Indice dei contenuti
Ciao, ti do il benvenuto in questo nuovo articolo del blog di Efficacia Fiscale per condividere con te la risposta ad un quesito posto da uno dei miei clienti fiscalmente intelligenti per quanto riguarda il socio srl con Piva a regime forfettario.
Durante una consulenza mi ha chiesto: “chi è in regime forfettario, versa i contributi ridotti e detiene quote di una S.r.l., può pagare i contributi ridotti anche sugli utili della società?”
A questo proposito ti ricordo che c’è una circolare dell’Agenzia delle Entrate, di aprile 2019, in cui sono trattati, in modo molto preciso, i casi di compatibilità e di incompatibilità tra regime forfettario e possesso di quote di S.r.l. e proseguendo nella lettura dell’articolo vedremo insieme questi casi.
Apro e chiudo una parentesi.
Quando parlo di imprenditori “fiscalmente intelligenti” mi riferisco agli imprenditori che non si focalizzano solo sull’aspetto commerciale sottovalutando, tralasciando e delegando totalmente la contabilità e il Fisco.
L’imprenditore fiscalmente intelligente fa ricerche su internet, analizza, confronta, si pone e mi pone delle domande per cui non trova una risposta semplicemente “googlando”.
Può capitare che manchi una risposta perché i testi di legge non regolamentano quel particolare caso e perché non si è ancora creata una giurisprudenza in cassazione.
In questi casi cosa farai?
Contatti l’Ente pertinente, formulo la domanda nel modo più chiaro possibile in maniera che la risposta sia altrettanto precisa e tale da mettere te, imprenditore, in una botte di ferro (perché ciò che farà sarà ciò per cui l’Ente interessato ha dato il suo OK).
Però (e sì…c’è un però) non sempre i funzionari sanno dare una risposta precisa o, forse, più semplicemente, non vogliono prendere palesemente una posizione che potrebbe essere contraria agli interessi dell’Ente (presso cui devono svolgere il loro lavoro).
Don’t worry, in questi casi ci sono io, che sono sì un commercialista ma sono anche un imprenditore, un esploratore e un divulgatore fiscale 😁
Cos’è successo nel caso oggetto di questo articolo?
È successo che ho posto la domanda del mio cliente all’Inps, che mi ha simpaticamente invitato a rivolgermi all’Agenzia delle Entrate.
Ho, quindi, contattato l’Agenzia delle Entrate tramite un servizio web riservato ai cittadini; l’Agenzia, in modo molto cortese e garbato, è rimasta sul vago, non ha detto né sì, né no, ma ha fornito, comunque, delle indicazioni.
In pratica mi ha fornito il materiale per elaborare una risposta in caso di contenzioso tra il mio cliente e gli Enti impositori, cosa che scoprirai proseguendo con la lettura.
Ora sei pronto a scoprire come ho risposto all’imprenditore forfettario, detentore di quote di S.r.l. che vuole sapere se può pagare i contributi Inps ridotti sugli utili della S.r.l.?
Bando alle ciance and let’s go….
Il problema, o la soluzione, che voglio evidenziare in questa circolare è se, un imprenditore che ha una partita Iva da forfettario, come commerciante/artigiano, ed è anche un socio lavoratore della S.r.l., deve pagare i contributi Inps sugli utili della S.r.l. con lo sconto del 35% previsto da chi è nel regime fiscale agevolato del forfettario.
Questo perché, con il regime della partita Iva da forfettario, l’imprenditore paga i contributi Inps commercianti/artigiani ridotti del 35%, ma siccome è anche socio lavoratore della S.r.l. deve pagare i contributi Inps sulla sua quota di competenza di utili della S.r.l. .
La soluzione ottimale, a mio parere, sarebbe che per gli utili attribuiti dal regime del forfettario i contributi siano considerati con lo sconto del 35%, mentre gli utili attribuiti dalla S.r.l. siano considerati al 100%.
Ma compilando la dichiarazione dei redditi questo non è possibile.
In quanto non è possibile compilare 2 diversi quadri RR della dichiarazione dei redditi dell’imprenditore con una partita Iva da forfettario dove si calcolano i contributi Inps eccedenti il minimale.
