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Il tuo primo business è come un diamante… è per sempre.
Infatti, sarà da questo che inizierà la tua carriera imprenditoriale, la tua prima attività imprenditoriale e, da questo apprenderai tutte le abilità necessarie per sviluppare costantemente la tua attività.
Essere imprenditore significa “apprendere per tutta la vita”, il mercato, la tecnologia e le necessità dei clienti sono in continua evoluzione e necessitano attenzione costante.
Se vuoi stare un passo avanti rispetto ai tuoi concorrenti non ti resta che concentrarti sui loro bisogni.
Per far questo, però, è necessario avere delle basi solide non solo di conoscenza tecnica, ma anche di gestione di tutti gli altri elementi fiscali e civilistici importi dalla legge.
Per fare questo devi conoscere:
➢ A cosa vai incontro
➢ Quali enti devi gestire
➢ Quali imposte pagherai
➢ Quali contributi pagherai
➢ Quali conseguenze puoi avere in caso di fallimento
Per aiutarti a trovare le soluzioni a questi problemi ho deciso di condividere con te le informazioni principali che io fornisco a tutti i miei nuovi clienti che si trovano nella condizione di iniziare la loro prima attività imprenditoriale.
Questo ti permetterà di schiarirti le idee ed avere consapevolezza di quali saranno gli Enti con i quali dovrai confrontarti e quali sono i principali adempimenti fiscali a cui dovrai far fronte quando ti chiameranno “imprenditore” ed intrapprenderai la tua prima attività imprenditoriale.
Con questa circolare voglio rispondere alle seguenti domande:
“Cosa devo fare se voglio mettermi in proprio?”
“Quali imposte dovrò pagare se devo aprire la partita iva?”
“Come devo gestire i contributi per la pensione quanto mi metto in proprio?”
“Quali sono le differenze se voglio iniziare un business da solo oppure con un socio?”
“Ci sono delle differenze tra un imprenditore ed un professionista?”
“Quali enti/istituzioni devo conoscere quando mi voglio svolgere un business?”
Perché è importante sapere queste cose?
Prima di iniziare la tua prima attività imprenditoriale è importante sapere che ci sono molteplici aspetti da tenere in considerazione.
Per prima cosa dovrai considerare il fatto che l’esercizio della tua impresa comporterà l’interazione con diverse persone fisiche e giuridiche.
Tra queste ci saranno: fornitori, clienti, eventuali dipendenti e di conseguenza enti pubblici quali Inps, Inail, Agenzia delle Entrate.
Ecco perché avere un’idea, almeno sommaria, di ciò a cui stai andando incontro è di basilare importanza per poter agire d’anticipo, poter quantificare le nostre uscite e gestire al meglio il nostro business.
Per giocare d’anticipo dobbiamo innanzitutto capire come:
1) GESTIRE IL RISCHIO
2) PAGARE LE IMPOSTE/CONTRIBUTI
Ogni qualvolta una persona sceglie di iniziare la prima attività imprenditoriale deve avere consapevolezza di questi 3 elementi che caratterizzeranno la propria azienda:
1) FORMA GIURIDICA: Ditta Individuale, Società di persone, Società di capitali. Individuare quale forma giuridica dare al tuo business è fondamentale per la sicurezza patrimoniale dei tuoi beni personali e per una corretta pianificazione fiscale;
2) GESTIONE FISCALE: Ogni forma giuridica ha degli adempimenti fiscali diversi che possono ripercuotersi sia sul reddito della società che sul reddito del singolo imprenditore / soci della società;
3) GESTIONE CONTRIBUTIVA: Sullo stesso piano della gestione fiscale ci sono gli adempimenti contributivi. A livello operativo devi pagare i contributi all’Inps oppure alle Casse Professionali d’appartenenza.
Analizzare nello specifico i tre elementi ti permetterà di avere le idee più chiare e capire quale forma giuridica d’impresa è più corretta per iniziare la tua prima attività imprenditoriale.
La prima cosa che devi fare quando scegli di iniziare la tua prima attività imprenditoriale è quella di individuare quale sarà la forma giuridica della tua azienda.
Hai la possibilità di scegliere tra due grosse macro aree:
1) aprendo una partita Iva come “Ditta individuale”. In questa forma giuridica l’imprenditore è l’unica persona che risponderà dei debiti dell’azienda e potrà godere di eventuali utili che ne deriveranno. Tutto ciò che riguarda l’impresa fa capo a te e soltanto a te e sarai solo te doverne rispondere in casi di insuccesso.
2) svolgere l’attività con altre persone che diventeranno soci e con il quale dividere gli utili. Questa forma comporta la stipula presso un notaio di un contratto societario.
