Ciao, ti do il benvenuto in questo nuovo articolo del blog di Efficacia Fiscale per approfondire un argomento molto importante che ogni tanto affiora durante le consulenze di Efficacia Fiscale che faccio insieme ai miei nuovi clienti: come gestire il carico contributivo di un imprenditore che ha una S.r.l. in modo da maturare il diritto alla pensione senza dover essere ammazzato di contributi Inps.

Da commercialista che proviene da una famiglia di imprenditori, e che ama lavorare gomito a gomito con i clienti imprenditori, ho un atteggiamento positivo nei confronti del tempo che scorre. Mi rendo conto che arrivati ad un certo punto della propria vita si tirano le somme per capire se si riesce a prendere qualcosa a titolo di pensione dallo Stato.

C’è anche da dire che, in Italia, il carico tributario (fiscale e contributivo) è molto alto ed a nessun imprenditore piace pagare tanti contributi per ritrovarsi, poi, con una pensione troppo bassa, oppure inesistente, tale da non riavere indietro neanche quello che è stato versato.

E per questo ci sono io 😊 che, come ben sai se sei un assiduo lettore degli articoli che pubblico sul sito www.efficaciafiscale.com, se ascolti i miei Podcast, se guardi i miei video e partecipi alle dirette sul mio canale YouTube Commercialista Simone Calisti, non sono un dogmatico che recita la legge.

Sono un pragmatico, che parte dalla legge per esporti i vari modi in cui puoi fare più soldi con la tua S.r.l. grazie all’Efficacia Fiscale e grazie alla Contabilità Controllata mensile. E che ora, come leggerai, sta pensando anche al tuo futuro di imprenditore con una pensione grazie al sacrificio fatto negli anni passati.

Sei pronto a scoprire come gestire la tua pensione da imprenditore che ha, o intende costituire, una S.r.l.?

Bando alle ciance and let’s go…

 

La pensione difficilmente sarà eliminata del tutto, quindi pianifica di versare almeno i contributi “fissi” minimi annuali

Caro imprenditore, ti do il benvenuto in questo nuovo Podcast del blog di Efficacia Fiscale, il blog con le soluzioni fiscali specifiche per tutti gli imprenditori che hanno una S.r.l. o che ne vogliono aprire una nuova.

Oggi prendiamo in considerazione una richiesta fatta da un mio cliente.

Affronteremo come gestire l’aspetto pensionistico all’interno della S.r.l. o, comunque, come gestire il carico contributivo e pensionistico di un imprenditore che ha una S.r.l. .

Sappiamo che, la S.r.l., ha più elasticità riguardo le tipologie di contributi Inps, a differenza di una ditta individuale o di una società di persone dove vi sono strumenti contributivi molto più rigidi.

Partirò da una check-list e da appunti che ho assemblato durante le varie consulenze al fianco di imprenditori che hanno una S.r.l. .

Troverai sicuramente delle mie considerazioni, in quanto molti aspetti che riguardano l’Inps magari non sono chiari e, per di più, nel corso degli anni possono cambiare.

Non mi riferisco ad informazioni nascoste, ma molte comunicazioni messe a disposizione dei cittadini come circolari a volte sono difficili da interpretare.

Non abbiamo moltissimi strumenti per quanto riguarda l’aspetto pensionistico, ma sicuramente abbiamo dei “paletti” attraverso cui possiamo prevedere come gestire al meglio l’aspetto contribuivo.

Faccio una piccola premessa.

Come già detto prima, le regole sicuramente cambieranno, ma indipendentemente dall’età che si ha, è importante versare contributi ai fini pensionistici.

Consiglio anche all’imprenditore “internazionale”, se può, di gestire questo aspetto in Italia.

Non sapremo mai se le regole in vigore ora per la pensione dureranno 20 anni, 10 anni, o magari solo altri 5 anni (anzi, molto probabilmente cambieranno).

Attualmente c’è la quota 100, che però non è stata rinnovata e, quindi, sicuramente cambierà. Ovviamente parliamo di cambiamenti strutturali.

Il primo “paletto”, o meglio concetto, da tenere in considerazione è questo che leggerai di seguito.

E’ vero che c’è nell’aria l’idea che le pensioni, in un futuro, non ci saranno più.

Questo perché, anni fa, chi è andato in pensione, potrebbe ricevere una pensione che ha un importo maggiore rispetto a ciò che era stato versato ai fini pensionistici.

