Ciao, ti do il benvenuto in questo nuovo articolo del blog di Efficacia Fiscale per fornirti alcune risposte che difficilmente troverai in altri articoli, perché sono il frutto di una puntigliosa ricerca che mi ha portato indietro negli anni, sino al 1980, ben prima che nascessi 😊, per sciogliere un dubbio che attanaglia parecchi imprenditori che hanno, o vogliono costituire, una S.r.l.: quante royalties posso chiedere alla S.r.l. per l’uso del marchio, se non ho (ancora) fatto una perizia per stimarne il valore?

Se sei un assiduo lettore del blog www.efficaciafiscale.com, guardi i miei video/partecipi alle dirette sul mio canale YouTube Commercialista Simone Calisti e ascolti i miei Podcast avrai sicuramente imparato a conoscermi e saprai:

1) che sono un commercialista che proviene da una famiglia di imprenditori, che si sente di essere ed è un imprenditore e che, di conseguenza, non pontifica dall’altro lato della scrivania ma lavora gomito a gomito con i clienti/colleghi imprenditori per far crescere il loro business;

2) che non mi limito a copiare e incollare testi di legge ma amo “scavare”, ricercare, confrontare nella selva (spesso oscura) di norme, circolari, interpelli, sentenze di vario grado in modo da fornire risposte concrete, intellegibili, nel pieno rispetto delle norme senza cadere nella trappola del fantaFisco per impressionare i miei clienti con strumenti di Efficacia Fiscale border line.

È molto facile proporre soluzioni che sono legali solo perché la legge non li ha ancora espressamente vietate. Io ho deciso di seguire una strada diversa. Più articolata, ma che ti consentirà di realizzare il tuo obbiettivo (fare sempre più soldi tramite la tua S.r.l.), dormendo sonni tranquilli, avendo la certezza di aver rispettato la legge e di avere tutte le prove per dimostrarlo, qualora subissi una verifica da parte di un Ente.

Sei pronto a conoscere quanti soldi puoi incassare della tua S.r.l. per l’uso ed il marchio anche se non ti sei ancora rivolto ad un perito?

Bando alle ciance and let’s go…

Per quale motivo ho voluto creare questo nuovo articolo?

Sicuramente in Italia c’è tanta incertezza del diritto, questo è palese agli occhi di tutti.

Ma è anche vero che ci sono casi specifici in cui l’Agenzia delle Entrate, ed i giudici, hanno espresso un proprio parere su specifici argomenti fiscali, sottoforma di circolari interne o sentenze di tribunali (compresi quelli di ultimo grado della Cassazione).

Cosa che ti permette di utilizzarli come “armi” per difendere il tuo comportamento in caso di accertamenti fiscali, oppure nel momento in cui devi difenderti in tribunale.

Con questa circolare il mio obiettivo è quello di mostrarti come utilizzare questi documenti (che conoscerai nel proseguimento di questa lettura) per poter avere un parametro di riferimento per prendere le royalties dalla S.r.l. senza dover far fare una perizia di valutazione del marchio.

Premetto che, in ambito fiscale tutto è sempre contestabile, ma è anche vero che, se hai ragione, ti puoi sempre rivolgere ad un tribunale (devi farlo, se hai ragione) e avrai della “carta” a tuo vantaggio in quanto puoi mostrare, in tua difesa al giudice, quello che l’Agenzia delle Entrate ha stabilito nelle sue direttive imposte ai funzionari, grazie ad una circolare interna, e quello che i giudici di ultimo grado (della Cassazione) hanno previsto in merito ad uno specifico argomento.

C’è anche da aggiungere che ogni contenzioso è un mondo a parte, ha delle proprie peculiarità, ma comunque ci sono degli elementi omogenei che ti permetteranno di trarre degli elementi a tuo vantaggio.

I due documenti chiave che conoscerai nel proseguimento di questa circolare sono:

  1. Circolare del 22/09/1980 n. 32 – Ministero delle Finanze – Imposte Dirette
  2. La sentenza della Corte di Cassazione del 5 aprile 2019, n. 9615

 

Perché è importante conoscere la Circolare del 22/09/1980 n. 32 del Ministero delle Finanze e la sentenza della Corte di Cassazione del 5 aprile 2019, n. 9615?

La circolare del Ministero delle Finanze n.32 del 1980 stabilisce dei parametri per individuare il valore di mercato da attribuire agli scambi di beni e servizi tra controllata e controllante, cosa che non c’entra nulla con le royalties.

Uno dei principi importanti a livello fiscale (che, poi, ti permette di utilizzare questo strumento a tuo vantaggio) è che l’Agenzia delle Entrate vuole, giustamente, che le transazioni fiscali tra qualsiasi soggetto avvengano ad un valore di mercato (che, per carità, alcune volte non è di facile individuazione).

Questo in quanto se fai le transazioni tra due società al valore di mercato, un contribuente ha meno possibilità di “giocare” preferendo uno strumento di risparmio fiscale rispetto ad un altro, solo con il fine di tagliare il carico fiscale tributario complessivo.

