Ti do il benvenuto in questa circolare di Efficacia Fiscale per trattare un argomento che, a mio umile parere, non è affrontato su internet in nessun’altra parte: come utilizzare il trust per tagliare i tributi grazie alla S.r.l. .

Prima di tutto voglio essere sincero con te. Per adesso, nessuno tra i miei clienti ha realizzato un trust ma, le richieste di informazioni, arrivano sempre più copiose. Sia da imprenditori con un elevato volume d’affari, sia anche quelli con minore volume d’affari.

Per questo motivo ho deciso di fare una ricerca approfondita, di assemblare i frutti di questa mia esperienza e di condividere con te le principali caratteristiche di questo strumento di Efficacia Fiscale.

Come di consueto ecco una breve presentazione prima di addentrarmi nell’argomento.

Mi chiamo Simone, sono un commercialista con uno studio commerciale focalizzato sulle S.r.l., la forma societaria che meglio si adatta a trasformarsi in una vera e propria macchina da soldi per gli imprenditori, se gestita al meglio, con l’aiuto del proprio consulente grazie al controllo mensile dei numeri del bilancio.

Ho uno Studio a Rimini, uno studio virtuale che mi consente di avere clienti in tutta Italia (e non solo) e collaboratori che lavorano online.

Ho creato questo blog e un canale su YouTube (nominato “Commercialista Calisti” a cui ti invito a iscriverti) per condividere con te sia i principi di risparmio fiscale specifici per le S.r.l. perenni ed immutabili, sia il modus operandi del mio Studio: la Contabilità Controllata e l’Efficacia Fiscale. Entrambi importanti ed entrambi finalizzati a trasformare la tua S.r.l. in una società ricca e vincente.

È impossibile far decollare un business in modo sano e nel pieno rispetto della legge se non si controllano e conoscono, ogni mese, i numeri del bilancio della propria S.r.l. .

Ovviamente i numeri scritti sul bilancio devono essere giusti, proprio per questo la contabilità deve essere aggiornata ogni mese.

Un bilancio con i numeri esatti e verificati ti darà le dritte numeriche per lanciare il business, per tagliare i rami secchi, per individuare ciò in cui investire e per sapere quanto è il budget effettivamente disponibile e, quindi, quanto e quando puoi investire.

Un bilancio aggiornato ogni mese ed il controllo mensile della contabilità ti darà, anche, le giuste indicazioni per consentirti di attivare i bonus fiscali che le leggi ti mettono a disposizione per tagliare imposte e contributi della S.r.l. .

È importante sapere che esiste uno strumento di Efficacia Fiscale specifico per le S.r.l., ma è anche importante sapere se, quando, ed anche in che misura attivare il bonus per ottenere il massimo risparmio nel perfetto rispetto della legge in base agli utili e alla liquidità a disposizione della società.

Ed uno di questi strumenti è il trust, su cui non voglio scrivere un tomo universitario (e neanche fare il marketer venditore che deve per forza venderti il concetto di utilizzare questo strumento dicendoti che sia sempre la soluzione migliore), ma di cui voglio darti un’infarinatura per aiutarti a comprendere cosa è, se è adatto per te e come usarlo per tagliare i tributi della S.r.l. . In modo da evitare che sia da te utilizzato in modo sbagliato o che tu spenda un sacco di soldi in costose consulenze per, poi, magari scoprire che non fa al caso tuo.

Normalmente il trust viene associato al concetto di “protezione dei patrimoni”. Io voglio condividere con te un altro punto di vista: il trust come strumento di Efficacia Fiscale, in Italia, per tagliare il carico fiscale utilizzando la legge grazie alla S.r.l. (forse potrei essere l’unico che in Italia ha scritto un articolo sul come utilizzare il trust per tagliare i tributi della S.r.l.).

Ma, prima di andare al sodo del Trust, termino la presentazione. Ti ho detto chi sono, cosa faccio, come svolgo il mio lavoro, manca solo il dirti quali obbiettivi mi pongo.

L’obbiettivo principale di questo mio blog è di condividere con te i risultati delle mie consulenze fatte con i miei clienti (e delle mie ricerche, come in questo caso) in modo che tu possa diventare un businessman con i fiocchi. Un uomo di successo sia in campo lavorativo che personale.

Grazie al lavoro svolto utilizzando la tua S.r.l. e al beneficio del risparmio fiscale nell’utilizzare questo strumento accumulerai denaro con cui potrai, in estrema sintesi:

– pagare collaboratori e avere più tempo da dedicare sia al business che alla tua famiglia;

– fare regali, costosi e non, a te stesso e alle persone a cui vuoi bene e gioire delle loro reazioni;

– potrai assicurare ai tuoi figli i migliori corsi di studio e ai tuoi cari le migliori cure mediche, se necessarie.

In una frase: potrai godere della magnifica vista che si può ammirare dalla vetta del successo personale e lavorativo.

Ed oggi ti regalo un altro accessorio che, se fa al caso tuo, ti consentirà di scalare la vetta più rapidamente ed in sicurezza: il trust.

Sei pronto a conoscere come utilizzare il trust per tagliare i tributi della S.r.l.?

Allora bando alle ciance and let’s go……..

Premessa

In questa circolare non parleremo di come utilizzare il trust in modo da mascherare beni ai fornitori o al fisco. Ma lo valuteremo solo come strumento per tagliare i tributi utilizzando una S.r.l. .

Anche perché, per determinati confini giuridici, dove i giudici non si sono ancora espressi, questo istituto potrebbe essere contestato dai terzi, Fisco compreso. Cosa che ti spingerebbe ad assoggettare la validità di quello che stai facendo con il trust al parere di un giudice. E anche tu sai bene che puoi sia avere ragione tu, come anche il soggetto che viene a richiederti indietro i soldi.

