Indice dei contenuti
Ti do il benvenuto in questa circolare di Efficacia Fiscale per affrontare un argomento molto gettonato tra i miei clienti: avere un compenso amministratore senza pagare imposte e maturando contributi Inps validi per avere una pensione.
Come sai sono un commercialista focalizzato sulle S.r.l., ho uno Studio in Rimini ma, grazie alla tecnologia, ho collaboratori sparsi in varie zone del nostro Paese e che accolgono, a qualsiasi ora, nel mio Studio virtuale, clienti da varie parti d’Italia (e del mondo).
I pilastri della mia filosofia sono due: la Contabilità Controllata e l’Efficacia Fiscale, ossia avere una contabilità aggiornata ogni mese che rispecchia perfettamente la situazione reale e presente dello stato di salute della società, la cui analisi mensile, grazie alla lettura del bilancio della S.r.l., sarà in grado di dare ottimi spunti ed input all’imprenditore e che potrà agevolmente fare 2 cose principali:
1) individuare di tutti i bonus e strumenti di risparmio fiscale cui la S.r.l. ha diritto per tagliare le imposte nel perfetto rispetto della legge;
2) pianificare il pagamento delle imposte della prossima dichiarazione dei redditi della S.r.l. e del socio, in modo da evitare “sorprese” l’anno successivo e, nel caso peggiore, capire di avere generato una perdita invece che un utile solo dopo che l’anno è passato, senza poter fare più nulla per raddrizzare la rotta al fine di avere un utile nel bilancio della società.
Rispettando questi punti cardine, e grazie al meccanismo della Contabilità Controllata, i miei clienti impiantano un buon business sano, lo sviluppano, cominciano a vedere i primi risultati e, quando l’utile si fa sempre più alto, mi pongono la fatidica domanda: “Simone, esiste un modo legale per poter prendere utili dalla mia S.r.l. versando meno imposte possibili ma avere la certezza, un giorno, di poter andare in pensione e avere i soldi per vivere?”.
A questo punto la risposta è che dipende. Dipende da più fattori, tra cui anche se tu sei un “cliente cicala” o un “cliente formica”.
Alcuni imprenditori sono “clienti cicala” che pensano a prelevare soldi dalla S.r.l. indiscriminatamente senza porsi domande, sono concentrati sul presente e vedono i contributi Inps come un furto. Peccato che così facendo si trovano in futuro senza aver accumulato soldi e senza aver diritto alla pensione.
Al contrario dei clienti cicala, ci sono i clienti formica che ragionano ad un livello superiore.
I “clienti formica” creano un business con una S.r.l. per vivere bene il presente, per fare ogni anno sempre più utili, per avere più tempo da dedicare a se stessi, alla propria compagna, ai propri figli, ai propri cari, per avere più denaro per fare loro regali e togliere loro sfizi, piccoli e grandi che siano, per garantire i migliori studi e le migliori cure mediche.
In una frase: per scalare la montagna del successo lavorativo e personale e godere, dalla vetta, di un magnifico panorama.
I clienti formica sanno bene che, in futuro, quando saranno anziani, avranno la necessità di mantenere il medesimo tenore di vita, proprio e altrui, riducendo grandemente o azzerando l’attività lavorativa. Cosa che di certo non sarà garantita dalla pensione, ma che di certo darà un contributo importante.
In tutti i casi, per quanto la pensione possa essere bassa, meglio prenderla che non prenderla.
Questi clienti vogliono risparmiare sulle imposte già adesso, ma non su ciò che garantirà loro una vecchiaia serena, in modo da evitare tagli allo stile di vita a ciò cui sono abituati e a cui hanno abituato i propri cari.
Questa circolare è dedicata proprio a questi clienti.
Quelli che vogliono guadagnare in modo sano, rispettando la legge, mettendo in atto tutti gli strumenti di taglio dei tributi che il Fisco mette a disposizione delle S.r.l., per risparmiare le imposte ma versando i contributi Inps in vista del futuro per poter essere certi di avere una pensione.
Sei pronto per conoscere tutto ciò che devi sapere per avere un compenso da amministratore senza pagare imposte ma accumulando anni utili per la pensione?
Let’s go…
Per poterti mostrare al meglio come poter prelevare più di euro 8.000 come compenso amministratore senza pagare le imposte, bisogna prima di tutto conoscere un concetto importante, ossia sapere che, quello che noi consideriamo “tasse elevate”, in realtà è composto sia dalle imposte, per esempio l’Irpef presente sulle buste paghe dei dipendenti e dell’amministratore da una parte, e il carico contributi Inps dall’altra parte.
