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Ti do il benvenuto in questo nuovo articolo nel blog di Efficacia Fiscale per parlarti del modello ISA. Siamo in epoca di dichiarazione dei redditi e questo modello, che ha sostituito i vecchi Studi di settore, merita di essere approfondito.
Cosa troverai in questo articolo? Troverai la spiegazione di cosa sono gli ISA ed il mio punto di vista sulla loro utilità o meno per la pianificazione fiscale della tua S.r.l. .
Attenzione: si tratta di una dichiarazione che non riguarda tutti gli imprenditori (ad esempio i titolari di partita IVA in regime forfettario sono esonerati dalla compilazione), ma sicuramente riguarda te, imprenditore che hai o che stai per costituire la tua S.r.l. .
Come sempre, prima di invitarti alla lettura di questo articolo, un piccolo inciso promozionale.
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Ora sei pronto a scoprire se puoi ridurre il carico fiscale con il modello ISA?
Bando alle ciance and let’s go…
Caro imprenditore, ti do il benvenuto in questo nuovo articolo del blog di Efficacia Fiscale, il blog con le soluzioni fiscali specifiche per tutti gli imprenditori che hanno una S.r.l. o che ne vogliono aprire una nuova.
Oggi, insieme a te, voglio condividere il mio punto di vista su un particolare strumento: “il modello ISA”.
Nella prima parte dell’articolo ti spiegherò cos’è l’ISA, successivamente esaminerò con te come funziona.
Infine, ti darò il mio parere sul perché questo strumento poco c’entra con la pianificazione fiscale, o perlomeno non è una cosa su cui noi, imprenditori e consulenti, dobbiamo perderci la testa, perché non ha nulla di collegato a un risparmio fiscale.
La parola ISA non è altro che l’acronimo di “Indicatore Sintetico dell’Affidabilità”, economica e fiscale di noi contribuenti.
Questo strumento va a sostituire quello che una volta era lo studio di settore, ossia un modello obbligatorio da allegare a tutte le dichiarazioni dei redditi di chi possedeva una partita IVA, (tranne magari i forfettari minimi).
Inserendo dati contabili ed extra contabili in questo studio di settore, ossia il vecchio modello ISA, ecco che appariva un reddito (un certo volume sia di fatturato ma anche di reddito) che, secondo l’Agenzia delle Entrate, era giusto avesse prodotto quella specifica azienda.
Nel caso in cui un contribuente, magari, avesse dichiarato un reddito basso e lo studio di settore avesse previsto un reddito più alto, il contribuente avrebbe potuto regolare la sua posizione pagando la differenza in eccesso.
Questo strumento era nato per contrastare l’evasione fiscale, ossia la situazione in cui un imprenditore ha degli incassi in nero, poiché, se un imprenditore ha incassi in nero, alla fine, dichiara meno reddito e meno fatturato.
In funzione delle tipologie di costi e della quantità, agli imprenditori veniva attribuito un certo reddito fittizio.
Se il reddito scaturito dal calcolo del modello degli studi di settore fosse stato differente rispetto a quello dichiarato, all’imprenditore si sarebbe potuto richiedere di versare la differenza.
Questo era ciò che prevedeva il vecchio modello.
L’attuale modello, l’ISA appunto, è molto simile per alcuni aspetti allo studio di settore, perché nel modello ISA bisogna inserire i dati contabili ed extra contabili.
I dati contabili, ovviamente, sono quelli presenti in bilancio, invece i dati extra-contrabili sono tutti quei dati relativi alla tipologia di azienda, a come viene svolta l’attività, alla tipologia di clienti, fornitori, beni strumentali e così via.
L’ISA va ad attribuire un voto, che parte da 0 fino ad arrivare a 10, sulla congruità e sull’ affidabilità che il contribuente può avere a livello fiscale; un voto maggiore permette di ricevere dei bonus fiscali.
In sostanza, il modello Isa viene compilato dal tuo commercialista, perché dovrà inserire alcuni dati da cui scaturirà un certo valore di affidabilità fiscale; in base a questo valore, l’imprenditore avrà dei benefici fiscali collegati al voto di affidabilità che prende.
Questo modello, secondo me, non ha un’utilità tale da essere approfondito da parte di un imprenditore e ti spiego subito il motivo nei prossimi punti.
Tendenzialmente, come già detto, il modello ISA non è altro che un modello con il quale si calcola un certo grado di affidabilità fiscale di un contribuente, in base ai dati della contabilità e a tutti i dati extra-contrabili relativi all’attività.
Se tu non fai nero e ti comporti in modo regolare, ma dichiari poco e, per questo modello ISA sei apparentemente poco affidabile, secondo me non è logico dover pagare per adeguarsi, credendo, così, di essere esente da qualsiasi accertamento.
Ho voluto dirti questo perché, qualche settimana fa, un mio utente mi ha sollevato il problema su come ci si comporta, nel caso in cui un imprenditore fosse obbligato a adeguarsi al valore di reddito e di fatturato che l’Agenzia delle Entrate prevede in base al modello ISA, e come ottimizzare il carico fiscale.
Da questa domanda è nato successivamente un podcast ( ed ora un articolo) perché, riflettendo, in questi cinque anni di attività come blogger, non ho mai trattato articoli ISA, perché, sotto un profilo pratico, non è uno strumento su cui si può fare pianificazione fiscale e, d’altronde, non è uno strumento che ti toglie da un eventuale accertamento in maniera definitiva.
Questo perché?
Anche se è vero che l’ISA è uno strumento che serve a determinare il mio grado di affidabilità fiscale, pagando la differenza tra il mio reddito dichiarato e quello accertato dall’Agenzia delle entrate, io non sono fuori da qualsiasi controllo.