Dunque questa circolare l’ho voluta predisporre solo per comprendere come utilizzare lo strumento del trust per tagliare i tributi grazie alla S.r.l., nell’ottica di comprendere come utilizzare questo strumento nel modo migliore.

Il trust si sostanzia in un rapporto giuridico fondato sul rapporto di fiducia tra disponente e trustee. Il disponente, di norma, trasferisce, per atto inter vivos o mortis causa, taluni beni o diritti a favore del trustee il quale li amministra, con tutti i diritti e doveri del caso, nell’interesse del beneficiario o per uno scopo prestabilito.

 

Qual è la legge che ha reso legale aprire un trust in Italia? Quali sono le caratteristiche che il trust deve avere per essere riconosciuto valido dalla legge?

La normativa che ha reso legale in Italia il trust non è il Codice Civile.

I trust sono stati resi legali in Italia dalla Legge 16 ottobre 1989, n. 364: Ratifica ed esecuzione della convenzione sulla legge applicabile ai trusts e sul loro riconoscimento, adottata dell’Aja il 1° luglio 1985 (Pubblicata nel Suppl. Ord. alla G.U. n. 261 del 8 novembre 1989).

Detto in poche parole, questa legge ha dato riconoscimento legale del trust in Italia.

Reputo molto utile riportare i punti più importanti di questa convenzione per condividere con te le cose fondamentali da sapere prima di costituire un trust, in modo che sia riconosciuto valido dalla legge, e in modo che tu lo possa utilizzare come strumento fiscale per tagliare i tributi grazie alla S.r.l. .

Ti riporto, fedelmente, i pezzi della convenzione più importanti e subito dopo, in sintesi, quello che devi memorizzare come concetto.

 

Convenzione sulla legge applicabile ai trusts e sul loro riconoscimento, adottata dall’Aja il 1° luglio 1985

Il primo concetto importante lo si può trovare nell’articolo 2:

Art. 2

Ai fini della presente Convenzione, per trust s’intendono i rapporti giuridici istituiti da una persona, il costituente – con atto tra vivi o mortis causa – qualora dei beni siano stati posti sotto il controllo di un trustee nell’interesse di un beneficiario o per un fine specifico.

Il trust presenta le seguenti caratteristiche:

a) i beni del trust costituiscono una massa distinta e non fanno parte del patrimonio del trustee;

b) i beni del trust sono intestati a nome del trustee o di un’altra persona per conto del trustee;

c) il trustee è investito del potere e onerato dell’obbligo, di cui deve rendere conto, di amministrare, gestire o disporre beni secondo i termini del trust e le norme particolari impostegli dalla legge.

Il fatto che il costituente conservi alcune prerogative o che il trustee stesso possieda alcuni diritti in qualità di beneficiario non è necessariamente incompatibile con l’esistenza di un trust.

Da questo pezzo si può comprendere che:

– i soggetti che prendono parte nella costituzione di un trust sono almeno 3: il disponente, ossia colui che mette i beni (cosa che paragonato ad una S.r.l. è chi fa il conferimento di beni in una S.r.l.), un trustee che deve amministrare i beni che riceve dal disponente (ossia come se fosse un imprenditore amministratore di S.r.l. di una società che è diverso dalla persona che ha fatto il conferimento nella società), e un beneficiario che è la persona che riceverà i beni ed i frutti futuri (tanto quanto un socio di S.r.l. che si prende gli utili ed i beni della società quando si liquida il patrimonio perché l’attività imprenditoriale è cessata);

– il trustee amministra i beni, ma non ne risulta proprietario. Quindi, se il trustee ha contratto dei debiti, questi non vanno sui beni conferiti nel trust;

– il trustee deve amministrare i beni secondo le regole descritte nel contratto del trust (similmente a quello che è uno statuto di S.r.l.),

 

Art. 3

La Convenzione si applica solo ai trusts costituiti volontariamente e comprovati per iscritto.

Questo pezzo significa che il trust deve essere istituito in formato cartaceo. Cosa che in Italia avviene con la presenza del notaio per la costituzione, sia come atto pubblico, sia come scrittura privata autenticata. Tanto quanto una S.r.l. .

 

 Art. 6

Il trust è regolato dalla legge scelta dal costituente. La scelta deve essere espressa, oppure risultare dalle disposizioni dell’atto che costituisce il trust o portandone la prova, interpretata, se necessario, avvalendosi delle circostanze del caso.

Qualora la legge scelta in applicazione del precedente paragrafo non preveda l’istituzione del trust o la categoria del trust in questione, tale scelta non avrà valore e verrà applicata la legge di cui all’art. 7.

 

Art. 7

Qualora non sia stata scelta alcuna legge, il trust sarà regolato dalla legge con la quale ha più stretti legami.

Per determinare la legge con la quale un trust ha più stretti legami, si tiene conto in particolare:

a) del luogo di amministrazione del trust designato dal costituente;

b) della situazione dei beni del trust;

c) della residenza o sede degli affari del trustee;

d) degli obiettivi del trust e dei luoghi dove dovranno essere realizzati.

Il significato è che puoi applicare al trust sia le norme delle S.r.l. (se i beni del trust sono organizzati come attività imprenditoriale), sia quelle degli enti non commerciali (nel caso ci sia solo una gestione dei beni similmente ad una società semplice che amministra i beni immobili e le quote di partecipazioni in altre S.r.l.).

 

Art. 11

Un trust costituito in conformità alla legge specificata al precedente capitolo dovrà essere riconosciuto come trust. Tale riconoscimento implica quanto meno che i beni del trust siano separati dal patrimonio personale del trustee, che il trustee abbia le capacità di agire in giudizio ed essere citato in giudizio, o di comparire in qualità di trustee davanti a un notaio o altra persona che rappresenti un’autorità pubblica. Qualora la legge applicabile al trust lo richieda, o lo preveda, tale riconoscimento implicherà, in particolare:

a) che i creditori personali del trustee non possano sequestrare i beni del trust;

b) che i beni del trust siano separati dal patrimonio del trustee in caso di insolvenza di quest’ultimo o di sua bancarotta;

c) che i beni del trust non facciano parte del regime matrimoniale o della successione dei beni del trustee;

d) che la rivendicazione dei beni del trust sia permessa qualora il trustee, in violazione degli obblighi derivanti dal trust, abbia confuso i beni del trust con i suoi e gli obblighi di un terzo possessore dei beni del trust rimangono soggetti alla legge fissata dalle regole di conflitto del foro.