Utilizzando questa soluzione avrai la possibilità di svolgere l’attività con altre persone attraverso la creazione di una società.
Per questa seconda opzione esistono due grandi ulteriori sottogruppi: la società può essere di persone o di capitali.
Le società di persone sono in genere tipi di società in cui tutti gli i soci lavorano e garantiscono per i debiti della società nel momento in cui la società non riesce a far fronte con il proprio patrimonio.
Nelle società di capitali, invece, possono esserci soci che non prestano lavorano, così come non devono per forza di cose essere amministratori. Per quanta riguarda i debiti nei confronti dei terzi, sarà la sola società a risponderne utilizzando il proprio patrimonio.
Ora, se il tuo pensiero è “A questo punto mi converrà una società di capitali!”
Fermati e continua a leggere.
La gestione finanziaria di una società di capitali comporta molti più costi fissi e per quanto riguarda la gestione contabile risulta essere macchinosa e complessa in quanto entrano in gioco maggiori adempimenti.
Quindi, ricapitolando hai tre opzioni:
1) svolgi il tuo business come ditta individuale dove tutti i debiti sono in capo a te;
2) oppure scegli la forma intermedia della società di persone in cui svolgi il business insieme ad altre persone dividendo gli utili. Per quanto riguarda i debiti aziendali prima ne risponde la società e successivamente qualora essa non riesca a far fronte ne risponderanno i soci con i capitali personali;
3) Oppure dirigi la tua attenzione verso la società di capitali nella quale tutti i debiti aziendali rimangono in capo alla società ed i soci sono tassati solo nel momento in cui vengono distribuiti gli utili.
Passando da una ditta individuale ad una società di persone dovrai tenere in considerazione che gli adempimenti fiscali e civilistici saranno maggiori.
Nello stesso modo, passando da una società da società di persone ad una società di capitali, gli adempimenti fiscali e civilistici sono maggiori.
Questo perché esistono diversi obblighi di legge per tutte e 3 le tipologie di forme giuridiche e questo comporta un diverso costo di gestione.
Concludiamo che la prima cosa da scegliere, da cui discendono tutte le caratteristiche a livello di imposizione sul reddito e di imposizione a livello contributivo, è se svolgere il tuo business come ditta individuale, come società di persone oppure come società di capitali.
Un punto fondamentale da valutare è l’aspetto fiscale, questo perché in base alla forma giuridica che più ti rappresenta avrai adempimenti fiscali diversi.
Riprendendo l’esempio delle tre macro divisioni abbiamo le seguenti differenze:
1) nel momento in cui svolgi l’attività come ditta individuale dovrai pagare sicuramente l’imposta IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche) perché hai un utile a livello aziendale che viene trasportato dentro alla tua dichiarazione dei redditi personale e va sommato ad altri redditi che hai conseguito nell’anno solare.
Facciamo l’esempio in cui il titolare di una ditta individuale che nell’anno solare ha prodotto un determinato utile e che contestualmente possiede una casa in affitto che produce incassi derivanti da un contratto di locazione.
L’imprenditore dovrà indicare in un’unica dichiarazione dei redditi sia l’utile derivante dalla sua azienda, sia gli incassi che derivano dal contratto di locazione e pagherà le imposte su un’aliquota marginale che incrementa all’incrementare del reddito.
Questo significa che più il reddito complessivo sarà alto più l’aliquota relativa alla fascia di reddito sarà alta. Questo calcolo è anche detto “a scaglioni”.
Un’altra imposta da tenere in considerazione è l’IRAP.
Quest’imposta dev’essere versata alla regione ed è destinata al servizio sanitario nazionale.
Dev’essere versata se hai un’attività di produzione o un’impresa di produzione. Le aliquote variano da regione a regione e grava sull’ impresa per una percentuale media italiana di circa il 4%.
Quindi, oltre all’ IRPEF, che è calcolato in funzione di tutti i redditi che una persona ha conseguito, in qualità di imprenditore dovrai versare anche l’IRAP di circa il 4% sul reddito.
2) Nelle società di persone l’utile viene diviso tra i soci e la gestione del calcolo delle imposte è molto simile alla ditta individuale. In qualità di socio dovrai dichiarare la tua quota parte di utile conseguito che andrà a sommarsi ad altri eventuali redditi generati nell’anno solare.
La differenza sostanziale con la ditta individuale è nel versamento dell’IRAP in quanto quest’ultima verrà versata utilizzando un modello dichiarativo direttamente riconducibile alla società (e non ai singoli soci).