Questo perché i contributi entro il minimale si pagano in rate fisse con i modelli di pagamento F24, ma i contributi eccedenti il minimale si calcolano nella dichiarazione dei redditi in quanto nel calcolo della base imponibile Inps si aggiungono gli utili della S.r.l. dove il socio della S.r.l. è un lavoratore.
Peccato che non si possano utilizzare 2 diversi quadri nella dichiarazione dei redditi per separare il calcolo dei contributi dentro e fuori il regime del forfettario.
Questa sarebbe la soluzione ottimale, differenziare l’imponibile Inps in base al regime diverso tra il reddito attribuito dalla partita Iva da forfettario con gli utili della S.r.l., ma sotto il profilo tecnico non è possibile.
Quindi, io ed il mio team abbiamo deciso di approfondire chiedendo aiuto agli Enti, prima di tutto facendo una domanda all’Inps (questo perché i contributi Inps sono di competenza di questo Ente).
Siccome tutto questo deve essere fatto nel rispetto della legge, oltre alle soluzioni che mi sono proposto di darti in questo articolo, occorre comprendere in quali casi il regime della partita Iva del forfettario è compatibile con la qualifica di socio lavoratore di S.r.l. .
Per comprendere in quali caso un imprenditore può avere la partita Iva con il beneficio del forfettario ed essere un socio lavoratore di S.r.l., ci viene in aiuto la circolare n.9 del 10 aprile 20219 dell’Agenzia delle Entrate.
Per poter mostrarti in quali casi, reputo utile riportarti i pezzi della circolare e quindi commentare i singoli elementi.
Pezzo 1:
Uno degli obiettivi di queste norme imposte al forfettario è per evitare artificiosi frazionamenti delle attività d’impresa.
Ho voluto riportare questo pezzo perché è importante comprendere che la legge concede il beneficio del regime del forfettario, ma a patto che questo non sia utilizzato per prelevare indirettamente dalla S.r.l. degli utili solo con il fine di pagarci meno imposte.
In sostanza non devi emettere delle fatture con la S.r.l. per delle prestazioni che rientrano nella sfera di competenza della partita Iva che beneficia del regime del forfettario.
Nel proseguimento la circolare entrerà nello specifico, con il fine di evitare artificiosi frazionamenti dell’attività, tra S.r.l. e partita Iva da forfettario.
Ti faccio un esempio.
Se tu sei un consulente di marketing e svolgi la tua attività con la partita Iva da forfettario, puoi essere un socio unico di S.r.l. con cui svolgi l’attività di acquisto e vendita di immobili.
Questo in quanto le attività sono separate e tu godi dei benefici del regime del forfettario solo per la tua attività da consulente marketing, ma non sugli utili che fai sull’acquisto e vendita di immobili.
Ecco, ed è qui che devi stare attento a non avere comportamenti fraudolenti, con cui emetti una fattura dalla tua partita Iva da forfettario alla tua S.r.l. solo con il file di prelevare, indirettamente, degli utili dalla società per pagare meno imposte.
Cosa che sarà subito chiara con il prossimo passaggio:
Pezzo 2:
|
|
Ecco, questo è un punto importante per tutti gli imprenditori che vogliono capire quando possono utilizzare la partita Iva da forfettario insieme alla loro S.r.l. .
Infatti, NON puoi utilizzare il regime del forfettario se controlli (anche indirettamente con un parente), una S.r.l. che esercita un’attività economica riconducibile (anche indirettamente e individuabile grazie alle sezioni dei codici Ateco) a quella della partita Iva da forfettario.
Dunque, ci devono essere 2 distinti requisiti per non poter accedere al regime del forfettario:
a) Controllare una S.r.l.
b) Questa S.r.l. deve svolgere un’attività riconducibile a quella della partita Iva
L’intenzione della norma, come già anticipato prima, risiede nel fatto che per il tuo lavoro con la partita Iva puoi beneficiare del regime del forfettario, ma per le altre attività paghi una tassazione “normale”.
Pezzo 3:
| |
Questo per mostrarti che, in precedenza, era diverso mentre, attualmente, l’esclusione dal regime del forfettario prevede che ci sia il controllo della S.r.l. più il fatto che questa eserciti un’attività riconducibile a quella della partita Iva da forfettario.
Pezzo 4:
| |
Dunque, come prima cosa, NON puoi avere la partita Iva con il beneficio del forfettario se partecipi all’attività economica di una società di persone.
