pieno, indipendentemente dal fatto che Amazon ti faccia il bonifico.

Oltre a questo, l’importo del corrispettivo è al lordo della commissione di vendita di Amazon del 15% circa.

Ecco e quello lì è un costo, è un costo che tu metti in contabilità.

Perfetto, però è anche vero che tu non vai a ricevere i soldi di quel 15% perché se li prende Amazon, quindi, quando Amazon ti scarica i soldi ogni 15 giorni sul conto corrente, tu ti trovi già al netto cioè i soldi meno le commissioni di Amazon.

 

 

Devi pagare l’Iva prima o dopo aver tolto le commissioni di vendita di Amazon?

Tu l’Iva non la puoi calcolare solo sull’importo che ricevi sul tuo conto corrente, tu proprio devi calcolare l’Iva, e anche le commissioni sull’ importo delle vendite che fai, che si trova nel prospetto delle vendite giornaliere anche se non hai ancora incassato.

Questa cosa, secondo me, è il fulcro di una grande fetta di problemi che ci possono essere a livello di Amazon e che devi essenzialmente conoscere.

Insomma, in sintesi, al tuo commercialista devi dare essenzialmente i dati delle vendite che tu fai ogni giorno e su questi, poi, devi sapere che tu versi l’Iva, su quelle vendite e ci paghi le commissioni di Amazon.

Ecco dov’è insomma la peculiarità.

 

L’Iva la devi pagare sul lordo delle vendite fatte ogni giorno oppure sui soldi bonificati da Amazon?

E sai che a questo punto l’Iva tu la versi sul lordo dell’incasso e non su quello che tu ricevi come accredito sul conto corrente, perché questa è un’altra caratteristica.

Comunque, è una domanda che, ogni tanto, gli operatori mi hanno fatto nell’ambito di Amazon.

 

Cosa succede quando lavori con l’estero?

Un’altra cosa che può nascere come problematica, o comunque come dubbio, sono le comunicazioni da fare con i Paesi europei, perché quando uno lavora con Amazon molte volte va a lavorare anche con altri Paesi, altre piattaforme, eccetera.

Posso risponderti condividendo un principio generale, anche se poi, ogni anno, un po’ le cose possono cambiare.

Ti dico magari com’è attualmente la norma, però sapendo che può cambiare, e ti dico anche quali sono i principi.

Negli ultimi anche 5/10 anni, l’Agenzia delle Entrate vuole controllare delle movimentazioni che sono movimentazioni all’interno della Comunità Europea e vuole controllare delle operazioni con operatori economici al di fuori della Comunità Europea e black list.

 

Perché l’Agenzia delle Entrate vuole controllare gli scambi con la Comunità Europea, con gli operatori ExtraCee ed i Paesi black list?

L’Agenzia delle Entrate vuole controllare queste tipologie di scambi per evitare problemi, truffe e, soprattutto, vuole che le imposte, come ad esempio l’Iva, siano calcolate in maniera adeguata.

Ecco, quindi, potenzialmente il tuo commercialista potrebbe chiederti informazioni inerenti a quali tipologie di operazione fai con questi tre operatori, operatori nella Comunità Europea, operatori extra Comunità Europea, quindi proprio con l’estero della Comunità Europea, oppure operazioni, diciamo, con Paesi black list che possono cambiare.

Attualmente le uniche principali operazioni che ci sono con i Paesi della Comunità Europea, partita Iva italiana con partita Iva europea, sono segnalate in un modello che si chiama Intrastat.

Dunque, il tuo commercialista potrebbe fare tutto quanto da solo se tu gli invii le fatture con le operazioni extracee.

Quindi, in teoria, non dovrebbe darti fastidio, non dovrebbe chiederti informazioni eccessive, però sai che nel cambio della norma queste tre tipologie di operazioni possono essere controllate.

Così sai che sono operazioni che possono essere monitorate dall’Agenzia delle Entrate e, quindi, il tuo commercialista può darti informazioni.