3) Nella società di capitali c’è una forte differenza tra gli utili che restano in azienda e quelli che vengono distribuiti ai soci.
Nella società di capitali è la singola società che individua il reddito e che paga le relative imposte. Sul reddito le imposte da pagare sono il 24% per quanto riguarda l’IRES più il 4% (circa) per quanto riguarda l’IRAP.
Ne consegue che è la persona giuridica che dichiara e provvede al pagamento di tutte le imposte direttamente correlate all’utile.
Successivamente al pagamento delle imposte della società potrebbe succedere che residua anche una fetta di utile che i soci potrebbero distribuire o lasciare presso la società.
Se i soci scelgono di lasciare i soldi in azienda ognuno di essi non dovrà dichiarare nulla. Se invece gli utili verranno distribuiti il socio dovrà gestire il carico fiscale inerente alla quota di utile percepito.
Se il socio di società di capitali ha una quota di proprietà del capitale sociale pari o inferiore al 20% potrà scontare un’aliquota d’imposta pari al 26%. Per esempio se percepisce €100,00 di utile il 26 % è prelevato dalla società che lo versa a titolo d’imposta allo stato ed al singolo socio resterà € 74,00 come incasso.
Se la quota di proprietà al capitale sociale è superiore al 20% tutto l’utile deve essere distribuito al socio e successivamente il socio dovrà inserire il 58,14% di quanto percepito come reddito dentro alla propria dichiarazione dei redditi.
Altro dettaglio importante da valutare in anticipo, quando decidi di iniziare la tua prima attività imprenditoriale, è la presenza eventuale di DEDUZIONI E DETRAZIONI.
In base alla forma giuridica con cui svolgi il tuo business puoi avere o meno una tassazione dentro alla tua dichiarazione dei redditi.
Per poter fare una scelta più ponderata ed equilibrata è importante sapere che puoi usufruire di bonus fiscali, deduzioni o detrazioni solo se hai un reddito imponibile imputabile alla persona fisica.
Tra i vari bonus fiscali che puoi avere a disposizione i principali sono detrazioni per familiari a carico, come coniuge o figli, spese detraibili a titolo di ristrutturazioni edilizie, oppure altri bonus come il riconoscimento degli assegni familiari, spese mediche e veterinarie ecc.
Nel complesso devi considerare che per poterne usufruirne non basta averne il diritto ma dovrai anche avere un reddito imponibile in carico direttamente alla tua persona da dichiarare nella tua dichiarazione dei redditi.
Tutte le forme giuridiche vanno bene ma ognuna ha pregi e difetti. Quindi ricorda di considerare, in fase di pianificazione del tuo business, le eventuali spese deducibili, spese detraibili, bonus fiscali collegati ai familiari che hai a disposizione.
Quando ti metti in proprio, ed inizi la tua prima attività imprenditoriale, oltre agli aspetti di reddito ed alla forma giuridica un’altra cosa di vitale importanza che devi imparare a gestire in anticipo è il carico contributivo.
La prima macro cosa che devi individuare è se la tua attività è svolta come libero professionista che ha una propria Cassa d’appartenenza o come “tutto il resto”.
Il libero professionista (avvocati, geometri, commercialisti…) ha una propria Cassa in cui versano i contributi previdenziali con le regole stabilite ognuna dalla propria rispettiva cassa di appartenenza. Per un professionista è importante capire quali sono le aliquote della cassa d’appartenenza e come versare i contributi miniali, quelli integrativi ecc.
Se, invece, sei un imprenditore dobbiamo obbligatoriamente versare i contributi all’Inps e, quindi, rientrare in uno dei seguenti casi:
1) il Professionista senza cassa deve versare i contributi nella gestione Inps separata. In questo caso i contributi sono calcolati in funzione del reddito e sono pagi in sede di dichiarazione dei redditi (un minimo del 25,72% sul reddito fiscale)
2) invece i commercianti o gli artigiani pagano l’Inps su un reddito minimale con delle rate fisse trimestrali di circa € 920,00. Inoltre in sede di dichiarazione dei redditi pagano un ulteriore 23,55% o 23,62% sulla quota del reddito che supererà l’importo minimale di circa € 15.548,00.
Devi essere consapevole del carico previdenziale perché devi sapere l’uscita di cassa che avrai e quindi trovare la soluzione per far fronte ai pagamenti.
Esempio di calcolo di contributi Inps per un professionista iscritto alla gestione separata
Nel 2017 l’aliquota per i liberi professionisti senza cassa è pari al 25,72%. Quindi se dichiaro un utile di €1.000,00 pagherò all’ INPS € 257,20.