Con il passare del tempo, probabilmente, chi andarà in pensione in futuro, potrebbe ricevere un importo di pensione minore rispetto ai contributi Inps versati ai fini pensionisti.

A questo punto la paura, forse di molti, è che con il passare del tempo le pensioni scompariranno del tutto.

Posso, però, affermare che, secondo me, la pensione non andrà mai a scomparire.

È impossibile, infatti, che il sistema pensionistico italiano affermi ciò, altrimenti non avrebbe senso continuare a versare i contributi.

Certo sappiamo che i contributi versati servono anche per altri sussidi, come la disoccupazione, la maternità, ecc.

Per quanto le pensioni possano diminuire, non andranno mai a scomparire.

Proprio per questo l’obiettivo dell’imprenditore, versando i contributi, è quello di arrivare all’età della pensione così da ricevere almeno il minimo pensionistico previsto.

Il consiglio è quello di non versare contributi eccessivi, basta versare il minimo previsto dalla legge, per avere, in qualche modo, un anno di contribuzione per poi avere, almeno, una pensione minima.

Non si andrà, quindi, a creare uno spreco contributivo, ma si andrà a massimizzare la differenza tra quello versato all’Inps e quello che sarà percepito ai fini pensionistici.

Ricordo che, per avere diritto alla pensione, è necessario aver versato un minimo di anni di contributi, pertanto, è importante controllare e gestire questo aspetto.

È bene essere sempre aggiornati perché, come si può notare, più passa il tempo e più anni contributivi bisogna versare per poter avere almeno una pensione minima.

Perciò, se gestisci oggi il minimo sindacale contributivo, meno dovrai impazzire in un futuro per recuperare gli anni che hai perso a non versare contributi.

Pensiamo che i contributi siano uguali per tutti, ma non è affatto così.

Per comprendere quanto è l’importo “minimo” da versare per un imprenditore ai fini dei contributi Inps per aver maturato un anno di pensione, occorre prima comprendere quali sono le tipologie di contributi Inps che puoi pagare con una S.r.l. .

 

Le 3 tipologie di contributi Inps

Vi sono 3 tipologie di contributi Inps differenti.

Ad ogni tipologia di contributi corrisponde un diverso grado di pensione che spetterà all’imprenditore in futuro.

L’imprenditore di una S.r.l. può rientrare in ognuna di esse.

1 – Contributi pagati dai dipendenti

Questi vengono pagati sulla busta paga, dove troviamo sia il contributivo dell’Inps che paga il dipendente sia il contributo che paga la S.r.l. per conto del dipendente.

Questa è la migliore categoria in quanto la pensione è data in maggiore quantità rispetto alle altre tipologie di contributi.

Un dipendente, infatti, riceve maggiore pensione rispetto ad un professionista o un imprenditore che versano contributi alla gestione separata. È anche più tutelato e più protetto.

2 – Contributi Inps commercianti e artigiani

Questi sono i contributi pagati dalla maggior parte degli imprenditori e vanno calcolati in base alla tipologia di attività svolta.

Se effettui un’attività di commercio fai parte della categoria commercianti, se invece svolgi un’attività artigianale, dove il prodotto viene creato dalle tue mani, allora fai parte della categoria artigiani.

Non vi è moltissima differenza tra le due categorie, forse solo il fatto che i contributi Inps artigiani sono di poco più bassi.

In un certo senso, tutti gli imprenditori, sia come ditta individuale, sia come soci di S.r.l., pagano i contributi Inps della gestione commercianti o artigiani (ovviamente con una S.r.l. hai maggior strumenti fiscali per ridurre questo onere tributario).

3 – Contributi della gestione separata

Questa è la peggiore categoria.

Riguarda quella tipologia di cassa di contributi che pagano i professionisti iscritti all’albo, oppure gli amministratori di società che ricevono un compenso.

La gestione separata ha, sicuramente, un meccanismo diverso e aliquote differenti rispetto all’Inps commercianti e artigiani.

I contributi versati da professionisti, o da amministratori di società, sono qualitativamente i peggiori cioè, a parità di versamenti, perchè ricevi una quantità di pensione inferiore rispetto alle altre 2 casse contributive Inps.

Proprio in virtù di questo, l’obiettivo è quello di cercare di limitare l’impatto dell’Inps, pagando i contributi minimi previsti dalla legge, in maniera da garantirsi un anno di anzianità di pensione coperto. Cosa che scoprirai proseguendo con la lettura.

Come già detto prima, in una S.r.l. possono coesistere 3 tipologie di contributi Inps.

Mi spiego meglio.