La differenza sostanziale è la seguente:
– Le imposte Irpef pagate sulla busta paga sono, in un certo senso, a fondo perduto. Tu le paghi ma, poi, non hai nessun beneficio indietro (a prescindere che le imposte che noi paghiamo servono per gestire il paese Italia).
– Mentre, i contributi Inps, sono quelle cose che paghi ma per i quali ricevi indietro una pensione nel futuro.
Dunque comprendiamo insieme il messaggio che voglio condividere con te con questa nuova circolare del blog di Efficacia fiscale.
Grazie a queste 2 tecniche, che ti mostrerò qui di seguito proseguendo con la lettura di questa circolare, comprenderai come prendere 8.000 euro di compenso dell’amministratore sul quale, è vero che dovrai pagare i contributi Inps della gestione separata, ma, SENZA pagare l’Irpef sulla busta paga.
Praticamente è un compenso esente imposte, ma paghi solo i contributi Inps, cosa che ti permette di accumulare anni di pensione.
Può sembrare uno svantaggio pagare i contributi sul compenso dell’amministratore ma, in questo modo, accumuli i mesi di versamento per avere la pensione, cosa che fa comodo per il tuo futuro.
Di certo questo strumento di risparmio fiscale si adatta molto a chi vuole eliminare le imposte ma accumulare gli anni di pensione, per poi riceve qualcosa in cambio in futuro.
Posso capire che, per te, sia difficile da comprendere il fatto che si possano pagare i contributi Inps sul compenso da amministratore ma senza pagare le imposte sulla busta paga. Non preoccuparti, successivamente ti mostrerò un esempio numerico che ti fornirà le principali informazioni.
Ma, prima di passare all’esempio numerico, ti mostro quali sono i 2 bonus che ha a disposizione l’amministratore, tanto quanto il dipendente, che ti permettono di evitare di pagare le imposte sul reddito nella busta paga dell’amministratore.
Visto da un altro punto di vista è come se tu potessi prendere una parte degli utili della S.r.l. utilizzando la busta paga dell’amministratore senza pagare le imposte ma accumulando gli anni di pensione.
Il bonus Renzi (nella vecchia formulazione) consiste in maggiori soldi che lo Stato permette di avere sulla busta paga dei dipendenti e dell’amministratore.
Il bonus Rendi è pari ad euro 80 al mese, cosa che, su base annua, corrisponde ad euro 960 di soldi in più sulla busta paga.
Sono importi che vanno netti nella busta paga, dunque sono 960 euro in più ogni anno e sono puliti, ossia non ci devi pagare né imposte né contributi.
Il bonus spetta, esclusivamente, a chi possiede redditi complessivi, nella dichiarazione dei redditi, compresi tra gli 8.000 e i 26.600 euro lordi annui.
Nello specifico, il bonus Renzi inizia a diminuire progressivamente, fino ad annullarsi, per i redditi annuali che vanno da euro 24.000 ad euro fino ad euro 26.600 per il quale, poi, annullano di fatto il bonus Renzi.
Questo punto è per mostrarti che, il bonus Renzi, ti permette di ricevere nella busta paga euro 960 euro in più, puliti, ogni anno, ma solo se il compendo lordo Irpef della dichiarazione dei redditi dell’amministratore varia da euro 8.000 fino ad euro 24.000 (poi, da 24.000 al 26.600, inizia a diminuire l’importo fino ad annullarsi).
Il passo successivo è comprendere quanto è il valore del compenso dell’amministratore che l’assemblea deve attribuire allo stesso, cosa che sembra la stessa identica cosa, ma è un po’ diverso.
Questo in quanto l’amministratore paga una quota di Inps sulla sua busta paga e riduce la base imponibile soggetta all’Irpef (ma non preoccuparti, ti spiegherò tutto successivamente in un capitolo apposito proseguendo con la lettura della circolare).
Cosa che devi valutare insieme al tuo commercialista, ma che puoi ugualmente scoprire, da solo, qui sotto, di seguito, ricordandoti che, se vuoi ricevere questo bonus, devi prenderti come minimo un compenso da amministratore lordo Irpef di euro 8.0000, cosa a cui devi aggiungere la quota dei contributi Inps.