Pezzo 5:
Questo invece riguarda gli imprenditori che hanno una partita Iva con il regime del forfettario e hanno una quota in una S.r.l. .
Ecco, questo è praticamente il pezzo più importante che devi comprendere per capire quando puoi utilizzare il regime del forfettario compatibilmente con la qualifica di socio operativo di una S.r.l. .
Per essere escluso dalla possibilità di utilizzare il regime del forfettario, devi avere il controllo della S.r.l. (anche indiretto attraverso le quote di un familiare) e, contestualmente, che l’attività economiche del forfettario e della S.r.l. siano le stesse.
In assenza di questi 2 elementi, tu puoi utilizzare il regime del forfettario ed essere un socio lavoratore della S.r.l..
Esempio: tu sei un informativo, fatturi ai tuoi clienti con la partita Iva da forfettario e contestualmente sei socio lavoratore di maggioranza e amministratore di una S.r.l. immobiliare.
Questo significa che tu puoi anche essere incerto nel caso in cui l’imprenditore sia socio unico o amministratore unico in quanto ha il controllo della S.r.l., ma è anche vero che può esserci un imprenditore che ha il 49% o meno di quote di S.r.l. (quindi non ha il controllo) ma lavora nella S.r.l. e deve pagare regolarmente i contributi Inps (e, dunque, nasce il problema se gli utili della S.r.l. attribuiti al socio possano beneficiare della riduzione del 35% previsto per il regime del forfettario).
Ho detto ciò perché ci sono varie situazioni in cui chi ha la partita Iva da forfettario è anche socio di minoranza ed operativo di una S.r.l. che svolge un’attività completamente diversa dalla sua partita Iva da forfettario (per inciso, io consiglio che i clienti siano completamente diversi tra la partita Iva e la S.r.l.).
Pezzo 6:
| |
Il pezzo è importante perché, con la circolare n.9 del 10 aprile 2019, l’Agenzia delle Entrate ha fatto presente che un familiare integra il presupposto di controllo, ed ha fatto un esempio veramente eccezionale.
Questo perché, con l’esempio, ha confermato chiaramente che per avere l’incompatibilità tra la S.r.l. e il regime del forfettario bisogna che le attività, tra S.r.l. e forfettario, siano “uguali” o riconducibili.
Se marito e moglie sono, rispettivamente lui imprenditore in contabilità forfettaria e, lei, socia di una S.r.l., di cui possiede almeno il 50% delle quote (quindi controlla la S.r.l.), se le due ditte (impresa individuale e società) svolgono attività analoghe, il marito NON può utilizzare il regime forfettario.
L’esempio dell’Agenzia delle Entrate mostra il principio che oltre al controllo della S.r.l., un imprenditore deve anche esercitare la stessa attività con la partita Iva per NON essere abilitato ad utilizzare il regime del forfettario.
Pezzo 7:
La circolare prosegue informando che bisogna verificare in concreto l’attività economica fatta dal forfettario e la S.r.l. (direi che è giusto, questo per evitare che uno apra una partita Iva con un certo codice Ateco, ma che poi nel concreto faccia tutt’altro).
Adesso ti mostro un’altra perla di questa circolare.
Pezzo 8:
Detto in modo semplice, se il codice Ateco della partita Iva del forfettario e della S.r.l. rientrano in sezioni diverse della tabella dei codici Ateco, allora la partita Iva da forfettario può fatturare senza problemi alla S.r.l. (ovviamente ricordiamoci che la prestazione deve essere vera e con un valore di mercato).
Ad esempio, che se tu hai una S.r.l. a socio unico con cui svolgi l’attività di corsi di formazione (direi che potrebbe andare bene di qualsiasi genere), ed hai una moglie che ha una partita Iva da forfettario per l’attività di segreteria, allora tua moglie può benissimo fatturare alla tua S.r.l. in quanto la sua attività della partita Iva da forfettario rientra in una sezione dei codici Ateco diversa rispetto alla tua S.r.l. per la quale lei ha il controllo indiretto in quanto è un tuo familiare (in questo caso moglie).
Questo anche nel caso in cui il regime del forfettario sia in capo ad un socio operativo di maggioranza oppure ad un socio operativo di minoranza.