Se sei socio di una S.r.l., probabilmente, pagherai i contributi Inps commercianti o artigiani in base alla tipologia di attività svolta.

Se sei socio di una S.r.l. che lavora qualitativamente come un dipendente, allora puoi valutare di attribuirti una busta paga tanto quanto un dipendente.

Se, invece, sei un amministratore con compenso, allora pagherai i contributi Inps alla gestione separata in funzione del compenso che prendi.

Ovviamente, all’interno della S.r.l. possiamo avere amministratori, soci o non soci, che possono o no percepire compenso da amministratore della società.

Dunque, qui di seguito, ti descrivo come devi utilizzare questi contributi al meglio.

Prima descrivo come utilizzare nel miglior modo i contributi per i dipendenti, poi quelli della gestione commercianti e, per finire, quelli della gestione separata.

 

1) I contributi Inps pagati dal socio dipendente della S.r.l. con la busta paga

In specifici casi può capitare anche l’ipotesi in cui un socio della S.r.l. sia anche dipendente con busta paga.

In questo caso il versamento avviene in una cassa Inps migliore, perché al socio operativo gli sono attribuiti gli stessi contributi Inps di un dipendente.

Anche se, questo tipo di situazione, è davvero difficile trovarla all’interno di una società.

Il dipendente sulla busta paga ha una piccola percentuale di contributi che vengono detratti dall’importo da percepire, il datore di lavoro integra tali contributi che versa per il dipendente.

È proprio questo il motivo per cui i datori di lavoro fanno fatica ad assumere personale, perché il carico contributivo e fiscale di un dipendente è molto alto e quest’ultimo, di conseguenza, si lamenta dato il basso stipendio percepito.

Così facendo, puoi trovarti nella condizione di essere un socio operativo e, comunque, pagare gli stessi contributi Inps di un dipendente in quanto ti attribuisci una busta paga perché sei sotto la direzione di un organo amministrativo.

Ti consiglio, tutte le volte in cui tu sei un socio lavoratore della S.r.l. e puoi attribuirti correttamente una busta paga da dipendente, di farlo.

Questo in quanto i contributi che tu versi come socio dipendente ti garantiscono una buona pensione. Di sicuro molto è meglio rispetto che versare i contributi alla gestione commercianti o alla gestione separata.

 

2) I contributi Inps artigiani e commercianti pagati dal socio lavoratore della S.r.l.

Affrontando, invece, la seconda tipologia di contributi, quella riferita alla gestione commercianti e artigiani, possiamo dire che è l’imprenditore a pagare l’intero carico contributivo, sia i contributi entro il minimale, sia i contributi eccedenti il minimale.

Di sicuro, un socio appena è operativo paga quelli che si chiamano “contributi fissi”.

In poche parole, ogni anno, ogni socio operativo è obbligato a pagare circa 3.850,00 € di contributi Inps fino ad un reddito attribuito di 15.900,00 € (definiti contributi sul reddito minimale).

Sia che il socio operativo produca un reddito pari a zero, sia che arriva alla soglia 15.900,00 €, è obbligato a pagare un importo fisso di 3.850,00 € all’anno.

Quindi, questo conferma come, ogni anno, in automatico bisogna pagare una cifra pari circa a 3.850,00 €, cifra che, ogni anno, tende ad aumentare.

Se il socio operativo produce un reddito maggiore, sulla parte di reddito superiore viene applicata un’aliquota del 24,09% per quanto riguarda i contributi Inps commercianti, da pagare in sede di dichiarazione dei redditi (definiti contributi sul reddito eccedenti il minimale).

Se, invece, si produce un reddito pari a zero, o addirittura una perdita, i contributi minimi fissi di 3.850,00 € devono essere, comunque, versati.

In questo caso ti consiglio di cercare di versare solo i contributi fissi sul reddito minimale in quanto questi ti permettono di accumulare un anno valido ai fini della pensione su una base di calcolo di un reddito di 15.900,00 € circa.

L’ulteriore vantaggio che hanno i contributi della gestione commercianti è che li paghi anche se per un anno hai una perdita fiscale, quindi maturi sempre un anno di pensione perché sei costretto a pagare i contributi fissi.

Quello a cui devi prestare attenzione, a mio parere, è di limitare, o evitare di pagare, i contributi sul reddito eccedenti il minimale, ossia quelli del 24% variabili sulla quota di utile della S.r.l. a te attribuibile di 15.900,00 € circa.