In questo pezzo vi sono spunti veramente molto interessanti per comprendere l’importanza del trust. Ti dico questo perché, da queste informazioni, puoi comprendere che il contratto costitutivo del trust è riconosciuto legalmente come trust se rispetta gli articoli della convenzione adottata dell’Aja il 1° luglio 1985.

Nel momento in cui il trust è valido perché rispetta quanto indicato nella convezione, porta i seguenti benefici:

– i debiti personali del trustee (ossia i debiti personali dell’amministratore) non possono sequestrare i beni conferiti nel trust;

– se il trustee fallisce, i beni presenti nel trust sono salvi (a mio parere un imprenditore potrebbe iniziare ad utilizzare il trust proprio per evitare possibili conseguenze negative in caso di fallimento dell’attività imprenditoriale);

– che il trustee non unisca i propri beni personali con i beni che sono presenti nel trust o che, comunque, non si metta come erede;

– se il trustee unisce, detto anche “abbia confuso”, i propri beni personali con quelli del trust, allora viene eliminata la protezione patrimoniale. Questo significa che i debiti del trustee possono aggredire i beni del trust che avrebbero goduto della protezione patrimoniale.

Questo capitolo afferma che, se fai il trust nel rispetto della legge, il patrimonio tra il disponente, il trustee e il beneficiario è separato, cosa che a te comporta la sicurezza patrimoniale.

In sintesi, non bisogna fare abuso del diritto, ossia non bisogna utilizzare contratti giuridici solo con l’obiettivo di tagliare le imposte. Nello stesso modo si può utilizzare il trust solo se questo è utilizzato propriamente veramente come trust. Il trust è tutelato dalla legge nel momento in cui “è vero”.

 

Come si costituisce un trust? Quali cose devi fare nel “quotidiano” quando hai un trust?

Detto in poche parole, un trust è l’istituto con cui un soggetto trasferisce la proprietà dei propri beni a un altro soggetto, affinché questi li amministri nell’interesse di un terzo o in vista di uno specifico fine.

Per mostrare l’efficacia di uno strumento fiscale per tagliare le imposte, è importante comprendere le differenze rispetto agli altri mezzi messi a disposizione dalla legge.

Al fine di darti una maggiore comprensione dell’utilizzo del trust, ti mostrerò una sorta di check list di come si costituisce un trust e di quello che devi fare per mantenere in vita gli ordinari adempimenti burocratici di questo strumento paragonandoli rispetto ad una S.r.l. .

Di fatto ci sono tanti elementi in comune anche se hanno un nome diverso, ma ha elementi di differenzazione che è importante conoscere per, poi, comprendere come utilizzare il trust per tagliare i tributi della S.r.l. .

Dunque, qui, di seguito, ti riporto la check list per comprendere quello che devi fare e considerare quando costituisci un trust:

  1. Prima di tutto c’è da dire che puoi costituire un trust sia da persone fisica che da persona giuridica (enti, società ecc.);
  2.  Per costituire il trust ci vuole un notaio, perché l’atto deve essere redatto con stipula per atto pubblico, o scrittura privata autenticata nel caso in cui il conferimento riguardi beni mobili registrati o beni immobili (il trust è uno strumento “delicato”, anche se non ci fosse beni immobili consiglierei di andare dal notaio);
  3. Il disponente istituisce il trust indicando lo scopo da perseguire coi beni destinati alla sua attuazione e specifica la legge applicabile al trust, oltre che indicare gli altri elementi istitutivi (come ad esempio lo scopo, le finalità, i poteri, la durata, ecc., e tutti gli altri elementi costitutivi del trust);
  4. Il disponente nomina un trustee, ossia chi amministra i beni (che può essere persona fisica o persona giuridica), indicandogli gli obiettivi che deve raggiungere con la sua attività in riferimento ai beni conferitegli nel trust;
  5. Il disponente nomina i beneficiari del trust, ovvero coloro che godranno dei frutti dell’attività del trustee con i beni conferiti nel trust amministrati secondo lo scopo del contratto istitutivo;
  6. Il disponente potrebbe nominare un “guardiano” del trust, ovvero un responsabile che controlla l’operato dell’amministratore dei beni del trust;
  7. Dopo che hai istituito il trust dal notaio bisogna andare all’Agenzia delle Entrate e presentare copia dell’atto di trust per ottenere il codice fiscale (lo stesso che si fa per un’associazione sportiva);
  8. Molto probabilmente dovrai aprire un conto corrente bancario dedicato al trust. La banca ti chiederà l’atto istitutivo del trust per aprire il conto corrente (quindi non pensare di mettere i soldi del trust nel tuo conto corrente. Perché ci vuole un conto corrente separato, tanto quanto una S.r.l.);
  9. Una volta ottenuto il codice fiscale stampi un “libro eventi”, come se fosse un libro verbali assemblee dei soci della S.r.l., indicato il nome e il codice fiscale del trust. Il libro eventi lo fai vidimare da un notaio in modo da avere la garanzia che una volta scritto su una pagina quest’ultima non sia più modificabile, o comunque di dimostrare una ordinata tenuta degli avvenimenti che coinvolgono il trust (tanto quanto faresti per una S.r.l.);
  10. Appena il libro eventi è vidimato dal notaio stampi per prima cosa l’atto Istitutivo di trust ed eventualmente il successivo atto di trasferimento dei beni in trust;
  11. Successivamente ci saranno i vari atti traslativi della proprietà, come ad esempio i beni del disponente da conferire nel trust (beni immobili, beni mobili, denaro, azioni e obbligazioni, titoli di credito, partecipazioni, ecc.). Oppure l’acquisizione di beni che avvengono nel tempo nel corso degli anni grazie ai frutti che derivano dall’amministrazione dei beni appositamente conferiti nel trust. Per queste transazioni, specialmente per il trasferimento degli immobili, nasceranno delle imposte da pagare, cosa che affrontiamo nel proseguimento di questa circolare;
  12. L’obbligo di rendicontazione: affinché un trust possa essere considerato valido il trustee deve rendere conto del proprio operato tramite una rendicontazione contabile e descrittiva. Praticamente l’amministratore dei beni deve redigere la contabilità e dimostrare che sta svolgendo al meglio il suo operato per amministrare i beni da lui gestiti;
  13. Ogni anno poi il trustee dovrà provvedere a redigere un bilancio del trust, similmente a quello che deve fare una S.r.l., e nel caso rendere conto del suo operato al guardiano, se nominato, ed ai beneficiari per verificare il corretto operato del trustee. Il trustee dovrà poi servirsi di un commercialista per provvedere al pagamento delle imposte del trust.