 

Fornire le informazioni specifiche di Amazon al commercialista

Ovviamente il commercialista si deve impegnare, deve partecipare attivamente a comprendere il business di noi imprenditori, però è anche vero che, magari in alcuni casi, il commercialista ha bisogno di alcune informazioni aggiuntive.

Non perché vuole rompere le scatole ma perché glielo chiede l’Agenzia delle Entrate e, soprattutto, lo fa per adempiere in maniera perfetta e precisa agli adempimenti fiscali.

 

S.r.l. contro forfettario

Un’altra cosa che voglio segnalarti è il discorso della differenza tra S.r.l. e forfettario, perché gran parte degli imprenditori, in generale, opera con due tipologie di forme giuridiche o una S.r.l. oppure un forfettario.

In genere, chiunque inizia un nuovo business è insicuro, eccetera, utilizza proprio il forfettario, invece chi magari è più esperto, comunque supera determinati parametri, incomincia ad utilizzare una S.r.l. .

Ecco, qua tendenzialmente ti apro una piccola parentesi perché, a mio parere, il fatto di esercitare l’attività con il forfettario ti fa perde efficacia fiscale perché non puoi scaricare costi e l’Iva.

L’altro problema che è emerso più volte è che il forfettario ha un limite di fatturazione annuale di 65.000,00 €, cifra che è troppo bassa. Quindi è proprio un regime che lo utilizzerai per pochissimo.

Proprio quasi per fare i test e, oltre a perderci i costi che magari non puoi scaricare, sai che probabilmente dovrai cambiarlo appena un po’ le vendite ti saliranno.

 

Il problema del regime del forfettario è che non puoi scaricarti né il costo né l’Iva

L’altro problema che ha il regime del forfettario è che non puoi scaricarti l’Iva (oltre che il costo).

Quindi, il problema è che, quando tu acquisti qualcosa con il regime del forfettario, non puoi scaricarti l’Iva perché, comunque, quando tu vendi non c’è l’Iva.

Non puoi scaricarti neanche le commissioni di Amazon e, oltre a questo, il problema è che, come forfettario, siccome non ti scarichi l’Iva, tu la devi versare sulle fatture extracee (come, ad esempio, le commissioni di Amazon).

Pertanto, il problema è che se tu acquisti qualcosa da un fornitore europeo, o anche soprattutto dalle stesse commissioni di Amazon, tu con il forfettario, se superi determinati volumi, dovresti versare l’Iva.

Poi, magari, non aggiorni il tuo commercialista, non glielo dici, però tecnicamente sai che, quando tu hai il forfettario e hai acquisti senza Iva, devi pagare l’Iva.

Se sei un forfettario e non ti scarichi l’Iva sugli acquisti, siccome non te la scarichi, perdi l’Iva sulle fatture di acquisto italiane, e siccome non c’è l’Iva sulle fatture ricevute da un operatore europeo, allora dovresti comunque versarla fisicamente con il modello F24.

E magari il tuo commercialista non te lo dice perché potrebbe darsi che non abbia bene in chiaro la tua visione, però tu devi sapere che l’Iva sulle fatture relativa ad acquisti europei la devi versare.

Ecco alla fine è essenzialmente per questo motivo, a mio parere, Amazon fatto con il forfettario non va bene a livello fiscale.

Potrebbe andare bene come test iniziale, ma poi, assolutamente, secondo me, il passo successivo è quello di passare a S.r.l. a tutti i costi.

 

La S.r.l. ti protegge anche da eventuali imprevisti

Ricordati che la S.r.l. ti dà anche ulteriori vantaggi.

Questo è venuto fuori con qualche prodotto di Amazon, quando uno inizia a lavorare con Amazon, con i prodotti diciamo di bellezza, o comunque, magari, i prodotti che riguardano la salute del corpo, anche i giocattoli, oppure tutti i prodotti che fanno male alla salute.

La paura principale risiede nel fatto che, poi, le persone richiedono i danni all’imprenditore che importa questi beni. Cosa da cui possono nascere anche sanzioni penali.