Questo in quanto tu li versi in più rispetto a quello che ti serve per avere un anno di pensione ma, poi, non sei certo che un maggior versamento per te corrisponda ad una pensione più alta in futuro o, comunque, non sei certo di avere una pensione tanto più alta da coprire quello che hai versato negli anni addietro.

I contributi Inps non sempre li puoi eliminare, ma è anche vero che, con una S.r.l., hai un ottimo alleato per limitare il versamento dei contributi Inps solo a quelli fissi annuali che ti permettono di poter lavorare regolarmente nella S.r.l. e continuare a maturare un anno di pensione.

 

3) I contributi della gestione separata dell’amministratore della S.r.l. 

Affrontiamo ora i contributi della gestione separata Inps.

La gestione separata funziona in maniera diversa, non ha dei contributi fissi minimi, ma, questi, vengono pagati in percentuale del compenso da amministratore della S.r.l. che gli viene attribuito.

Se, come amministratore, non prendi compenso non devi pagare i contributi Inps.

Se, invece, percepisci un compenso dobbiamo tenere in considerazione due casi diversi:

1 – se stai pagando altri contributi, allora, l’aliquota da tenere in considerazione per il compenso da amministratore è pari al 24% del compenso attribuito (questo è il caso in cui l’amministratore della S.r.l. svolge anche un ruolo come socio lavoratore della società che paga già i contributi della gestione commercianti/artigiani);

2 – se non stai pagando altri contributi di nessun genere, allora, l’aliquota da prendere in considerazione è pari a 34,23% del compenso attribuito all’amministratore (questo è il caso di un imprenditore che è solo amministratore della S.r.l., oppure di un socio che è solo un socio finanziatore non operativo che svolge unicamente la funzione di amministratore).

Siccome nella maggior parte dei casi i contributi che paghi con la S.r.l. sono quelli relativi ai contributi Inps commercianti oppure ai contributi relativi alla gestione separata, allora ti indico come devi utilizzarli al meglio per poter avere una pensione futura senza doverti ammazzare di contributi Inps da pagare.

Tutte le volte che prendi solo il compenso da amministratore di S.r.l., versando i contributi alla gestione separata, quello che ti consiglio di fare, almeno nel lungo periodo, è quello di alzare il compenso da amministratore almeno ad un lordo imponibile Inps di 15.900,00 € circa (che è lo stesso importo minimo di reddito previsto per la gestione commercianti vista in precedenza).

Questo in quanto se versi i contributi Inps della gestione separata su questo importo, almeno sei certo di maturare un anno intero di pensione.

Mentre, la mia preoccupazione, è che versando i contributi Inps alla gestione separata su un reddito imponibile Inps minore, rispetto alla soglia di 15.900,00 €, l’Inps ti considera i versamenti validi ma non ti considera un anno intero di anzianità contributiva.

Ossia, tu puoi anche aver versato i contributi da amministratore per un intero anno, ma se l’ammontare annuale complessivo è inferiore a questa soglia, allora non ti viene considerato un anno di anzianità, ma un anno parziale.

Nulla di grave, ma è un concetto che devi sapere.

Ricordati che l’imponibile Inps è diverso rispetto all’imponibile Irpef, cosa che il tuo commercialista o consulente del lavoro di coordinerà nel modo opportuno.

 

 

Questo è quello che devi sapere per avere diritto a ricevere una pensione senza dover pagare contributi eccessivi

Tutte le volte che devi gestire gli aspetti contributivi Inps tuoi personali grazie alla S.r.l., devi ricordarti che l’obiettivo che sta a cuore agli imprenditori non è quello di evadere totalmente il pagamento dei contributi Inps.

Ma è quello di limitare i versamenti eccessivi di contributi Inps per cercare di avere, poi in futuro, un’adeguata pensione che rispecchi almeno quanto è stato versato in tutta la vita lavorativa dell’imprenditore.

Il tuo obiettivo è, in sostanza, avere la miglior massima resa tra un adeguato pagamento di contributi ed una prospettiva di pensione futura.

Per massimizzare la resa dei contributi Inps, senza ammazzarti di tributi, devi pagare il minimo contributivo previsto dalla legge in un anno per aver riconosciuto un anno di anzianità di pensione (questo in quanto, a mio parere, la pensione non dovrebbe scomparire del tutto, ma sarà ridotta al minimo possibile).

Adesso ti mostro quello che devi fare con maggiore precisione quando paghi i contributi Inps della gestione commercianti e quelli della gestione separata.