L’ISA nasce per evitare quelle situazioni fraudolenti in cui si fanno incassi in nero o, ad esempio, si emettono fatture di comodo o false.
Nella realtà, però, può accadere che ci siano veramente imprenditori che dichiarano poco perché l’attività non sta andando tanto bene, e che, secondo il Fisco, avrebbero dovuto dichiarare di più.
Ecco che, a mio parere, versare soldi ulteriori per adeguarsi a ciò che dice il Fisco è del tutto inutile, a maggior ragione se sono in una situazione economico-finanziaria non del tutto favorevole, e, soprattutto, se non sarò, poi, nemmeno esente da ulteriori controlli e accertamenti (anche se il mio grado di affidabilità dovesse essere estremo).
Ti confermo che lavorando con imprenditori, soprattutto con imprenditori che hanno un S.r.l., non è capitato spesso di affrontare il modello ISA in maniera preventiva per una serie di motivi.
Principalmente perché, quando gli imprenditori cominciano a studiare questo modello, comprendono che c’è poco da fare; non è un modello in cui, se tu paghi in più, vai a proteggerti da eventuali contestazioni e, soprattutto, non è che, se hai un grado di affidabilità basso, tu debba per forza essere soggetto a un controllo.
Perché, se effettivamente uno dichiara un volume di fatturato e reddito basso e c’è una spiegazione, questa spiegazione deve poter essere mostrata al funzionario che effettua i controlli.
Posso dire che l’unico caso reale, avuto in maniera preventiva sull’utilizzo dell’ISA, è avvenuto negli incontri mensili che i clienti fanno con i miei incaricati per la contabilità controllata per le S.r.l.; in qualche caso è capitato che venisse richiesta indicazione del calcolo dell’indice di affidabilità fiscale.
Inoltre, il modello ISA ogni anno si aggiorna, poiché si calcola su dati oggettivi, quali medie nazionali e così via.
Siccome è un modello che ogni anno può subire variazioni, sia piccole ma anche importanti, se tu utilizzi un modello vecchio per fare i calcoli sull’anno corrente può accadere che, l’anno successivo, con la nuova dichiarazione dei redditi e con l’aggiornamento dello studio di settore, potresti trovarti con un calcolo e un valore di fatturato- soglia diverso da quello previsto dall’Agenzia delle Entrate.
Ciò capita perché, uno stesso studio di settore per la stessa tipologia di azienda, da un anno a un altro, può anche cambiare drasticamente.
Quindi, di fatto, noi lo utilizziamo come strumento per individuare cosa ne pensa l’Agenzia delle Entrate in base ai nostri numeri, ma, sotto un profilo della pianificazione fiscale, non è uno strumento che, secondo me, deve preoccupare più di tanto gli imprenditori.
Infatti, efficacia fiscale non vuole dire solo mettere il maggior numero di strumenti di risparmio fiscale, ma, avere efficacia fiscale significa anche comprendere, al meglio, quando è il momento opportuno di approfondire una tematica fiscale, un tributo, una norma o un modello, per ridurre poi, eventualmente, il carico tributario stesso.
Per questo posso dirti che, secondo me, il modello ISA non è un modello sul quale devi investire troppo tempo; può essere utilizzato come strumento per capire in anticipo il livello di affidabilità o quanto reddito-fatturato l’Agenzia delle Entrate ti prevede, ma siccome sono modelli che sono soggetti a variazioni costanti e aggiornamenti, potresti trovare dei dati molto diversi da un anno all’altro.
Ciò non toglie che, sapere in anticipo il grado di affidabilità, potrebbe essere interessante e utile.
L’ultimo aspetto, che voglio analizzare con te, riguarda il fatto che, questo strumento non è richiesto dai nostri clienti, perché i problemi collegati al carico fiscale elevato derivano da imprenditori che fanno utili.
Anzi, posso dirti che, più utili hai e più, in un certo senso, paghi imposte, quindi, se tu hai problemi fiscali perché hai utili alti è difficile che il modello ISA ti preveda un grado di affidabilità basso.
Questo è il concetto principale: in generale, chi ha problemi fiscali è perché fa utili e, quindi, non ha particolari problemi con il modello ISA.
Ti ripeto: anche se il modello ISA risultasse troppo basso, verrebbe verificato insieme al consulente, per capire se il consulente ha inserito correttamente tutti i dati nel modello.
Però, è anche vero che il modello ISA non è un qualcosa che ti fa risparmiare le imposte, ma è solo un qualcosa che ti può dare dei piccoli benefici fiscali.
In sostanza, il modello ISA è vero che può essere utilizzato anche nella contabilità controllata, perché anche noi lo utilizziamo per quei clienti che vogliono avere un’indicazione del grado di affidabilità fiscale, ma non è un modello sul quale vai a risparmiare imposte.
D’altra parte, non è un modello sul quale investire troppo sotto il profilo fiscale, perché anche se ottieni il massimo grado di affidabilità, non sarai esente da controlli e accertamenti.
Riassumendo:
1) Lo strumento ISA tecnicamente è uno degli strumenti che puoi utilizzare tutte le volte che hai a che fare con il Fisco;
2) In un certo senso è anche uno strumento di efficienza fiscale, perché compilato preventivamente (anche se soggetto a modifiche), può fornire dei dati di parametro per capire quello che potenzialmente l’Agenzia delle Entrate potrebbe ipotizzare come tuo grado di affidabilità.
Grazie a questo articolo ora sai cos’è il modello ISA, a cosa serve e se può essere utile nell’ambito di un discorso di pianificazione fiscale.
Ovviamente, il finanziamento soci è solo uno dei vari strumenti di risparmio fiscale che la legge ci mette a disposizione, ma ve ne sono altri.
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