Per aggiornare quanto ho descritto prima, per escludere il regime del forfettario devi avere contestualmente i due requisiti, 1) avere il controllo della S.r.l. anche indirettamente e 2) che le attività della S.r.l. e quella del forfettario siano le medesime, inteso che siano diverse sotto profilo sostanziale e che i codici Ateco rientrino in sezioni diversi delle tabelle dei codici Ateco.
E, secondo me, questo è tutto in regola con il pensiero dello Stato, perché lo Stato NON vuole che utilizzi il regime del forfettario solo come motivo per prenderti indirettamente gli utili della S.r.l. pagando meno imposte.
Ma, dalla lettura della circolare a mio parere, l’Agenzia delle Entrate accetta che tu apra una partita Iva da forfettario da consulenza marketing (fatturando ai tuoi clienti) e che contestualmente tu abbia una S.r.l. che svolga un’attività di compravendita di immobili, sia come socio operativo, sia come socio finanziatore, sia come socio di maggioranza, sia come socio di minoranza, in quanto è un’attività completamente diversa (anche sotto il profilo sostanziale) rispetto a quella della partita Iva del forfettario.
E, tutto questo, anche se tu fatturi dalla tua S.r.l. dei servizi resi con la tua partita Iva da forfettario a condizione che a) le attività fatturate siano vere e b) che il prezzo sia di mercato, ossia che non ci siano truffe da parte del contribuente.
Pezzo 9:
Qui si ribadisce che bisogna verificare qual è l’attività svolta nel concreto.
Pezzo 10:
Anche questo pezzo porta un esempio molto, molto importante se tu hai una partita Iva con un certo codice Ateco che rientra in una sezione identica a quella della S.r.l. (ATTENZIONE: il codice Ateco è una cosa diverse rispetto alle sezioni dei codici Ateco, tu puoi avere due codici Ateco diversi, ma che rientrano nella stessa sezione perché, appunto, sono attività simili).
In sostanza qui è affermato CHIARAMENTE che un imprenditore può avere una partita Iva come forfettario che svolge un’attività che ricade in un certo settore del codice Ateco, fatturando alla S.r.l. per cui ha il controllo, a condizione che l’attività della S.r.l. sia DIVERSA rispetto a quella della partita Iva (deve essere diversa anche la sezione dei due codici Ateco).
Segnala anche che l’imprenditore deve uscire dal regime del forfettario se: 1) ha una S.r.l. i quali codici Ateco rientrano nella stessa sezione, 2)ed emette delle fatture di servizi/cessione di beni alla sua S.r.l. (dunque, per uscire dal regime devi anche emettere fattura alla tua S.r.l. e che i due codici Ateco ricadano nello stesso sezionale).
Sottolineo che il buon senso prevede anche che la prestazione fatturata sia vera, a valore di mercato, oltre che non bisogna mentire sulle attività in concreto svolte.
Per avere un ulteriore elemento di prova a tuo favore, consiglio anche il fatto di avere più clienti ai quali la partita Iva fattura o di avere anche clienti diversi per dare maggiore ragione di difesa nei tuoi confronti.
Con questo ho voluto dimostrarti che l’Agenzia delle Entrate prende in concreto la possibilità della coesistenza di un imprenditore che ha una partita Iva da forfettario, e che è anche un socio operativo, anche socio unico di S.r.l..
Ad esempio, può capitare che ci sia qualcuno che fattura come forfettario a dei clienti la sua attività di tecnico informatico e contestualmente ha una S.r.l. immobiliare.
Da questo nasce il problema che un imprenditore deve pagare i contributi Inps commercianti considerando sia gli utili della partita Iva da forfettario, sia gli utili pro quota della S.r.l. .
Ma il problema è che, con il regime del forfettario, i contributi Inps commercianti si possono pagare con uno sconto del 35%, mentre sugli utili della S.r.l. i contributi Inps sarebbero da pagare al 100%.
Da qui nasce la domanda di alcuni imprenditori che mi chiedono conferma se sugli utili della S.r.l. i contributi Inps si pagano al 100% oppure con lo sconto del 35%.
Cosa sulla quale c’è una classica incertezza del diritto come scoprirai con il proseguimento della lettura di questa circolare.
Prima di proseguire con questa circolare voglio condividere quale sarebbe la soluzione, a mio parere giusta, utilizzando il buon senso.