In sostanza, se tra i soggetti vengono svolte le transazioni al valore di mercato, c’è meno rischio di “abuso” di diritto, in quanto non eccedi il valore di mercato di uno strumento rispetto all’altro; dunque, l’Agenzia delle Entrate ha meno modo di contestarti questa affermazione.

Ecco perché è importante questa circolare dell’Agenzia delle Entrate, anche se ha una data arretrata.

L’Amministrazione finanziaria ha creato questa circolare del 1980 per individuare come calcolare i prezzi della transizione tra le società collegate, ossia quanto una controlla l’altra, per evitare che una parte del reddito sia portato all’estero ingiustamente.

Tra questi calcoli per individuare il valore normale, c’era anche il calcolo delle royalties.

Ok, il contesto è diverso rispetto al titolo di questo articolo ma, nell’accertamento che ha fatto, l’Agenzia delle Entrate ha contestato il valore delle royalties sul marchio ad una società facendo riferimento alla circolare del 1980 e la Cassazione ha confermato corretto il valore presente nella circolare.

I giudici della Cassazione, quindi, hanno accettato quanto affermato nella circolare del 1980 come parametro per stimare il valore di mercato delle royalties.

Dunque, lo stesso vale quando tu calcoli le royalties sul marchio da concedere in sfruttamento economico alla tua S.r.l., che, in considerazione del fatto che il valore è di mercato, allora viene  accettato o tollerato dal Fisco senza bisogno di avere ulteriori elementi di prova.

Questo in quanto è il valore di mercato stabilito dall’Agenzia delle Entrate per quella specifica transazione.

In sintesi, la circolare del 1980 n.32 è stata creata per indicare un metodo per stabilire il valore di mercato dei prodotti e servizi che si scambiano le imprese che hanno qualche forma di controllo l’una con l’altra.

Questo per evitare che gli imprenditori, attraverso un sistema articolato di società controllante, possano portare fuori Italia delle imposte facendo fatture “sovrafatturate”.

Ma questa circolare ha un altro ottimo spunto da prendere in considerazione, perché ti permette di comprendere come quantificare il valore delle royalties del know how senza bisogno di ricorrere ad un perito per quantificarti il valore.

Cosa che puoi utilizzare come parametro di riferimento quando vuoi dare il tuo know how in sfruttamento economico alla tua S.r.l. in cambio delle royalties, senza dover per forza fare una perizia.

Scoprirai tutto qui, di seguito, nella lettura di questa circolare.

 

Puoi prendere le royalties dalla S.r.l. per lo sfruttamento economico del know how senza fare la perizia?

Preciso che la perizia non è un elemento obbligatorio per poter prendere le royalties dalla S.r.l., ma che serve nel momento in cui vuoi ricorrere in tribunale per far valere i tuoi diritti quando il funzionario dell’Agenzia delle Entrate ti ha contestato un valore di royalties che, a tuo parere, non è giusto.

Infatti, tu puoi prelevare dalla S.r.l. qualsiasi importo che tu reputi giusto dallo sfruttamento economico del know how, ma lo puoi fare entro i limiti in cui il know how è vero, è effettivamente tuo, e le royalties hanno un valore di mercato, ossia è l’importo che i terzi sarebbero disposti a spendere per prenderlo in affitto.

Appena avrai concluso la lettura di questo articolo scoprirai perché puoi provare a prendere un determinato valore di royalties senza bisogno di far fare una perizia, in quanto sono parametri che sono già stati considerati “accettabili” dall’Amministrazione Finanziaria e confermati dai giudici della Cassazione.

Questo in quanto anche se il contesto preso a riferimento da questi 2 documenti è diverso dal tuo, comunque, il principio sottostante fiscale è uguale, ossia quello di prendere le royalties al loro vero valore di mercato.

Preciso che farsi fare una perizia, per quanto sia costosa, ti permette di comprendere se puoi prelevare un valore di royalties maggiore rispetto ai parametri ritenuti “accettabili” in modo standard dall’Agenzia delle Entrate.

Adesso reputo utile comprendere insieme per quale motivo hai bisogno di fare la transazione delle royalties al vero valore di mercato.

Perché, solo nel momento in cui le royalties hanno un valore di mercato, sono considerate accettabili dal Fisco.

 

Qual è il problema fiscale?

Il problema risiede nel fatto che l’Agenzia delle Entrate può negare la deduzione di costi che ritiene fuori mercato. Lo stesso vale per le royalties che l’imprenditore si prende per lo sfruttamento economico del marchio che concede in affitto alla S.r.l. .

Detto in poche parole, tu devi dare in affitto il marchio alla tua S.r.l. e prendere un valore di royalties al valore di mercato, per essere considerate valide, altrimenti l’Agenzia delle Entrate può, in sede di accertamento, non riconoscere valido quel costo nella S.r.l. e rettificare la natura del reddito percepito dal socio cambiandone la natura.