Quindi, detto in modo sintetico:
a) Se il reddito complessivo dell’amministratore fosse di lordo da euro 8.000 ad euro 24.000, allora riceverebbe sulla busta paga euro 960 puliti in più rispetto al suo stipendio;
b) Se il reddito complessivo dell’amministratore fosse tra euro 24.001 e 26.600, allora il bonus si ridurrebbe proporzionalmente fino ad annullarsi;
c) Mentre, se il reddito complessivo dell’amministratore fosse superiore ad euro 26.600, allora NON riceverebbe nessun soldo aggiuntivo.
Ora che conosci questo primo strumento, andiamo subito a conoscere il secondo bonus che ci mette a disposizione la legge per eliminare le imposte sul compenso dell’amministratore.
Un ulteriore secondo bonus, che ti mette a disposizione la legge, è la detrazione d’imposta.
Il meccanismo delle detrazioni d’imposta è semplicemente un bonus che taglia le imposte da pagare e che diminuisce all’aumentare del reddito. Dunque, più il reddito basso e più è alto il bonus, meno imposte paghi. Di contro, più il reddito è alto più imposte paghi, perché il bonus fiscale è basso.
Questo bonus è strutturato tale per cui, se hai un reddito lordo Irpef pari o inferiore ad euro 8.000, allora non paghi imposte.
Per mostrarti questa cosa ti riporto l’articolo 13 del Tuir (il Tuir è la legge di riferimento che delinea le imposte da pagare) che specifica quanto bonus fiscale possono avere i dipendenti e gli amministratori sui redditi.
|
Art. 13 T.u.i.r. – Altre detrazioni 1. Se alla formazione del reddito complessivo concorrono uno o più redditi di cui agli articoli 49, con esclusione di quelli indicati nel comma 2, lettera a), e 50, comma 1, lettere a), b), c), c-bis), d), h-bis) e l), spetta una detrazione dall’imposta lorda, rapportata al periodo di lavoro nell’anno, pari a: a) 1.880 euro, se il reddito complessivo non supera 8.000 euro. L’ammontare della detrazione effettivamente spettante non può essere inferiore a 690 euro. Per i rapporti di lavoro a tempo determinato, l’ammontare della detrazione effettivamente spettante non può essere inferiore a 1.380 euro; |
Detto in modo sintetico: se l’amministratore prende un compenso lordo Irpef (dopo aver pagato i contributi sulla busta paga a carico dell’amministratore) di euro 8.000, allora ha una diminuzione d’imposta Irpef di euro 1.880 prevista dall’articolo 13 del T.u.i.r. visto in precedenza.
Siccome il reddito lordo di euro 8.000 è soggetto al 23% di Irpef, il dipendente dovrebbe almeno pagare nella busta paga euro 8.000 x 23% = 1.840 di imposte Irpef.
Ma, siccome sul reddito complessivo dell’amministratore di euro 8.000 c’è una detrazione d’imposta di euro 1.880, e siccome la detrazione d’imposta è maggiore della imposta stessa che è di euro 1.840, allora l’amministratore NON deve pagare imposte sulla busta paga, questo in quanto la detrazione d’imposta è maggiore dell’imposta che si dovrebbe pagare.
In sintesi, se l’amministratore della S.r.l. ha un reddito lordo complessivo di euro 8.000, allora non deve pagare nessuna imposta per merito della detrazione d’imposta dell’articolo 13 del T.u.i.r. .
Al più l’amministratore paga solo i contributi Inps presenti sulla busta paga.
Se l’amministratore deve pagare i contributi sulla sua busta paga, questo significa che l’importo del compenso dell’amministratore, durante l’atto di nomina, deve essere maggiore.
Cosa che ti mostrerò nel proseguimento della lettura di questa nuova circolare ma, prima di poterti far vedere l’esempio numerico, c’è bisogno di introdurre un ultimo meccanismo.
Prima di proseguire con l’esempio per calcolare il compenso che deve essere deliberato dall’assemblea, bisogna che ti mostri un piccolo ulteriore passaggio.
Questo ti farà comprendere perché paghi i contributi Inps ma non l’imposta Irpef sulla busta paga dell’amministratore.
I punti che devi conoscere sono 4:
Perciò, i contributi Inps, sono calcolati sul compenso lordo stabilito dall’assemblea poi, sulla differenza, l’amministratore paga le imposte sulla busta paga, salvo utilizzare i bonus visti in precedenza che annullano le imposte da pagare.