Non ho voluto considerare il caso in cui tu sei un socio lavoratore con busta paga in quanto sono situazioni rare e soprattutto perché, anche versando i contributi considerando un part time minimo, ti dovrebbero considerare ugualmente valido un anno di pensione intera.

Quindi, non hai paura di perdere anni contributi o di pagare elevati contributi. Questo in quanto le pensioni dei dipendenti hanno maggiore tutela rispetto agli altri due casi.

Esempio gestione commercianti Inps del socio lavoratore:

Nella gestione commercianti/artigiani vi è un minimo di contributi annui da pagare ogni anno, pari a 3.850,00 € (prevedendo un reddito minimo di 15.900,00 € circa), assicurandoti un anno di anzianità di pensione.

Siccome sono dei contributi fissi, dunque maturi un anno di pensione anche nel caso in cui la S.r.l. avesse una perdita perché questi contributi sono pagati “fissi” fino ad un reddito attribuito dalla S.r.l. al socio fino a circa 15.900,00 €.

In questo modo, quando tu sei un socio lavoratore iscritto alla gestione commercianti, sei sicuro di avere gli anni di pensione coperti.

Al contrario, quello a cui devi stare attento, è di evitare di pagare i contributi Inps eccessivi eccedenti il reddito minimale, questo perchè non è detto che ad un tuo maggiore versamento corrisponda un incremento di pensione.

Cosa che una S.r.l. ti permette di ottimizzare e che scoprirai nel proseguimento di questo articolo.

 

Esempio gestione separata Inps dell’amministratore della S.r.l.:

Se, invece, prendiamo l’ipotesi del socio amministratore della S.r.l. che svolge solo questa mansione, i contributi vengono assegnati in funzione del compenso che percepisce.

Se l’amministratore non prendesse un compenso, allora non pagherebbe i contributi Inps, quindi non maturerebbe nessuna pensione.

Dunque, ti consiglio di attribuire una pensione all’amministratore per fare in modo di dargli diritto ad una pensione futura.

Ma non solo.

Potresti pensare di attribuirti un compenso ridicolo, esempio 100,00 € al mese e credere che tu sia coperto. Cosa che non è vera, in quanto l’Inps ti considera valido un anno di anzianità pensionistica solo nel caso in cui l’importo annuale del compenso sia di 16.000,00 € come imponibile Inps.

Con un compenso da amministratore di S.r.l. basso, per esempio di 400,00 € al mese, è vero che i contributi da versare a nome dell’amministratore saranno bassi, ma è anche vero che non riuscendo a raggiungere l’importo minimo di reddito (di circa 16.000,00 €), i contributi versati non verranno considerati come un anno pensionistico.

Sono considerati validi, ma valgono meno di un anno di contribuzione.

Questa è una situazione da gestire al meglio.

L’obiettivo da tenere in considerazione è che, dovendo percepire solo il compenso da amministratore, devi raggiungere un reddito lordo Inps di almeno circa 16.000,00 €, in maniera tale da avere riconosciuto un anno di anzianità pensionistica.

 

Attenzione a non pagare il massimale dei contributi Inps in entrambe le casse

Adesso spostiamo l’attenzione su un argomento che, se non gestito al meglio, rischia di farti pagare più contributi del dovuto e non avere diritto ad una maggiore pensione.

I contributi Inps vengono versati fino ad un limite massimo di reddito annuale. Questo meccanismo vale sia per la gestione commercianti, sia per la gestione separata.

I contributi, sia della gestione commercianti/artigiani sia della gestione separata, si versano fino ad un reddito massimo di circa 105.000,00 € per ciascuna categoria pensionistica.

Quindi, se tu sei un socio operativo e la tua S.r.l. ha generato utili pari a 105.000,00 € e ti sei attribuito un compenso amministratore di 105.000,00 €, allora paghi i contributi su un totale di, utili più compenso, di 210.000,00 €.

Ma sappi che puoi ottimizzare questa situazione contributiva e, quindi, pagare i contributi solo su un totale di utili pari a 105.000,00 €, ossia puoi pagare la metà.

Ti dico questo perché, se la tua S.r.l. avesse veramente un utile alto con un compenso da amministratore a te attribuito molto alto, allora potresti valutare di non prendere il compenso da amministratore, oppure di diventare un socio finanziatore (ossia un socio non operativo).

Oppure, se tu preferissi prendere gli utili dalla S.r.l. solo come una normale distribuzione di utili, allora potresti valutare di essere amministratore senza compenso in modo da evitare di pagare i contributi “doppi” sul compenso dell’amministratore.