 

Quali tipologie di trust puoi costituire?

Questa non è una circolare che deve approfondire per quale motivo giuridico devi istituire un trust, ma è importante avere una infarinatura degli scopi veri per cui tu puoi costituire il trust per poter avere protezione riconosciuta dalla legge.

Ti dico questo perché, se lo scopo del trust che stai istituendo è vero, allora i beni conferiti godono della protezione patrimoniale.

Ricordati che questo elenco non è esaustivo, e ti invito ad analizzare bene il tuo caso, ma, intanto, di certo puoi costituire il trust per:

trust di famiglia: dispone di assetti familiari e non. Il disponente individua i beneficiari con l’atto istitutivo e predetermina la ripartizione tra gli stessi del patrimonio e del reddito del trust;

trust commerciale: utilizzabile, ad esempio, per disporre la segregazione di attività dell’impresa, spesso a titolo di garanzia;

trust con uno scopo specifico: “di scopo”, se funzionale al perseguimento di un determinato fine (es. il trust di garanzia);

trust con beneficiario: quando i beni del trust vengono gestiti nell’interesse di un determinato soggetto. Il beneficiario può essere “beneficiario di reddito” e godere delle utilità dei beni in trust (ad esempio, percepire periodicamente delle somme) oppure “beneficiario finale” dei beni che gli verranno devoluti al termine del trust.

Posto che hai istituito correttamente un trust, avrai di certo un aspetto legato alle imposte che dovrai gestire nel momento in cui conferisci dei beni nel trust, nel momento in cui svolgi un’attività economica con il trust, oppure distribuisci i soldi ai beneficiari.

Questo per evitare di sorprenderti di quello che pagherai per il corretto funzionamento del trust.

 

Aspetti fiscali del trust

Dopo che hai istituito il trust dovrai gestire l’aspetto delle imposte.

I “problemi” fiscali di cui dovrai essere consapevole nascono da questi eventi:

  1. Quando costituisci il trust, se inserisci dei beni immobiliari, allora dovrai pagare delle imposte indirette, come ad esempio l’imposta di registro, l’imposta ipotecaria, l’imposta catastale oppure le imposte di successione e donazione;
  2. Nel corso degli anni i beni del trust potrebbero creare dei frutti, come ad esempio gli affitti degli immobili, quindi devono pagare le imposte sul reddito;
  3. Il trust potrebbe svolgere un’attività commerciale, quindi nel corso degli anni deve pagare delle imposte sul reddito prodotto;
  4. Se nel corso degli anni il trust acquisisce altri immobili, acquistandoli o ricevendoli in donazione, allora dovrai pagare delle imposte di registro, imposte ipotecarie, imposte catastali, imposte di successione o imposte di donazione.

Per mostrarti l’entità ed il meccanismo di queste imposte è importante farti vedere quello che l’Agenzia delle Entrate ha espresso in merito in modo che anche tu sia consapevole di quello che la legge prevede.

A questo dobbiamo aggiungere che, in Italia, esiste la normativa sulla fiscalità diretta mentre non esiste una norma che regola la fiscalità indiretta e, pertanto, bisogna attingere alle diverse tesi dell’Agenzia delle Entrate e della giurisprudenza dominante.

Cosa che, però, deve essere affrontata insieme al commercialista nello specifico solo quando sei consapevole con certezza di cosa e quali beni immobili devi trasferire nel trust. Mentre, nel caso in cui il trust svolge un’attività commerciale, bisogna redigere la tenuta della contabilità tanto quanto quella della S.r.l. .

Qui, di seguito, ti riporterò dei pezzi di circolari o leggi fiscali specifiche del trust e, per ciascuno di essi, ti riporterò una breve mia spiegazione.

Legge Finanziaria 2007 – articolo 73 del Tuir

La Legge finanziaria 2007 ha introdotto per la prima volta nell’ordinamento tributario nazionale alcune disposizioni in materia di imposte dirette sul trust, inserendole in appositi articoli del Tuir (testo unico sulle imposte sul reddito).

Art. 73

Soggetti passivi

1. Sono soggetti all’imposta sul reddito delle società:

[…]

b) gli enti pubblici e privati diversi dalle società, nonché i trust, residenti nel territorio dello Stato, che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali;

c) gli enti pubblici e privati diversi dalle società, i trust che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale nonché’ gli organismi di investimento collettivo del risparmio, residenti nel territorio dello Stato;

d) le società e gli enti di ogni tipo, compresi i trust, con o senza personalità giuridica, non residenti nel territorio dello Stato.