Il tutto per chiederti maggiori imposte indietro con l’aggiunta di maggiori sanzioni e interessi.

Come valore di mercato, intendo un valore che gli altri sarebbero disposti a darti come royalties per utilizzare il tuo marchio.

Lo so molto bene che non è di facile individuazione il valore di mercato (per questo è meglio farsi aiutare acquistando una perizia), ma è anche vero che bisogna utilizzare il buon senso quando attribuiamo un valore alle royalties.

Faccio un esempio “terra a terra”, che di certo è esagerato, ma serve per capire il meccanismo.

Se tu oggi crei un logo e lo dai in affitto alla tua S.r.l. per 100.000,00 € al mese come royalties, molto probabilmente il tuo valore NON  è di mercato perché nessuno sarebbe disposto ad acquistare un marchio che non ha storicità, con il quale non hai ancora prodotto fatturato, con il quale non hai distribuito prodotti e servizi e sul quale non hai fatto ingenti investimenti in sponsorizzate.

In caso di controllo l’Agenzia delle Entrate ti contesterebbe questo importo, e anche un giudice avrebbe difficoltà a darti ragione sul valore di trasferimento delle royalties, perché non è un valore che può essere tollerato come accettabile.

Al contrario, se tu potessi avere il possesso del logo della Coca Cola, e lo concedessi in sfruttamento economico alla tua S.r.l. per 100.000,00 € al mese, molto probabilmente un funzionario dell’Agenzia delle Entrate non ti contesterebbe questo valore e, molto probabilmente, un giudice tributario ti riconoscerebbe valido il valore che tu hai attribuito.

Questo, in quanto il logo della Coca Cola ha un valore molto superiore a 100.000,00 € al mese, in quanto tutti lo conoscono nel mondo, è un marchio che esiste da anni ed è conosciuto già da anni addietro e sul quale hanno speso tonnellate di soldi. Condizioni che molto probabilmente creano un valore di mercato vero del logo della Coca Cola.

Il mancato riconoscimento dei costi per delle royalties nella S.r.l. avverrebbero in violazione degli articoli 110, comma 7, e 9 del D.P.R. n. 917/1986, poiché ritenuti superiori al citato “valore normale” (ossia superiori al valore di mercato).

Ti ho riportato questo articolo di legge per mostrarti che le transazioni di prodotti e servizi devono essere fatte al valore di mercato. Questo per evitare speculazioni da parte del contribuente nell’utilizzare gli strumenti di risparmio fiscale oppure per evitare che porti all’estero del reddito che non gli aspetta.

Se le transazioni sono fatte al valore di mercato, allora il Fisco non può contestare nulla.

Di sicuro non è cosa facile da rendere concreta, ma è un principio guida importante che deve indirizzare il nostro comportamento fiscale.

Prima di mostrati il contenuto dei due documenti che ho menzionato sopra, voglio mostrarti questi principi che ti saranno utili per comprendere al meglio come ragiona il Fisco per individuare quando stai utilizzando uno strumento di risparmio fiscale rispetto ad un altro.

 

Principi guida per difendersi dal Fisco

Principio 1:

Un principio fiscale importante da tenere in mente è che non hai nulla da temere nel momento in cui la prestazione che fatturi è una operazione 1) vera e 2) è stata fatturata al valore di mercato.

Questo, in quanto non c’è il presupposto logico di spostare il reddito fuori dall’Italia, oppure di “trasformare” una parte degli utili in forme di reddito che godono di una particolare migliore condizione fiscale, esempio le royalties.

Esempio: se tu prendessi un valore di royalties troppo alto, l’Amministrazione Finanziaria ti potrebbe contestare il fatto che tu hai realizzato questa struttura solo per distribuirti indirettamente degli utili dalla S.r.l., ma pagando un carico fiscale minore.

In un certo senso questo è abuso di diritto, ossia l’Amministrazione Finanziaria non vuole che tu utilizzi la legge solo con un fine di tagliare il carico fiscale, in quanto ci deve essere una motivazione vera, e di valore di mercato, in quello che fai.

 

Principio 2:

Devi avere degli elementi di prova per poterti difendere da contestazioni da parte di un funzionario dell’Agenzia delle Entrate come, ad esempio, circolari, risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate, oppure sentenze dei giudici della Cassazione.

Cose che ti permettono di dimostrare la tua ragione perché le circolari dell’Agenzia delle Entrate sono, di fatto, delle disposizioni che l’Ente dà ai propri funzionari (lo stesso vale per le circolari Inps).

Mentre, le sentenze dei giudici sono ciò che i giudici prevedono che sia giusto in caso di contestazione tra l’Ente ed il contribuente, cosa che può essere anche a vantaggio del contribuente stesso.

Non tutte le sentenze dei giudici sono uguali, le sentenze dei giudici della Cassazione, di fatto, sono quelle più importanti, perché loro sono gli ultimi a poter esprimere un parere decisivo sulla controversia.