Ora che conosci questi punti possiamo entrare nel dettaglio del calcolo e comprendere il compenso lordo attribuito dall’assemblea dei soci all’amministratore che permette di eliminare le imposte.
Prima di tutto partiamo dal fatto che dipende dall’aliquota contributiva Inps che viene attribuita all’amministratore.
Se l’amministratore sta versando i contributi presso un’altra cassa di previdenza, per esempio se fosse un socio lavoratore che sta pagando i contributi Inps commercianti, allora l’aliquota dei contributi Inps sul compenso dell’amministratore è del 24%.
Al contrario, se il compenso dell’amministratore fosse il suo unico compenso, allora pagherebbe i contributi sul compenso per il 34,23%.
Dunque, andrò a calcolare il compenso dell’amministratore limite considerando l’aliquota contributiva Inps del 34,23% come se questo fosse l’unico compenso dell’amministratore.
Questo perché, se pagasse anche i contributi della gestione commercianti, allora potrebbe anche aumentare il compenso senza pagare ulteriori imposte in quanto i contributi Inps commercianti sono deducibili dal reddito complessivo.
Quindi sviluppiamo i calcoli:
| – Aliquota contributiva Inps gestione separata: 34,23%;
– 1/3 dell’aliquota è a carico dell’amministratore, dunque i contributi a carico sulla sua busta paga dello stesso sono dell’11,41%; – serve un reddito lordo minimo di euro 8.000 per ricevere il bonus Renzi; – fino ad euro 8.000 sul compenso dell’amministratore hai una detrazione d’imposta (euro 1.880) maggiore alle imposte da pagare (1.840), dunque non si versano imposte Irpef sulla busta paga, ma solo i contributi Inps. Quindi, il valore del compenso che dobbiamo individuare, è quello relativo al lordo dei contributi Inps a carico dell’amministratore dell’11,41%: 8.000 / (100% – 11,41%) = 8.000 / 88,59% = euro 9.030,36. Questo perché, se il compenso lordo dell’amministratore attribuito dall’assemblea fosse di euro 9.030,36, allora, sulla sua busta paga, pagherebbe dei contributi Inps della gestione separata pari ad euro 1.030,36. Siccome i contributi Inps pagati dall’amministratore sono deducibili dal reddito, questo significa che calcola le imposte Irpef sul reddito di euro 8.000 (9.030,36 – 1.030,36). Con un reddito lordo Irpef di euro 8.000 annuale, l’amministratore ricevere, inoltre, il bonus Renzi di euro 960. Sempre con questo reddito, l’amministratore deve pagare una imposta Irpef del 23%, pari ad euro 1.840 (euro 8.000 x 23%), ma siccome beneficia della detrazione d’imposta pari 1.880, questo significa che non deve versare nulla nel modello F24 per le imposte dell’amministratore. Dunque, con questi 2 bonus, l’amministratore se avesse solo questo compenso prenderebbe sulla busta paga un compenso pulito di euro 8.960 (euro 8.000 senza pagare imposte Irpef più euro 960 del bonus Renzi) puliti senza pagare le imposte, ricordati che puoi ulteriormente incrementare i suoi compensi esenti imposte ed esenti contributi grazie ai rimborsi spese forfettarie e chilometriche. |
Detto in sintesi, se l’assemblea attribuisce un compenso lordo all’amministratore di euro 9.030,36, e questo fosse l’unico compenso ricevuto, allora NON paga le imposte sulla busta paga.
Contestualmente l’amministratore versa i contributi Inps di euro 1.030,36 beneficiando in futuro di anni di contribuzione potenzialmente validi per la pensione.
Nel momento in cui l’amministratore avesse altri redditi, oppure dovesse pagare anche i contributi Inps della gestione commercianti del socio lavoratore, allora hai bisogno di approfondire il calcolo nel tuo caso specifico insieme al tuo commercialista in quando ci sono altri dettagli da considerare se vuoi essere maggiormente preciso.
Ho voluto inserire questa ultima considerazione per mostrarti che l’Efficacia Fiscale non si fa con trucchi, segreti o gabole strane o illegali.
Il risparmio fiscale si ottiene utilizzando gli strumenti previsti dalla legge adattati al tuo specifico caso, S.r.l. e posizione fiscale personale.
Per cercare di contestualizzare ancora meglio quando puoi utilizzare questo strumento di risparmio fiscale, ti riporto una serie di conti su cui prestare particolare attenzione per poter comprendere se, questo strumento, è quello giusto per te e come utilizzarlo al meglio.