2. […]. Nei casi in cui i beneficiari del trust siano individuati, i redditi conseguiti dal trust sono imputati in ogni caso ai beneficiari in proporzione alla quota di partecipazione individuata nell’atto di costituzione del trust o in altri documenti successivi ovvero, in mancanza, in parti uguali.

[…]

Questo pezzo è importante per te perché ti fa comprendere che:

– Se il trust ha il beneficiario individuato, allora le imposte sono imputate ai beneficiari per trasparenza (tanto quanto una S.r.l. con il regime di trasparenza);

– Se il trust non ha il beneficiario individuato, allora paga le imposte Ires delle società (tanto quanto una S.r.l. ordinaria).

Aggiungere anche che per la parte di attività commerciale del trust, allora ci sarebbe sempre da gestire il pagamento dell’Iva e della Imposta Irap, come se fosse una normale società.

 

 

Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 48/E del 06/08/2007: Trust. Disciplina fiscale rilevante ai fini delle imposte sui redditi e delle imposte indirette (per comprendere a quale livello di sicurezza vuoi gestire il rapporto con il fisco)

 Qui, di seguito, riporto i pezzi della circolare dell’Agenzia delle Entrate n.48/E del 6 agosto 2007 in cui fornisce indicazioni in merito alle imposte da pagare nel momento in cui generi utili con il trust.

Le parti riporte nei riquadri hanno di certo un tono un po’ troppo tecnico quindi, in fondo, ti invio una mia spiegazione sul contenuto del riquadro utilizzando parole più comprensibili e sintetizzando il contenuto.

Pezzo 1: Il comma 74 dell’articolo 1 della finanziaria 2007, modificando l’articolo 73 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato dal decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (di seguito, “TUIR”), include i trust tra i soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società (IRES).

In tal modo è stata riconosciuta al trust un’autonoma soggettività tributaria rilevante ai fini dell’imposta tipica delle società, degli enti commerciali e non commerciali.

Avendo presente la flessibilità dell’istituto, il legislatore ha individuato, ai fini della imposizione dei redditi, due principali tipologie di trust:

• trust con beneficiari individuati, i cui redditi vengono imputati per trasparenza ai beneficiari stessi

• trust senza beneficiari individuati, i cui redditi vengono tassati direttamente in capo al trust.

I redditi imputati al beneficiario sono stati qualificati come redditi di capitale, con l’inserimento della lettera g-sexies) al comma 1 dell’articolo 44 del TUIR.

Questo pezzo afferma che:

– se nel contratto istitutivo del trust sono presenti i beneficiari, allora le imposte le pagano i beneficiari nella propria dichiarazione dei redditi per trasparenza indipendentemente che li abbiamo materialmente presi (tanto quanto una S.r.l. con il regime della trasparenza fiscale);

– se nel contratto istitutivo del trust non ci sono indicati i beneficiari, allora il trust pagherà le imposte Ires (ed eventualmente Irap se svolge un’attività economica) dentro alla propria dichiarazione dei redditi del 24% (tanto quanto una S.r.l. che paga regolarmente le imposte nella propria dichiarazione dei redditi);

– i redditi che sono “distribuiti” ai beneficiari sono considerati dei redditi di capitale, sul quale, attualmente, si paga l’imposta del 26% della distribuzione utili della S.r.l. . L’imposta sulla distribuzione degli utili ai beneficiari del 26%, a mio avviso, è logico che si riferisca agli utili che NON sono stati tassati per trasparenza imputandoli ai beneficiari durante il corso di vita del trust.

 

 Pezzo 2: Con opportune modificazioni apportate all’articolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, i trust che esercitano attività commerciali sono stati inclusi tra i soggetti obbligati alla tenuta di scritture contabili.

Dunque con il trust puoi esercitare un’attività commerciale e deve tenere una contabilità, similmente a quanto fa una S.r.l. .

 

Pezzo 3: Infine, in materia di imposizione indiretta, puntuali disposizioni sono state introdotte:

 • dapprima con l’art. 6 del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262 che ha previsto l’applicazione dell’imposta di registro sulla costituzione dei vincoli di destinazione sui beni e diritti

• poi con la con legge di conversione 24 novembre 2006 n. 286 che, senza convertire la disposizione dell’art. 6 del decreto, ha invece assoggettato la costituzione dei vincoli di destinazione sui beni e diritti all’imposta sulle successioni e donazioni.

• e in ultimo con la finanziaria 2007 che ha introdotto alcune franchigie ed esenzioni.

Qui non si parla più di imposte che devi pagare sugli utili che fai con il trust, ma si parla del caso in cui si fa un conferimento di bene immobile.

Infatti da questo pezzo puoi renderti conto che nel momento in cui metti un vincolo di destinazione sui beni del trust, esempio conferisci un immobile a favore di un determinato beneficiario, allora dovrai pagare le imposte di successione e donazione con eventuali franchigie in funzione del grado di parentela (nel quale ci sono anche eventuali imposte di registro, ipotecarie e catastali).

 

Pezzo 4: Il comma 74 dell’articolo unico della finanziaria 2007, modificando a tal fine l’articolo 73 del TUIR, ha definitivamente sancito l’appartenenza del trust ai soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società. In particolare, sono soggetti all’imposta sul reddito delle società:

• i trust residenti nel territorio dello Stato che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali (enti commerciali);

• i trust residenti nel territorio dello Stato che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali (enti non commerciali);

• i trust non residenti, per i redditi prodotti nel territorio dello Stato (enti non residenti). Come già accennato, l’art. 73 individua, ai fini della tassazione, due principali tipologie di trust:

a) trust con beneficiari di reddito individuati, i cui redditi vengono imputati per trasparenza ai beneficiari (trust trasparenti)

b) trust senza beneficiari di reddito individuati, i cui redditi vengono direttamente attribuiti al trust medesimo (trust opachi).