Avviso che ogni sentenza è un mondo a parte, perché esamina uno specifico caso e, alcune volte, anche su casi apparentemente simili, i giudici si sono espressi in modo contrastante. Forniscono, però, comunque un utile parametro di individuazione di cosa i giudici accettano come giusto o meno.

Sentenze che devi utilizzare a tuo favore tutte le volte che i giudici si esprimono a tuo vantaggio.

Per questo motivo consiglio di avere almeno una minima conoscenza di questi materiali, perché ti servono per capire quando hai ragione, e quando hai torto, per poterti difendere da pretese ingiuste.

 

Circolare del 22/09/1980 n. 32 – Min. Finanze – Imposte Dirette

Adesso direi che sia il momento giusto di iniziare ad analizzare i due documenti di cui abbiamo parlato in precedenza.

Iniziamo osservando insieme la Circolare n. 32 del 1980 del Ministero delle Finanze, ovviamente la circolare è molto più lunga e articolata; quindi, ti porto solo i pezzi più utili a raggiungere il nostro obiettivo.

Per ogni pezzo non preoccuparti perché, anche se presenta un linguaggio tecnico, ti riporto, in fondo, in breve, il riassunto con i concetti più importanti ed anche il motivo per cui l’ho fatto.

Le conclusioni che inserisco in ogni punto sono adattate al caso specifico per le S.r.l., in modo da rendere maggiormente concrete le informazioni che trovi nelle circolari ministeriali per gli imprenditori che vogliono prelevare le royalties dalla propria S.r.l. .

 

Pezzo 1:

Circolare del 22/09/1980 n. 32 – Min. Finanze – Imposte Dirette

Il prezzo di trasferimento nella determinazione dei redditi di imprese assoggettate a controllo estero.

Sintesi: Si esaminano i presupposti soggettivi di applicazione della normativa ed i criteri di determinazione del prezzo di trasferimento di imprese assoggettate a controllo estero rispetto alle diverse tipologie di transazioni poste in essere nell’ambito internazionale.

[…]

Generalmente, i contratti di licenza prevedono una delle seguenti forme di corrispettivo:

a) un canone basato sulla produzione del licenziatario;

b) un canone basato sui ricavi del licenziatario;

c) un canone basato sui profitti del licenziatario;

d) una somma una tantum talvolta unitamente ad un canone periodico;

f) una maggiorazione del prezzo di vendita di beni semilavorati quando l’impresa fornitrice presta la sua assistenza tecnica o Know-how al comprato.

[…]

Ho voluto inserire questo pezzo per mostrare che l’Agenzia delle Entrate riconosce valide le royalties anche in percentuale del fatturato, in percentuale sugli utili, in base ai pezzi di prodotto venduti, con un canone fisso e che prevede anche una “maggiorazione” nel momento in cui si fornisce assistenza tecnica sul know how.

 

Pezzo 2:

[…]

Va, poi, rilevato che, a causa delle difficoltà di valutazione, le transazioni aventi per oggetto beni immateriali si prestano, talvolta, ad essere utilizzate come strumento di evasione fiscale.

Sarà, quindi, cura degli Uffici di accertare in presenza di una licenziante estera, le modalità di acquisizione dell’invenzione industriale, non ammettendo la deduzione di corrispettivi di sfruttamento erogati a società che non siano titolari del diritto immateriale.

[…]

Sintesi: i funzionari dell’Amministrazione Finanziaria, nell’ambito di un accertamento, devono controllare se chi chiede i soldi come royalties sia veramente il titolare di questo know how. Questo significa che, oltre a rispettare un valore vero di mercato, devi anche fare in modo di essere il vero titolare del know how e che chi prende in affitto il know how lo utilizzi veramente, dimostrandolo.

 

Pezzo 3:

[…]

In relazione alla difficoltà di enucleare criteri analitici di determinazione del valore normale delle transazioni aventi ad oggetto beni immateriali, considerata l’esigenza di certezza per il contribuente e la necessità di un rapido accertamento per l’Amministrazione, si ritiene opportuna la predeterminazione di “valori normali” da ritenere congrui, in linea di massima e fermo restando quanto detto sopra, alle seguenti condizioni:

a) canoni fino al 2% del fatturato potranno essere accettati dall’Amministrazione quando;

I) la transazione risulta da un contratto redatto per iscritto ed anteriore al pagamento del canone;

II) sia sufficientemente documentata l’utilizzazione e, quindi, l’inerenza del costo sostenuto;

b) canoni oscillanti tra il 2 e il 5% potranno essere ritenuti congrui, oltre che alle condizioni di cui al punto precedente, qualora;

I) i dati “tecnici giustifichino il tasso dichiarato (effettuazione di ricerche e sperimentazioni, obsolescenza inferiore all’anno o meno, vita tecnica, originalità, risultati ottenuti, ecc.);

II) il tasso dichiarato sia giustificata dai dati “giuridici”, emergenti dal contratto (diritto di esclusiva, diritto di concedere sub-licenze, diritto di sfruttamento delle scoperte o sviluppi del bene immateriale, ecc.);

III) sia comprovata l’effettiva utilità conseguita dal licenziatario;

c) canoni superiori al 5% del fatturato potranno essere riconosciuti solo in casi eccezionali giustificano dall’alto livello tecnologico del settore economico in questione o da altre circostanze;

d) canoni di qualunque ammontare corrisposti a società residenti in Paesi a bassa fiscalità potranno essere ammessi in detrazione e riconosciuti congrui solo alle condizioni più onerose previste al punto c).