Qui, di seguito, ti riporto una serie di spunti che puoi usare per identificare quando questo strumento per tagliare le imposte è il migliore e come utilizzarlo al meglio nella tua specifica posizione fiscale, cosa che puoi utilizzare per farti trovare pronto all’incontro con il tuo commercialista:
– All’aumentare del reddito di euro 8.000 ricordati che la detrazione d’imposta dell’articolo 13 del T.u.i.r. diminuisce;
– Ricordati che, se il compenso dell’amministratore aumenta sopra o sotto certe soglie, perdi il bonus Renzi. Se il reddito complessivo dell’amministratore fosse inferiore ad euro 8.000 e superiore ad euro 26.600 allora non hai diritto a ricevere il bonus Renzi perdendo l’opportunità di ricevere euro 960 puliti;
– Se l’amministratore fosse anche un socio lavoratore che paga i contributi Inps commercianti, devi considerare che, i contributi Inps commercianti, si deducono dal reddito dello stesso facendogli pagare meno imposte. Cosa che comporta di dover considerare questo ulteriori elementi di bonus nel momento in cui vuoi calcolare con precisione come evitare interamente di pagare le imposte nella busta paga dell’amministratore della S.r.l.;
– Ricordati che, grazie al compenso dell’amministratore, puoi prendere, inoltre, i rimborsi forfettari e chilometrici che sono esenti imposte ed esenti contributi. Questo porta un ulteriore taglio delle imposte e un taglio dei contributi da aggiungere al compenso dell’amministratore visto in precedenza;
– Se te lo stai chiedendo, lo so molto bene che il bonus Renzi da luglio 2020 cambia ed aumenta l’importo del bonus, aumenta la soglia del reddito e cambia il nome. Ho preferito fare i calcoli sul vecchio bonus Renzi perché, così, sai che, con il nuovo bonus prendi, di sicuro, di più rispetto che al vecchio bonus Renzi;
– Considera che, con i figli e la moglie a carico, avresti ulteriori bonus fiscali perché avresti una maggiore detrazione d’imposta per i familiari a carico, cosa che ti permette di aumentare il compenso dell’amministratore senza pagare le imposte (ma non puoi avere gli assegni di famiglia, al contrario dei dipendenti);
– Se ti sei dimenticato di beneficiare del bonus Renzi per qualche mese, oppure hai versato delle ritenute Irpef sul compenso dell’amministratore quando non dovevi, non preoccuparti perché puoi recuperare il bonus Renzi oppure i maggiori versamenti d’imposta non dovuta effettuati nella dichiarazione dei redditi.
Grazie a questa circolare hai compreso come prenderti un compenso amministratore senza pagare le imposte utilizzando una S.r.l. .
Ciao e ben ritrovato sul blog di Efficacia Fiscale! Anche oggi siamo pronti ad affronate…
Ciao, ti do il benvenuto in questo nuovo articolo del blog di Efficacia Fiscale. Se…
Ciao, ti do il benvenuto in questo nuovo articolo del blog di Efficacia Fiscale. Quando…
Ciao, ti do il benvenuto in questo nuovo articolo del blog di Efficacia Fiscale. Oggi…
Ciao, ti do il benvenuto in questo nuovo articolo del blog di Efficacia Fiscale. In…
Ciao e ben ritrovato sul blog di Efficacia Fiscale! Quando una S.r.l. inizia a generare…
Visualizza commenti
Buonasera,
dovendo stabilire il compenso per 1 Socio Amministratore di una SRL con 3 soci ho chiesto ai nostri consulenti (CNA) riguardo le informazioni indicate su questo interessante articolo.
La risposta che ho ricevuto (che riposto sotto) ha dei punti che non mi sono chiari:
Viene indicato che a loro avviso non sarebbe possibile usufruire del Bonus Renzi, inoltre l'accenno al "Minimale Contributivo" a che cosa si riferisce?
Grazie molte della delucidazioni.
Stefano
Ciao Stefano, il bonus "renzi" (che da luglio 2020 ha cambiato nome), si può prendere nel momento in cui il compenso varia da un minimo di euro 8.000 ad un massimo di euro 40.000. Se sei in questa fascia di rettido ti assicuro che puoi benissimo prendere il bonius Renzi.
Con il termine "minimale contributivo" si intendono i contributi fissi che i soci lavoratori devono pagare alla gestione Inps commercianti/Artigiana di circa euro 3.850 all'anno.