È tuttavia possibile che un trust sia al contempo opaco e trasparente. Ciò avviene, ad esempio, quando l’atto istitutivo preveda che parte del reddito di un trust sia accantonata a capitale e parte sia invece attribuita ai beneficiari. In questo caso, il reddito accantonato sarà tassato in capo al trust mentre il reddito attribuito ai beneficiari, qualora ne ricorrano i presupposti, vale a dire quando i beneficiari abbiano diritto di percepire il reddito, sarà imputato a questi ultimi.

Dopo aver determinato il reddito del trust, il trustee indicherà la parte di esso attribuito al trust – sulla quale il trust stesso assolverà l’IRES – nonché la parte imputata per trasparenza ai beneficiari – su cui questi ultimi assolveranno le imposte sul reddito -.

In alternativa all’imposizione in capo al trust o ai beneficiari, taluni redditi di natura finanziaria sono soggetti a ritenuta a titolo d’imposta o ad imposta sostitutiva.

Il significato di questo pezzo della circolare dell’Agenzia delle Entrate sta nel fatto che puoi avere un trust che prevede che una parte degli utili siano accantonati a capitale e parte che sia attribuito ai beneficiari secondo quando è stato previsto dall’atto istitutivo del trust.

In questo caso, la parte di utili accantonati nel trust paga le imposte Ires (se sono utili perché hai svolgo un’attività commerciali paghi anche l’Irap) tanto quanto una S.r.l. “ordinaria” ossia non in trasparenza fiscale.

Mentre per la parte dei beni che sono assegnati ai beneficiari, questi pagano le imposte nella propria dichiarazione dei redditi, tanto quanto farebbe una S.r.l. a trasparenza fiscale.

Lo so che può sembrare strano ma, in un certo senso, il trust ti permette di avere un veicolo giuridico dove su una parte del reddito fai pagare le imposte come se fosse una S.r.l. a trasparenza fiscale in capo ai beneficiari.

Contestualmente, una parte del reddito da tassare in modo ordinario nel trust tanto quanto nel caso in cui accantonassi una parte di utili in una S.r.l. ordinaria senza distribuirli (poi il caso di distribuzione di utili ai beneficiari si paga l’imposta del 26% pari a quella degli utili distribuiti dalla S.r.l.).

 

Pezzo 5:

3.2 Adempimenti del trust

Quale soggetto passivo d’imposta, sia esso “trasparente” o “opaco”, il trust è tenuto ad adempiere gli specifici obblighi previsti per i soggetti IRES, ad iniziare dall’obbligo di presentare annualmente la dichiarazione dei redditi.

Inoltre il trust residente dovrà necessariamente dotarsi di un proprio codice fiscale e, qualora eserciti attività commerciale, di una propria partita IVA.

Il comma 76 dell’articolo unico della finanziaria 2007, nel modificare l’articolo 13 del d.P.R. n. 600 del 1973, ha incluso fra i soggetti obbligati a tenere le scritture contabili:

• i trust che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale (primo comma, lettera b)

• i trust che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale (secondo comma, lettera g). I trust che hanno per oggetto esclusivo l’esercizio di attività commerciali sono pertanto obbligati alla tenuta delle scritture contabili previste dall’articolo 14 del decreto citato. Analogamente, i trust che esercitano attività commerciale in forma non esclusiva sono obbligati alla tenuta delle scritture contabili secondo le disposizioni di cui all’articolo 20 del decreto. Come già accennato, il trust è tenuto a presentare le dichiarazioni dei redditi nei modi e nei tempi stabiliti per i soggetti IRES.

[…]

Il trust è tenuto altresì ad adempiere gli obblighi formali e sostanziali relativi all’IRAP previsti dal d.lgs. 15 dicembre 1997 n. 446, in quanto soggetto 16 passivo rientrante, a seconda dell’attività svolta, nelle fattispecie di cui all’articolo 3, comma 1, lettere a) ed e) del medesimo decreto.

In questo pezzo puoi ottenere queste informazioni:

– il trust quando compie delle attività economiche sia nel caso fosse costituito per svolgere solo attività commerciale, sia nel caso che l’attività economica fosse marginale, oltre a tenere la contabilità, deve inviare anche la dichiarazione dei redditi per pagare, appunto, le imposte Ires;

– il trust dovrà ottenere un codice fiscale appena è costituito, e successivamente una partita Iva nel momento in cui svolge un’attività economica;

– il trust che svolge un’attività d’impresa deve pagare anche l’imposta Irap.

 

Pezzo 6:

5.2 Atto dispositivo (imposta sulle successioni e donazioni sulla costituzione di vincoli di destinazione)

[…]

Il conferimento di beni nel trust (o il costituito vincolo di destinazione che ne è l’effetto) va assoggettato, pertanto, all’imposta sulle successioni e donazioni in misura proporzionale, sia esso disposto mediante testamento o per atto inter vivos.

 

5.3 Atto dispositivo (imposte ipotecarie e catastali)

Le modalità di applicazione delle imposte ipotecaria e catastale alla costituzione di vincoli di destinazione, in mancanza di specifiche disposizioni, sono stabilite dal Testo Unico delle imposte ipotecaria e catastale, approvato con d.lgs. 31 ottobre 1990, n. 347.

Tali imposte sono dovute, rispettivamente, per la formalità della trascrizione di atti aventi ad oggetto beni immobili o diritti reali immobiliari e per la voltura catastale dei medesimi atti. Le stesse imposte sono dovute in misura proporzionale relativamente alla trascrizione di atti che conferiscono nel trust, con effetti traslativi, i menzionati beni e diritti.

Pertanto, sia l’attribuzione con effetti traslativi di beni immobili o diritti reali immobiliari al momento della costituzione del vincolo, sia il successivo trasferimento dei beni medesimi allo scioglimento del vincolo, nonché i trasferimenti eventualmente effettuati durante il vincolo, sono soggetti alle imposte ipotecaria e catastale in misura proporzionale.