[…]

Ecco, questo è, di fatto, il punto più importante di tutto l’articolo in quanto fornisce informazioni veramente importanti sulle aliquote di royalties e anche sulla documentazione che devi avere:

a) i canoni di royalties fino al 2% sono considerati accettati dall’Agenzia delle Entrate nel momento in cui c’è:

1) un contratto scritto anteriore ai canoni prelevati (io aggiungerei con data certa, che puoi applicare utilizzando la e-mail Pec);

2) sia provato che il costo è inerente alla S.r.l. e che ci sia prova che la società stia utilizzando veramente il know how.

b) i canoni di royalties tra il 2% ed il 5% possono essere ritenuti congrui se rispettano i casi precedenti e, in aggiunta, “i dati tecnici” giustificano il maggior valore.

Cosa che, secondo me, si concretizza predisponendo una perizia di valutazione precisa del marchio per comprendere se puoi prelevare un importo di royalties maggiore del 2%, cosa che in genere è fatta attraverso la perizia di un perito.

Inoltre, devono esserci un elemento di originalità, uno storico dei risultati ottenuti, uno storico di utilizzo, se ci sono state delle attività di ricerche e sperimentazioni oppure se ci sono delle tutele giuridiche come, ad esempio, il diritto di esclusiva, e, in generale, che ci sia una utilità vera in capo a chi utilizza lo sfruttamento economico del know how.

c) per i canoni di royalties superiore al 5%, oltre ai punti visti in precedenza, deve essere riconosciuto solo in casi eccezionali, giustificato dall’alto livello tecnologico (buono per chi lavora in settori in cui si sviluppano software), oppure se ci sono altre circostanze.

Circostanze che non sono delineate e, quindi, di sicuro ci vorrà un intervento di un giudice per comprendere se, queste circostanze, sono adeguate o meno per riconoscere tollerata una maggiore percentuale di royalties.

Pezzo 4:

[…]

Nel settore siderurgico, ad esempio, per lo sfruttamento di brevetti, i canoni corrispettivi del diritto di licenza oscillano tra l’uno e il cinque per cento del fatturato annuo, in altri settori economici, caratterizzati da una più alta evoluzione tecnologica (elettronica, chimica, ecc.) il corrispettivo può giungere al 7% del fatturato annuo.

[…]

Ho voluto inserire questo punto per mostrare che, nella circolare del Ministero del 1980, sono stati presi in considerazione anche altri valori per le royalties da attribuire al know how di specifici settori.

Per esempio, nel settore dell’elettronica e della chimica, ,sono considerate tollerabili delle royalties del 7% (parametro indicato nella circolare, quindi, presumo che sia tollerato questo maggior valore).

Arrivati a questo punto, bisogna fare un passo ulteriore per comprendere come mai un valore ipotetico del 2% delle royalties possa essere considerato un valore valido dalla legge anche senza la perizia di valutazione.

Ti dico questo perché non è detto che quello che è previsto dalle circolari dell’Amministrazione Finanziaria sia sempre vero e considerato valido, questo in quanto ci sono casi in cui i giudici posso dare ragione al contribuente (parimenti non è detto che, per forza, ed in tutte le occasioni l’Amministrazione Finanziaria si comporti correttamente).

Infatti, solo nel momento in cui dei giudici della Cassazione prevedono che una certa cosa sia corretta, si può affermare che sia “definitivamente” giusta per la legge.

Per questo motivo, adesso andiamo insieme ad analizzare la sentenza della Corte di Cassazione del 5 aprile 2019 n.9615.

Grazie a questa sentenza, i giudici confermano quanto è stato previsto dall’Amministrazione Finanziaria nella circolare n.32 del 1980, ossia che il 2% di royalties è un dato che è considerato tollerato.

Infatti, è grazie a questa sentenza della Cassazione che possiamo affermare che, quanto è previsto per le royalties, sia effettivamente un valore che puoi utilizzare per difenderti in caso di contestazioni con il Fisco.

Perché si è creato un precedente in cui, dei giudici della Cassazione, hanno stabilità che questo valore (che poi è quanto stabilito dalla stessa Agenzia delle Entrate) è valido per individuare il valore di mercato per poter prendere delle royalties considerate adeguate.