Problemi penali e sanzioni e così via.

Sappi che una S.r.l. protegge il tuo patrimonio.

Ovviamente non ti può proteggere da reati penali, se fai cazzate oppure hai accuse penali, queste rimangono a tuo carico.

Però, è anche vero che, se hai uno che ti denuncia può, tra virgolette, può farti un esposto penale a carico dell’amministratore della società, però gli eventuali debiti patrimoniali ricadono sulla S.r.l. (e non sul socio).

Quindi, perlomeno eventuali problemi non ricadono sul tuo patrimonio di famiglia, su quello di tua moglie e sui soldi che stai accantonando per i tuoi figli.

Perciò una S.r.l., soprattutto se hai beni un po’ particolari, ad un certo punto è meglio che la utilizzi perché proteggi il tuo futuro e i soldi che stai risparmiando.

E questo, insomma, essenzialmente era la parte che riguarda i costi e Iva.

Ricordati che quando lavorerai con Amazon in qualche modo dovrai far attivare il tuo commercialista il “Vies”.

 

Cos’è il Vies?

Il Vies non è altro che un’autorizzazione di fare le operazioni all’interno della Comunità Europea, di fare acquisti verso Paesi, cioè verso aziende che lavorano in Paesi della Comunità Europea e anche, quindi, di vendere prodotti verso imprese della Comunità Europea.

Sapendo che principalmente con Amazon, a mio parere, vendi in gran parte ai privati e non alle aziende.

Siccome con Amazon ti troverai ad acquistare i prodotti fuori dall’Italia, molto probabilmente avrai bisogno di questa autorizzazione.

Ricordati che il Vies è una cosa che si attiva proprio con un click.

Buona fortuna, qua, veramente sono stati molto bravi quelli dell’Agenzia delle Entrate, sono stati fantastici.

Se tu chiedi al tuo commercialista di poter attivare il Vies, perché il giorno dopo devi acquistare diciamo una fornitura di 100.000,00 € o devi vendere qualcosa, sappi che il tuo commercialista può attivarlo anche di notte.

Quindi, su quello ti dico che non c’è problema, devi solo sapere cos’è il Vies: semplicemente una iscrizione fatta con un click veloce che può metterti a posto il tuo commercialista senza troppi sforzi.

 

In quale Paese devi dichiarare il reddito e versare l’Iva?

Ricordati poi che le altre domande che possono venire in mente agli imprenditori che lavorano con Amazon sono il discorso del reddito e in quale Paese europeo devi versare l’Iva o pagare le imposte.

Dove paghi le imposte sul reddito?

Con Amazon tu fai una vendita per corrispondenza, tu lavori fisicamente in Italia.

Con una S.r.l. italiana, se tu vendi in Italia o all’estero oppure all’interno della Comunità Europea, il tuo reddito è in Italia.

Dunque, su quello non ci piove, paghi le imposte italiane.

Dove versi l’Iva?

Invece, per quanto riguarda l’Iva, ti devi essenzialmente ricordare che adesso, nell’anno 2021, le cose miglioreranno molto (te lo descriverò in un futuro articolo), però il vecchio sistema è questo:

1) se tu vendi ai privati in Italia, tu l’Iva la versi in Italia

2) se tu vendi ai privati della Comunità Europea, in questo caso tu vendi con Iva italiana se stai sotto determinati parametri (che sono o meno di 100.000,00 ma in genere tutti i Paesi hanno previsto circa 30.000,00 € di soglia oltre la quale devi versare l’Iva nel Paese europeo di residenza del privato).

Quindi, se tu vendi poco nei Paesi della Comunità Europea, versi comunque l’Iva in Italia

3) e se tu vendessi fuori dall’Italia, dovresti vendere senza Iva, perché l’Iva è una imposta della Comunità Europea.

Sapendo che, però, questa cosa dovrebbe cambiare da luglio dell’anno 2021, in quanto c’è un nuovo sistema e, qui, veramente l’Unione Europea è stata brava.