Vantaggi e svantaggi: se il professionista senza cassa dichiara zero paga zero contributi Inps ma l’aliquota contributiva è più alta rispetto ai commercianti ed artigiani.
Esempio di calcolo di contributi Inps per un commerciante/artigiano
Se non sei un professionista ma un commerciante o un artigiano devi pagare l’INPS a rate fisse di circa € 920,00 ogni 3 mesi. Questi pagamenti trimestrali coprono il carico contributivo fino al reddito di €15.548,00 e per la parte di reddito superiore verserai un ulteriore importo contributivo che varia dal 23,55% al 23,62% del reddito eccedente il minimale.
Vantaggi e svantaggi: Un artigiano o commerciante anche se dichiara zero reddito ha lo svantaggio che deve pagare ugualmente in un anno € 3.676,43 di contributi ma beneficia di percentuali contributive minori rispetto alla gestione separata.
Quando inizi la tua prima attività imprenditoriale devi essere consapevole che ci sono enti con i quali ti devi rapportare:
1) Agenzia delle Entrate per l’apertura della partita Iva e per gli adempimenti fiscali;
2) INPS o la cassa professionale d’appartenenza per la previdenza e la pensione;
3) La Camera di Commercio che è una sorta di anagrafe dell’impresa in sono depositati tutti gli avvenimenti della tua impresa;
4) INAIL che è l’istituto che si occupa di gestire i contributi necessari per coprire gli infortuni sul lavoro (obbligatorio per gli artigiani e facoltativo per commercianti);
5) Albo Artigiani: sono obbligati ad iscriversi in questa gestione tutti gli imprenditori che producono direttamente con il proprio lavoro il bene oggetto d’impresa;
6) A questi istituti si affiancano figure professionali necessarie per intraprendere alcuni tipi di attività d’impresa, tra queste la più popolare è la figura del Notaio che ti consente di costituire la tua azienda in forma di società.
Da qualche anno è stato introdotto un regime semplificato che ti consente di svolgere il tuo business con particolari bonus fiscali e adempimenti amministrativi: il REGIME FORFETTARIO.
Se apri la partita iva come persona fisica e rispetti determinati parametri valuta sempre di utilizzare il “regime del Forfettario” perché ti consente di pagare meno imposte rispetto ad un regime fiscale ordinario.
Cos’è il regime Forfettario? E come funziona? In sintesi il regime forfettario è un regime semplificato che ti consente di pagare meno imposte ma solo se rispetti determinati requisiti.
Ho già descritto questo regime in un precedente articolo…cercalo e leggilo perché ti consente di risparmiare le imposte.
Un’altra cosa importante che devi considerare in fase di apertura della tua prima attività imprenditoriale è quella di verificare se sei soggetto alla ritenuta d’acconto.
In poche parole la ritenuta d’acconto consiste in un meccanismo tale per cui il cliente non ti paga una parte della fattura perché la versa direttamente allo stato e che tu la considererai come “imposte anticipate” da dichiarare nella successiva dichiarazione.
In fase d’incasso della fattura il tuo cliente ti pagherà il totale della fattura al netto della ritenuta d’acconto poiché questa verrà versata per tuo nome il mese successivo. Generalmente questa è pari al 20%.
Esempio: se devi emettere una fattura ad un operatore economico con imponibile pari ad € 1.000,00 e ritenuta d’acconto del 20%.
L’importo che ti verrà pagato sarà € 800,00, quindi € 1.000,00 – € 800,00 (20% di €1.000,00). Mentre la ritenuta di € 200,00 sarà versata direttamente allo stato.
Poi, nella tua prossima dichiarazione dei redditi, inserirai il reddito complessivo fatturato di € 1.000,00 e, contestualmente, dichiarerai che hai pagato in anticipo delle imposte per € 200,00 pagando solo l’eventuale eccedenza d’imposta.
Quello che devi apprendere da questo capitolo è che se sei un professionista non incassi il totale della fattura ma riceverai il totale della fattura meno la ritenuta d’acconto che tu potrai utilizzare l’anno successivo in sede di dichiarazione dei redditi come “credito d’imposta”.
Questo significa che nell’anno in cui incassi le fatture avrai meno liquidità, cosa a cui dovrai stare attento per evitare tensioni di liquidità.
Grazie a queste informazioni hai delle solide basi per prendere delle scelte sul come iniziare la tua prima attività imprenditoriale.
Ovviamente ogni casi è diverso dall’altro e ci sono tanti altri elementi da valutare insieme in funzione dei tuoi obiettivi personali.
Ciao e ben ritrovato sul blog di Efficacia Fiscale! Anche oggi siamo pronti ad affronate…
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