Valore adeguato che, di fatto, puoi prendere senza dover fare una perizia, in quanto ci sono dei giudici della Cassazione che hanno stabilito che il valore indicato nella circolare in questione rappresenta un valore di mercato.

 

 

Sentenza della Corte di Cassazione del 5 aprile 2019, n.9615

Qui, di seguito, riporto i pezzi più importanti della sentenza della Corte di Cassazione del 5 aprile 2019 n.9615.

In sostanza questa sentenza afferma che, quanto riportato dalla circolare vista in precedenza per quanto riguarda il 2% di royalties sul know how del marchio, è un dato valido.

Per ogni pezzo riporto, successivamente, una breve descrizione per sintetizzare il contenuto al meglio.

Pezzo 1:

[…]

La C.T.R. riteneva, inoltre, che l’adozione dei criteri indicati nella circolare citata costituisse una seria presunzione, che spostava sul contribuente l’onere di provare la normalità del valore pattuito.

Nel caso di specie, secondo i giudici di appello, la società ricorrente non aveva dimostrato la sussistenza delle condizioni (relative ai dati tecnici dell’impresa, al contenuto del contratto e all’effettiva utilità del licenziatario) che, secondo i parametri contenuti nella circolare citata, consentivano di ritenere normale un valore superiore al 2%.

[…]

Sintesi: il contribuente non aveva fornito, davanti ad un giudice regionale di Appello, i dati tecnici dell’impresa, il contenuto del contratto e l’effettiva utilità del licenziatario; quindi, non aveva diritto neanche a prendere il 2%.

Questo sta a testimoniare che questi 3 elementi sono quelli minimi che devi avere per prendere le royalties del 2% del fatturato della tua S.r.l., anche senza utilizzare una perizia.

Ovviamente in questo pezzo si comprende che il giudice ha dato torto al contribuente, ma dandogli torto ha affermato che, appunto, con questi elementi previsti dalla circolare visti in precedenza, puoi prendere il 2%.

Io aggiungerei che, se vuoi prendere un valore di royalties maggiore, ti consiglio di farti fare prima una perizia di valutazione del know how.

Quindi, anche i giudici della Cassazione hanno stabilito che sia il contribuente a dimostrare che il valore delle royaltes deve essere maggiore al 2%.

In un certo senso, puoi applicare qualsiasi valore di royalties che tu ritieni corretto, ma questo a condizione che hai degli elementi di prova a sostenere la tua tesi di un maggior valore rispetto al 2% che è considerato un valore di mercato.

Pezzo 2:

[…]

Per la determinazione del valore normale si fa riferimento, in quanto possibile, ai listini ed alle tariffe del soggetto che ha fornito i beni o servizi e, in mancanza, ai listini delle camere di commercio ed alle tariffe professionali, tenendo conto degli sconti d’uso. Per i beni e i servizi soggetti a disciplina dei prezzi si fa riferimento ai provvedimenti in vigore.

[…]

Ho inserito questo semplicemente per segnalare che i giudici considerano giusto, per individuare il valore di mercato delle royalties del know how senza bisogno di utilizzare una perizia, anche fare riferimento :

– ai listini ed alle tariffe del soggetto che ha fornito i beni e servizi;

– in mancanza anche ai listini delle camere di commercio;

– alle tariffe professionali.

Parametri che, magari, non potrai sempre utilizzare in tutte le circostanze, ma che ti forniscono comunque una idea sul dove prendere dei riferimenti per calcolare al meglio le royalties, senza dover per forza farti fare la perizia da qualcuno.

Pezzo 3:

[…]

Il giudice di appello ha ritenuto che il superamento dei valori assunti come “normali” dalla circolare 22 settembre 1980, n. 32, non fosse giustificato alla luce degli elementi concreti della fattispecie e che correttamente l’Ufficio avesse rideterminato il valore delle prestazioni entro il 2%, attenendosi alla Circolare citata, che ha recepito le indicazioni del rapporto redatto dall’OCSE nel 1979.

La circolare individua tre livelli per valutare il valore normale delle royalties: il primo, non sospetto, fino al 2%; il secondo dal 2% al 5%, determinato in base ai dati tecnici dell’impresa ed al contenuto del contratto, con particolare riferimento all’utilità del licenziatario; il terzo oltre il 5% per casi eccezionali, giustificati dall’alto livello tecnologico del settore economico di riferimento.

La decisione della C.T.R. non appare in contrasto con il T.u.i.r., art. 110, comma 7 (né con il D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 39 e 40), poiché il giudice di appello ha ritenuto che sussistesse una serie di elementi, che, unitamente considerati, concorrevano a formare un quadro indiziario idoneo a legittimare l’accertamento dell’Ufficio ai sensi dell’art. 110, comma 7; inoltre ha assunto le percentuali indicate nella circolare n. 32 del 1980 quale parametro oggettivo per la determinazione del “valore normale”, in mancanza di elementi di prova contrari o diversi forniti dalla contribuente.