Non sono estremista, e mi piace applicare le regole “uguali per tutti” nel rispetto di una logica sana tra Stato e contribuente.
In questo caso, la logica sana sarebbe quella di applicare sugli utili della partita Iva dei contributi Inps ridotti del 35%, mentre sugli utili della S.r.l. i contributi dovrebbero essere del 100%.
I contributi Inps minimi si pagano in automatico all’Inps, quindi, su questo non ci sono particolari problemi.
Il problema sarebbero i contributi eccedenti il minimale, che sono calcolati dentro alla dichiarazione dei redditi nel quadro RR (scusami se posso sembrarti un po’ tecnico, ma è anche vero che la verità si nasconde dentro all’aspetto tecnico 😊).
Basterebbe, pertanto, compilare 2 diversi quadri RR per calcolare i contributi con un peso diverso, differenziando gli utili che derivano dal forfettario e quelli che derivano dalla S.r.l. .
Ecco, qui sorge il problema tecnico per i commercialisti.
Per ogni singola dichiarazione dei redditi di un imprenditore io posso utilizzare un singolo quadro RR della dichiarazione dei redditi dove far confluire tutti gli utili, per poi calcolare i contributi.
Dunque, dobbiamo fare una unica somma della base imponibile Inps (sulla quale, poi, saranno calcolati i contributi Inps) che, di fatto, è ridotta di un 35% anche sulla quota di utili della S.r.l., cosa che a mio parere non è corretta, concettualmente parlando.
Quindi ho voluto chiedere chiarimenti agli Enti, con apposito messaggio, al fine di avere prove in merito al fatto che anche sugli utili attribuiti dalla S.r.l. i contributi Inps siano, o meno, ridotti del 35%.
Questo, inutile nasconderlo, porterebbe un vantaggio fiscale all’imprenditore NON indifferente, cosa che potrebbe essere utilizzato a suo vantaggio.
Ricordati che se sei un socio finanziatore non hai più questo problema, in quanto l’Inps nel 2021, grazie alla circolare n.84 del 10 giugno 2021, ha recepito che il socio finanziatore non deve pagare i contributi Inps sugli utili di competenza della S.r.l. dove non lavora.
Il problema rimane nei casi in cui un imprenditore ha una partita Iva da forfettario (come commercio o artigiano, no come professionista) e veramente svolge del lavoro operativo nella S.r.l., sempre compatibilmente con la legge.
Il dubbio che hanno vari imprenditori è che, con il regime del forfettario, loro pagano i contributi al 35% in meno, ma sugli utili attribuiti dalla S.r.l. dovrebbero pagare il 100%.
Ora che siamo allineati sul fatto che puoi avere sia il beneficio della partita Iva come forfettario ed essere un socio lavoratore, allora dobbiamo approfondire se gli utili della S.r.l. possono beneficiare dello sconto del 35% previsto per il regime del forfettario.
Perciò, per iniziare ho reputato opportuno chiedere direttamente all’Ente impositore, ossia l’Inps.
Abbiamo fatto una domanda ad un apposito servizio messo a disposizione dell’Ente che ti riporto qui sotto…
Domanda fatta all’Inps:
Essenzialmente abbiamo chiesto se sugli utili della S.r.l. si possono pagare i contributi Inps ridotto al 35% anche sugli utili attribuiti dalla S.r.l. ad un imprenditore che beneficia della partita Iva forfettaria.
Adesso ti riporto la risposta dell’Inps.
Risposta INPS:
Prima di scrivere altro, premetto che la domanda la potevamo fare sotto diversi punti di vista, ma a mio parere è strano che un Ente impositore risponda di chiedere conferma ad un altro Ente che non ha in capo il pagamento dei contributi Inps.
Capisco che i contributi Inps eccedenti il minimale si pagano attraverso la compilazione della dichiarazione dei redditi di cui è compente l’Agenzia delle Entrate, ma è anche vero che il calcolo dei contributi Inps sono di competenza dell’Inps e non dell’Agenzia delle Entrate.
In fondo in fondo i contributi sono di loro competenza.
Non ha risposto alla domanda, ma (come già descritto nelle circolari precedenti), non ha neanche negato direttamente questa cosa.