Scrivimi pure se hai bisogno di altre informazioni
Buongiorno,
potrebbe effettuare anche l'esempio del compenso massimo, per non perdere i vari bonus, da attribuire all'amministratore che è anche socio lavoratore tenuto quindi al pagamento minimo dei contributi fissi che i soci lavoratori devono pagare alla gestione Inps commercianti/artigiani di circa euro 3.850 all'anno?
Grazie
Ciao Matteo, certamente, farò un articolo specifico che pubblicherò nelle prossime settimane
Ciao Simone,
ricapitolando questo caso quindi 8000+3850= 11850
24% aliquota contributi INPS su compenso amministratore (1/3 a carico amministratore pari a 8%)
11850 / (100% - 8%) = 11850 / 92% = euro 12880
Buongiorno,
grazie per le spiegazioni molto esaustive, tuttavia mi trovo in difficoltà a capire quanto ammonterebbe la tassazione IRPEF.
Se fossi amministratore non socio di una SRL ed il consiglio di amministrazione mi proponesse un compenso da 60.000 euro lordi, quanto mi rimarrebbe in busta come netto (tolto 11,41% di contributi INPS e tassazione IRPEF + addizionali regionali ) ?
Ciao Martino, al compenso lordo stabilito dall'assemblea, devi togliere i contributi Inps a carico dell'amministratore (pari ad 1/3 dell'aliquota prevista per l'amministratore in funzione del fatto che questo paghi il 34,23% oppure il 24%). Poi sulla differenza che rimane l'amministratore paga le aliquote Irpef, più le addizionali comunali e regionali, come tutti noi persone fisiche.
Ma se l'amministratore ha più buste paghe da altre società, il giochino degli 8000€ esentasse immagino decade è corretto?
Si fa sempre riferimento al reddito complessivo compreso anche altri redditi?
Ciao Alby, esatto, confermo
Buongiorno, ho ricevuto per una decina di anni un cedolino come amministratore di una srl, in cui appariva un prelievo INPS e uno Inail. Ora ho chiesto all’INPS la mia situazione contributiva ai fini del calcolo della pensione, ma non appaiono questi versamenti. Come mai?
Ciao Filippo, ti consiglio di verificare con attenzione questa tua situazione. Potrebbe essere che i contributi sono stati versati con un codice matricola Inps errato oppure che non è stato allacciato correttamente il tuo codice fiscale. Ti consiglio di informarti attentamente con il consulente del lavoro e con l'Inps
Buongiorno,
Sono un Prof in pensione dal 2004, Mia moglie era titolare di una ditta Elettronica Navale Gaeta, nel 2012 andava in pensione, ho avuto, io la brutta idea di farla diventare una SRL, il 90 % intestata a me e il 10 % a mia moglie l'Amministratore unico l'ho fatto io, da quel momento sono stato perseguitato dall'IMPS, volevano farmi pagare i contributi annuali di circa 4.000,00 l'anno, ho resistito ma dopo un anno sono stato costretto pagare, anche gli arretrati, perché mi avevano bloccato il pagamento di alcune fatture fatte ad enti statali, perché il DURC non era risultato regolare, non avendo dipendenti, avevo poche possibilità di difesa, nel 2015 per ragioni di salute, stavo per chiudere, il mio fiscalista mi consigliò di prendere un dipendente, così da avvalorare il fatto che io mi occupavo solo del lato amministrativo e non del lato commercio. Ma fu tutto inutile l'INPS pretendeva i sui 4.000,00 euro l'anno, che tra l'altro li dovevo togliere dalla mia pensione. Ho continuato a pagare fino al tutto il 2019, ho provato a chiedere che mi venisse fatta la riduzione che spetta agli ultra settantenni (io ne ho 83) del 50%, ma mi risposero, che questa riduzione spetta solo ai pensionati IMPS a me che sono pensionato IMPDAP ( Pubblica Istruzione) non Spettava. Naturalmente dal 2022 mi stanno arrivando cartelle che per pagare. Potete fare qualche cosa? io intanto ho contattato un Notaio per mettere in liquidità la SRL e il contemporaneo licenziamento dell'unico dipendente.
Un caso uguale al mio è la sentenza n. 1759 del 2021.
Cordiali saluti,
Erasmo Valente
Cordiali saluti
Ciao Erasmo, ti consiglio di acquistare una consulenza di Efficacia Fiscale