Il sistema dovrebbe cambiare in questo modo: se tu vendi con Amazon ai privati italiani tu versi l’Iva in Italia con il tuo modello F24.

Se tu vendi prodotti in Francia, in Germania, in qualsiasi Paese europeo tu dovresti versare subito l’Iva in quel Paese. Senza valutare dei parametri soglia.

Senza avere l’obbligo di aprire la partita Iva in quello specifico Paese della Comunità Europea, ma utilizzando un sistema simile al “Moss”.

 

Il Moss

Prima del Moss, si doveva aprire una partita Iva locale di quello specifico Paese per versare l’Iva in quello specifico Paese.

Da adesso, in qualche modo dovrebbe esserci un sistema, che non è proprio il Moss, un sistema che ti consente di vendere in Francia e versare l’Iva francese direttamente con il tuo commercialista.

Quindi, da luglio di quest’anno (2021), dovrebbe essere che su tutto quello che vendi ai privati italiani versi l’Iva italiana regolarmente come sempre fatto.

Mentre quando tu vendi prodotti in un Paese della Comunità Europea devi versare l’Iva in quel Paese, però versi principalmente tutto allo Stato italiano perché, poi, sarà lo Stato italiano che verserà l’imposta direttamente a quello specifico Paese.

Semplificando molto il meccanismo di versamento dell’Iva nella Comunità Europea, perché così tu non devi più aprire la partita Iva in quel determinato Paese eliminando parecchi problemi, costi inutili.

Effettivamente ci hanno messo un po’ di anni però sono stati bravi.

Questo meccanismo sarebbe dovuto partire, in teoria, all’inizio di quest’anno, poi è stato spostato a luglio 2021.

 

Ricordati che c’è anche la Dogana da gestire

Un’altra cosa: siamo quasi verso la fine.

Quando tu lavorerai con Amazon ricordati che, essenzialmente, dovrai magari lavorare con la dogana, perché potresti acquistare i prodotti fuori dalla Comunità Europea.

Ecco sappi che, con la dogana ci sono cose che devi un po’ gestire e conoscere.

Devi, semplicemente, gestire degli adempimenti burocratici perché quando un bene lo compri fuori dalla Comunità Europea, ed entra all’interno della Comunità Europea, devi pagare l’Iva.

Quanto il bene entra all’interno della Comunità Europea, perché fuori non c’è l’Iva fuori dalla Comunità Europea dovrai pagare, inoltre, eventualmente dazi doganali.

Queste 2 cose, l’Iva ed i dazi doganali li paghi attraverso la bolletta doganale.

Ecco questa cosa si va a trasfondere nel rapporto con il tuo commercialista.

Dovrai dare al tuo commercialista la bolletta doganale perché, sulla bolletta doganale che otterrai quando il bene passerà all’interno della Comunità Europea, il vettore che trasporta il bene anticipa l’Iva e dazi doganali alla Dogana.

Soldi che poi ti chiederà successivamente insieme alla fattura delle sue competenze.

Nella bolletta doganale saranno riportante le seguenti informazioni:

a) quanta Iva è versata in ingresso del bene nella Comunità Europea;

b) quanti dazi sono stati pagati per far entrare il bene nella Comunità Europea.

Poi dovrai consegnare la bolletta doganale al tuo consulente perché contiene dati importanti che vanno inseriti in contabilità.

Quindi, di fatto, anche qua non devi dare tante informazioni al tuo commercialista, gli devi semplicemente suddividere le vendite che fai verso i privati in base al fatto che questi sono residenti in Italia, in un Paese europeo, oppure fuori dall’Unione Europea.

Questo in quanto hanno un diverso trattamento Iva.

 

Conclusioni

Grazie alle informazioni che hai ottenuto in questo nuovo articolo del blog di Efficacia Fiscale sai quali documenti devi consegnare al tuo commercialista per permettergli di gestire correttamente gli adempimenti contabili della tua S.r.l. .