Quindi, un giudice prenderebbe di certo in considerazione questo elemento in cui l’Ente non ha negato l’operazione in quanto è una cosa che può essere considerata tollerata.
E sottolineo perché questa cosa è importante.
Se quello che ho descritto fosse una cosa completamente proibita e considerata un elemento di evasione contributiva, ovviamente l’Ente lo avrebbe sottolineato.
Se non lo ha fatto, sembra che in base a quanto è stato stabilito dalla norma per i forfettari possa essere considerato validamente accettato.
Dunque, come consigliato dall’Inps, abbiamo fatto domanda all’Agenzia delle Entrate.
Abbiamo, pertanto, inviato una domanda utilizzando la funzione “servizio al cittadino” del suo cassetto fiscale (puoi provare tu stesso dentro il tuo cassetto fiscale).
Semplicemente la mia collaboratrice ha proposta la stessa domanda fatta all’Inps:
Domanda all’Agenzia delle Entrate:
L’Agenzia delle Entrate ha risposto quanto segue.
Risposta ADE:
La risposta non conferma o meno, che anche gli utili della S.r.l. siano da diminuire del 35% in quanto il socio è nel regime del forfettario, ma è anche vero che non lo nega.
Anzi, dalla risposta si conferma che bisogna sommare sia il reddito attribuito in base alla quota della S.r.l. al socio lavoratore e aggiungere gli utili che derivano dalla partita Iva forfettaria.
Per legge l’imprenditore con il regime del forfettario paga i contributi ridotti al 35% e quindi, a “livello tecnico”, siccome non si possono compilare 2 diversi distinti modelli RR per calcolare i contributi con diverse contribuzioni (contributi Inps derivante dal regime del forfettario ridotti del 35%, mentre i contributi Inps derivanti dalla S.r.l. dell’imprenditore senza nessuna riduzione), di fatto l’imprenditore ha la riduzione del 35% anche sugli utili attribuiti dalla quota della S.r.l. dove lavora.
Premetto che non voglio essere di parte, né a favore del contribuente né a favore dell’Agenzia delle Entrate, ma la vedo sotto un punto di vista tecnico, da commercialista.
La soluzione in “equilibrio” è quella di calcolare i contributi Inps con 2 diversi metodi, ma per una persona fisica non si possono calcolare 2 diversi modelli RR, quindi, i contributi sono tutti scontati al 35%, anche quelli che derivano dagli utili della S.r.l. .
Cosa che, in un futuro, potrebbe essere risolta.
Quando faccio ricerche nei vari documenti emessi dagli Enti, ogni intanto incappo in utili informazioni che rispondono alle domande “sparse” che mi rivolgono gli imprenditori.
Reputo, di conseguenza, opportuno riportarti delle informazioni che non sono propriamente al centro del tema di questo articolo, ma che danno, comunque, chiarimenti utili a domande che mi hanno fatto gli imprenditori nel corso di questi anni.
Se hai già concluso la tua sete di informazione fiscale allora puoi saltare, ma se sei uno feroce, che non si accontenta mai, allora ecco qui altri pezzi interessanti.
Pezzo 1:
Questo pezzo significa che se hai una società semplice, puoi utilizzare il regime del forfettario, posto che la società non eserciti un’attività d’impresa di fatto.
Ma, se una società semplice controllasse le quote di una S.r.l., allora non dovrebbe essere una cosa ostativa.
Pezzo 2:
Questo è un appunto personale perché spesso gli imprenditori me lo hanno chiesto.
Questo dimostra che per poter utilizzare il forfettario compatibilmente con la S.r.l. devi valutare l’anno corrente e non l’anno precedente.
Quindi, nell’anno corrente devi esercitare, di fatto, un’attività diversa tra quella prevista per il regime del forfettario e quella prevista per la S.r.l. .
Oltre a questo, premetto che, il confine tra un utilizzo sano o abuso di questo strumento, è sottile.
Il punto principale è che la legge non vuole che tu utilizzi il regime fiscale del forfettario come strumento per prenderti indirettamente gli utili dalla S.r.l. per pagare meno imposte.
Ma, lo Stato, accetta che tu possa avere una tua attività economica indipendente, a cui fatturi le tue prestazioni con una partita Iva da forfettario e, contestualmente, avere altri business in una S.r.l. in cui svolgi l’attività come socio lavoratore che siano però diverse da quelle per cui hai aperto la partita Iva.