Cosi facendo, tu hai la possibilità di ottimizzare questo carico contributivo Inps grazie alla tua S.r.l. .

I contributi massimi che possono essere pagati in un anno sono pari a circa 25.500,00 €, per ciascuna cassa previdenziale Inps, cosa che diventerebbero più di 51.000,00 € se pagassi il massimo dei contributi sia nella gestione commercianti sia nella gestione separata.

Ecco, se hai una S.r.l. con un reddito elevato rischi di pagare 51.000,00 €, invece che 25.500,00 € mettendoci un pò di accortezza fiscale in più.

Direi che questi importi incominciano a diventare così alti, tali da iniziare a pensare a pagare, per lo meno, il massimale dei contributi Inps di 25.500,00 € in una unica cassa previdenziale Inps, invece che in 2 casse diverse rischiando che, poi, l’Inps non ti aumenti in maniera adeguata la tua pensione futura.

 

Chi paga i contributi Inps? Il socio oppure la S.r.l.?

Ora voglio mostrarti la differenza tra:

  • Contributi Inps del socio lavoratore, che sono personali e vengono pagati direttamente dal socio lavoratore e rimangono debiti personali. Questi contributi sono pagati direttamente dal socio lavoratore della S.r.l. e si possono dedurre solo dal reddito del socio;
  • Contributi Inps dell’amministratore con busta paga, simili a quelli di un dipendente, una parte viene pagata dall’amministratore e detratta in busta paga e l’altra parte viene pagata dalla società come contributi integrativi. Questi contributi sono pagati dalla S.r.l. e solo la società li può dedurre dal proprio reddito.

I contributi dell’amministratore, essendo pagati dalla S.r.l. sono, appunto, subito deducibili dal reddito della società, mentre i contributi del socio lavoratore, essendo pagati da lui stesso sono deducibili solo dal reddito personale, nella propria dichiarazione dei redditi che verrà presentata l’anno successivo.

Nel caso in cui paghi personalmente i contributi, ti invito a valutare l’idea di avere un reddito personale così da usufruire del bonus fiscale riferito alla deduzione.

È vero che i contributi della gestione separata, dove vengono versati i contributi dell’amministratore, è la peggiore, ma è anche vero che i contributi vengono pagati dalla S.r.l. e sono subito deducibili.

 

Se non hai nessun dipendente nella S.r.l., l’Inps potrebbe aprire d’ufficio una posizione commercianti Inps al socio unico, oppure al socio amministratore

Nel caso in cui hai una S.r.l., non vuoi  versare  l’Inps e non hai nessun dipendente, dopo qualche anno l’Istituto iscrive d’ufficio il socio amministratore.

In qualche modo, pertanto, l’aspetto pensionistico, o meglio dei lavoratori che operano all’interno della società, deve essere gestito nella maniera più idonea perché, nel caso in cui non risulti alcun dipendente che svolga la parte operativa della società, ecco che l’amministratore viene considerato anche socio lavoratore.

In sintesi, ti posso dire che ti conviene pianificare in anticipo come gestire il tuo piano pensionistico Inps in quanto, poi, l’Ente potrebbe aprire d’ufficio una posizione commercianti all’imprenditore che ha una S.r.l. senza avere nessun lavoratore all’interno.

Prima di concludere voglio specificarti che, come visto finora, non è molto saggio eliminare l’aspetto dell’Inps; è bene versare contributi minimi.

 

Strumenti per ottimizzare il carico contributivo – con una S.r.l. risparmi più contributi rispetto che con una ditta individuale 

Se hai una ditta individuale, e noti di avere un reddito molto alto, è opportuno pensare di diminuire l’impatto contributivo, cosa che puoi fare con una S.r.l. .

Facciamo un esempio pratico.

Se tu, come imprenditore di una ditta individuale, produci un utile di 100.000,00 €, dovrai versare contributi Inps pari a 24.000,00 €, ossia il 24%.

Intestati una quota della S.r.l. del 5%

Se, invece, hai una S.r.l. dove il 5% di quote è attribuita a te, socio lavoratore, e il 95% a tua moglie, i tuoi contributi da versare non saranno più riferiti all’intero importo dell’utile della società, bensì al 5% e, quindi, su 5.000,00 € di utile.

Così facendo pagherai i contributi Inps solo su un imponibile di 5.000,00 €, cosa che si tramuteranno nel pagamento di contributi fissi minimi, pari cioè a 3.850,00 €.