La soluzione adottata è in linea con il principio pacifico, in tema di accertamento delle imposte sui redditi, secondo cui l’onere della prova dei presupposti dei costi ed oneri deducibili, concorrenti alla determinazione del reddito d’impresa, ivi compresa la loro inerenza e la loro diretta imputazione ad attività produttive di ricavi, incombe al contribuente (v. Cass. 25/02/2010, n. 4554; Cass. 30/07/2002, n. 11240).

[…]

Questo pezzo afferma che:

– i giudici regionali (ossia di appello) hanno affermato che, in base alla documentazione che ha portato il contribuente, non ci fossero i presupposti per richiedere delle royalties maggiori al 2%, appunto perché non ha portato gli elementi indicati nel precedente punto. Quindi,  se hai gli elementi visti nei punti precedenti, potresti chiedere alla tua S.r.l. le royalties al 2% senza farti fare una perizia di valutazione del know how;

– i giudici della Cassazione confermano, dunque, che il 2% di royalties è un valore corretto e che ,se il contribuente vuole prelevare delle royalties maggiori, allora deve portare elementi di prova a sostegno della sua tesi; in sostanza significa il fatto di farsi fare una perizia di valutazione del know how;

– i giudici della Cassazione hanno confermato che le royalties individuate dalla circolare n.32 del 1980 sono considerate un valore idoneo in mancanza di elementi di prova contrari. Pertanto, questi sono i valori delle royalties minime. Puoi prendere delle royalties maggiori, ma a condizione che tu possa dimostrare il contrario (ossia devi farti fare una perizia di valutazione del know how se vuoi prendere delle royalties maggiori).

– come ultimo elemento, segnala che l’onere della prova della deducibilità dei costi incombe al contribuente, in quanto è lui che è “più vicino” alle prove.

 

Come applicare queste regole a tuo vantaggio?

Ovvio che l’Agenzia delle Entrate può contestare tutto al contrario di tutto, come, dove e quanto gli pare.

Oppure può capitare che ti trovi davanti un funzionario dell’Ente che ti prende di mira, ma attualmente l’Amministrazione Finanziaria ha una circolare “interna” che ha riconosciuto accettabile il 2% di royalties per lo sfruttamento del marchio della S.r.l., anche senza fare la perizia (a patto di rispettare specifiche indicazioni).

Oltretutto, ove tu trovassi una contestazione ingiusta da parte di un funzionario dell’Ente, ecco che dovresti ricorrere ad un giudice tributario, ma lo faresti sapendo che, oltre a quello che ha previsto la circolare n.32 del 1980, la Cassazione (che sono i giudici di ultimo grado), riconosce valido l’importo del 2%, indicato nella circolare come valore tollerabile.

Questo significa che, nel momento in cui tu hai una S.r.l., possiedi un marchio vero che è di tua proprietà, puoi darlo in sfruttamento economico alla tua società e ottenere, in cambio, delle royalties del 2%, anche senza dover fare una perizia.

Importo che dovrebbe essere tollerato dall’Amministrazione Finanziaria perché è indicato sia in una circolare ministeriale, sia previsto dalla Cassazione.

Mentre, se vuoi prendere delle royalties per un importo maggiore rispetto al 2%, allora ti consiglierei di fare preventivamente una perizia di valutazione per comprendere il valore delle royalties da prendere dalla tua S.r.l. per lo sfruttamento economico del marchio alla tua società.

Detto anche in un altro modo, se non vuoi, per qualsiasi tuo motivo, pagare la perizia di valutazione del marchio, allora puoi prelevare il 2% di royalties ugualmente, sapendo che hai una buona protezione fiscale in base a quanto è stabilità dall’Ente e dai giudici.

 

(capitolo omaggio) Puoi evitare anche l’abuso del diritto e l’esterovestizione

Mentre preparavo questa nuova circolare, mi sono accorto che le implicazioni di questi 2 documenti hanno dei risvolti molto positivi per il contribuente in altri ambiti imprenditoriali.

Infatti, le informazioni che sono presenti nella circolare n.32 del 1980 del Ministero della Finanza, le puoi utilizzare per evitare l’abuso del diritto e per comprendere come gestire il rapporto in ambito internazionale per evitare l’esterovestizione.

Puoi evitare l’abuso del diritto perché, se le transazioni della vendita dei beni e dei servizi le fai al valore di mercato, non puoi abusare di un contratto che è ritenuto valido, appunto perché la vendita è stata fatta al suo valore di mercato.

Il Fisco si incazza nel momento in cui noi utilizziamo uno strumento non vero, oppure che ha un prezzo sottostimato o sovrastimato (questo è un principio importante).

Nel momento in cui il Fisco, e poi i giudici, accettano che un certo valore è tollerato in quanto è un valore normale, ossia un valore di mercato, ecco che, se lo strumento contrattuale che utilizzi è vero, eviti possibili contestazioni di abuso del diritto.

Lo stesso principio vale per l’esterovestizione.