Cosa che ti permetterà di risparmiare tempo e denaro, perché non dovrai perdere tempo nel capire quali documenti devi inviare al tuo consulente, senza aspettare di ricevere all’ultimo da lui un messaggio in cui non ha potuto aggiornarti la contabilità per mancanza di specifici documenti.

In tutti i casi in cui hai un’azienda sappi che, se tu vuoi veramente dormire sonni tranquilli, proteggere il tuo patrimonio personale, proteggere il tuo investimento imprenditoriale, tagliare le imposte ed i contributi, tutelare la tua famiglia e il tuo futuro, la soluzione migliore risiede nell’utilizzare una S.r.l. .

Ma non basta.

Devi infatti anche verificare di:

a) produrre utili in abbondanza nella S.r.l.,

b) avere sempre la liquidità necessaria per far funzionare la S.r.l. regolarmente e…

c) utilizzare il più possibile strumenti di risparmio fiscale, riservati per legge alla S.r.l., nella tua società per ridurre le imposte e contributi dell’imprenditore.mm

Stai però attento, perché gestendo in modo inappropriato una S.r.l., rischi di pagare più del 70,72% di imposte e contributi (tanto quanto una ditta individuale).

Mentre, dal lato opposto, con una gestione fiscale efficace della S.r.l., le imposte possono essere ridotte fino al 28%.

Tra il 70,72% di carico tributario ed il 28%, ci sono vari strumenti di pianificazione fiscale che puoi utilizzare grazie alla tua S.r.l. per tagliare il più possibile le imposte ed i contributi Inps.

Più strumenti di risparmio fiscale specifici per la S.r.l. applichi e più riuscirai a ridurre le imposte ed i contributi avvicinandoti al 28%.

Strumenti di risparmio fiscale specifici per la S.r.l. che troverai scaricando il manuale che riceverai compilando il form qui in basso.

Tutte le volte che decidi di utilizzare una S.r.l. per la tua attività imprenditoriale, ricordati che puoi accedere al servizio della Contabilità Controllata.

Seguendo la procedura della Contabilità Controllata, puoi rendere la tua S.r.l. una macchina che ti genera costantemente, ogni anno, più soldi di quelli che spendi.

Ogni 12 mesi avrai una S.r.l. con più utili rispetto a prima, con più soldi in banca rispetto a prima e la possibilità di tagliare il carico fiscale della società dal 70,72% al 28%.

Tutto questo grazie all’applicazione dei principi di Efficacia Fiscale e al controllo mensile dei numeri del bilancio della S.r.l. utilizzando la procedura della Contabilità Controllata.

In questo modo crei sempre più ricchezza per te e ottieni tutto il successo che ti meriti insieme alle persone a te care.

Se non puoi applicare la procedura della Contabilità Controllata sulla tua S.r.l. con il tuo commercialista, non preoccuparti.

In alternativa puoi inviare una e-mail direttamente a me all’indirizzo info@efficaciafiscale.com, con oggetto “Contabilità Controllata” e richiedere maggiori informazioni, specificando nella e-mail di quali informazioni hai bisogno, ma sapendo che non ti faremo mai dei “preventivi per la tenuta della contabilità”.

Perché se vuoi collaborare con me (portando la contabilità della tua S.r.l. da me o per aprire una nuova S.r.l.) dovrai prima acquistare la consulenza di Efficacia Fiscale – http://bit.ly/2NceH5z -.

Solo dopo aver fatto la consulenza con me riceverai il prezzo per il servizio della Contabilità Controllata se reputiamo – io e te – che collaborare insieme sia utile per entrambi.

Invece, per ottenere gratuitamente altri strumenti di Efficacia Fiscale che ti consentono di diminuire le imposte della tua S.r.l., è sufficiente che compili il form qui sotto, inserendo la tua migliore e-mail.

Riceverai gratuitamente un manuale che comprende una check list dettagliata dei principali strumenti per ridurre il carico fiscale dal 70,72% al 28% utilizzando la tua S.r.l. (sono più di 94).

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Se non ti è chiaro qualcosa, ricorda che il team di Efficacia Fiscale è a tua disposizione!

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