Tra pagare 24.000,00 € di contributi, oppure pagarne 3.850,00 €, credo che la differenza sia abbastanza notevole, in modo da spingerti a pensare a come ridurre il carico tributario, cosa che puoi fare senza problemi utilizzando una S.r.l., anziché una ditta individuale.

Qui, però, bisogna prevedere di avere un altro socio nella S.r.l., considerato come socio finanziatore che, in questo caso, è la moglie.

 

Quota di utile della S.r.l. diversa dalla quota del capitale sociale

Un altro metodo che potresti prendere in considerazione è quello di separare la quota di utile a te attribuibile dalla quota del capitale sociale.

È un metodo un po’ più complesso e non è sicuramente questo l’articolo per approfondire l’argomento (ho già scritto altri articoli su questo argomento).

Si potrebbe costituire una S.r.l. dove, in sede di costituzione, viene apposta una clausola che dichiara che tu, socio lavoratore, percepisci un utile pari al 5% ma hai un controllo pari al 95% delle quote. Così facendo i contributi saranno pari al 5%, percentuale riferiti all’utile attribuito.

Situazione confermata da me, e dai miei collaboratori, dopo aver consultato l’Inps.

 

Il terzo strumento da valutare è la costituzione di una società semplice per controllare la propria S.r.l. .

Tecnicamente non dovresti pagare contributi in quanto la società semplice può essere costituita solo per gestire un’attività non commerciale, ossia gestione di beni del patrimonio o un’attività agricola.

Anche se, questa situazione, è sconsigliabile in quanto i contributi Inps non vengono versati e, per noi imprenditori, non è proprio una cosa favorevole.

Anche in questa circostanza ci sono altri elementi da considerare, ma approfondirò l’argomento in un altro podcast.

Quello che ho voluto evidenziare qui è che l’impatto dell’Inps, se non può essere eliminato, può essere comunque mitigato al pagamento dei soli contributi “minimi” per poter avere riconosciuto valido un anno di anzianità contributiva, evitando di pagare importi eccessivi di contributi che non si concretizzerebbero in un aumento reale di pensione.

Non sono questi gli unici strumenti di efficacia fiscale che una S.r.l. può utilizzare, ma ve ne sono altri.

Ho preferito racchiuderli in un manuale nel quale troverai una check-list di oltre 94 strumenti di efficacia fiscale, che puoi scaricare gratuitamente, sul mio blog www.efficaciafiscale.com. Questi ti permetteranno di tagliare imposte e contributi della tua società.

Di certo ti dovrai avvalere dell’aiuto del tuo commercialista ma, nel caso in cui tu volessi approfondire la conoscenza con me, o fare una semplice consulenza, troverai all’interno del blog cosa devi fare per richiedere collaborazione.

Grazie per l’attenzione.

 

Conclusioni

Grazie alle informazioni contenute in questa circolare, ora sai come gestire il carico contributivo e pensionistico di un imprenditore che ha una S.r.l. in modo da maturare una pensione senza ucciderti di contributi da pagare.

In tutti i casi in cui hai un’azienda sappi che, se tu vuoi veramente dormire sonni tranquilli, proteggere il tuo patrimonio personale, proteggere il tuo investimento imprenditoriale, tagliare le imposte ed i contributi, tutelare la tua famiglia e il tuo futuro, la soluzione migliore risiede nell’utilizzare una S.r.l. .

Ma non basta.

Devi infatti anche verificare di:

  1. produrre utili in abbondanza nella S.r.l.,
  2. avere sempre la liquidità necessaria per far funzionare la S.r.l. regolarmente e…
  3. utilizzare il più possibile strumenti di risparmio fiscale, riservati per legge alla S.r.l., nella tua società per ridurre le imposte e contributi dell’imprenditore.

Stai però attento, perché gestendo in modo inappropriato una S.r.l., rischi di pagare più del 70,72% di imposte e contributi (tanto quanto una ditta individuale).

Mentre, dal lato opposto, con una gestione fiscale efficace della S.r.l., le imposte possono essere ridotte fino al 28%.

Tra il 70,72% di carico tributario ed il 28%, ci sono vari strumenti di pianificazione fiscale che puoi utilizzare grazie alla tua S.r.l. per tagliare il più possibile le imposte ed i contributi Inps.

Più strumenti di risparmio fiscale specifici per la S.r.l. applichi e più riuscirai a ridurre le imposte ed i contributi avvicinandoti al 28%.

Strumenti di risparmio fiscale specifici per la S.r.l. che troverai scaricando il manuale che riceverai compilando il form qui in basso.