Per esempio, se io fossi un imprenditore socio unico di S.r.l. con un utile alto ed aprissi una partita Iva da forfettario, con attività completamente diversa dalla S.r.l., allora dovrei pagare i contributi ridotti del 35% su tutti gli utili.
Ricordati che è importante conoscere la legge fiscale per sapere fino a dove ti puoi spingere per ottimizzare il carico fiscale, per non superare una certa soglia.
Soglia, oltre la quale, anche dicendo la verità c’è un uso improprio di questo strumenti, oltre la quale non ci dovrebbe essere tutela fiscale.
Gli Enti non hanno risposto direttamente, e come dato di fatto l’Agenzia delle Entrate ha risposto prendendo come riferimento le istruzioni della dichiarazione dei redditi.
Quindi, non lo hanno affermato che il 35% è su tutto il reddito dell’imprenditore, ma bisogna compilare quel quadro RR della dichiarazione dei redditi per calcolare i contributi Inps inserendo per forza tutti i redditi percepiti.
Siccome non si possono materialmente compilare 2 singoli quadri diversi RR, e siccome nelle istruzioni della dichiarazione non è indicato diversamente, allora sembra accettabile che lo sconto del 35% sia su tutto quanto il reddito a lui attribuito (anche sugli utili della S.r.l. dove è socio lavoratore).
Inoltre, NON è stato affermato il contrario e siccome nella compilazione della dichiarazione dei redditi del socio lavoratore forfettario NON c’è un altro modo tecnico per gestire questa cosa in modo separato, allora sembra accettato il fatto che, un imprenditore con una partita Iva con il regime del forfettario, possa pagare i contributi Inps calcolati sugli utili della S.r.l. dove è un socio operativo scontati del 35% (beneficio concesso ai forfettari).
A mio parere non hanno negato l’operazione, quindi, un giudice prenderà sicuramente di buon grado il nostro comportamento proattivo e credo che valuterà il comportamento non preciso dell’Ente impositore.
Grazie alle informazioni contenute in questa circolare sai che, in caso di dubbi, è sempre meglio rivolgersi all’Ente che potrebbe contestare il tuo comportamento (e sanzionarlo) e che non sempre l’Ente fornisce risposte o, comunque, risposte chiare.
Ciao e ben ritrovato sul blog di Efficacia Fiscale! Anche oggi siamo pronti ad affronate…
Ciao, ti do il benvenuto in questo nuovo articolo del blog di Efficacia Fiscale. Se…
Ciao, ti do il benvenuto in questo nuovo articolo del blog di Efficacia Fiscale. Quando…
Ciao, ti do il benvenuto in questo nuovo articolo del blog di Efficacia Fiscale. Oggi…
Ciao, ti do il benvenuto in questo nuovo articolo del blog di Efficacia Fiscale. In…
Ciao e ben ritrovato sul blog di Efficacia Fiscale! Quando una S.r.l. inizia a generare…
Visualizza commenti
Ciao Simone, bell’articolo, molto interessante.
Mi sono però un po’ perso pensando a un caso concreto: supponiamo che un imprenditore sia socio lavoratore e amministratore di una srl, con codice ateco in sezione G primaria, J secondaria.
Se questo imprenditore decidesse di aprire una partita iva come procacciatore di affari codice ateco in sezione J, potrebbe aderire al regime forfettario?
In questo caso non ci sarebbe mai la necessità che il forfettario fatturi alla srl. Il forfettario fattura solo a clienti diversi da quelli della srl.
Può aderire al regime forfettario, oppure non può in quanto facenti parte della stessa sezione dei codici ateco?
E se la risposta fosse positiva, si potrebbe ridurre l’INPS commercianti del 35%?
Grazie mille
Ciao Leonardo, tecnicamente si. Mi spiego meglio se tu avessi una S.r.l. ed un forfettario che hanno codici ateco diversi, ma che rientrano nella stessa sezione, allora sembrerebbe compatibile la coesistenza di entrambi a patto che la partita Iva forfettaria NON fatturi alla S.r.l. . In tutti i casi consiglio proprio che le aziende fatturino a soggetti completamente diversi. Scrivimi se hai bisogno di ulteriori informazioni.