Per fare chiarezza è importante comprendere che le imposte ipotecarie e catastali sono imposte diverse rispetto alle imposte di registro, alle imposte di successione e donazione.

Le imposte di registro, quelle di successione e donazione sono quelle che vanno a finanziare lo stato. Mentre le imposte ipotecarie e catastali sono imposte che si pagano per “aggiornare” i nomi dei proprietari gli immobili nei registri del catasto, cosa che si può considerare come l’anagrafe degli immobili con i rispettivi dati dei proprietari.

Come è stato chiarito prima, nel momento in cui metti un vincolo di destinazione dei beni nel trust (in sostanza fai un conferimento dal disponente nel trust), allora la circolare dell’Agenzia delle Entrate ha specificato che si pagano le imposte di donazione e successione. Cosa che saranno diverse anche in funzione del grado di parentela.

Mentre, per quanto riguarda le imposte ipotecarie e quelle catastali, questa circolare ha specificato che si devono pagare due volte. La prima volta nel momento in cui il disponente conferisce i beni nel trust. La seconda nel momento in cui i beni dal trust passano ai beneficiari.

 

Pezzo 8:

5.5 Trasferimento dei beni ai beneficiari

La devoluzione ai beneficiari dei beni vincolati in trust non realizza, ai fini dell’imposta sulle donazioni, un presupposto impositivo ulteriore; i beni, infatti, hanno già scontato l’imposta sulla costituzione del vincolo di destinazione al momento della segregazione in trust. Inoltre, poiché la tassazione, che ha come presupposto il trasferimento di ricchezza ai beneficiari finali, avviene al momento della costituzione del vincolo, l’eventuale incremento del patrimonio del trust non sconterà l’imposta sulle successioni e donazioni al momento della devoluzione.

Viene infatti specificato che le imposte sulle donazioni e successioni ai beneficiari, non si pagano due volte, ma si pagano solo una volta nel mento in cui il disponente vincola il bene al trust (in sostanza nel momento in cui avviene il conferimento del bene dentro al trust).

Anche nel caso in cui il bene aumentasse di valore, comunque non si pagano nuovamente le imposte di donazione e successione.

 

Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 61/E del 27.12.10

Di seguito voglio condividere con te dei pezzi di questa circolare dell’Agenzia delle Entrate in quando ci sono delle informazioni veramente importanti che devi conoscere per comprendere la fiscalità di un trust.

Pezzo 1: Più precisamente, viene riconosciuta la validità giuridica solo agli istituti connotati dagli elementi distintivi che caratterizzano i trust come sopra elencati.

Non possono, quindi, essere considerati validamente operanti, sotto il profilo fiscale, i trust che sono istituiti e gestiti per realizzare una mera interposizione nel possesso dei beni dei redditi.

Inoltre, come già detto, di essenziale importanza è l’effettivo potere del trustee di amministrare e disporre dei beni a lui effettivamente affidati dal disponente. Ne consegue che quest’ultimo non può riservare a sé stesso il potere né il controllo sui beni del trust in modo da precludere al trustee il pieno esercizio dei poteri dispositivi a lui spettanti in base al regolamento del trust o alla legge. 

Questo punto afferma un concetto veramente molto imposte, cosa che era già implicita da quanto detto in precedenza.

In sostanza si mostra che l’Agenzia delle Entrate riconosce validi i trust nel momento in cui NON sono utilizzati come strumento per spossessarti dai beni personali, per poi averne comunque la gestione di fatto (come ad esempio un imprenditore di fatto con una S.r.l. che mette come amministratore la moglie come facciata) per evitare di pagare i debiti.

Posto che tu devi utilizzare il trust con uno vero scopo di devolvere il patrimonio ed i suoi frutti ad un soggetto, senza avere intenzione di utilizzarlo solo come strumento per evitare che i debiti ti portino via tutti i tuoi beni personali, allora puoi regolarmente utilizzare questo strumento.

Solo da questo momento in puoi iniziare a pensare a come utilizzare questo strumento giuridico per tagliare i tributi utilizzando la legge.

 

Come puoi utilizzare il trust per tagliare le imposte della S.r.l.?

Posto che il trust deve avere uno scopo vero, e non essere utilizzato solo come motivo per diminuire i tributi o non pagare i debiti, effettivamente puoi valutare di utilizzarlo per intestare le quote della S.r.l., in modo simile a quello che farebbe una S.r.l. holding (o con una società semplice holding), ma con una importante differenza.

Nella S.r.l. holding dovresti comunque iscriverti all’Inps commercianti, quindi pagare i contributi Inps:

– quelli fissi di euro 3.850 all’anno;

– quelli del 24% sulla parte di utili eccedenti euro 15.900 che sono a te attribuibili (anche se non distribuiti dalla S.r.l.);

– nel caso in cui tu avessi già una posizione Inps aperta perché magari sei un imprenditore di un’altra S.r.l., comunque elimini il problema che l’Inps ti chieda i contributi anche sulla parte di utili generati dal trust.

In sostanza, il trust ti consentirebbe di evitare l’iscrizione all’Inps commercianti, perché non sei più socio della S.r.l. ma a condizioni di utilizzare il trust secondo gli obiettivi proposti dalla legge.

Ossia, deve essere istituto a favore di qualcuno. Tu puoi benissimo amministrare i beni, ma non devi essere il “beneficiario occulto” o il “beneficiario di fatto”. Perché se così fosse, allora questo non sarebbe considerato valido sotto il profilo della tutela legale. O, comunque, un giudice potrebbe annullarti il trust solo su richiesta di qualcuno che sta richiedendo a te indietro i tuoi soldi.

Utilizzando il trust diminuisci il carico tributario non tanto perché tagli le imposte (Ires o Irpef), ma perché risparmi i contributi Inps.