Tutte le volte che decidi di utilizzare una S.r.l. per la tua attività imprenditoriale, ricordati che puoi accedere al servizio della Contabilità Controllata.

Seguendo la procedura della Contabilità Controllata, puoi rendere la tua S.r.l. una macchina che ti genera costantemente, ogni anno, più soldi di quelli che spendi.

Ogni 12 mesi avrai una S.r.l. con più utili rispetto a prima, con più soldi in banca rispetto a prima e la possibilità di tagliare il carico fiscale della società dal 70,72% al 28%.

Tutto questo grazie all’applicazione dei principi di Efficacia Fiscale e al controllo mensile dei numeri del bilancio della S.r.l. utilizzando la procedura della Contabilità Controllata.

In questo modo crei sempre più ricchezza per te e ottieni tutto il successo che ti meriti insieme alle persone a te care.

Se non puoi applicare la procedura della Contabilità Controllata sulla tua S.r.l. con il tuo commercialista, non preoccuparti.

In alternativa puoi inviare una e-mail direttamente a me all’indirizzo info@efficaciafiscale.com, con oggetto “Contabilità Controllata” e richiedere maggiori informazioni, specificando nella e-mail di quali informazioni hai bisogno, ma sapendo che non ti faremo mai dei “preventivi per la tenuta della contabilità”.

Perché se vuoi collaborare con me (portando la contabilità della tua S.r.l. da me o per aprire una nuova S.r.l.) dovrai prima acquistare la consulenza di Efficacia Fiscale – http://bit.ly/2NceH5z -.

Solo dopo aver fatto la consulenza con me riceverai il prezzo per il servizio della Contabilità Controllata se reputiamo – io e te – che collaborare insieme sia utile per entrambi.

Invece, per ottenere gratuitamente altri strumenti di Efficacia Fiscale che ti consentono di diminuire le imposte della tua S.r.l., è sufficiente che compili il form qui sotto, inserendo la tua migliore e-mail.

Riceverai gratuitamente un manuale che comprende una check list dettagliata dei principali strumenti per ridurre il carico fiscale dal 70,72% al 28% utilizzando la tua S.r.l. (sono più di 94).

Vuoi aprire una S.r.l. e vuoi maggiori informazioni?

Se vuoi informazioni fiscali gratuite ma “lente” puoi mettere un commendo in fondo a questo articolo (rispondo a tutti i commenti del blog una volta ogni uno/due settimane).

Se, invece, hai fretta di ottenere migliori informazioni fiscali per la S.r.l. in minor tempo (risparmiando tempo e quindi denaro), allora segui in successione questi due passaggi che ti consentono di interagire ad un livello più alto con me:

  1. Prima di tutto inserisci la tua migliore e-mail nel form qui sotto. Ciò ti permetterà di ricevere una e-mail con un link che ti consentirà di scaricare gratuitamente il manuale con oltre 94 strumenti di risparmio fiscale che puoi utilizzare con la tua S.r.l. .

Al termine della lettura del manuale che scaricherai, potrai richiedere una consulenza gratuita per comprendere se puoi accedere ad un mese di Contabilità Controllata in omaggio per la tua S.r.l. (o la futura S.r.l.).

 

  1. Per secondo acquista il libro “Come ridurre le imposte della S.r.l.” che trovi cliccando su questo link http://bit.ly/2mpvMva.

Prendere il libro da questo link ti permetterà di acquistare una consulenza con me ad un prezzo bonus (invece che € 497 + Iva, pagherai € 197 + Iva. Che corrisponde ad un risparmio del 60,36%).

Se non ti è chiaro qualcosa, ricorda che il team di Efficacia Fiscale è a tua disposizione!

Che cosa aspetti a contattarci?

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1 thought on “Un imprenditore può maturare il diritto alla pensione senza essere ammazzato di contributi Inps utilizzando una S.r.l.?”

  1. Quello che avete scritto in questo articolo riguardo l’amministratore non è congruente con questo articolo: https://www.efficaciafiscale.com/grazie-a-questo-metodo-la-legge-ti-permette-di-prendere-un-compenso-da-amministratore-dalla-s-r-l-senza-pagare-imposte-e-accumulando-anni-validi-per-la-pensione/

    Nel vecchio articolo si spiegava come a fronte di un compenso di 8000€ si maturassero anni validi per la pensione. In questo articolo invece si parla di un compenso minimo di 16.000€ per maturare anni validi di pensione.

    Qual’è la verità?

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