Lo Stato non vuole che porti all’estero dei ricavi utilizzando fatture false, oppure sovrafatturando delle prestazioni di servizio o di vendita di prodotti.

Quindi, finchè ti limiti a portare all’estero dei ricavi perché derivano da acquisti che sono reali e fatti al prezzo di mercato (ossia al valore “normale”) NON puoi cadere in un reato di esterovestizione.

Nello stesso modo, fino a che tu sei in Italia, coordini le attività delle società all’estero, ma porti in Italia una parte dei ricavi in base al valore di mercato delle tue prestazioni di servizi per “coordinazione”, in base alle indicazioni della circolare 32 del 1980 del Ministero delle Finanze, ecco che non puoi cadere in un reato di esterovestizione.

Questo in quando hai portato in Italia un valore imponibile che è considerato di mercato, ossia di “valore normale” dall’Amministrazione Finanziaria (questo è un altro importante principio che voglio condividere con te).

Perché ti puoi proteggere dal reato di esterovestizione anche se lavori in Italia e coordini le attività all’estero?

Nella circolare sono riportare le indicazioni per quantificare il valore del servizio della casa madre per i lavori di “organizzazione del gruppo”.

In questo modo, questa cosa, ti permette di avere un parametro di riferimento da far fatturare alla tua S.r.l. italiana che controlla una società estera, consentendoti di lavorare fisicamente in Italia, coordinare il lavoro all’estero da parte dell’Italia e avere un valore congruo (da far fatturare dalla S.r.l. italiana alla società estera) per i lavori svolti per conto della società estera evitando l’esterovestizione.

Anche se non hai un valore preciso, comunque mostri di non voler fare esterovestizione.

 

Cose a cui stare attenti – Consigli finali

1) La Circolare del 22/09/1980 n. 32 – Min. Finanze – Imposte Dirette riguarda il valore di mercato di trasferimento tra due società collegate. Dunque, la circolare NON parla espressamente delle royalties che il privato può prelevare dalla propria S.r.l., ma ciò non toglie che, se tu applichi sempre il valore di mercato, il Fisco non ti possa contestare nulla.

La circolare in questione afferma che il 2% è un valore ritenuto tollerato dall’Amministrazione Finanziaria.

Siccome l’Agenzia delle Entrate può rettificare i costi che non sono ritenuti di mercato, e siccome la circolare afferma che il 2% è un valore ritenuto di mercato, allora questa disposizione dovrebbe essere ritenuta valida anche in altri casi oltre che le transazioni tra 2 società collegate.

Potrebbe esserci qualcuno che afferma che quello indicato dalla circolare, e dalla sentenza di cui hai letto in questo articolo, descriva un caso diverso rispetto al socio che prende delle royalties dalla propria S.r.l., ma il principio che vuole il Fisco è rispettato. Dunque, il meccanismo è lo stesso.

2) Il fatto che il 2% sia un valore riconosciuto valido dall’Agenzia delle Entrate non esime gli imprenditori dall’ avere un know how vero e NON utilizzare un marchio finto per prenderti le royalties.

3) Il fatto che l’Agenzia delle Entrate tollera questo valore non significa che non avrai mai nessuna tipologia di contestazione fiscale in caso di accertamento.

Ti possono capitare accertamenti fiscali sul valore che tu hai determinato del know how e, poi, dovrai sempre dimostrare che il valore del tuo know how da te determinato è corretto, oppure difenderti mostrando quanto l’Amministrazione Finanziaria ha già previsto in questa circolare, circolare il cui contenuto è stato confermato in una sentenza della Corte di Cassazione.

4) Questo non vuole dire che in automatico questo sia sempre così, ma è anche vero che si è creato un precedente in cui dei giudici di ultimo grado hanno dichiarato che il valore delle royalties giusto è quello indicato dall’Agenzia delle Entrate in quella specifica situazione.

 

 Conclusioni

Grazie a questa circolare ora conosci quante royalties puoi prendere dalla S.r.l. se non vuoi fare una perizia di valutazione del marchio.

In tutti i casi in cui hai un’azienda sappi che, se tu volessi veramente dormire sonni tranquilli, proteggere il tuo patrimonio personale, proteggere il tuo investimento aziendale, tutelare la tua famiglia e il tuo futuro, la soluzione migliore risiede nell’utilizzare una S.r.l. .

Ma non basta.

Devi infatti anche verificare di: produrre utili in abbondanza, avere sempre la liquidità necessaria per far funzionare l’azienda regolarmente e utilizzare il più possibile strumenti di pianificazione fiscale nella tua società per ridurre le imposte della S.r.l. .

Stai però attento, perché gestendo in modo inappropriato una S.r.l., rischi di pagare più del 70% di imposte e contributi (tanto quanto una ditta individuale, ma solo con la S.r.l. puoi ridurre il carico fiscale complessivo).

Mentre, dal lato opposto, con una gestione fiscale efficace della S.r.l., le imposte possono essere ridotte fino al 28%.

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