Ricordandoti che, nel momento in cui prendessi un compenso da “amministratore” del trust, dovresti, comunque, pagare dei contributi Inpa (tanto quanto in una S.r.l.), cosa che calcolerai con precisione insieme al tuo consulente, ma, in ogni caso, evitando di pagare i contributi Inps commercianti su tutti gli utili generati dall’azienda.

Siccome l’utilizzo del trust in questo modo è praticamente simile a quello di una S.r.l. holding oppure ad una società semplice holding, preferisco mostrarti le ulteriori differenziazione.

Quali sono le differenze tra una S.r.l. holding rispetto al trust?

Nella S.r.l. holding tu pagherai sempre almeno i contributi fissi Inps (quelli di euro 3.850 all’anno), anche nel caso in cui tu fossi socio con l’1% (uno percento) della società. Perché difficilmente avrai dipendenti che ti fanno tutto il lavoro operativo nella S.r.l. holding.

Nel trust non ci sono “soci lavoratori” quindi non paghi i contributi Inps.

Quali sono le differenze tra il trust e la società semplice utilizzata come holding?

Utilizzando una società semplice come holding, non pagheresti i contributi Inps in quanto per legge queste tipologie di società di persone NON possono avere un’attività commerciale, ma solo di gestione del patrimonio (per questo non dovrai pagare i contributi Inps).

Per costituire una società semplice sei obbligato a costituirla con almeno 2 soci, perché ricade nella normativa delle società di persone e queste tipologie di società devono avere come minimo 2 soci, previsti per legge.

Al contrario, il trust lo puoi costituire anche come “socio unico”, perché tu saresti solo una persona che amministra i beni per poi donarli ad un beneficiario specifico.

In tutti i casi ricorda che:

– Se stai per intraprendere una nuova iniziativa imprenditoriale è il momento migliore per istituire un trust e fare in modo che le quote della nuova società siano per sempre al riparo da qualsivoglia pretesa di terzi creditori;

– Ricordandoti che se trasferisci dei beni in trust in un momento in cui non hai problemi con i creditori, il patrimonio conferito nel trust dovrebbe essere sempre tutelato e protetto;

– Nel corso della evoluzione del tuo patrimonio, nel momento in cui il tuo patrimonio sia di entità molto importante, puoi anche valutare di utilizzare sia la S.r.l. holding sia il trust insieme. Ti mostro subito come. Potresti utilizzare la S.r.l. holding per gestire tutte le quote delle S.r.l. “figlie” operative, mentre il trust controlla a monte la S.r.l. holding e tu ti metti il trustee del trust (ossia tu amministri il trust, così di fatto controlli direttamente la S.r.l. holding e indirettamente controlli anche le S.r.l. figlie che sono controllate dalla S.r.l. holding). Tutto questo per isolare ancora di più il rischio imprenditoriale dentro alle S.r.l. figlie e alla S.r.l. holding, oltre ad evitare di pagare i contributi Inps  commercianti (che possono arrivare ad euro 25.500 all’anno);

– Per le imposte di trasferimento degli immobili, per sapere con precisione quante volte dovrai applicare le imposte di registro, di donazione e di successione, quelle ipotecarie e catastali, è meglio se approfondisci con il tuo commercialista il tuo specifico caso le eventuali nuove interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate con le nuove sentenze dei giudici del tribunale che si sono espressi in materia. Mentre con l’avvocato verifica l’eventuale presenza di nuove sentenze dei tribunali sulla legalità o meno di particolari tipologie di trust o delle loro caratteristiche che se applicate potrebbero far sorgere mancati riconoscimenti di validità di questo strumento.

 

Conclusioni

Grazie alle informazioni che hai ottenuto da questa nuova circolare sei consapevole delle principali informazioni che ti servono per sapere quello che devi fare per poter aprire una trust nel rispetto della legge, garantendoti di poter amministrare dei beni senza che questi siano aggrediti dai tuoi debitori.

Ma, soprattutto, hai scoperto come utilizzare il trust per tagliare il carico tributario grazie alle disposizioni che la legge ha riservato alle S.r.l. .

In tutti i casi in cui hai un’azienda sappi che, se tu vuoi veramente dormire sonni tranquilli, proteggere il tuo patrimonio personale, proteggere il tuo investimento imprenditoriale, tagliare le imposte ed i contributi, tutelare la tua famiglia e il tuo futuro, la soluzione migliore risiede nell’utilizzare una S.r.l. .

Ma non basta.

Devi infatti anche verificare di: produrre utili in abbondanza, avere sempre la liquidità necessaria per far funzionare la S.r.l. regolarmente e utilizzare il più possibile strumenti di pianificazione fiscale nella tua società per ridurre le imposte dell’imprenditore.

Stai però attento, perché gestendo in modo inappropriato una S.r.l., rischi di pagare più del 70,72% di imposte e contributi (tanto quanto una ditta individuale).

Mentre, dal lato opposto, con una gestione fiscale efficace della S.r.l., le imposte possono essere ridotte fino al 28%.

Tra il 70,72% di carico tributario ed il 28%, ci sono vari strumenti di pianificazione fiscale che puoi utilizzare nella tua S.r.l. per tagliare il più possibile le imposte ed i contributi Inps.

Più strumenti di risparmio fiscale specifici per la S.r.l. applichi e più riuscirai a ridurre le imposte ed i contributi avvicinandoti al 28%.

Strumenti di risparmio fiscale specifici per la S.r.l. che troverai scaricando il manuale che riceverai compilando il form qui in basso.

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Ogni 12 mesi avrai una S.r.l. con più utili rispetto a prima, con più soldi in banca rispetto a prima e la possibilità di tagliare il carico fiscale della società dal 70,72% al 28%.

Tutto questo grazie all’applicazione dei principi di Efficacia Fiscale e al controllo mensile dei numeri del bilancio della S.r.l. utilizzando la procedura della Contabilità Controllata.

In questo modo crei sempre più ricchezza per te e ottieni tutto il successo che ti meriti insieme alle persone a te care.

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